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1° FORUM NAZIONALE DELL'ORIENTAMENTO
Genova, 14-18 novembre 2001
Documento del Coordinamento delle Regioni
per il Lavoro e la Formazione Professionale
Una nuova politica regionale per l'orientamento:
prospettive, problemi, soluzioni
Premessa
Se nel corso degli anni '90 le politiche dell'Orientamento in Italia
si sono contraddistinte, rispetto al resto dell'Europa, per l'articolazione
degli interventi e, in non pochi casi, anche per la ricchezza delle
esperienze, derivante soprattutto dalla suddivisione delle competenze
fra soggetti istituzionali diversi (Scuola, Università, Regioni
ed Enti Locali), il nuovo millennio presenta per l'Orientamento le opportunità
dell'integrazione e della rete e contemporaneamente il pericolo della
frantumazione e polverizzazione delle proprie attività.
Da una parte il progressivo realizzarsi delle grandi riforme in materia
di Servizi per l'Impiego, Scuola ed Università e, dall'altra,
gli straordinari mutamenti in atto nella società nei campi del
lavoro e dell'informazione, stanno sottoponendo le funzioni orientative
ad una pressione tale da determinare la necessità di un sostanziale
ripensamento del ruolo delle Istituzioni al riguardo, per favorire una
logica sistemica ed evitare l'esplosione di innumerevoli iniziative,
caratterizzate da un approccio assolutamente spontaneistico e privo
di professionalità.
Infatti, a testimonianza della crescente necessità di dare risposte
concrete a bisogni sempre più pressanti dell'individuo e della
collettività, emergono significative e preziose ricerche, manifestazioni
ed esperienze, anche di ampio respiro, ma parimenti si fa evidente la
difficoltà delle istituzioni pubbliche a costruire un sistema"
e governare il cambiamento, pur in quei casi sia stato dalle stesse
promosso!
E anche laddove si sono felicemente realizzate iniziative importanti
di orientamento assunte in modo coordinato dai diversi soggetti istituzionali,
queste hanno perseguito un modello d'intervento debole, nel quale è
mancata la logica della "presa in carico" e quindi della continuità
di servizi personalizzati, ed è rimasta all'individuo la responsabilità
totalmente non assistita della scelta del proprio percorso formativo
e lavorativo.
Particolarmente utile al riguardo sono i saloni dell'orientamento, sia
professionale, che scolastico, che universitario. Queste iniziative
devono diventare, oltre che delle grandi vetrine nelle quali i visitatori
hanno il vantaggio di trovare raccolte in un'unica sede proposte formative
o lavorative diverse, luoghi dove praticare e sperimentare nuovi servizi
e metodologie e possono svolgere una funzione di promozione tra gli
operatori di una moderna pratica della guidance per costituire un vero
e proprio sistema di orientamento".
La Commissione Europea, nel "Memorandum on lifelong learning"
sottolinea l'importanza di garantire a tutti un facile accesso all'informazione
e ad un orientamento di qualità sulle opportunità di istruzione
e formazione in tutta Europa e durante tutta la vita. La presenza delle
funzioni orientative diventa così un'azione trasversale dei nuovi
programmi comunitari per sostenere le scelte personali nelle fasi di
transizione, in una logica di miglioramento e di sviluppo professionale
continuo. Pressante quindi é l'invito ai mondi della Scuola,
dell'Università, della Formazione Professionale, dei Servizi
per l'Impiego, delle Imprese, degli Attori sociali ad abbandonare separatezze
e divisioni ed a interconnettersi in rete per aiutare gli individui
a muoversi in quell'articolato e complesso sistema che é il mondo
degli anni 2000, raggiungendo un'equilibrata mediazione tra le proprie
aspirazioni e risorse, da una parte, ed i vincoli e le opportunità
del mercato del lavoro, dall'altra.
Individuare una nuova politica dell'orientamento, nel breve come nel
medio termine, diventa così una sfida che le Regioni hanno la
responsabilità di cogliere, se davvero vogliono esercitare la
loro prerogativa istituzionale, ed essere protagoniste di una nuova
capacità di governare e programmare sul territorio in maniera
integrata e coordinata tutte quelle variabili che oggi costituiscono
gli elementi di rinnovamento del sistema della formazione professionale,
del lavoro e dell'istruzione.
Parimenti a livello nazionale emerge urgente la necessità di
giungere finalmente alla definizione di un quadro normativo e di un
modello d'intervento istituzionale, portando a maturazione quella lunga
fase intermedia di ricerca che per lungo tempo ha cercato di conciliare
la necessità di una cornice di riferimento valida per tutto il
sistema educativo e formativo e la valorizzazione del ricco patrimonio
di esperienze ed iniziative che si sviluppano ormai da anni sul campo.
L'esigenza di governare il rinnovamento del sistema della formazione
professionale, del lavoro e dell'istruzione diventa quanto mai attuale
oggi, in un momento nel quale, dopo il referendum sulla modifica dell'art.117
della Costituzione, si aprono nuovi scenari di responsabilità
sia da parte dei governi regionali che di quello nazionale. La prospettiva
che parte della legislazione sul tema lavoro e istruzione diventi concorrente
e, addirittura, per alcuni parti di natura esclusiva delle Regioni,
pone nuovi stimoli alla ricerca di innovazione e allo sviluppo omogeneo
della normativa.
Contesto di riferimento
Come brillantemente analizzato dal Professor Aris Accornero, dell'Università
"La Sapienza" di Roma, nella relazione tenuta in occasione
della conferenza di presentazione del "Rapporto Isfol 2000",
tenutasi a Roma il 28 novembre 2000, il contesto di riferimento nel
quale vengono ad esercitarci le nuove funzioni di Orientamento fonda
le proprie radici nell'evoluzione del mondo del lavoro da un modello
taylor-fordista ad uno post-fordista: "la parte mobile, fluttuante
e contingente della mano d'opera cresce ovunque perché non c'è
più il modello dell'impresa compatta, integrata verticalmente;
adesso l'integrazione tra imprese é orizzontale (...) E tutto
il tragitto lavorativo, per quanto discontinuo e composito, deve essere
in qualche modo registrato. Né si potrà fare a meno dei
servizi all'impiego, pubblici o privati, in grado di aiutare non soltanto
chi cerca un lavoro ma anche chi affronta una discontinuità involontaria
o volontaria."
Così ben presto i giovani (ed i meno giovani in situazione di
crisi occupazionale), hanno l'esigenza di cominciare a pensare al proprio
percorso professionale, superando l'idea dell'unico lavoro, stabile
per tutta la vita. Tale esigenza é ulteriormente sospinta da
una fortissima offerta informativa nonché da una crescente diversificazione
delle opportunità scolastiche e di formazione, che non sempre
sono in grado di essere decifrate ed interpretate, e che non di rado
sono fonte di ansia o di senso di inadeguatezza.
Emerge così sempre più forte il bisogno, anche in forme
latenti, di essere aiutati nella comprensione delle opportunità
offerte e nella definizione o nella ridefinzione del proprio progetto
formativo o professionale. E questo bisogno interessa un ventaglio sempre
più ampio di categorie sociali: studenti, adolescenti che abbandonano
i cicli scolastici, giovani inoccupati, lavoratori espulsi dalle attività
produttive, donne con difficoltà a rientrare nel mercato del
lavoro, immigrati e fasce deboli.
In risposta a questi bisogni e recependo le indicazioni comunitarie
sulla centralità che le azioni politiche devono assegnare alla
persona, le istituzioni, sia centrali che locali, hanno sviluppato negli
ultimi anni una crescente attenzione ai temi delle politiche attive
del lavoro e dell'orientamento in particolare. E la richiesta si é
espressa in modo talmente pressante da stimolare risposte perfino da
parte delle stesse imprese che, in alcuni stati europei, hanno cominciato
ad investire nei servizi privati di orientamento a favore dei loro dipendenti.
D'altro canto la globalizzazione delle economie ha creato una maggiore
compenetrazione tra aree e sistemi ed ha posto l'attenzione sulle specificità
delle singole realtà e sui fenomeni di regionalismo e di decentralizzazione.
Nasce però l'esigenza di armonizzare la dimensione locale con
quella globale attraverso processi di "glocalizzazione", per
usare un neologismo. In questo contesto l'Unione Europea é promotrice
di un dialogo diretto e privilegiato con i territori, in un'ottica di
Europa dei cittadini: i sistemi socio-economici locali diventano i protagonisti
in grado di fornire servizi più adeguati e vicini al cittadino
e ai bisogni locali.
Nuove Politiche
Nel presente momento storico é straordinariamente favorevole
alla definizione di nuove politiche, centrali e locali, la circostanza
che la Pubblica Amministrazione italiana si trovi attualmente al centro
di un grande processo di riforma, non sempre percepito dalla cittadinanza
come tale, che attraversa il sistema dell'istruzione e della formazione,
il collocamento e i servizi per l'impiego.
E proprio l'Orientamento viene spesso a ritrovarsi, come azione dotata
di un'autonoma specificità di obiettivi e strumenti, negli ultimi
atti legislativi ed amministrativi di riforma e decentramento, sia nell'ambito
delle politiche educative e formative, sia in quelle del lavoro.
In effetti, il processo di riforma, che ha come principio portante quello
suaccennato della sussidiarietà, può aiutare l'orientamento
a raggiungere al meglio quella mediazione fra le esigenze dell'individuo
(motivazioni, interessi, competenze) e le opportunità esterne
(offerte formative e del mercato del lavoro) che é al cuore della
sua stessa definizione.
Spetta alle Regioni assumere il compito della costruzione e del governo
del sistema integrato di orientamento garantendo una forte funzione
di raccordo tra le politiche e i soggetti settoriali che affronti le
seguenti questioni:
1. Risorse umane
In questa direzione devono essere privilegiati gli interventi di affermazione
e recupero di una cultura orientativa" centrata su una sostanziale
competenza di base, diffusa a tutti i livelli di strutture e operatori;
condizione questa per attivare sinergie, integrazioni e raccordi fra
gli attori del sistema. La valorizzazione delle risorse umane e la loro
capacità di riconoscersi appartenenti ad una cultura professionale
comune rappresenta il punto chiave del processo strategico di costruzione
del sistema;
2. metodologia di lavoro
Occorre che siano individuati _luoghi e pratiche comuni di lavoro"
per i soggetti del sistema e per gli operatori e gli specialisti dei
vari settori articolati ai diversi livelli e sul territorio:
- sedi istituzionali di confronto, elaborazione e programmazione raccordata
di obiettivi, iniziative e progetti;
- sedi tecniche di scambio e discussione tra gli specialisti dell'orientamento
e gli operatori con funzioni orientative;
- strutture permanenti di servizio quali sedi di lavoro integrato;
- definizione di modalità coordinate di rinvio degli utenti
da una struttura all'altra, secondo le esigenze della persona e le
risorse disponibili;
- lavoro integrato per progetti finalizzati alla realizzazione di
specifici obiettivi e attività.
3. Risorse di supporto
Devono essere realizzati centri-risorse di supporto dei servizi a disposizione
di tutti gli operatori dei diversi settori;
4. Sistema informativo-comunicativo
La disponibilità di informazioni su tutti gli oggetti, le opportunità,
le regole e le risorse del sistema, organizzate in modo razionale e
funzionale alle esigenze delle diverse strutture e operatori, e l'esistenza
di un sistema organico e multistrumentale di divulgazione e comunicazione,
che possa essere utilizzato anche dagli utenti, rappresenta la base
indispensabile per poter affermare che esista effettivamente un sistema
integrato di orientamento.
In tali processi due sono le parole chiavi: l'integrazione e la rete.
L'integrazione tra formazione professionale e scuola e tra formazione
professionale e politiche del lavoro é stata il denominatore
comune della maggior parte dei processi di innovazione attuati o progettati
negli ultimi anni, sia a livello centrale che locale, realizzati anche
attraverso accordi e protocolli o patti formativi.
Nondimeno l'integrazione é per quanto attiene l'Orientamento
un obiettivo ancora da raggiungere e devono in questo campo essere individuati
precisamente gli ambiti, gli strumenti ed i percorsi.
Fin da subito si può comunque affermare che, su questo fronte,
l'Orientamento stesso pone l'esigenza di un'effettiva integrazione delle
politiche formative, dell'istruzione e del lavoro, rivolta a liberalizzare
il più possibile il passaggio delle persone all'interno dei sistemi
e tra questi. In tal modo l'Orientamento si afferma altresì come
efficace servizio di supporto alla transizione e come preziosa risorsa
per il raccordo tra interventi diversi al fine di garantire la continuità
e la personalizzazione dei servizi erogati alle singole persone.
Al riguardo un luogo dell'integrazione é certamente quello dei
Centri per l'impiego che possono assumere questa connotazione di strutture
operative di garanzia della continuità della presa in carico
e della personalizzazione.
In tal senso non è allo stato attuale indispensabile (e potrebbe
risultare penalizzante per l'integrazione tra formazione professionale
e politiche del lavoro) che i Centri assumano il carattere di strutture
polifunzionali e omnicomprensive delle diverse componenti delle funzioni
orientative (accoglienza, informazione, consulenza individuale e specialistica,
bilancio di competenze).
Particolarmente idonee appaiono invece le soluzioni di rete, che facendo
perno sui Centri per l'impiego, consentano, in via generale:
- di utilizzare tutte le risorse, dei diversi settori, presenti sul
territorio, sia pubbliche che private, così come suggerisce
la Commissione Europea;
- di inserire in modo interattivo in questa rete i vari centri di
orientamento pubblici e privati, se ne ricorrono le condizioni;
- di acquisire prestazioni specialistiche per la soluzione di problemi
specifici.
I Centri per l'Impiego potrebbero così esercitare con maggiore
tempestività ed efficacia i compiti di accoglienza, di primo
orientamento, di indirizzo verso servizi specialistici e di incontro
tra domanda ed offerta di lavoro, e svolgere anche le funzioni di raccordo
operativo intersettoriale come ad esempio già si verifica nel
caso dell'obbligo formativo. Tali compiti richiedono non solo attività
di front office, ma anche di back office, particolarmente utili per
poter adottare una modalità di lavoro per progetti e per consentire
elaborazioni indispensabili per la programmazione e la qualificazione
della formazione professionale così come delle misure di politica
attiva del lavoro.
La configurazione di questa rete dei servizi deve d'altro canto raccordarsi
a livello nazionale con le recenti indicazioni normative a proposito
della centralità dell'istituzione-scuola in tema di orientamento
scolastico e di obbligo formativo, anche al fine di evitare il rischio
di una separazione troppo netta tra queste funzioni e quelle dell'orientamento
professionale.
Va in ultimo segnalato che le nuove azioni orientative ed i progetti
innovativi, in questi ultimi anni significativamente sviluppatesi, occupano
un ruolo rilevante nell'attuale quadro di costruzione di politiche attive
secondo una filosofia riformatrice, che vuole ridare unità e
competitività al sistema educativo-formativo, collegandolo con
gli strumenti di politica del lavoro, con i nuovi servizi per l'impiego
e con le iniziative di sviluppo locale.
Proposte operative
Nell'ambito delle capacità assegnate alle Regioni dai decreti
Bassanini di definire unitariamente le linee programmatiche dell'offerta
formativa presente sul territorio, di organizzare i Servizi per l'Impiego
e di definire nuove misure di politica del lavoro, si ritiene opportuno
avviare una prima riflessione comune sul tema delle nuove politiche
regionali dell'Orientamento.
La disciplina recentemente approvata dal Ministero del Lavoro finalizzata
all'accreditamento delle strutture formative e orientative (D.M. 166
del 25.5.2001) rappresenta un primo passo importante, cui possono far
seguito sia la definizione che l'individuazione di ulteriori modalità
di raccordo, coordinamento ed integrazione intersettoriale nel campo
dell'Orientamento. Il decreto stabilisce infatti un modello nazionale
che si configura non come il sistema di accreditamento ma come la base
comune di tutti i sistemi di accreditamento che le Regioni devono costruire.
Rispetto all'orientamento il decreto costituisce un primo passo verso
una definizione di standard minimi comuni, prevedendo, tra i requisiti
che devono possedere i soggetti erogatori del servizio, le competenze
professionali degli operatori anche per le funzioni di orientamento.
E' un passo importante che può rappresentare lo spunto per una
corretta evoluzione condivisa dell'orientamento, anche in un momento
come questo, in cui sulla base della citata modifica costituzionale
dell'art. 117, alcune realtà potrebbero muoversi per conto proprio.
Il tema dell'allargamento dei poteri legislativi regionali e quello
del mantenimento di una "omogeneità" diventano a questo
punto fondamentali ed interrelati. In tal senso potrebbe essere opportuna
la costituzione di un Forum Permanente dell'Orientamento che, prevedendo
la partecipazione dei principali attori, regionali e locali, del settore,
permetta lo sviluppo di scambi concreti di esperienze progettuali e
valorizzi l'idea di mantenere una regia al processo di riforma"
dell'orientamento. L'utilizzo di una sede virtuale, come potrebbe essere
il sito che il Coordinamento delle Regioni, attraverso Tecnostruttura,
mette a disposizione, potrebbe inoltre favorire quel confronto continuo
sui temi di attualità tra i funzionari, regionali e non, che
viene ormai da più parti richiesto.
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