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Presentazione della relazione

 

Maria Luisa Pombeni

 

L’orientamento degli adulti: una risposta possibile

Relazione al Convegno del 4 ottobre 2002 a Trieste

 

Abstract a cura di Flavia Marostica

 

Agli inizi degli anni Duemila c’è la necessità di un raccordo tra i diversi soggetti che si occupano di orientamento per non disperdere energie e per rispondere in maniera più mirata a un ventaglio di bisogni di utenti diversi. Pervasività e rischio di ridondanza e non specificità o genericità o improprietà degli interventi. La seconda Indagine nazionale sui servizi di orientamento del Ministro del lavoro (1999) ha censito 20.000 orientatori nei diversi sistemi.

Allargando i servizi per gli adulti occorre ridefinire il rapporto tra tipologie di intervento e bisogni specifici. Nei loro confronti vengono attivate azioni diverse, alcune delle quali sono effettivamente orientative, altre hanno solo indirettamente a che fare con l’orientamento: azioni in un continuum:

·         da un polo di bassa specificità (legate alla ricerca di soluzione alla domanda di lavoro)

·         a un altro polo ad alta specificità (legate alla motivazione personale ad un miglioramento professionale).

Occorre, inoltre, tenere presenti le caratteristiche dei diversi contesti di erogazione delle azioni e, pur nella unitarietà del processo di orientamento, distinguere tra le diverse pratiche quelle più capaci di accompagnare le transizioni sul lavoro degli adulti.

Si possono individuare tre macro-tipologie di azioni:

· azioni propedeutiche/complementari al processo vero e proprio di orientamento (informazione orientativa e didattica orientativa) che interessanti tutti i tipi di utenti

· azioni di accompagnamento dei percorsi finalizzare a potenziare le capacità di automonitoraggio in itinere, non nei momenti di scelta, che interessano tutti i tipi di utenti

· azioni di consulenza alle scelte (progetti formativi e lavorativi personalizzati) che interessano tutti i tipi di utenti; sono azioni di aiuto e di supporto alle transizioni; la consulenza orientativa (breve, counselling orientativo, bilancio di competenze) serve nei momenti di scelta ed è ad alta specificità orientativa perché:

  • si basa sulla motivazione della persona a gestire il proprio processo di orientamento
  • richiede un soggetto che è in grado di interagire con il professionista che facilita lo sviluppo delle sue competenze
  • è finalizzato alla messa a punto di un progetto formativo e/o lavorativo.

Un ruolo a parte potrebbe essere svolto dai servizi dedicati che potrebbero assumere anche funzioni di:

  • promozione, coordinamento e sviluppo della rete locale
  • elaborazione di proposte operative
  • analisi dei bisogni orientativi del territorio
  • promozione del confronto fra gli operatori sulle buone pratiche
  • supporto alle risorse professionali della rete territoriale.

Rimane aperto il problema della professionalità degli operatori Alcuni tendono a circoscrivere il campo di azione ad alcune pratiche consolidate definendole in modo preciso, altri invece a sovrapporre l’orientamento ad azioni che hanno altre finalità. Si potrebbe ipotizzare:

  • alcuni profili che hanno una mission specifica e diversa dall’orientamento ma che svolgono una funzione concorrente all’attivazione del processo di orientamento (® competenze propedeutiche): formazione della persona, preparazione al lavoro, inserimento occupazionale

altri profili professionali dedicati (anche più di uno) finalizzati a supportare il processo di orientamento sia nell’accompagnamento nei momenti di snodo (® competenze di automonitoraggio) sia in attività consulenziali alle scelte e alla progettazione del futuro (® competenze di sviluppo)