Una scuola allo specchio
RAPPORTO REGIONALE 2003
dell'Ufficio Scolastico Regionale dell'Emilia Romagna
Orientamento e sistema scolastico: una via emiliana?
Flavia Marostica
L'aumento a dismisura della produzione delle informazioni negli ultimi
venti anni e la crescente difficoltà dei soggetti nella capacità
di selezionare e di usare le informazioni, la complessità della
società attuale e le sempre più rapide e pervasive trasformazioni
che intervengono nella vita reale rendono sempre più necessari,
se non indispensabili, gli interventi di orientamento professionalmente
predisposti e condotti.
Si parla anche di ri-orientamento, quando il soggetto ha bisogno
di ulteriori attività finalizzate a individuare se esistano
altri e nuovi bisogni, potenzialità, attitudini, possibilità
o perchè si trova in difficoltà rispetto alle scelte
già compiute o perchè sopraggiungono fatti esterni che
lo costringono a modificare le precedenti opzioni e a prendere nuove
direzioni.
Fino alla fine degli anni Settanta si distingueva tra:
Ma, dopo il DPR 616/1977 di trasferimento di competenze e il varo delle
leggi regionali di recepimento e di attuazione, è venuta meno
la ragione della distinzione ed è stato avviato prima un processo
di integrazione tra le due tipologie e poi, dall'inizio degli
anni Ottanta, un profondo rinnovamento del quadro concettuale che, superando
i miti della cultura psicoattitudinale, ha affermato l'idea dell'orientamento
come processo ricorsivo e come insieme di attività professionali
mirate e ha privilegiato le azioni tese a favorire le scelte in armonia
non solo con le attitudini personali, ma anche con l'interesse sociale
e con le prospettive occupazionali. Durante gli stessi anni si è
cominciato, così, a vedere l'orientamento anche come strumento
di politica attiva del lavoro e si è fatta una vasta riflessione
sulle diverse utenze, funzioni, strutture, operatori.
Inoltre. In una fase storica caratterizzata da un processo di maggiore
democratizzazione della vita sociale, hanno iniziato ad essere realizzate
anche nelle scuole azioni specifiche di orientamento, distinte
dalle attività disciplinari e affidate a figure con ambizioni
specialistiche ed è stata contemporaneamente scoperta l'opportunità
di mirare, senza separare la formazione/istruzione dalla formazione
professionale e sociale, all'educazione della persona nella sua interezza
attraverso un insieme di opportunità educative in grado di consentire
a tutti il successo personale e professionale: l'orientamento è
divenuto così parte integrante del più generale processo
educativo, una "modalità educativa permanente per la
promozione della persona in funzione della scelta professionale
e di un inserimento adeguato nella vita sociale", un "processo
unitario che si inserisce nel contesto educativo (familiare, scolastico
e sociale), come una modalità educativa permanente di aiuto all'autovalorizzazione
(presa di coscienza delle proprie potenzialità attuali e di sviluppo),
in funzione di una scelta professionale soddisfacente (per l'individuo
e per la società), dello sviluppo promozionale della persona
(nel senso del perfezionamento della sua professionalità) e dell'armonia
sociale (equilibrio tra la domanda ed offerta di lavoro), in un clima
di adattamento dinamico alla realtà sociale e professionale cha
cambia" (Viglietti 1989).
Dal 1990 in poi, almeno in Italia, la ricerca e la riflessione si sono
concentrate sulla dimensione soggettiva della domanda di orientamento
e sulla diversificazione dei bisogni, sulla riqualificazione
e l'accreditamento dei servizi e degli operatori di orientamento,
sulla integrazione specialistica dei servizi offerti, sulla differenziazione
tra le tipologie di utenti, sulla articolazione dei servizi e delle
azioni complessivamente mirate a tutti coloro che vivono situazioni
di transizione e l'orientamento è stato sempre di più
inteso come azione trasversale.
Gli esperti, tendono oggi a considerare l'orientamento come strumento
di emancipazione del singolo soggetto alla quale partecipano tutte le
risorse socio-istituzionali presenti nel territorio: "finalità
dichiarata dell'orientamento" è "promuovere l'emancipazione
dell'individuo a livello personale e professionale e realizzare il pieno
diritto di cittadinanza per tutti". In questa ottica appare opportuno
superare la "prima differenziazione delle azioni orientative (informazione,
formazione orientativa, consulenza individuale) maturata negli anni
Novanta" e pensare a una "maggiore differenziazione delle
azioni" (bisogni), a una "possibile articolazione degli
interventi (= azione, aree di attività, servizi etc
), differenziandoli
lungo un continuum che pone ad un estremo le azioni a bassa specificità
orientativa e all'altro le azioni ad alta specificità orientativa"
(azione orientativa = pratica realizzata per sostenere il processo di
orientamento) (Pombeni novembre 2001).
In Italia oggi l'orientamento è di competenza da un lato delle
Regioni e delle Province che promuovono, programmano e gestiscono le
attività di informazione e di consulenza soprattutto nei Centri
per l'impiego, da un'altro lato della scuola in tutto l'arco dai 3 ai
18 anni e dei Centri territoriali permanenti per l'educazione per gli
adulti.
Nel corso degli anni Novanta il concetto di orientamento si
è molto modificato ed ha acquistato sempre più il significato
di processo in cui si impara a cimentarsi l'incertezza, la crescente
complessità della vita sociale, i continui cambiamenti dell'organizzazione
e delle caratteristiche del lavoro, il peso crescente delle agenzie
extrascolastiche nei processi di acculturazione: si apprende, infatti,
spontaneamente di continuo, ma con modalità diverse da quelle
con cui si apprende a scuola in cui si lavora con i saperi formali.
Chi frequenta la scuola è portatore di una cultura e di logiche
conoscitive che continuano a funzionare anche quando le persone apprendono
i saperi formali.
Di conseguenza le riflessioni e le proposte relative al sistema scolastico
hanno cercato un nesso più stretto tra la cultura scolastica
e la cultura della vita quotidiana, della partecipazione alla vita
civile, del lavoro e delle professioni. Se si incontrano e si intrecciano
i saperi quotidiani, i saperi formali e i saperi didattici, la scuola
può diventare il luogo della consapevolezza, il luogo in
cui si impara a pensare, in cui l'apprendimento spontaneo si incontra
con l'apprendimento dei "vincoli", delle discipline che
possono fornire gli strumenti, le competenze culturali durature
in grado di sorreggere e rendere attive e autonome le persone:
vincoli come punti di vista diversi a cui adattarsi per leggere i
fenomeni e muoversi nella realtà e quindi potenti strumenti
conoscitivi che sono veicolo di nuove libertà conoscitive.
Le discipline, intese come modelli d'uso, si sostituiscono
o si integrano con il senso comune sia nelle attività lavorative
che nella vita quotidiana e così anche i saperi quotidiani
vengono arricchiti dall'incontro con i saperi formali che attribuiscono
significato all'esperienza quotidiana e sono in grado di organizzarla.
Le discipline così intese sono uno strumento che serve non
solo a chi ha la testa e la voglia di studiare, ma sono uno strumento
per tutti, indispensabile per raggiungere il diritto alla cultura
e per non risultare emarginati.
Le stesse norme del resto che regolano l'orientamento nel sistema
scolastico operano una tale distinzione tra le attività da
svolgere per costruire "competenze orientative generali finalizzate
principalmente ad acquisire una cultura ed un metodo orientativo"
(orientamento personale) e le attività finalizzate all'acquisizione
di competenze orientative specifiche finalizzate alla risoluzione
di compiti definiti e circoscritti che caratterizzano le diverse esperienze
personali (orientamento scolastico/professionale). Anche se le prime
(competenze orientative generali) sono propedeutiche alle seconde
(competenze orientative specifiche).
La Direttiva 487/1997, dedicata all'orientamento nella scuola,
è rivolta agli istituti di ogni ordine e grado e definisce
l'orientamento come un processo che accompagna tutto il percorso
scolastico e poi tutto l'arco della vita e che non riguarda
solo gli anni ponte in vista della scelta del successivo percorso
formativo e/o lavorativo, ma serve anche ad acquisire la capacità
di analizzare se stessi (le proprie risorse, aspirazioni, sentimenti,
emozioni...) con l'obiettivo di imparare ad orientarsi in una società
complessa: "l'orientamento costituisce parte integrante dei
curricoli di studio e ...del processo educativo e formativo fin dalla
scuola dell'infanzia".
Da un lato viene così introdotto nelle scuole di ogni ordine
e grado il concetto di orientamento formativo o (detto con
altre parole) di didattica orientativa in base al quale non
esistono materie più importanti delle altre, ma tutte le discipline,
mettendo a disposizione conoscenze formali, possono fornire strumenti
e occasioni per individuare le proprie attitudini e potenziare le
proprie abilità in modo da acquisire un apprendimento significativo:
è attraverso le discipline che si acquisiscono le competenze
orientative generali.
Da un altro lato sono previste, comunque, anche attività
aggiuntive al curricolo disciplinare (di gruppo, educative e anche
di tipo individuale/consulenziale), svolte da esperti (docenti orientatori
e orientatori di altri sistemi), in tempi e spazi diversi dalla classe/aula,
anche in integrazione con altri soggetti istituzionali competenti,
ma oggetto di lavoro di tutti gli insegnanti che le coordinano con
i curricoli disciplinari all'interno dei curricoli formativi: è
attraverso le attività aggiuntive che si acquisiscono le competenze
orientative specifiche, qualora ovviamente esse si configurino come
vere e proprie azioni di orientamento.
La norma indica anche le fonti finanziarie cui attingere per le attività
aggiuntive (D 133/1996,DPR 567/1996 ai quali è seguito il DPR
156/1999); a questa indicazione va aggiunta quella che consente di
aprire sportelli per la consulenza individuale (Legge 685/1975, Legge
162/1990 artt.85, 86, 87, DPR 309/1990 art.104,105,106 sul CIC).
Purtroppo questa norma, fondamentale, essendo una direttiva, quindi
una norma secondaria che vale, dal punto di vista dell'obbligo dell'attuazione,
poco più che un elenco di buoni consigli, ha una caratteristica
di fondamentale debolezza.
Più significativo, perchè più forte, è
il Regolamento dell' Autonomia, DPR 275/ 1999, quindi una norma primaria,
che può essere considerato la norma prioritaria di riferimento
per le attività di orientamento. Prevede, infatti, tra i compiti
delle scuole che esse "provvedono alla definizione e alla
realizzazione dell'offerta formativa" e siano impegnate
"nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione,
formazione e istruzione" attraverso il Piano dell'Offerta
Formativa che esplicita "la progettazione curricolare, extracurricolare,
educativa".
In riferimento ai curricoli disciplinari per competenze prevede che
fino alla definizione dei curricoli nazionali si applicano i programmi
vigenti nel cui ambito le scuole definiscono gli obiettivi di apprendimento
"riorganizzando i propri percorsi didattici secondo modalità
fondate su obiettivi formativi e competenze": "i
docenti hanno il compito e la responsabilità della progettazione
e dell'attuazione del processo di insegnamento e di apprendimento"
e "la determinazione del curricolo tiene conto delle diverse
esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità
di garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento"
(orientamento nelle discipline).
| Attività individuali |
|
Consulenza (sportello) |
| |
|
| Attività di gruppo |
 |
Orientamento formativo (nelle discipline)
Formazione orientativa (accanto le discipline)
|
Se cosi si esprime sia la letteratura che la normativa, è
importante, allora, riuscire a operare una distinzione più
netta tra le competente orientative generali e le competenze orientative
specifiche e individuare quali sono le azioni proprie della scuola
in quanto tale nella sua specificità e quali sono invece le
"altre" azioni complementari, anche per utilizzare al meglio
le offerte di altri sistemi. È indispensabile, quindi, che
la scuola si interroghi e individui con chiarezza i pre-requisiti
orientativi indispensabili (che sono la conditio sine qua non
per fruire a pieno delle offerte degli altri sistemi) il cui possesso
deve essere garantito ai ragazzi e che solo la scuola può dare.
In breve. Affinchè l'orientamento possa diventare un elemento
fondamentale e determinante del percorso scolastico, un'esperienza
scolastica determinante nel processo di costruzione dell'identità
personale e sociale dei giovani, un supporto nei momenti critici e
in tutti i passaggi tra cui anche le scelte e le decisioni in prospettiva,
un intervento di prevenzione primaria del disagio ("sentimento
di malessere che deriva dall'incapacità di fronteggiare e risolvere
con successo i diversi compiti di sviluppo connessi con il processo
di crescita" Palmonari 1997) è necessario che vengano
attivate contemporaneamente, ma distinguendole e istituendo tra esse
una relazione virtuosa sia attività dentro le discipline
che devono assumere anche finalità orientative (orientamento
formativo o didattica orientativa) sia attività fuori le
discipline attraverso azioni orientative esplicite extracurricolari.
Solo in questo modo è possibile avere un curricolo significativo
e un'integrazione significativa con gli altri sistemi e la scuola
può assumere il ruolo di effettiva mediatrice tra i giovani
e mondo del lavoro e più in generale la società civile.
Non è del resto secondario il fatto che anche gli altri sistemi
che si occupano di orientamento (centri di formazione professionale,
centri per l'impiego, servizi dedicati etc ...) in questa fase si
stiano interrogando per capire quale sia oggi la loro specifica mission.
Nell'anno scolastico in corso, 2002-2003, la popolazione scolastica
della regione, dalla scuola dell'infanzia alle superiori, ammonta
a 421.159 alunni (circa 10.000 in più rispetto lo scorso anno);
di questi 93.685 frequentano la scuola media e 137.097 la scuola superiore
(2/3 circa negli istituti tecnici e professionali) per un totale di
230.782.
Le Indagini conoscitive sulle attività di orientamento nelle
scuole della regione riguardano quasi esclusivamente le azioni di
orientamento (quindi il terreno della didattica orientativa è
ancora tutto da indagare) e quasi esclusivamente gli istituti superiori,
probabilmente a seguito delle profonde innovazioni intervenute in
questo segmento del sistema scolastico. Si riportano qui di seguito
in sintesi i risultati di tre ricerche.
1) La relazione di sintesi del progetto Esperienze di orientamento
realizzate nell'anno scolastico 1993-94 negli istituti superiori della
regione a cura dell' IRRSAE ER riferisce i dati della rilevazione
fatta nel giugno 1994, elaborati ed analizzati tra il giugno del 1994
e il giugno 1996 dal Gruppo di ricerca La bussola e le stelle, composto
da 14 insegnanti esperti di orientamento che operavano in diverse
zone e tipi di istituti superiori della regione e coordinato da chi
scrive. I risultati di questa ricerca sono indubbiamente datati, ma
conservano ancora un certo interesse perché testimoniano di
una diffusa presenza nella regione di esperienze di orientamento anche
nella scuola superiore in un periodo in cui l'orientamento, dal punto
di vista normativo, sembrava essere (se si esclude la sperimentazione
di attività nel biennio iniziale degli istituti superiori predisposta
dal MPI e dall'IRRSAE Lombardia nel 1991) ancora quasi esclusivamente
compito della scuola media. Risalgono, infatti al 1995 i primi timidi
tentativi di introdurre l'orientamento nella scuola superiore, per
altro all'interno di norme secondarie dedicate ad altro argomento,
la CM 160 con l'OM 159 dell'11 maggio e soprattutto la CM del 2 giugno,
riservata agli istituti superiori, in cui c'è l'indicazione
di prevedere nel periodo iniziale delle lezioni e a livello di sperimentazione
metodologico-didattica anche attività di accoglienza, di orientamento
e di approfondimento per tutti gli studenti.
La rilevazione condotta su 477 questionari inviati da 165 scuole ha
messo in luce che le attività più frequentemente presenti
erano in ordine decrescente quelle relative alle esperienze di studio-lavoro
(che scherzosamente venivano identificate come la via emiliana all'orientamento),
quelle relative al sostegno alle scelte in uscita rivolte agli studenti
delle quarte e delle quinte, quelle rivolte agli studenti delle scuole
medie e quelle di accoglienza per gli studenti delle prime. Tali attività
erano proposte prevalentemente dal collegio e dai docenti referenti
per l'orientamento e in una percentuale molto consistente dalle province,
anche se la progettazione era essenzialmente ascrivibile agli insegnanti.
Esse erano condotte in percentuale significativa dai soli docenti
(43,19%) o dai docenti in collaborazione con esperti esterni (37.95%)
e solo talvolta da soli esperti (15,30%).
Il secondo elemento di interesse di questi dati consiste così
nell'inevitabile considerazione che esiste una significativa linea
ci continuità tra quanto emerso in questa ricerca e quanto
rilevato nella ricerca successiva non solo e non tanto nella tipologia
di azioni più diffuse quanto nel ruolo decisamente di grande
rilevanza svolto dai docenti.
2) Il Rapporto conclusivo del progetto Le attività di orientamento
nei progetti NOS: risultati dell'indagine regionale a cura di
Maria Luisa Pombeni Ce.Trans. di Cesena-Forlì all'interno del
Progetto OPTO Orientamento professionale della Regione Emilia
Romagna entro il FSE dati 1999-2000 riporta i risultati della rilevazione
quantitativa svolta tramite questionario ed è articolato in
4 parti.
Nella prima vengono definite le finalità della ricerca ("fare
un primo punto sul ventaglio di proposte che sotto la voce <orientamento>
vengono messe in campo dalle diverse realtà scolastiche attraverso
l'utilizzo di risorse interne o in collaborazione con soggetti diversi
presenti sul territorio" per avere "una mappatura dell'esistente"
e "riflettere su alcuni aspetti critici").
Nella seconda vengono delineate le caratteristiche del questionario
utilizzato per la rilevazione. Nella terza è contenuta l'analisi
dei risultati che consiste nella rilevazione degli interventi in 145
scuole superiori della regione (delle 265 scuole superiori alle quali
erano stati inviati i questionari hanno risposto 165 istituti: 153
di questi, avendo attivato azioni legate al NOS e 12 non; dei 153,
145 hanno attivato interventi di orientamento e 8 no), nella individuazione
delle caratteristiche delle azioni (le attività più
presenti sono l'accoglienza in ingresso e i moduli orientativi rivolti
alla classe, ma c'è anche una significativa diffusione dei
colloqui con i genitori e dei colloqui individuali con gli studenti)
e nella valutazione delle attività (più del 70% degli
istituti ha indicato il gradimento degli allievi, ma solo 2/3 dichiara
di aver raggiunto gli esiti rispetto gli obiettivi e un po' più
della metà di aver incontrato difficoltà nell'attuazione,
sicchè in quasi l'80 % è presente l'ipotesi di sviluppare
le attività nel prossimo anno).
Nella quarta parte vengono svolte alcune osservazioni conclusive sulle
attività che hanno toccato circa 13.000 studenti. Le iniziative
sono state molteplici e non sono state riscontrate differenze significative
nelle diverse aree geografiche né dal punto di vista qualitativo
che quantitativo, anche se non è "facile ricostruire quali
sono i criteri che organizzano a monte la realizzazione dei diversi
interventi". Le attività sono state realizzate soprattutto
molto più dai docenti che da altre figure professionali, anche
se "non risulta chiara la distinzione di funzioni e le modalità
di integrazione". La modalità prevalente della formazione
orientativa pone inoltre la necessità "di valutare una
maggiore articolazione degli interventi orientativi", differenziando
"pratiche e strumenti", in modo da rispondere con un ventaglio
più ampio di proposte a bisogni orientativi che in realtà
sono molto differenziati.
3) Il Rapporto finale redatto nel dicembre 2000 del Progetto Valutazione
dei risultati dei progetti-quadro provinciali in ordine all'innalzamento
dell'obbligo scolastico e formativo a cura di Pier Luigi Bresciani
di Studio Meta per la Regione Emilia Romagna riporta i risultati di
una poderosa indagine qualitativa focalizzata su due ambiti di intervento
(il NOS e il NOF), in particolare su alcune aree di interesse, con
"lo scopo di rilevare le modalità con cui i diversi contesti
provinciali, nel formulare i Progetti-quadro, hanno recepito gli indirizzi
contenuti nelle Linee-guida proposte dalla regione ed hanno posto
in atto azioni ed interventi idonei a conseguire le finalità
in esse previste" e di approfondire la quantità e la qualità
del processo di integrazione tra i diversi soggetti. La ricerca riferita
all'insieme delle strutture e degli attori interessati al NOS e al
NOF (Regione, province, Provveditorati, Scuole, CFP) è stata
svolta sia attraverso il "reperimento e analisi dei materiali
di diverso tipo e provenienza" sia attraverso "interviste
a testimoni significativi" in quattro fasi successive.
Il Rapporto, aperto da una Premessa sulle finalità e chiuso
dagli Allegati con gli strumenti utilizzati per l'indagine, si articola
in sei parti.
Le prime due parti contengono l'analisi delle Linee guida della Regione
e dei Progetti Quadro delle 9 province e una sintesi dei progetti
provinciali. La terza e la quarta presentano i progetti attuativi
relativi al NOS e al NOF e le loro caratteristiche principali. La
quinta parte esamina i punti di forza e i nodi critici attraverso
interviste a testimoni significativi delle nove province.
Di grande interesse la sesta parte sulla situazione attuale e sulle
sfide da affrontare in prospettiva, soprattutto per quanto riguarda
il NOS, che così vengono indicate:
-
"prima sfida: contrastare il fenomeno della
dispersione scolastica
-
seconda sfida:adottare una didattica fortemente
orientativa
-
terza sfida: costruire percorsi flessibili e integrati".
La ricerca, dunque, non riguarda in modo specifico le attività
di orientamento anche se i riferimenti sono presenti praticamente
di continuo e una delle tre sfide riguarda proprio la didattica orientativa
intesa come necessaria "rivisitazione dei curricoli". "Tale
operazione richiede che i programmi scolastici dei primi due anni
vengano ristrutturati in modo da facilitare negli alunni l'acquisizione
e lo sviluppo delle competenze che li rendano capaci di rafforzare
la scelta fatta all'atto di iscrizione o (se necessario e ove necessario)
di passare ad altri indirizzi scolastici più adeguati con il
proprio progetto di vita"; questo significa revisionare i programmi
in modo che essi possano "offrire tre supporti all'orientamento
tra loro sinergici":
-
"fornire agli alunni la possibilità
di analizzare le proprie aspettative e potenzialità e
quindi di prefigurare il proprio progetto di vita"
-
"programmare i contenuti disciplinari in modo
tale da aiutare i giovani a verificare se sono coerenti con
le scelte fatte o con quelle che essi stanno maturando"
-
sviluppare nel giovane "le competenze di
base e trasversali ed in particolare quelle che gli consentono
di cogliere con maggiore precisione le caratteristiche del contesto
in cui vive e di affrontare con successo le eventuali criticità
future".
|