![]() |
||||||||||
![]() |
||||||||||
|
||||||||||
| Home > Materiali > Testi di didattica orientativa > Una didattica orientativa | ||||||||||
|
|
||||||||||
| Pierpaolo Rosati Consulente psicopedagogico Una didattica orientativa
Esperienze Si direbbe siano numerosi coloro i quali pensano
che orientare equivalga a informare, e che la questione
dell'orientamento scolastico possa risolversi con la giusta dose di
notizie fornite al momento opportuno, nei passaggi cruciali del percorso
scolastico: in particolare, nella scelta della secondaria superiore
(dopo la licenza media) e della facoltà universitaria (dopo le
superiori). Del resto, il nostro sistema educativo non manca di snodi
problematici, nel corso dei quali studenti e genitori avvertono
insistente l'esigenza di un'informazione analitica e puntuale. Lo si
deduce dalla 'fortuna' finora incontrata dalle mostre-convegno, del
genere di quella di Verona, ospitata annualmente nei padiglioni della
Fiera. Dedicata al mondo della scuola, all'orientamento, alla formazione
e al lavoro, la kermesse (Job&Orienta) presenta immancabilmente un folto
gruppo di espositori: le scuole secondarie più dinamiche e dotate, gli
enti pubblici e privati chiamati a cogestire l'apprendistato e la
formazione integrata, le università e i soggetti attivi
nell'organizzazione dei masters e dei corsi post lauream; insomma, tutti
gli interessati a esibire la propria offerta formativa e le relative
prospettive di lavoro. Approcci psicologici Un aspetto altrettanto
problematico lo si registra quando l'approccio all'orientamento assume
una coloritura spiccatamente 'psicologistica', suscettibile di apportare
al tema una nota a dir poco forviante. Avveniva non molto tempo fa a
Padova, in occasione dell'Expo-Scuola, una similare mostra-convegno,
organizzata a imitazione dell'esempio veronese, ma su scala provinciale.
In aggiunta alla mole dei materiali illustrativi distribuiti dai vari
espositori, vi si svolgeva in concomitanza un congresso internazionale
incentrato sulla psicologia dell'orientamento: tema identificato
tout-court con l'indagine diagnostica cui sottoporre lo studente
attraverso test somministrati e interpretati da 'esperti' esterni
alla scuola, veri e propri 'professionisti' del ramo. L'indirizzo si
presenta, sul piano formale, come il più aggiornato - perché costruito
sulla scorta delle teorie della personalità più recenti e degli
strumenti di analisi più 'raffinati' - ma risale, storicamente,
all'epoca della ricostruzione industriale e del dominante influsso
culturale nordamericano (primi anni '50 del Novecento), finalizzato in
realtà a diagnosticare attitudini e inclinazioni da orientare
quanto prima verso opzioni mirate, in modo adattivo, meccanicistico,
iperdirettivo. Una scelta ben orientata, nel contesto culturale di quel
tempo, consisteva nel seguire la strada cui predisponevano le capacità e
le disposizioni naturali dell'individuo preventivamente 'misurate'. L'approccio didattico e pedagogico Esiste infine un'altra
'scuola di pensiero', che tende a configurare l'orientamento come
problema didattico-pedagogico, in un'istituzione educativa
caratterizzata da forte intenzionalità 'formativa' e dalla vocazione a
diventare essa stessa, essenzialmente, 'orientativa'. Il compito
ovviamente non è facile, e comporta almeno l'adozione di metodologie
didattiche innovative. Anche per questo motivo, l'orientamento
resta, in larga misura, una promessa disattesa, per quel tanto che la
scuola continua invece a 'rappresentare' il mondo e non ad 'operare' in
esso, a svolgere 'programmi' e non a misurare 'competenze', a insegnare
'discipline' e non ad affrontare (con ben altri strumenti conoscitivi)
la 'complessità' del reale.
·
l'esperienza del 'personalismo', cui si deve l'aver posto l'accento -
perché tutto non si risolvesse in una indagine tecnica, strumentale e
psicometrica - sulla componente affettiva e sulle motivazioni personali:
parliamo dei primi anni '60 del Novecento e di una teoria incline
all'osservazione del 'carattere' globalmente colto, ivi compreso
l'aspetto 'emozionale'; Una teoria pedagogico-formativa È con un tale
background che si è pervenuti all'accezione dell'orientamento che qui si
intende sostenere, e alla cosiddetta teoria pedagogico-formativa.
Secondo tale punto di vista, la ricerca di 'singoli fattori' (siano essi
intellettuali o motivazionali, consci o inconsci) non è sufficiente a
configurare un'adeguata strategia orientativa. I singoli fattori
rappresentano, nella migliore delle ipotesi, il corrispettivo di
'singoli profili professionali', là dove la modernizzazione tende ormai
a un mondo lavorativo nel quale l'operatore andrà a ricoprire, nel
tempo, compiti molteplici e differenziati. Ecco allora l'esigenza di
elaborare una concezione dell'orientamento essa stessa flessibile,
polivalente e 'olistica', mirante a un vero e proprio 'progetto di vita',
più che a una semplice scelta scolastica o lavorativa. Una siffatta
concezione comporta un 'percorso formativo' altrettanto flessibile,
polivalente e generalista, nel quale, evidentemente, l'orientativo
equivale al formativo, e viceversa. Si istituisce così un
parallelismo, e come un'equazione, tra processo orientativo e
processo formativo; un'equazione che esige tuttavia un chiarimento. Caratteri della didattica orientativa La stessa situazione formativa, in quanto trasposizione del 'compito', risponde a requisiti vincolanti che vanno a definire in modo specifico i caratteri della didattica orientativa:
·
progettuale
- cioè intenzionale, partecipata, adottata con il diretto coinvolgimento
del soggetto e con una forte determinazione della sua volontà; Finanche le singole discipline (o le aree) curricolari dovrebbero rispondere a finalità di portata 'orientativa':
·
l'educazione linguistica,
perché serva a mettere in comunicazione le persone (e non solo a
compilare eserciziari o a passare in rassegna florilegi letterari); Con ciò s'intende sollecitare il docente professionalmente consapevole a interrogarsi - ed è questo il punto - su alcune questioni fondamentali:
·
qual
è la valenza 'orientativa' della mia disciplina? Ecco dunque le caratteristiche e gli aspetti salienti di una vera e propria innovazione non solo didattica ma pedagogica: l'orientamento non è più, come spesso avviene, un'attività separata, occasionale ed estemporanea (o altrimenti affidata a 'tecnici' esterni, esperti in 'diagnostica'.), ma qualcosa che attraversa la didattica in ogni sua manifestazione, disseminando benefici diffusi, anche di ordine educativo. Orientamento e cultura del lavoro Se la 'didattica
orientativa' si presenta con i caratteri dell'apprendimento progettuale,
operativo, laboratoriale, e se la 'formazione orientativa', come
requisito irrinunciabile, reca in sé gli elementi della cultura del
lavoro, il diritto alla formazione fino a 18 anni (da assolvere
anche attraverso fasi di alternanza scuola-lavoro, di formazione
integrata, di stage e di apprendistato) viene a connotarsi non già come
percorso di livello 'inferiore', ma come esperienza educativa avanzata,
intesa a creare saperi stabili, strutturati in mappe cognitive, ancorati
nella 'memoria funzionale'. È da lamentare invece che gli apprendimenti
scolari rivestano di solito carattere esclusivamente verbale, astratto,
decontestualizzato, e con ciò si dimostrino assai poco 'orientativi' e 'formativi'.
·
riuscire a maturare un forte spirito imprenditivo, nel quadro di
una personalità determinata e volitiva, per la quale il fattore
'rischio' possa finalmente assumere una valenza positiva e avvincente; Inutile dire - e sono le considerazioni finali - che 'pedagogia del compito', 'orientamento formativo' e 'cultura del lavoro', in quanto caratteristica della 'mentalità imprenditiva', sono dimensioni possibili solo in una scuola che sappia darsi tempi lunghi. Sulla mentalità, infatti, non si incide dall'oggi al domani, né si fa formazione senza un'adeguata esposizione temporale all'intervento didattico. Parlo, com'è ovvio, di una scuola che non si preoccupa esclusivamente dell'aspetto 'cognitivo'; ma che si dimostra rispettosa della componente 'emotiva', interessata a promuovere il lavoro cooperativo, motivata a sostenere l'acquisizione di apprendimenti socializzanti, tali se convissuti da una 'comunità educante' in cui tutti crescono insieme, nessuno escluso; una scuola che non demorde, che non abdica e non delega i propri compiti, né ad esperti 'esterni', né ad altri soggetti e neppure - se si vuole - alla famiglia, per non creare disparità e per non alimentare disuguaglianze, ma per contribuire anzi a rimuoverle. |