![]() |
progetto orientamento | |||||||||
|
la bussola e le stelle
|
||||||||||
|
||||||||||
| Home > Materiali >Testi sul potenziamento delle abilità cognitive > Vanini, Valutazione dinamica | ||||||||||
|
|
|
|||||||||
|
Due concetti-chiave
del movimento per leducazione cognitiva: la modificabilita cognitiva, la mediazione I due articoli di cui questo contributo si compone: La Modificabilità Cognitiva Strutturale e La Mediazione sono comparsi in Innovazione Educativa n.6/1999 Paola Vanini
2003 IRRE-ER Il movimento dell Educazione Cognitiva si è affacciato al panorama pedagogico della seconda metà del nostro secolo una ventina di anni fa, anche se le prime sperimentazioni risalgono allimmediato dopo-guerra. Attualmente i metodi e i programmi che si riconoscono nei presupposti essenziali di questo movimento si sono diffusi un po ovunque: in ambito scolastico, nella didattica rivolta ai portatori di handicap, negli interventi di recupero, nella formazione professionale, allinterno delle aziende, nei centri di alfabetizzazione, nelle carceri e anche in alcuni centri di prevenzione dei decadimenti cognitivi in età avanzata. Alcuni tecnici del nostro Istituto si interessano da anni di questo genere di programmi, con unattenzione particolare per il Metodo Feuerstein, a cui ci richiameremo spesso nella stesura dei seguenti due articoli. LA MODIFICABILITA COGNITIVA
- STRUTTURALE
Gli autori che si riconducono all area delleducazione cognitiva considerano possibile modificare e migliorare i processi di pensiero attraverso il potenziamento delle funzioni cognitive ad essi sottese. Uno degli obiettivi comuni a tutti i programmi di questo tipo è apprendere a pensare, imparare ad imparare. Obiettivo peraltro niente affatto originale visto che già Platone ascriveva alleducazione il compito di formare lo spirito, abituare cioè il discente ad intendere non semplicemente a sapere. Per tornare ad autori più vicini a noi: Itard, Seguin, la Montessori, per citarne alcuni, condividevano la convinzione che lintelligenza fosse educabile. Ma è Feuerstein (1990) che conia lespressione modificabilità cognitiva- strutturale e fa di questo concetto il perno teorico del suo Programma. La convinzione di fondo è che lorganismo umano, in particolare le strutture neuronali, siano plastiche, dotate cioè di naturale flessibilità, il che rende possibile, in certe condizioni, una loro modificazione e un conseguente potenziamento del comportamento cognitivo, di cui non possiamo prevedere a priori entità e sviluppo. In questa prospettiva lintelligenza non si configura come
una serie di "tratti" ereditati geneticamente, immutabili e
responsabili del comportamento caratteristico di ogni persona. L
intelligenza è definita piuttosto come propensione dell
organismo a modificarsi, nella sua struttura cognitiva, in risposta al
bisogno di adattarsi a nuovi stimoli, sia che questi siano di origine
esterna o interna. Ciò non significa negare la componente genetica
che caratterizza le intelligenze individuali, ma negarne il carattere
di staticità, di fissità. Lapproccio con cui ci si
avvicina allo studio delluomo è di tipo dinamico: il comportamento
umano è inteso come la risultante di diversi "stati",
in cui viene a trovarsi di volta in volta lorganismo sollecitato
da vari stimoli, e non come un prodotto prevedibile di "tratti"
determinati dalla sua costituzione. In questi "stati", la dotazione
genetica è una delle componenti sulla quale però si sovrappongono
molte altre variabili che rendono diverso uno stato dallaltro e
differente la qualità della risposta cognitiva individuale. Ma è davvero possibile affermare che le strutture cognitive individuali possono modificarsi? La sperimentazione dei Programmi di Educazione Cognitiva ha dato esiti incoraggianti. Con le metodiche di indagine di cui attualmente disponiamo (T.A.C., R.M.N.), è stato possibile inoltre osservare un notevole sviluppo della rete di anastomizzazioni neuronali conseguente allesposizione dellorganismo umano per un certo periodo a determinate condizioni. E un fenomeno noto da tempo agli studiosi di biologia, neurofisiologia e documentato ormai anche in alcuni saggi di carattere pedagogico. Perchè, allora, Feuerstein continua a presentare la "teoria della modificabilità cognitiva-strutturale" come se si trattasse di un "postulato"? Lintenzione è proprio quella di sottolineare, al di là
di qualsiasi prova razionale, limportanza che tale convinzione permei
profondamente la personalità di chi educa e sia trasparente nelle
sue interazioni. Solo chi è fermamente convinto che ogni individuo
può oltrepassare lo stato in cui si trova al presente e camminare
nella direzione dello sviluppo del suo potenziale, saprà creare
le condizioni perchè ciò avvenga realmente, realizzando
nel contempo l essenza del suo ruolo di educatore (e-ducere: portare
fuori, portare oltre..) Il rischio per genitori ed insegnanti è
proprio quello di arrendersi di fronte alla manifestazione delle difficoltà
dei soggetti da educare, perchè intimamente convinti dellinvalicabilità
dei loro limiti. Ne consegue che non vale la pena cercare modalità
ed espedienti che inducano al progresso, o attivarsi per modificare lambiente
circostante in modo che questo favorisca e sostenga il cambiamento. E
evidente come questa convinzione giochi un ruolo fondamentale nel portare
a compimento la profezia in essa implicita. 1° postulato La modificabilità strutturale è considerata una caratteristica
attinente alla natura stessa delluomo e tale da potersi realizzare
anche in presenza di ostacoli normalmente ritenuti insormontabili, quali: a) Per quanto riguarda il primo punto, abbiamo già detto come
la dotazione genetica non sia ritenuta determinante per lo sviluppo
cognitivo. Anomalie cromosomiche, lesioni organiche peri e post
natali, ambienti di vita particolarmente deprivati affettivamente
e culturalmente incidono pesantemente sullevoluzione mentale del
soggetto, ma non tanto da bloccarne la propensione a modificarsi quando
gli vengono offerte le condizioni ottimali per il suo sviluppo (della
natura di queste condizioni tratteremo ampiamente nel prossimo articolo). b) Il secondo ostacolo che di solito si oppone allipotesi della modificabilità cognitiva è letà e la teoria dei periodi critici, che indica alcune fasi privilegiate nel corso dello sviluppo umano, al di là delle quali certi apprendimenti non possono realizzarsi. Nella prospettiva della pedagogia cognitiva si parla invece di periodi ottimali (non critici), durante i quali alcuni apprendimenti sono effettivamente facilitati da unadeguata maturazione del Sistema Nervoso Centrale e da una notevole plasticità delle sue strutture. Tuttavia, se è vero che lavanzare delletà riduce la flessibilità dellindividuo e tende a cristallizzarne il comportamento, è altrettanto vero che in questa fase possono intervenire fattori che giocano un ruolo compensativo sulle possibilità di apprendimento, quali per esempio: la maggiore esperienza accumulata, una forte consapevolezza dei propri bisogni formativi, un conseguente aumento della motivazione e dellatteggiamento di collaborazione con linsegnante; elementi che mancano nelle fasi precedenti e che controbilanciano gli effetti delletà sulle strutture neuronali, ritenuti comunemente determinanti. c) Per quanto riguarda lentità della deprivazione del soggetto, il livello del suo deficit, di qualsiasi natura esso sia, è opinione comune che in presenza di carenze molto profonde lindividuo sia incapace di modificarsi, perchè si associa allidea di modificazione quella di un cambiamento di grande portata, ignorando che anche un microcambiamento può essere di natura strutturale. Esaminiamo allora gli elementi che distinguono e caratterizzano una
modificazione strutturale: 1. Un cambiamento non è strutturale quando investe un solo settore
senza contagiare di sè altre funzioni o sistemi. Un bambino
che ha imparato la tecnica della lettura ha sicuramente realizzato un
cambiamento evidente; ma questo non può considerarsi strutturale
se si limita alla capacità di collegare lettere e sillabe, senza
portare allo sviluppo di funzioni vicine, che a loro volta possono diventare
i prerequisiti per altre operazioni mentali, come per es. il bisogno di
confrontare, di cercare relazioni fra elementi, luso dellanalisi
e della sintesi, una maggiore motivazione nei confronti della lettura
ecc. 2. Parallelamente, lindividuo che sta mobilitando con profitto le sue funzioni cognitive, appare più disponibile di quanto non lo fosse in precedenza ad essere implicato in processi di apprendimento, oppone minori resistenze nei confronti della novità, del cambiamento. E ovvio che tale valutazione va fatta in rapporto alla situazione precedente dellindividuo e non agli standard prevedibili per la sua età. 3. L autoperpetuazione del cambiamento è la tendenza a conservare nel tempo lacquisizione realizzata, anzi, ad implementarla autoregolandone lestensione a tutti quei contesti in cui è possibile trasferirla, al di là del campo specifico in cui lacquisizione è avvenuta. Quando dunque un cambiamento, anche di piccole dimensioni, soddisfa in
gran parte le condizioni sopra descritte abbiamo buone probabilità
che si tratti di una modificazione strutturale. Dal 1° e fondamentale postulato sopra enunciato ne derivano altri che offrono, a chi si trova a far i conti con la difficile arte di insegnare, altrettanti spunti utili di riflessione. 2° postulato Non si ammettono eccezioni al principio generale della modificabilità umana. Un educatore, nonostante lentità dello sforzo che la sua azione richiede, nonostante la natura delle difficoltà del discente e le resistenze che questi oppone al cambiamento, non è legittimato a pensare "Lessere umano in generale è modificabile; ma lui/lei proprio NO !" 3° postulato L' educatore, in sostanza, non può abbandonarsi a considerazioni
del tipo: "Certo che lessere umano è modificabile, anche
questo alunno lo sarebbe. Ma non lavorando con me, io ho già provato!" 4° postulato Questo enunciato è una diretta conseguenza del 3° e rende evidente come la modificabilità dei soggetti in formazione passi inevitabilmente attraverso la capacità di modificarsi degli stessi educatori (il concetto sarà ampiamente ripreso nel prossimo articolo). 5° e ultimo postulato "Occorre separarsi dallidea che sistemi così complessi siano inaccessibili al cambiamento" - sostiene ancora il prof. Sasson. Qualsiasi intervento educativo si realizza in un ambiente sociale ed è influenzato dai valori che lo permeano. Se questi sono fortemente in contrasto con i postulati su cui si basa lazione educativa, il suo esito potrebbe essere fallimentare o scarsamente duraturo. E necessario allora procedere a piccoli passi, ma non rinunciare alla possibilità di cambiare, anche in modo limitato, il contesto in cui si opera. Il discorso sul 5° postulato richiederebbe da solo ben più di un articolo. Esso si connette con un tema da anni oggetto di studio da parte di Feuerstein e della sua equipe: la costruzione di ambienti modificanti. Su questo argomento poco dibattuto e ancor meno documentato è possibile trovare indicazioni nellunico testo di Feuerstein tradotto in lingua italiana ed edito da Sansoni (1995): Non accettarmi come sono e nel volume firmato dalla scrivente per lEditrice Vannini di Brescia ( 2003): Potenziare la mente? Una scommessa possibile. Lapprendimento mediato secondo il metodo Feuerstein. (si veda anche bibliografia in questo sito). Nonostante i postulati sulla modificabilità cognitiva , il 5° in particolare, possano suscitare qualche riserva o sembrare venati di utopia, ciò che colpisce nel lavoro condotto dallequipe di Feuerstein, dal dopoguerra in avanti, è il continuo accettare di coinvolgersi con individui che il sistema rifiuta perchè non integrabili, e la costatazione che alla fine, sorprendentemente, lo diventano.
LA MEDIAZIONE
Nellarticolo precedente abbiamo illustrato il concetto di modificabilità cognitiva-strutturale, rinviando ad una trattazione successiva lanalisi delle condizioni in grado di sollecitare nel discente tale trasformazione. Nella prospettiva di Feuerstein e della pedagogia cognitiva in generale, la modificabilità cognitiva strutturale si realizza a condizione che lindividuo possa fruire di esperienze di apprendimento mediato ( E.A.M.). Secondo questa teoria, non è la dotazione cromosomica di cui una persona dispone, né la maturazione delle sue strutture nervose a determinare il livello di apprendimento che essa può realizzare, ma è la qualità della mediazione che le viene offerta durante le EAM ad avere un ruolo prevalente, tale da stimolare il potenziamento delle strutture neuronali e di conseguenza lo sviluppo delle capacità di apprendimento, qualsiasi sia la situazione iniziale del soggetto. Nonostante Feuerstein sia stato un allievo diretto di Piaget, limportanza fondamentale che attribuisce alla qualità della mediazione, rispetto a quanta possa averne la maturazione neuronale, lo allontana nettamente dalle posizioni del maestro e lo accosta piuttosto al pensiero di Vigotsky, nel cui lavoro è già individuabile la ricerca degli elementi e delle condizioni in grado di promuovere lespressione del potenziale di apprendimento degli allievi. Che cos è la mediazione? La mediazione è lazione consapevole ed intenzionale
dell educatore ( genitore o insegnante) che si fa carico di far
acquisire alleducando una strumentazione che gli consenta in futuro
di affrontare i problemi e di apprendere con efficacia e in modo autonomo. Le funzioni del mediatore Il mediatore seleziona i dati su cui vuole attirare lattenzione
lasciando gli altri sullo sfondo, li ripete con una frequenza maggiore
rispetto a quella che avrebbero naturalmente, ne regola la durata,
lintensità, lordine di presentazione, per assicurarsi
che vengano recepiti. Così facendo altera le condizioni naturali
di apparizione degli stimoli, che in genere sono casuali, per creare artificialmente
condizioni più favorevoli alla recezione delle informazioni. Abitua
inoltre il discente a mettere a confronto i dati su cui opera,
ad individuarne le connessioni temporali, causali, finali, di identità,
somiglianza, differenza, esclusività; stimola in lui il bisogno
di cercare relazioni fra ciò che viene recependo e le conoscenze
che già possiede e contrasta in questo modo la tendenza ad una
percezione episodica e frammentaria della realtà, caratteristica
del comportamento cognitivo di basso livello. Abitua alla necessità
di definire con precisione i problemi e di prefigurarsi mentalmente
il percorso necessario per risolverli, anticipando le conseguenze
delle mosse ipotizzate, prima di passare allazione; aiuta così
leducando a controllare la propria impulsività e a
ricorrere il meno possibile al procedimento "per prove ed errori".
Lintervento del mediatore non si limita alla fase della raccolta
e della elaborazione delle informazioni, come abbiamo appena visto, ma
affianca il discente anche durante la produzione dei cosiddetti
"output", ossia delle risposte, sia di tipo verbale,
che scritto, che comportamentale, per fare in modo che esse siano comprensibili,
non egocentriche, precise, coerenti con i problemi e con gli obiettivi
individuati. La mediazione è efficace con tutti ? "E proprio sicuro - ci si potrebbe chiedere - che lobiettivo
suddetto sia ottenibile anche con persone fortemente handicappate?"
Le caratteristiche peculiari della mediazione Le ricerche condotte dallequipe di Feuerstein su questo argomento hanno portato ad una definizione e ad una descrizione della mediazione in termini più operativi che filosofici. Sono stati individuati 12 criteri e 50 categorie che costituiscono un sistema metodologico-didattico attraverso cu si elicita lazione del mediatore. Fra tutti, 3 fattori sembrano essenziali in ogni cultura ed in ogni condizione per garantire la qualità e lefficacia della mediazione: l intenzionalità/reciprocità dellinterazione, la trascendenza, la mediazione del significato. L intenzionalità esprime la consapevolezza, da parte
del mediatore, della sua intenzione di entrare in relazione con il soggetto
e dellimportanza che questa relazione riveste; il concetto include
inoltre la capacità di rendere trasparente questa sua convinzione
all allievo, la necessità, da parte del mediatore di mettere
a fuoco gli elementi essenziali di ciò che vuol comunicargli e
di prefigurarsi il modo più efficace per trasmetterli in modo che
vengano recepiti come tali. Con trascendenza si intende lorientamento del mediatore
che non si limita a soddisfare i bisogni immediati alla base di una certa
interazione con leducando, ma "guarda lontano" e approfitta
di ogni occasione per ampliare la sfera di conoscenze, relazioni, bisogni
e possibilità del soggetto. Lapprendimento in questo modo
trascende i limiti di una acquisizione particolare legata ad un
occasione specifica e si inserisce invece in una cornice più ampia
di conoscenze, relazioni, valori. Il terzo fattore essenziale perchè una relazione possa considerarsi
autenticamente educativa ed innescare il cambiamento è la mediazione
del significato. Essa attiva la componente energetica- motivazionale
dellapprendimento, anche attraverso una presentazione in forma
problematica degli argomenti e delle questioni. "Perchè è
importante leggere questo romanzo; conoscere la storia di questo periodo;
a cosa servono queste conoscenze?" Un altro modo per esprimere la
mediazione del significato è sensibilizzare i discenti allesigenza
di cercare con chiarezza gli obiettivi delle attività in cui
si trovano impegnati, fin dallinizio: essi possono così orientare
subito le loro energie intellettali in modo finalizzato, evitando distrazioni
e cali di interesse. Il concetto di mediazione del significato assomiglia
molto, in questo caso, a ciò che Antoine de la Garanderie chiama
il "progetto". Lo studioso francese suggerisce di studiare,
lavorare avendo bene in mente il progetto a cui quellattività
è orientata. Se uno studente, per esempio, si propone di saper
ripetere allinsegnante la lezione assegnata per compito (progetto),
mentre studia terrà sotto controllo tutti gli elementi che gli
consentono di riuscire nel suo intento (aver chiari i concetti, ripetere
ad alta voce ecc.) e avrà minori probabilità di disperdere
le proprie energie rispetto ad un alunno che si accinge a studiare in
modo generico e senza alcuna finalizzazione. Conclusioni Lo spazio che abbiamo a disposizione non rende possibile la trattazione
degli altri 9 criteri che orientano la mediazione. Ci auguriamo che anche
solo la lettura degli elementi presentati fino a questo momento possa
fornire un'idea della portata che assume la mediazione nella prospettiva
dell Educazione Cognitiva. Essa consente inoltre al discente, in
modo intenzionale, di accedere alla storia e alle culture passate offrendogli
la possibilità formidabile e caratteristica della specie umana
di dilatare enormemente i confini della propria conoscenza al di là
di quanto lesperienza personale potrebbe consentirgli.
| ||||||||||