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Una scuola in … attesa
RAPPORTO REGIONALE 2004
dell'Ufficio Scolastico Regionale dell'Emilia Romagna

Le indagini e le ricerche sull'orientamento


Flavia Marostica

1. I riferimenti teorici

1.1. L'orientamento come processo personale e come servizio di aiuto

Orientamento, nella sua accezione etimologica, significa processo attraverso il quale si stabilisce la propria posizione rispetto ai punti cardinali. In senso generale la parola indica un insieme, in successione, di azioni legate tra di loro o una serie di operazioni da compiere per raggiungere determinati obiettivi; in senso specifico ha un doppio significato:

  • processo che la persona attua per governare il suo rapporto con la formazione e con il lavoro, processo di costruzione e verifica dei percorsi personali verso la vita sociale e di lavoro o da lavoro a lavoro (auto-orientamento come risultato dell'orientarsi, intransitivo),
  • azione professionale, fornita da esperti, di aiuto al processo della persona (orientamento come risultato dell'orientare, transitivo), attività che mira ad aiutarla a prendere consapevolezza (coscienza e conoscenza) dei propri bisogni (necessità di acquisire o rinforzare la motivazione allo studio e di colmare determinate lacune), delle proprie potenzialità (capacità latenti e ancora non espresse), delle proprie attitudini che via via maturano e si esprimono (capacità manifeste); può tradursi in una modalità educativa permanente di aiuto all'autovalorizzazione e alla scelta in funzione della persona, della professione e della vita sociale.

Negli ultimi decenni l'idea di orientamento si è progressivamente rafforzata e si sono consolidati e diffusi i concetti di autoorientamento e di orientamento lungo tutto l'arco della vita insieme con la convinzione che ognuno ha il diritto di emanciparsi e di scegliere autonomamente. I punti salienti delle nuove idee di orientamento che si sono affermate in questo periodo possono così essere schematizzati:

  • centralità della persona e della responsabilità della scelta e attenzione rivolta alla persona e alla sua capacità di scegliere,
  • crucialità degli stadi di vita e delle fasi di transizione e convinzione che il passaggio tra le diverse fasi è particolarmente delicato e difficile e che quindi la persona deve essere supportata dalle risorse presenti nel territorio,
  • possibilità di evoluzione e di cambiamento degli interessi e della carriera professionale e affermazione che le capacità di valorizzare tutte le competenze pregresse sia fondamentale in una realtà in cui il lavoro diventa sempre più flessibile,
  • interdipendenza tra sistemi dell'educazione, della formazione professionale e del lavoro, e scoperta che l'integrazione tra i sistemi consente la progettazione di percorsi integrati in grado di rispondere a bisogni diversificati.

L'orientamento è, dunque, per un verso il processo in cui la persona si attiva per:

  • analizzare in modo più o meno consapevole la sua storia personale, il suo bisogno orientativo e le risorse personali le attitudini gli interessi (espliciti e non) e le competenze di cui ritiene di essere portatore, valutando il pregresso e monitorando le esperienze in corso (autoconsapevolezza come punto di partenza),
  • dirigere in autonomia le tappe più significative della propria esperienza formativa e lavorativa, prendendo decisioni e assumendo comportamenti che riguardano il suo futuro sulla base anche dei vissuti pregressi di esperienze formative e/o lavorative, del sistema di valori di aspettative di motivazioni che nutre nei confronti della formazione e del lavoro, delle influenze familiari e sociali cui è sottoposta, della realtà esterna e delle opportunità e risorse che essa mette o non mette a sua disposizione.

In tale processo svolgono un ruolo importante l'immagine che la persona si costruisce del proprio futuro, il quadro progettuale più ampio all'interno del quale colloca i progetti specifici di orientamento e il senso di autoefficacia, ma agiscono potentemente anche i sentimenti viscerali e le emozioni inconsce: "la chiave per scandagliare i nostri processi decisori personali è dunque quella di essere in sintonia con i propri sentimenti" (Goleman 1996).
Ma contemporaneamente, per un altro verso, l'orientamento è un servizio di aiuto alla persona ed è ritenuto, anzi, dalla Unione Europea una componente fondamentale di tutto il percorso formativo lungo l'intero arco della vita; tra gli obiettivi, infatti, individuati per i prossimi 10 anni nella Relazione del Consiglio (istruzione) per il Consiglio europeo su Gli obiettivi futuri e concreti dei sistemi di istruzione e formazione del 14 febbraio 2001 si afferma che "orientamento e consulenza devono diventare più rapidamente disponibili e si devono utilizzare maggiormente metodi alternativi per personalizzare i percorsi di apprendimento. Vanno concepiti sistemi flessibili di orientamento e informazione, da adattare alle esigenze locali in una prospettiva di apprendimento lungo tutto l'arco della vita".
Il significato della parola orientamento è, dunque, complesso nel senso che con una sola parola si indicano in realtà una pluralità di cose diverse, sulle quali per di più si confrontano/scontrano una pluralità di discipline diverse (psicologia, economia, sociologia etc...).

1.2. L'orientamento come costruzione/potenziamento di competenze orientative

Nella "società della conoscenza" in cui almeno i paesi industrializzati sono letteralmente sommersi dalle informazioni "sapersi orientare significa essere in possesso di strumenti cognitivi, emotivi e relazionali idonei per fronteggiare il disorientamento derivato dalla attuale società che si connota per il flusso mutevole di conoscenze … di continuo, l'individuo viene spinto a mutare le proprie caratteristiche, a diversificare e ampliare le proprie attività ed i campi di interesse in modo da aggiornare in tempo reale il proprio curriculum di conoscenze e competenze in maniera dinamica e flessibile per rispondere alle trasformazioni costanti che caratterizzano la nostra società" (Grimaldi, ISFOL, 2003).
Alcuni studiosi hanno individuato diverse fasi nell'arco evolutivo dai 3 ai 18 anni che copre l'intero periodo scolastico:

  • la fase della consapevolezza (scuola dell'infanzia e primo ciclo della scuola elementare) e la fase dell'adattamento (secondo ciclo della scuola elementare) in cui i bambini imparano a differenziare tra le tante attività lavorative, a capire di essere parte di un contesto che comprende anche queste e a preferire spontaneamente alcune di esse,
  • la fase dell'orientamento (scuola media) in cui i ragazzi imparano a eseguire operazioni formali, a ragionare, a mettere in relazione il discorso con l'esperienza e cominciano ad abbozzare, anche se in realtà ancora vagamente, un piano di vita e a istituire un rapporto tra l'immagine che hanno di sè e i requisiti più evidenti richiesti da una certa area professionale,
  • la fase dell'esplorazione e della preparazione (scuola superiore) in cui queste operazioni, già maturate nella fase precedente, diventano più puntuali e consentono di stabilizzare e rendere via via più concrete e precise le scelte.

Più semplicemente, si possono individuare dall'inizio della scuola dell'infanzia alla fine della scuola superiore:

  • una prima fase, lunga, corrispondente grosso modo all'obbligo scolastico, in cui i giovani sono in grado di acquisire gli strumenti fondamentali di analisi di se stessi e di appropriarsi delle chiavi essenziali di lettura della realtà,
  • una seconda fase, corrispondente grosso modo all'obbligo formativo, in cui i giovani sono in grado di approfondire e perfezionare gli strumenti di base già acquisiti e soprattutto di elaborare scelte e capacità progettuali.

In realtà, almeno nei paesi industrialmente avanzati, il percorso di scelta oggi si configura in termini ben più sfumati e più lenti. La opzione del proprio futuro professionale esige, infatti, un buon livello di conoscenza del mondo e un pieno controllo emozionale (autoconsapevolezza). Non solo. A causa della crescita del margine di incertezza dovuto ai continui e veloci cambiamenti, i giovani sono costretti (come del resto gli adulti) più che a scegliere il proprio futuro a scegliere solo un segmento di esso, il più prossimo nel tempo, e sono destinati a dover operare, poi, nel corso della loro (lunga) vita, altre scelte, in modo ricorrente, talora per loro volontà e talaltra contro la loro volontà. Molti (i più deboli ? i più a rischio ? i più?) di fronte a tale complessità sono e rimangono a lungo indecisi.
Diventa, quindi, oggi indispensabile un intervento mirato di orientamento che, se vuole essere realmente efficace, deve iniziare fin dal primo anno di scuola e protrarsi fino all'ultimo; in altre parole l'orientamento deve diventare parte integrante dell'intero percorso formativo e anche lavorativo. Non solo. Occorre anche che, a seconda dei diversi bisogni orientativi di cui la singola persona è portatrice per affrontare compiti orientativi sempre diversi lungo l'arco della vita, trovi presente sul territorio una rete di opportunità diversificate alle quali poter accedere, se e quando serve.
Se sapersi orientare significa possedere adeguate e specifiche competenze, è indispensabile, prima di tutto, che il sistema scolastico nel suo complesso si faccia carico del compito di formarle, puntando, prima di preoccuparsi di fornire conoscenze specifiche di carattere tecnico-professionale, al rafforzamento graduale delle risorse psico-sociali del soggetto e alla costruzione delle abilità di base (Pombeni 2000). Il primo intervento necessario, anche se non sufficiente, deve consistere nel sostenere i giovani ad acquisire/costruire competenze come insieme di caratteristiche individuali di ordine differente che influiscono sul comportamento in termini di conoscenze, capacità e abilità, doti professionali e personali, insieme che non presenta, dunque, solo una dimensione di conoscenza (come accumulo di saperi e di tecniche), ma anche qualcosa che ha a che fare con il soggetto e con le sue caratteristiche ed è la conseguenza di un suo modo personale di organizzare diverse abilità non in astratto, ma rispetto ad un contesto specifico (Pombeni 2000).
Ma per orientarsi è indispensabile anche il possesso di apposite competenze orientative, di un "insieme di caratteristiche, abilità, atteggiamenti e motivazioni personali che sono necessari al soggetto per gestire con consapevolezza ed efficacia la propria esperienza formativa e lavorativa, superando positivamente i momenti di snodo": esse non sono innate, ma si apprendono (Pombeni 2000). All'interno delle competenze orientative si possono individuare tre macro-aree corrispondenti alle capacità di:

  • riconoscere, utilizzare, potenziare le proprie risorse,
  • conoscere il mondo circostante e sapersi muovere in esso,
  • scegliere, progettare, realizzare (Viglietti 1989).

Si possono così distinguere:

  • da un lato le "competenze orientative generali finalizzate principalmente ad acquisire una cultura ed un metodo orientativo" (orientamento personale): sono "competenze di base nel processo di orientamento personale, trasferibili da una sfera di vita ad un'altra, propedeutiche allo sviluppo di competenze specifiche", "un patrimonio implicito nella quotidianità la cui efficacia è difficilmente valutabile"; si apprendono durante l'età evolutiva (scuola, agenzie formative, famiglia) "attraverso esperienze spontanee in cui l'obiettivo consapevole non è quello di contribuire al processo di orientamento" e/o "attraverso azioni intenzionali finalizzate a sviluppare una mentalità o un metodo orientativo (per esempio attraverso la didattica orientativa o orientamento formativo)",
  • da un altro lato le competenze orientative specifiche finalizzate alla risoluzione di compiti definiti e circoscritti che caratterizzano le diverse esperienze personali (orientamento scolastico/professionale): sono relative ad "una sfera di vita specifica, hanno a che fare con il superamento di compiti contingenti e progettuali"…il cui successo é valutabile; "sono riconducibili sia ad esperienze di orientamento scolastico che di orientamento professionale", "si sviluppano esclusivamente attraverso interventi intenzionali gestiti da professionalità competenti", attraverso cioè le cosiddette "azioni orientative" (Pombeni agosto e novembre 2001).

Le prime (competenze orientative generali) sono propedeutiche alle seconde (competenze orientative specifiche).

1.3. L'orientamento nel sistema scolastico

La prima caratteristica che differenzia il sistema scolastico dagli altri sistemi che esplicano una funzione di orientamento è quella di essere un insieme quantitativamente assai rilevante, in cui debbono passare e permanere per molti anni (almeno 8) come utenti tutti i giovani per un monte ore di almeno circa 1.000 ore per ciascun anno. In un periodo così lungo e in un monte ore così corposo in cui gruppi di adulti professionalmente esperti convivono con giovani in crescita (in una relazione inevitabilmente sbilanciata), la scuola non può non orientare, anche se non assume esplicitamente l'orientamento tra i suoi obiettivi fondamentali.
La seconda caratteristica è quella di svolgere una funzione primaria di formazione, di essere, cioè, un istituzione principalmente dedicata all'apprendimento, attraverso (sia pure con gradualità crescente) i saperi formali (discipline e/o aree disciplinari), in contesti di gruppo. Bisogna, infatti, considerare la "scuola come istituzione caratterizzata dal fatto di porsi in modo esplicito la finalità di trasmettere ...gli aspetti essenziali del patrimonio culturale del gruppo sociale" e di offrire "sollecitazioni cognitive, culturali, e sociali" sulla base delle quali chi studia "costruisce le sue conoscenze", sviluppa/potenzia le sue abilità cognitive, acquista "abilità di indagine e di ragionamento", raggiunge "livelli sempre più complessi di concettualizzazione" e acquisisce quelle abilità e competenze "essenziali che costituiscono la parte della socializzazione attribuita alla scuola"; in questo ambito "è essenziale considerare il rapporto tra l'esperienza non organizzata dell'individuo ... e i contenuti culturali, così come sono sistematizzati in discipline" (Pontecorvo 1985).
Le attività prevalenti, se non esclusive, della scuola sono, dunque, quelle formative e in questo quadro debbono essere inserite le attività di orientamento.
Prevedendo prima di tutto un buon orientamento formativo (o didattica orientativa) attraverso i curricoli disciplinari (costruzione di abilità cognitive, metacognitive e metaemozionali funzionali alla costruzione di competenze orientative generali, selezione mirata di conoscenze dichiarative e procedurali funzionali alla costruzione di tali abilità, ma anche alla costruzione di una cultura del lavoro e per il lavoro, individuazione delle strategie didattiche personalizzate più adatte per comunicare efficacemente con i diversi stili cognitivi ed emotivi di cui i giovani sono portatori, adozione dei modelli di progettazione idonei soprattutto a sostenere l'apprendimento e a guidare i giovani al successo formativo).
Ma prevedendo, anche, in modo sistematico, ma flessibile, specifiche azioni di orientamento, sia in itinere che nei momenti di passaggio/transizione (siano esse di informazione orientativa oppure di sostegno/accompagnamento/tutorato oppure di vera e propria consulenza orientativa), avvalendosi sia delle professionalità che già nella scuola esistono e operano, sia di quelle che gli altri sistemi mettono a disposizione della scuola (operatori della Formazione Professionale, dei Centri per l'Impiego, delle Università).

2. Le esperienze pratiche

2.1. Le ricerche dei Progetti RIRO

L'Istituto Regionale di Ricerca Educativa dell'Emilia Romagna (IRRE) lavora da anni sul tema dell'orientamento e lo ha fatto con particolare intensità negli anni 2002 e 2003.
Sia all'interno del Piano di Attività 2003 con due Progetti, uno sull'Orientamento formativo o didattica orientativa e uno sull'Orientamento rivolto ai genitori dei giovani che hanno prodotto nel primo caso materiali di studio e di lavoro e nel secondo caso una ricerca ricognitiva sul territorio (e di cui c'è traccia nella prima parte del presente scritto).
Sia all'interno di due Progetti, finanziati dalla Regione Emilia Romagna e promossi dall'Agenzia Emilia-Romagna Lavoro, intitolati Rete Istituzionale Regionale Orientamento (RIRO 1 e RIRO 2), entrambi gestiti da una Associazione Temporanea d'impresa (ATI), formata da Enti con consolidata esperienza e professionalità nel merito come:

  • ASTER - Divisione Risorse per l'Orientamento e il Lavoro di Bologna
  • CETRANS - Centro per le Transizioni al Lavoro e nel Lavoro di Cesena-Forlì
  • STUDIOMETA&Associati di Bologna
  • IRREER - Istituto Regionale Ricerca Educativa dell'Emilia Romagna.

I due progetti hanno preso l'avvio dalla constatazione che oggi è di importanza strategica la presenza di azioni e servizi di orientamento che consentano a chi deve scegliere di essere in grado di gestire consapevolmente i momenti di scelta e/o di transizione, come richiedono ai Paesi membri molti documenti e raccomandazioni dell'Unione Europea, tra i quali il Memorandum sull'istruzione e la formazione permanente del 2000. Sono nate, infatti, e si sono diffuse molte strutture che hanno però operato al di fuori di una logica di sistema, in assenza di un disegno complessivo di politica dell'orientamento, con prevedibili ripercussioni sui livelli di qualità del servizio offerto. Gli sforzi di integrazione, a livello locale, hanno, inoltre, eliminato finora solo parzialmente le difficoltà di raccordo e i pericoli di sovrapposizioni.
Il progetto è nato, dunque, con l'obiettivo specifico di dare un contributo al processo di integrazione tra i diversi sistemi in modo che le attività di orientamento non rimangano isolate, ma interagiscano tra loro, superando la frammentazione e la discontinuità degli interventi.
Il primo Progetto, avviato nel marzo 2002 e concluso il 30 giugno 2003, era finalizzato all'analisi del funzionamento dei quattro fondamentali sistemi che svolgono funzioni di orientamento.
Il secondo Progetto, avviato nell'ottobre 2002 e concluso il 31 dicembre 2003, è stato la naturale prosecuzione del primo ed era finalizzato alla messa a punto di strumenti di assistenza tecnica alla Regione per sostenere l'integrazione tra i sistemi per l'orientamento.
I due progetti, quindi, per un certo periodo si sono sovrapposti.
In questi 22 mesi si sono svolte numerose riunioni di lavoro tra i partner ed anche iniziative congiunte che si sono rivelate importanti e preziose perché hanno consentito da un lato di instaurare un dialogo stabile tra sistemi che sono portatori di linguaggi e metodi a volte anche molto diversi e da un altro lato di acquisire una nuova e straordinaria ricchezza, teorica ed operativa, in tema di orientamento.
All'interno del primo Progetto (RIRO 1), sono state condotte e prodotte le seguenti ricerche, ciascuna delle quali affronta la lettura analitica di uno dei principali sistemi che svolgono funzioni di orientamento, anche in integrazione con il sistema scolastico:

  • Le attività di orientamento nei Centri per l'Impiego della Regione Emilia-Romagna a cura di Aster - Divisione Autonoma Risorse per l'Orientamento e il Lavoro di Bologna, soggetto gestore del Centro Risorse nazionale per l'Orientamento, coordinato dal 1993 dalla Regione Emilia-Romagna, Assessorato Scuola Formazione Professionale Lavoro Pari Opportunità e promosso dal Ministero del Lavoro e dalla Commissione Europea; la ricerca, dopo avere presentato alcuni elementi di scenario e le metodologie utilizzare, delinea in modo particolareggiato, provincia per provincia, l'evoluzione dei servizi di orientamento nei Centri per l'Impiego in riferimento alle attività, alle risorse umane e finanziarie, alla rete territoriale e alle prospettive di sviluppo e , infine, traccia un'analisi comparativa delle diverse realtà,
  • Le attività di orientamento nel sistema di Formazione Professionale in Emilia Romagna a cura di StudioMéta&Associati di Bologna, diretto da Pier Giovanni Bresciani, docente di Psicologia della Formazione presso l'Università di Genova; la ricerca, dopo aver presentato le finalità e la metodologia adottate, esamina le considerazioni dei Referenti delle Province e della Formazione Professionale sulle criticità riscontrate, sul processo di accreditamento e sulle strategie per favorire l'integrazione e, infine, analizza le azioni orientative erogate e le modalità organizzative assunte,
  • Le attività e i servizi di orientamento nelle sedi universitarie della Regione Emilia Romagna a cura del Centro per le Transizione di Cesena, diretto da Maria Luisa Pombeni docente di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso l'Università di Bologna/Cesena; la ricerca, dopo aver caratterizzato l'indagine, esamina dettagliatamente le modalità di realizzazione delle attività di orientamento nelle quattro università dell'Emilia Romagna, dopo aver fatto un quadro dell'orientamento universitario in Europa e in Italia e aver preso in considerazione la normativa italiana e regionale sul tema.

Sono state svolte, anche, diverse iniziative che hanno segnato, ciascuna, una tappa significativa non solo di socializzazione, ma anche di elaborazione/ricerca.
Tra le attività condotte congiuntamente dall'ATI e alle quali hanno partecipato rappresentanti di tutti i sistemi coinvolti ci sono: il Primo Seminario di confronto tenutosi a Bologna il 4 giugno 2002, il Seminario tecnico tenutosi a Cesenatico (FC) il 16 e il 17 settembre 2002, l'Incontro di Bologna del 13 giugno 2003 (all'interno di RIRÒ 1) e il Convegno di Bologna Orientamento al plurale del 19 e 20 giugno 2003 (all'interno di RIRÒ 2).
Vista la portata nazionale di quest'ultimo convegno, la Regione Emilia-Romagna - Assessorato Scuola Formazione Professionale Università, Lavoro e Pari opportunità ha curato, nell'ottobre 2003, la pubblicazione del libro Orientamento al plurale che contiene la sintesi delle quattro ricerche e di tutte le relazioni e per esteso le comunicazioni di Pombeni, Bresciani, Silverii.

2.2. La ricerca sul sistema scolastico del Progetto RIRO 1

Il Progetto La scuola nella rete regionale dell'orientamento, uno dei quattro filoni di ricerca all'interno di RIRO 1, ha consentito di analizzare le Attività di orientamento nelle istituzioni scolastiche della regione Emilia Romagna, con il contributo di un'equipe composta da ricercatori dell'IRRE, ricercatori esterni e rappresentanti dell'Università di Bologna e dell'Ufficio Scolastico Regionale.
La ricerca si è svolta in diverse fasi e ha utilizzato diversi strumenti e metodi di indagine (ricerca quantitativa, studi di caso, focus group) in modo da cogliere non solo un'immagine quanto più possibile vicina alla realtà, ma anche da favorire al massimo il coinvolgimento diretto delle scuole. Ciò ha reso sicuramente più complessa la sintesi finale, ma ha anche consentito conclusioni più ricche e articolate in quanto riferite ad una pluralità di voci.

1°FASE È consistita in una rilevazione quantitativa tramite questionario su un campione di 88 scuole, sia medie che superiori, rappresentative di tutte le province della regione e di tutti gli indirizzi di studi. Nel campione d'indagine sono state inserite sia scuole che in base ad informazioni di diversa fonte risultavano condurre azioni orientative di qualità, sia scuole che non si sono mai distinte per un livello particolare di eccellenza, ma che rientrano piuttosto nella media del livello qualitativo dell'orientamento in questa regione.
Il questionario utilizzato era completamente strutturato; in realtà sono stati utilizzati due modelli di questionari, uno per le scuole medie ed uno per le superiori, che differiscono però fra loro solo per alcune domande e per il resto sono perfettamente identici. Il questionario, distinto in otto sezioni, ha raccolto informazioni sullo stato, l'organizzazione, le risorse utilizzate, l'integrazione con altri sistemi, i problemi, le prospettive degli interventi d'orientamento.
In questa fase della ricerca l'interesse principale si è incentrato sull'insieme delle azioni di orientamento condotte, con particolare attenzione per le esperienze di integrazione, anche se non mancano domande esplicite e aperte sulla didattica orientativa.

2°FASE È consistita in una rilevazione qualitativa, finalizzata all'approfondimento di alcuni punti dell'indagine quantitativa, utilizzando la metodologia dello studio di caso e il supporto di un questionario semistrutturato, e rivolta ad un diverso campione di scuole. Sono state intervistate, infatti, dai ricercatori dell'equipe quattro scuole, due medie e due superiori, attraverso l'ascolto dei Referenti dell'orientamento, talvolta insieme con il Dirigente scolastico.

3° FASE I primi risultati, parziali, dell'Indagine sono stati presentati al Seminario di restituzione svoltosi il 6 e 7 marzo 2003 a Bellaria, rivolto a tutti i Referenti (docenti e dirigenti) degli Istituti scolastici coinvolti nella fase di rilevazione quantitativa; l'incontro è stato non solo un'occasione per favorire la discussione sui dati emersi e il confronto sulle condizioni per sviluppare al meglio all'interno della scuola le iniziative di orientamento, ma anche un'occasione per approfondire gli aspetti più rilevanti dell'insieme delle attività di orientamento che le scuole realizzano (orientamento formativo o didattica orientativa, azioni di orientamento nelle scuole e nei centri territoriali permanenti, valutazione delle attività di orientamento), i punti di forza da socializzare e i punti di debolezza sui quali concentrare le ipotesi di sviluppo.

4° FASE È consistita un'ulteriore rilevazione qualitativa, attraverso interviste collettive condotte con la tecnica dei focus group, su un campione ancora diverso di scuole (sia medie che superiori) della regione per approfondire ulteriormente a piccoli gruppi (in termini anche di linguaggio, finalità, condivisione di termini tecnici) alcuni nodi centrali dell'orientamento (la didattica orientativa o orientamento formativo, le azioni di orientamento, le figure professionali della scuola per l'orientamento, l'integrazione fra i diversi sistemi) e anche per valorizzare le esperienze di eccellenza presenti sul territorio. L'incontro, svoltosi il 29 aprile 2003, ha coinvolto cinque scuole medie inferiori e 10 scuole medie superiori, scelte tra quelle che nella regione si sono distinte per buone pratiche nel campo dell'orientamento, e ha fornito preziosi contributi per il Rapporto finale della ricerca.

5° FASE Ad indagini concluse, è stato costruito il Rapporto finale di ricerca che contiene una descrizione sufficientemente precisa delle principali tendenze che nel campo dell'orientamento si stanno realizzando nel sistema scolastico regionale. Il lavoro è organizzato in tre parti: la prima analizza le norme per l'orientamento nel sistema scolastico e la declinazione della funzione e delle attività, la seconda riporta i risultati delle indagini sul campo, la terza una serie di approfondimenti e di spunti di riflessione.

2.3. Il sito come luogo di ricerca

All'interno dei due Progetti RIRO è stato aperto l'1 giugno 2003 un sito intitolato La bussola e le stelle, come sito satellite cui si accede da quello dell'IRRE (www.irreer.org) o anche direttamente (www.orientamentoirreer.it); l'obiettivo è di fornire un supporto concreto ed aggiornato ai docenti delle scuole di tutti i cicli che si occupano di orientamento, rendendo visibili le iniziative e i prodotti dei due progetti RIRO e degli altri progetti dell'IRRE, mettendo a disposizione informazioni su convegni corsi di aggiornamento iniziative anche di altri soggetti del territorio e materiali di lavoro e buone pratiche, in modo da favorire una migliore conoscenza del sistema scuola e degli altri sistemi.
Nel sito sono presenti i testi integrali di tutte e quattro le ricerche condotte nel Progetto RIRO 1.