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L'esperienza di apprendimento
mediato con Alessandro
Arianna Tegani
"Mi chiamo Alessandro e sono un asso del computer".
La situazione iniziale.
Primi giorni di scuola, settembre
2001. Sono la nuova insegnante di psicologia in una classe quarta di
un Istituto Professionale per i Servizi Sociali. In classe è
presente anche Alessandro, un ragazzo che ho già notato gli anni
precedenti: l’ ho visto con il suo insegnante di sostegno.
Ci presentiamo ad uno ad uno: quando arrivo ad Alessandro una delle
prime cose che mi dice di sé è il suo amore per l’informatica.
Pare sia davvero bravo!
Alessandro ha 19 anni ed è affetto dalla nascita da una rarissima
malattia metabolica: l’ acidosi metilmalonica.
Questo grave disturbo comporta che nel sangue di Alessandro si accumuli
un acido nocivo che non solo gli provoca danni a livello motorio (disturbi
funzionali dell’area prasso- motoria,movimenti distonici ) ma anche
una grande stanchezza che rallenta la sua attività, sia fisica
che cognitiva. La gravità e la rarità della patologia
non hanno mai permesso agli specialisti che lo seguono di fare ipotesi
certe sul decorso della malattia né ci sono casi di ragazzi ormai
adulti che possano offrire elementi per prevedere il suo futuro. Il
neuropsichiatra non aveva rilevato particolari difficoltà di
comprensione quando Alessandro era bambino: aveva consigliato alla famiglia
di acquistargli un computer già dall’età di 5 anni per
ovviare alle difficoltà motorie (scrive molto lentamente e con
una grafia irregolare).
All’entrata nella scuola elementare Alessandro è stato quindi
affiancato da un’insegnante di sostegno per renderlo sempre più
autonomo nell’uso di tale strumento. Per tutto il periodo delle scuole
elementari, medie e fino al terzo anno delle superiori ha seguito la
stessa programmazione della classe: i docenti di sostegno che si sono
succeduti hanno avuto il compito di aiutarlo a rimanere al pari dei
compagni contrastando la stanchezza e la conseguente lentezza nei ritmi
di apprendimento dovuti alla sua malattia.
Gli anni delle scuole elementari sono stati per Alessandro molto gratificanti:
era contento di affrontare cose nuove e di stare con i compagni di classe.
Il suo carattere aperto e cordiale lo ha sempre reso un bambino amato
e ben inserito nel contesto classe. Per lui e la sua famiglia la scuola
ha assunto un valore importante sia per l’inserimento sociale che per
le possibilità di riuscita, non ipotizzabili in altri ambiti.
L’entusiasmo ha avuto un calo durante la scuola media e soprattutto
negli anni delle superiori: al termine della classe terza dell’Istituto
professionale Alessandro, nonostante lo sforzo costante nello studio,
ha ottenuto risultati mediamente più che sufficienti ma con un
dispendio tale di energie da far temere per la sua salute fisica già
così precaria. Qualche insegnante aveva notato un progressivo
rallentamento dei ritmi di apprendimento dovuto, probabilmente, al decorso
della patologia e qualche difficoltà soprattutto nei processi
di astrazione.
L’evolvere della malattia ha costretto tutti a rivedere tempi e modalità
di apprendimento: la famiglia, su disposizioni dell’équipe medica
che segue il ragazzo, ha chiesto e ottenuto di realizzare in quarta
un programma educativo differenziato: in pratica Alessandro ha continuato
a seguire autonomamente i programmi di italiano, psicologia, francese,
educazione fisica e religione; con il supporto del docente di sostegno
e della tutor ha svolto tecnica aziendale, diritto e alcuni moduli di
matematica applicata alla tecnica aziendale; non ha seguito i programmi
di storia, cultura medico-sanitaria e gli incontri con esperti dell’area
professionalizzante (Terza Area). Ha conseguito l’ECDL (patente europea
per il computer) con l’aiuto dell’insegnante di sostegno e ha realizzato,
durante il periodo di stages della classe, un tirocinio lavorativo settimanale
presso l’AGAC (Azienda Gas- Acqua) di Reggio Emilia con mansioni di
segreteria e immissione dati al computer.
L’enorme sforzo sostenuto da Alessandro negli anni delle scuole superiori
ha minato il suo senso di autostima e generato un atteggiamento che,
contrariamente a quanto succedeva negli anni precedenti, lo porta a
bloccarsi di fronte agli imprevisti e a nascondersi di fronte alle novità.
Ciò ha generato in lui una certa insicurezza e la dolorosa consapevolezza
(accentuata dalla fase adolescenziale ) che, forse, il suo percorso
scolastico e di vita non sarà uguale agli altri. Andrea in terza
superiore ha cominciato ad avvertire con un certo disorientamento l’emergere
delle pulsioni affettive e sessuali tipiche della sua età: ecco
comparire un altro "imprevisto" che l’ ha spaventato e di
fronte al quale ha cercato di sfuggire negando o evitando il problema.
Da registrare, invece, come evento importante e positivo per la sua
autonomia e stima personali, il conseguimento della patente di guida
avvenuto nel mese di gennaio 2002: la promozione ha rappresentato per
lui una meta molto ambita e significativa che l’ ha fatto sentire uguale
ai compagni, invidiato per il successo ottenuto, più sicuro di
sé nelle relazioni con i pari.
" …E se provassimo con il metodo Feuerstein?".
L’ipotesi di lavoro
Tra giugno e settembre del 2001 un gruppo di docenti
dell’Istituto Professionale per i Servizi Sociali ha seguito il corso
di primo livello del Metodo Feuerstein condotto dall’ IRRE ER: da questa
risorsa è nata l’idea di poter utilizzare tali strumenti per
migliorare le capacità di apprendimento di Alessandro.
E’ stata proposta al Consiglio di Classe un’ipotesi di lavoro finalizzata
al consolidamento di abilità trasversali e al raggiungimento
di strategie più efficaci di studio per economizzare le energie
del ragazzo: in qualità di insegnante di psicologia di Alessandro
mi sono assunta la responsabilità di applicare il metodo.
E’ stato concordato un piano di lavoro con gli insegnanti di sostegno
e con la sua famiglia ed è stata informata e coinvolta anche
la tutor che segue l’alunno per 6 ore e trenta la settimana (di cui
4 a scuola). Si individuano alcuni obiettivi trasversali (vedi par.
4) in modo da orientare tutte le attività di Andrea (tirocinio
e organizzazione dello studio a casa compresi) verso i medesimi scopi.
E’ stato deciso con il consiglio di classe di lavorare con Alessandro
a livello individuale utilizzando il metodo Feuerstein per due moduli
orari alla settimana (corrispondenti a un’ora e quarantacinque minuti)
da novembre a fine maggio per un totale complessivo di 38 ore.
Il lavoro è stato svolto il lunedì mattina, dalle ore
8 alle ore 9.45.
Sono state proposte tutte le schede di Organizzazione di punti,
le schede di Orientamento spaziale 1 dalla 1 alla 7 e
la scheda n° 7 di Immagini. Era mia intenzione presentare
solo alcune unità degli strumenti sopra ricordati e introdurre
anche Confronti, per variare maggiormente l’attività,
ma Alessandro ha esplicitamente richiesto di completare tutto lo strumento
Organizzazione di punti: la scelta si è poi rivelata molto
utile ed efficace.
La prima settimana di novembre si comincia. Il livello di partenza
Quando è iniziato il lavoro sul Metodo Feuerstein
Alessandro non era stato messo al corrente degli obiettivi specifici
che avevo individuato con il consiglio di classe e con la famiglia:
la proposta gli era stata presentata come opportunità per imparare
strategie più efficaci nello studio e possibilità di riflettere
in modo più consapevole sulle sue risorse e sulle difficoltà
nell'apprendimento.
Alessandro ha vissuto questo momento
di lavoro individuale in modo positivo fin dall’inizio: si è
sentito quasi privilegiato perché questa attività veniva
già proposta nel modulo di orientamento ai ragazzi delle
classi prime del medesimo Istituto e perché, non avendo un contenuto
disciplinare, non risultava un recupero di nozioni o un potenziamento
di conoscenze, quasi a sottolineare il suo ritardo rispetto ad
altri.
Inoltre, in qualità di insegnante di psicologia della classe,
avevo già destato curiosità e interesse negli alunni soffermandomi
ad illustrare le convinzioni di Feuerstein inerenti la Modificabilità
Cognitiva Strutturale e la Mediazione Educativa, in rapporto
al pensiero di Piaget e alle teorie dell’apprendimento.
Inserito in questo contesto il P.A.S. è risultato agli occhi
di Alessandro e della sua classe una bella sfida per padroneggiare con
maggiore competenza le proprie abilità e apprenderne altre.
Era mia intenzione che Alessandro individuasse gradualmente i suoi
obiettivi in modo personale e consapevole, per renderlo protagonista
di questo progetto e per sostenere la sua motivazione.
Il lavoro dei primi due mesi (novembre e dicembre) mi ha permesso di
stabilire un rapporto di fiducia con lui e di alimentare il suo desiderio
di mettersi alla prova e di riuscire, nonostante la fatica ; mi ha permesso
inoltre di osservare le funzioni da potenziare e di confrontarle con
gli obiettivi prefissati.
Solo a metà gennaio Alessandro è stato in grado di individuare
i suoi obiettivi (attraverso la mediazione dell’apprendimento nel lavoro
sulle schede) e di esplicitare le esigenze di:
- imparare da solo
- economizzare le sue energie (per evitare che
siano completamente assorbite dallo studio )
- avere successo nei propri sforzi
- aumentare il senso di competenza.
Dal lavoro di osservazione ho potuto notare che Alessandro
utilizzava una percezione un po’ sommaria dei dati e un’osservazione
non sempre attenta, aveva l’esigenza di una maggiore precisione nell’esecuzione
del lavoro, cosa che gli risultava impossibile a causa della sua disprassia
(mi ha chiesto di aiutarlo nel disegnare le figure dello strumento Organizzazione
di Punti: lui avrebbe tracciato da solo col dito il percorso e io
avrei eseguito materialmente la figura), era in grado di trasporre visivamente
le figure senza particolari difficoltà, aveva un buon controllo
dell’impulsività, rimaneva concentrato sull’esecuzione della
scheda, ma molto meno sulla riflessione metacognitiva in cui era necessario
guidarlo alla generalizzazione e al bridging (spesso scrivendo, mentre
eseguiva il compito, le considerazioni che emergevano da lui), non era
coinvolto dalle schede di immagini perché, all’inizio, non amava
molto esporsi a considerazioni più personali sullo stile di apprendimento
o sulle sue motivazioni.
Cosa faremo e come lavoreremo . Gli obiettivi
Integrando tra loro tutti i dati a disposizione e ipotizzando
un’attività individualizzata che tenesse conto delle esigenze
di Alessandro, è stato possibile precisare ulteriormente gli
obiettivi generali come segue:
Obiettivo generale A: Imparare ad essere più
autonomo nello studio
Obiettivi specifici:
- Saper organizzare da solo il tempo a disposizione
per le attività di studio, pianificando il lavoro individuale
della settimana e dei giorni
- Aumentare i tempi e la qualità della
concentrazione selezionando gli elementi più importanti su
cui mantenere l’attenzione
- Automonitorare il proprio processo di apprendimento:
cosa imparare, come e quanto imparare
- Elaborare ed esplicitare le strategie per affrontare
un compito
- Aumentare il senso di competenza e sostenere
la motivazione intrinseca al compito.
Obiettivo generale B: Orientare l’allievo, attraverso
esercizi specifici, alle operazioni mentali astratte
Obiettivi specifici:
- Attivare, con gli strumenti del P.A.S.,le funzioni
cognitive corrispondenti alle varie schede, come pre-requisiti per
l’apprendimento
- Creare un sistema di bisogni ed abitudini mentali
attraverso il lavoro su esercizi simili strutturalmente, ma diversi
per contenuto e modalità.
- Esercitare la capacità di individuare
relazioni virtuali, come capacità di trovare legami significativi
tra fenomeni non collegati tra loro, in vista di una comprensione
non episodica della realtà
- Esercitare la rappresentazione mentale delle
relazioni spaziali come requisito fondamentale delle operazioni mentali
astratte.
L’utilizzo delle schede di Organizzazione di Punti
(O.P.) e di Orientamento Spaziale 1 (O.S. 1) è risultato
molto efficace in vista degli obiettivi individuati.
" Ho tagliato il traguardo?" Il livello
raggiunto al termine dell’esperienza
Cosa ne pensa Alessandro
Alla fine di un percorso finalizzato a rendere Alessandro più
consapevole dei suoi processi di apprendimento, mi sembra importante
lasciare a lui ,per primo, il diritto di parola e chiedergli se ritiene
di essere cresciuto in alcuni ambiti.
L’ho fatto dedicando l’ultima lezione a questa verifica.
Alessandro ritiene di essere migliorato nella sua autonomia di studio:
al computer lavora da solo; quando deve affrontare una prova, però,
preferisce confrontarsi con qualcuno (spesso la madre) perché
gli infonde maggiore sicurezza. Riconosce che è più un’abitudine
mentale o una comodità. Tuttavia sente ancora il bisogno di un
riscontro esterno nella verifica finale di un argomento.
Diverso è l’ambito delle relazioni sociali: in questo difende
la sua autonomia, prende iniziativa, parla maggiormente con le compagne
e prende la parola in classe quasi sempre senza difficoltà.
Il lavoro sulle schede del Metodo Feuerstein gli è piaciuto:
è stato occasione di apertura mentale, in particolare le generalizzazioni
che l’ hanno aiutato ad essere più creativo e sincero. Si è
divertito. Nonostante le difficoltà incontrate, a volte, nell’esecuzione
del compito, Alessandro è convinto che questo metodo gli abbia
insegnato ad accorgersi dei progressi fatti (nell’osservazione, nella
velocità dell’esecuzione, nella concentrazione) e a ritenere
che anche gli altri, come lui, possano vedere il suo valore di persona
e le sue qualità. Questa esperienza rassicurante lo aiuta a sentire
l’accettazione degli amici. In alcuni momenti, tuttavia, Alessandro
avverte un senso di esclusione quando non riesce a partecipare totalmente
ai discorsi delle compagne di classe. Unico neo: sarebbe stato stimolante
lavorare in gruppo con altri.
La parola alla tutor…
Ho incontrato la sua tutor e la mamma per avere un
riscontro da chi lo segue nello studio.
Insieme alla tutor abbiamo valutato alcune funzioni cognitive. Alessandro,
pur possedendo una percezione chiara, a volte va orientato ad un’attenzione
più costante e concentrata (soprattutto in tecnica aziendale).
In genere sa utilizzare i termini nuovi che sono stati definitivi con
chiarezza, sa considerare più fonti informative ma con livello
diverso a seconda delle materie: all’inizio fa fatica, ha bisogno di
tempo per organizzarle mentalmente ma poi si dimostra abile soprattutto
nelle discipline umanistiche. Con l’allenamento fatto ha allargato il
suo campo mentale: si ricorda meglio i concetti o i contenuti, è
cresciuto il numero delle sue coordinate mentali anche se, nelle discipline
più logiche e astratte, va sostenuto. In genere è abile
negli esercizi a risposta multipla in cui fa ricorso all’evidenza logica
per scegliere la risposta esatta, analizzando le diverse ipotesi. Utilizza
un comportamento di pianificazione non tanto nel metodo di studio, in
cui lascia volentieri che la tutor prepari l’organizzazione del lavoro,
ma soprattutto in alcuni compiti in cui sa identificare bene l’obiettivo
da raggiungere, le fasi del processo e la verifica del risultato finale
(per es. come si calcola l’IVA negli esercizi di tecnica aziendale).
Non procede per tentativi ed errori e possiede strumenti migliori, rispetto
all’inizio, per comunicare risposte correttamente elaborate. Non sempre
controlla la sua impulsività: dipende spesso dal suo stato psico-fisico,
dalla stanchezza o dall’ansia di fronte a compiti in cui non si sente
del tutto sicuro.
Secondo l’opinione della tutor sarebbe bene continuare con il Metodo
Feuerstein finalizzandolo in particolare all'aumento del livello di
astrazione.
E ora alla mamma…
Dal colloquio con la mamma di
Alessandro è emerso che ci sono stati molti cambiamenti: a differenza
dell’anno scorso, sa organizzare i suoi tempi di studio, sia giornalieri
che settimanali, e lo fa quasi sempre da solo. Si prepara in anticipo
per scadenze o verifiche, cerca di ritagliarsi del tempo libero per
altre attività. Prepara il materiale scolastico con cura e attenzione.
Quando studia preferisce ancora che un adulto gli ponga domande sul
testo per verificare se ha imparato per bene: non è del tutto
indipendente nella riorganizzazione ed esposizione dei contenuti, soprattutto
di argomenti complessi.
E’ diventato invece molto autonomo nel suo atteggiamento personale:
difende la sua privacy per quanto riguarda le relazioni amicali e non
racconta tutto di sé come prima. Decide da solo ciò che
vuole condividere. Dopo aver preso la patente questo senso di indipendenza
è aumentato: si mette più alla prova ma se accade qualcosa
di imprevisto di fronte al quale si trova in difficoltà, retrocede
e ha bisogno di essere incoraggiato.
Alessandro ha frequentato con grande serenità l’anno scolastico
e non ha avvertito tutta la fatica dell’anno precedente, nonostante
le sue condizioni di salute siano peggiorate negli ultimi mesi. Anche
le incerte prospettive per il futuro non sembrano impedirgli di fare
progetti: è realisticamente preoccupato per il progredire della
patologia ma non si lascia per questo abbattere.
I docenti della classe
Durante lo scrutinio finale, dopo aver relazionato
brevemente sul lavoro svolto con Alessandro, ho chiesto ai colleghi
del Consiglio di Classe di rimandarmi le loro impressioni e valutazioni
sul percorso scolastico del ragazzo. Tutti sono stati concordi nell’aver
notato in Andrea grossi cambiamenti, una maggiore motivazione e un’applicazione
costante nel lavoro scolastico. E’ più veloce nell’esecuzione
delle verifiche, più sicuro di sé e più aperto
con le compagni e i docenti. Per quanto riguarda l’apprendimento, in
alcune discipline fa fatica a ricostruire una sintesi complessiva su
argomenti vasti e articolati e permangono alcune difficoltà nel
pensiero logico- matematico.
Alessandro stato promosso alla quinta con la media del sette nelle materie
incluse nel suo piano educativo che prevedono obiettivi e contenuti
uguali a quelli della classe.
Alcune riflessioni personali sull’esperienza
L’incontro con Alessandro è stato arricchente
e gratificante: abbiamo imparato pian piano a conoscerci e a stabilire
un linguaggio comune, abbiamo utilizzato un modo di lavorare preciso
ma anche creativo, abbiamo progettato un percorso e lasciato spazio
alla riflessione calma e attenta di ciò che accadeva di volta
in volta. Chi non vorrebbe lavorare così con ognuno dei suoi
alunni?
Ho visto Alessandro passare da un atteggiamento obbediente, ma timoroso
e un po’ distaccato, ad un’apertura fiduciosa verso il compito da affrontare
e verso di me.
Ho costatato con lui i progressi graduali nella capacità di rimanere
concentrato, dapprima solo nel momento operativo dell’esecuzione, poi
anche nella generalizzazione e nella riflessione metacognitiva. L’ ho
visto entusiasmarsi per l’assenza di errori e per il tempo veloce con
cui completava la scheda (dai 60’ ai 40’, poi 30’ in O.P.).
Da gennaio in poi (mese in cui ha conseguito la patente di guida) l’
ho visto decollare verso un atteggiamento sempre più sicuro e
complice nel percorrere spazi di autonomia affettiva e relazionale:
forse il Metodo è stata l’occasione preziosa per riflettere su
questi cambiamenti che sono diventati consapevolmente interiori.
Alessandro deve ancora camminare verso una realistica conoscenza di
sé: è esploso in tutta la sua gioiosa adolescenza, non
senza punte di dolore, ma a 19 anni lo aspetta un altro traguardo difficile
e importantissimo: uscire dal mondo protettivo e gratificante della
scuola e accettare le sfide di ambienti di lavoro e relazioni ben diversi.
Deve imparare a capire chi è, cosa può dare, quali possibilità
e limiti possiede per inserirsi in modo flessibile, creativo e competente
nell’ambito professionale.
Confrontando le opinioni di chi lo segue e i risultati ottenuti credo
che l’obiettivo dell’autonomia (vd. par. 4) sia stato raggiunto
in buona parte: Alessandro deve lavorare ancora in vista di una completa
organizzazione e pianificazione dei tempi e delle attività di
studio e sentire il bisogno di controllare e valutare autonomamente
le proprie produzioni, diminuendo la dipendenza dall’adulto in questa
fase. Gli altri obiettivi specifici sono stati raggiunti, invece, in
modo decisamente soddisfacente.
L’orientamento alle operazioni mentali astratte è stato
sollecitato con costanza: Alessandro ha ottenuto buoni risultati nell’esecuzione
degli esercizi proposti e ha dimostrato padronanza nelle funzioni cognitive
specifiche. Sarebbe utile un lavoro di rinforzo all’interno delle diverse
discipline affinché egli potesse raggiungere gli stessi risultati
nell’ambito logico- matematico, nelle operazioni mentali più
astratte e sviluppasse una comprensione non episodica della realtà
anche nell’affrontare fenomeni o argomenti complessi.
Occorre considerare inoltre che 38 ore di applicazione
sono decisamente insufficienti per potenziare in modo stabile tutte
le funzioni cognitive carenti e condurre un soggetto a buone abitudini
di pensiero. In questo arco di tempo è possibile tuttavia dargli
occasioni concrete perché egli possa rivalutare l’immagine di
sé e iniziare il decollo.
Al termine di quest’anno scolastico, ringrazio Alessandro
che mi ha dato la possibilità (come accade in ogni relazione
educativa) di maturare mentre lo accompagnavo nel suo percorso.
Il rapporto educativo è sempre di reciprocità perché
non si può dire né dare ciò che non si è,
ma mentre aiutiamo un altro a crescere, cresciamo con lui.
Applicare il Metodo Feuerstein con Alessandro mi ha dato coraggio, motivazione,
gioia. Mi ha allenato, guardando lui e il suo incerto futuro, alla pazienza
e alla gratitudine. E ancora una volta mi ha fatto stupire della ricchezza
nascosta in ogni esistenza.
Nota:
L’esperienza di apprendimento mediato con Alessando
è un condensato tratto dall’omonimo capitolo, scritto da Arianna
Tegani in Vanini P., Potenziare la mente? Una scommessa possibile,
Vannini, 2003
Alessandro è un nome di
fantasia, usato al posto di quello del protagonista per proteggerne
la privacy.
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