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Contibuto al dibattito
Ispettrice Alberta De Flora
Il dibattito si è spostato su altre questioni,
ma l'ultima domanda mi spinge a fare considerazioni sugli esiti dell'indagine
qui presentata e proposti alla vostra attenzione, oltre ché su
alcune pratiche di orientamento nelle scuole.
Si deve dire, innanzitutto, che il questionario è stato formulato
in modo che venissero esplicitate più le istanze organizzative
che quelle legate al merito della didattica in tema di orientamento.
E d'altra parte la ricerca RIRO 1 era intesa a sondare alcuni aspetti
legati ai processi di integrazione piuttosto che a rilevare quali siano
nelle scuole le pratiche orientative nel loro insieme. Alla conclusione
dell'indagine e di fronte ai risultati presentati oggi dobbiamo rilevare
che, anche ai fini della discussione che si sta svolgendo qui, questo
difetto d'origine, diciamo così, non consente di dare ulteriori
informazioni e approfondimenti su quanto viene svolto, complessivamente,
nelle scuole per l'orientamento. Detto questo, mi pare che in questa
indagine non emerga l'anima dell'orientamento nel senso che non emerge
il tratto saliente dell'attività orientativa della scuola e cioè
la didattica che orienta. E' invalso ormai l'uso di chiamarla didattica
orientativa perchè tesa a valorizzare, a dare spazio, a farsi
carico delle finalità orientative istituzionali.
La valenza orientativa dell'attività didattica si sostiene investendo
in varie operazioni metodologiche quali, ad esempio, problematizzare,
procedere per obiettivi/risultati, fare ipotesi e cercare /selezionare
informazioni, valutare, ecc.
Se il curricolo può essere pensato come l'insieme delle situazioni
formative e di sessioni di lavoro d'integrazione, di cui si parlerà
in seguito, le une e le altre devono avere un'organizzazione in spazi
e tempi definiti, mediante un'opportuna programmazione, diversa da scuola
a scuola e da classe a classe. Tale programmazione tende a conseguire
intenzionalmente traguardi formativi con finalità orientative.
Curricolo orientante nella scuola media
L'esperienza di didattica orientativa realizzata nella scuola media
si innesta, perciò, su un curricolo orientante. L'assunzione
e i processi di realizzazione dei compiti di realtà, che ne costituiscono
l'asse principale, portano nell'attività scolastica le istanze
relative alla vita familiare, alle realtà territoriali lavorative
e non, ma soprattutto quelle formative dei ragazzi di una certa fascia
d'età.
Le condizioni perché ci sia una didattica orientativa sono che
a) la progettualità delle singole situazioni sia modellata su
un compito particolare tratto dalla realtà;
b) sia definito un piano di fattibilità con l'individuazione
di tempi e modi per la realizzazione dello stesso;
c) si realizzi un prodotto con il concorso di più docenti.
I prodotti, poi, devono avere un riconoscimento sociale per la loro
utilità (anche cognitiva) e rispettare gli standard prefissati
e non essere realizzazioni accademiche come i compiti in classe o le
interrogazioni o gli esami.
Attraverso tale didattica si può non esaurire le finalità
e gli obiettivi previsti istituzionalmente e quindi essa può
non essere esaustiva delle modalità di fare scuola, ma deve costituirne
parte rilevante nei primi cicli scolastici e in misura decrescente mano
a mano che si sale, fino a giungere alla produzione di progetti/tesine/lavori
di ricerca negli ultimi anni di scuola secondaria.
Né, d'altra parte, la didattica orientativa esaurisce i compiti
di realizzazione dell'orientamento in quanto restano escluse le cosiddette
"azioni orientative" extracurricolari, di cui si parlerà
in seguito.
Poiché la didattica orientativa, pur nella novità della
sua impostazione, si avvale dei saperi disciplinari richiede un serio
ripensamento della loro utilizzazione all'interno del curricolo in modo
da rispondere alla richiesta presente nei Programmi del '79 di studiare
con le discipline, e non le discipline.
E', comunque, attraverso l'attività didattica che il giovane
si sperimenta e riconosce le proprie attitudini, gli interessi, le propensioni
per le discipline e tiene conto anche degli esiti dell'apprendimento
perché le valutazioni scolastiche sono elementi di orientamento
(etero ed auto valutazione). Ciascun alunno può, così,
accorgersi dei suoi punti forti e delle sue debolezze; misurarsi con
le strategie cognitive che i diversi saperi utilizzano, con i concetti,
le parole e le tecniche che le caratterizzano, imparando a riconoscerli
e a padroneggiarli. E' noto, inoltre, che lo studente subisce l'attrazione
o l'allontanamento da una disciplina anche grazie al carisma o alla
sua assenza del docente; ma attraverso una didattica orientativa sviluppa
capacità progettuali non legate alla singola disciplina, ma alla
realizzazione di prodotti, di cui controlla le fasi di sviluppo e i
tempi di realizzazione. Coglie, così, i contributi delle discipline
necessarie alla sua realizzazione all'interno di un lavoro pluridisciplinare.
Nel lavoro comune, infine, sperimenta la condivisione di responsabilità
con i compagni e vive le relazioni con essi in situazioni non ludiche,
ma di corresponsabilità del lavoro. Impara, inoltre, ad
apprezzare i contributi di tutti.Nella didattica orientativa si affronta
la complessità che è insita in ogni aspetto della vita
reale in quanto i compiti sono tratti dalla vita stessa. Essi diventano
oggetto di studio nell'attività didattica che, assumendoli come
propri punti di partenza, affronta e scioglie la complessità
attraverso i contributi delle diverse discipline utilizzando le risorse
metodologiche e contenutistiche che sono proprie di ciascuna di esse.
Con questo si è rapidamente presentata la didattica orientativa,
così come è stata realizzata nel progetto per la scuola
media realizzato dalla Direzione Generale Scuola Media (Progetto Orientamento.
D.M. 31 ottobre 1996)
Le azioni di orientamento
L'insieme delle azioni che sono, nel tempo, divenute patrimonio delle
istituzioni scolastiche per la realizzazione dell'orientamento extracurricolare
sono raggruppabili a seconda dell'età degli alunni ai quali si
rivolgono e degli obiettivi legati ai diversi processi presi in considerazione
allo scopo di aiutare i ragazzi ad affrontare i problemi connessi ai
passaggi tra scuole di ordine diverso o quelli legati all'uscita dal
sistema. Tali azioni sono molteplici e attengono in misura limitata
alla didattica e al curricolo, ma sono per lo più di natura extra
curricolare. Poco fa dicevo che i risultati dell'indagine appaiono sbilanciati
sull'organizzativo. Chi è della scuola sa benissimo che il fatto
che ci sia una commissione in una scuola o il referente per l'orientamento
può non significare niente come può significare moltissimo
ai fini di una prassi didattica diffusa. E d'altra parte che cosa fanno
i referenti ? Quali risultati perseguono? Tale domanda continua a presentarsi
tutte le volte che si vogliono dare risposte di carattere generale.
Anche questa indagine non dà risposte a tali domande. Vorrà
dire che si dovrà fare ancora ricerca. Quello che ho sempre notato
quando mi sono occupata di orientamento, soprattutto nella scuola media,
è che c'è un divario nel fare didattico, tra la attività
predisposta per orientare gli studenti nel passaggio alla scuola secondaria
o ad altri percorsi formativi e i processi di apprendimento con le discipline.
La prima è per lo più protesa all'esterno, tanto da divenire
surrettizia rispetto al curricolo, spesso realizzata con il contributo
di enti esterni alla scuola, ma interessati a vario titolo all'orientamento;
la seconda tutta interna e intesa a realizzare i tradizionali processi
d'apprendimento. Con riferimento alla tabella 15, le attività
che vi compaiono sono riconducibili ad attività del primo tipo.
Quale legame abbiano con l'attività didattica curricolare non
è dato saperlo. In altre parole, sarebbe interessante ed essenziale
conoscere il legame, se c'è, fra attività orientative
e proposta formativa complessiva. Credo che sia venuto il momento di
mettere ordine nelle diverse parti del curricolo o tra curricolo
ed extracurricolo per coglierne i necessari collegamenti e integrazioni.
Tutto questo anche per facilitare la comprensione dei processi di integrazione
con i sistemi esterni alla scuola e preposti all'orientamento.
Le professionalità presenti nella scuola
So che nella scuola ci sono molte professionalità arricchite
perché ci sono docenti che da anni si occupano di orientamento,
hanno cercato anche fuori della scuola di osservare quello che fanno
altri e hanno portato nella scuola anche prassi nate altrove adattandole
opportunamente. Ci sono, quindi, dei docenti che hanno una professionalità
arricchita ed alcuni di loro potrebbero mettere a disposizione dell'esterno
competenze didattiche in tema di orientamento. Ci sono, però,
tra tutti coloro che si occupano di orientamento troppe diversità
per poter configurare una figura specifica dell'orientamento. C'è
bisogno, per questo, che ci sia una definizione del ruolo ed un conseguente
raggruppamento di competenze legate a quel ruolo. Questo lo dico agli
insegnanti, alcuni dei quali sono persone ricchissime, ma devono porre
attenzione al fatto che si sono formati attraverso l' esperienza, magari
lo studio personale, ma non hanno avuto un confronto tra loro così
da individuare con la riflessione i compiti specifici di un docente
orientatore. Per portare la competenza acquisita anche all'esterno è
necessario sottoporsi ad un processo di riconoscimento. Anche Marostica,
questa mattina ha posto un quesito relativo alla professionalità,
per quegli aspetti delle competenze relative all'adempimento di obiettivi
d'orientamento.
Nel 1997 la Direzione Generale della Scuola Media, ora soppressa, ha
portato a termine un progetto, che considero ancora egregio. Tale progetto
ha prodotto tre volumi raccolti in un cofanetto e un CD Rom che sono
stati tutti inviati a tutte le scuole medie e agli istituti comprensivi
allora esistenti. All'inizio del lavoro, noi del gruppo di produzione,
ci siamo posti le seguenti domande: cos'è l'orientamento? Cosa
si fa nella scuola media sotto il nome di orientamento ? Siamo arrivati
alle conclusioni un po' sconsolanti alle quali alludevo poco fa e cioè
che l'attività orientativa, nella scuola media era attestata
su due assi: quello dell'istruzione e quello dell'educazione. Voi sapete
che, nella scuola media, sono state introdotte nel tempo diverse educazioni
(l'educazione stradale, quella all'intercultura, quella alla salute,
ecc), e negli anni Novanta si percepiva nettamente nelle scuole la spaccatura
del curricolo nei due assi menzionati, costituendo quello delle educazioni
una sorta di sovraccarico curricolare. L'orientamento faceva parte dell'asse
delle educazioni e veniva svolto attraverso progetti rinnovati o modificati
di anno in anno, come attività extracurricolare, prevalentemente
basata sull'informazione da fornire agli studenti per consentire loro
la scelta della scuola secondaria o altro. Le attività orientative,
poi, si collocavano soprattutto nel terzo anno, nella sua prima parte
in relazione alla scelta da fare a gennaio della scuola secondaria,
e venivano, per lo più, delegate al referente per l'orientamento.
Questo era l'esito registrato nel 1997. Per ricollocare l'orientamento
della scuola media all'interno del curricolo, riconoscendone così
l'importanza fondamentale, si è elaborato questo progetto ponendo
attenzione alla didattica perché fosse una didattica di per sé
orientante.
Quando si parla con gli insegnanti d'orientamento, questi affermano
che sono le discipline stesse che sono orientanti e che quindi anche
un insegnamento tradizionale basato sulle materie di studio è
orientante. Certo che si orienta con le discipline, ma anche e forse
prima che con le discipline, i docenti orientano con gli atteggiamenti,
i comportamenti e le valutazioni. Tutto questo è importante
ai fini della formazione e questo curricolo, chiamiamolo implicito,
raramente considerato è fortemente orientante nella direzione
della formazione dell'identità personale. Se non altro, gli insegnanti
orientano attraverso il curricolo implicito, ma evidentemente non basta.
Gli insegnanti hanno bisogno di orientare anche attraverso gli strumenti
che sono loro propri, le competenze disciplinari, messe a disposizione
della finalità orientativa.
Resta da capire come piegare le competenze disciplinari all'orientamento
e sfruttare le caratteristiche epistemologiche di ciascuna disciplina
come espedienti in senso orientativo formativo. La domanda da porsi
è allora: quali sono i bisogni formativi dei ragazzi che hanno
12 o 13 anni, intesi come persone e non come studenti ? Allora sono
stati individuati dei bisogni guardando a loro come a dei ragazzi sì
in crescita,ma che sono soggetti capaci e desiderosi di dare un senso,
come tutti, alla loro vita, e non solo perché un domani andranno
alla scuola secondaria o alla formazione e dovranno inserirsi nel mondo
del lavoro.
Sono stati considerati piuttosto come cittadini giovani, non economicamente
indipendenti ma che devono pur fare delle scelte nella loro vita quotidiana
e dare significato e valore alle cose che fanno.
Si è così pensato ad una programmazione che li abilitasse,
fornisse loro delle competenze necessarie per svolgere i compiti
che la famiglia, la scuola e la società assegnano loro, tra questi
anche quello di consumare in quasi tutti gli ambiti dell'attività
economica.
I compiti presi in considerazione sono quelli che ogni ragazzo di 11-13
anni deve affrontare quotidianamente. Ad esempio, ciascuno deve aver
cura della propria salute (igiene, fare i controlli di routine, assumere
farmaci quando si è ammalati) oppure, se deve andare a fare delle
vacanze, come fare per organizzarle in modo adeguato, conoscere aspetti
organizzativi della società (conoscere le principali istituzioni
e il loro funzionamento), ecc.
Evidentemente i bisogni formativi sono legati alle realtà territoriali
e socio economiche degli allievi per cui si ipotizza che ogni istituto,
a partire dalla conoscenza degli elementi essenziali della realtà
in cui è collocato, stilerà un repertorio di bisogni,
attorno ai quali organizzare il curricolo. Si costruisce così
un curricolo fondato sulle abilità da raggiungere in cui le
discipline servono per raggiungere quelle abilitazioni; non sono, quindi,
l'oggetto dell'apprendimento ma gli strumenti per l'apprendere e per
abilitare.
Sono state proposte diciassette situazioni formative come esempi di
porzioni di curricolo, così da rendere ragione del percorso metodologico
seguito e delle scelte curricolari fatte.
A partire da un singolo compito e dal conseguente bisogno del ragazzo
di svolgerlo, si costruisce l'unità formativa che farà
raggiungere le abilitazioni richieste attraverso un percorso organizzato
e descritto agli allievi e al cui termine viene realizzato un prodotto
a riprova del fatto che le abilitazioni sono state raggiunte.
Così facendo, probabilmente, non si esaurisce tutto il curricolo
previsto dalle indicazioni ministeriali (programmi), ma niente vieta
che ci siano anche delle sezioni dedicate agli apprendimenti di nozioni
essenziali e che devono essere apprese per il proseguo del percorso
scolastico o formativo.
Un curricolo che abbia gli stessi presupposti pedagogici può
essere proposto anche al biennio successivo alla scuola media
con gli opportuni adattamenti perché sono diversi i compiti sociali
che un ragazzo deve compiere ed ha, di conseguenza, diversi bisogni
formativi, magari deve saper utilizzare bene il motorino, piuttosto
della bicicletta, avere più attenzione ai mass media che alle
attività che si svolgono nel gruppo di amici.
La metodologia di lavoro
Voglio concludere facendo alcune osservazioni sulla metodologia progettuale
che richiede la realizzazione della didattica orientativa.
Ogni situazione formativa, si è detto, ha come sbocco la produzione
di qualche cosa che sia socialmente riconoscibile di natura essenzialmente
culturale o prevalentemente oggettuale. Tutto questo comporta un grosso
lavoro di progettazione del consiglio di classe sia per la scansione
temporale del lavoro che per i contributi forniti dai diversi docenti
con le discipline sia per la produzione effettiva di qualcosa. Si tratta
di mettere i ragazzi nella condizione di sperimentarsi, di conoscersi,
e poter seguire lo svolgimento del lavoro nel suo farsi anche negli
aspetti di raggiungimento degli standard prefissati. Tutto questo è
ben diverso dal percorso di conoscenza di sé perseguito attraverso
le risposte fornite ad un questionario di tipo psicologico-attitudinale,
che pure deve esistere, ma che ha un valore orientante non effettivo.
Attraverso un approccio ricco per i saperi, coinvolgente e pedagogicamente
corretto, perché condotto da professionisti delle discipline,
si orienta naturalmente anche verso l'esterno perché, così
facendo, si favorisce l'incontro con gli altri sistemi perché
sono state poste le premesse per un'integrazione efficace.
Credo che se un giovane acquisisce una buona conoscenza di sé
attraverso il percorso scolastico e raggiunge fattualmente le competenze
relative ai saperi di base può utilmente incontrare altri ambienti
in grado di orientare le scelte successive a quelle fatte nella scuola
e con l'aiuto dei docenti.
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