|
Saluti
Marco Paolo Dellabiancia Ispettore Ministero Istruzione Università
Ricerca
a nome del Direttore Generale dell'Ufficio Scolastico Regionale Lucrezia
Stellacci
Porto il saluto a tutti i partecipanti e l'augurio di un proficuo impegno
da parte del Direttore Generale, dott. Lucrezia Stellacci. Il Direttore
è pienamente consapevole dell'importanza di questo seminario
sull'Orientamento, tuttavia impegni improrogabili lo trattengono. E'
pienamente consapevole dell'importanza dei lavori che andiamo a realizzare,
perché si rende conto del fatto che la funzione orientativa,
benché dimensione ormai riconosciuta da tutti come capitale per
la scuola, talvolta vive contraddizioni folgoranti.
In realtà è sempre stata una funzione importante: sin
da quando alla fine degli anni venti è nata in seno ai "Consorzi
provinciali per l'Istruzione Tecnica", quando cioè ancora
le due valenze "scolastica e professionale" erano entrambe
poste in capo alla scuola nei "Centri di Orientamento Professionale
e di Consulenza scolastica" sorti in quasi tutti i consorzi; ma
lo è stata ancor di più quando, nella prima metà
degli anni settanta, si distinse la competenza dell'orientamento professionale,
assegnato alle Regioni, da quello scolastico mantenuto nella scuola
e in particolare nei "Consigli distrettuali". E ancor maggiormente
lo è oggi che, in definitiva, dal D.Leg.vo 112/98 nella dimensione
integrata, è posta completamente sotto la competenza degli Enti
locali. E con competenza non intendo la coniugazione di un dovere astratto,
ma il possesso di risorse e di iniziativa.
Attualmente nella scuola esiste un riferimento fondamentale, seppur
da reinterpretare alla luce della riforma del Ministero e del Sistema
scolastico, costituito dalla Direttiva 487/97, che esplicita
le finalità e le azioni dell'Amministrazione centrale e periferica
e delle scuole; dall'attuazione di questa direttiva sono poi nati diversi
progetti e materiali permanenti per i vari livelli d'istruzione: ad
esempio i progetti Orme, per la scuola dell'Infanzia e Primaria,
e Orientamento Formativo per la scuola media, indicazioni operative
sia per il Nuovo Obbligo scolastico che per l'Istituzione
dell'Obbligo formativo ecc. Altri progetti a tempo hanno avviato
delle iniziative nelle scuole secondarie per l'orientamento in uscita
(Programma F.Gioia, Progetto Peer Guidance).
Inoltre, mentre la riflessione pedagogica ha da tempo progressivamente
distinto l'Orientamento formativo che compie con continuità
ciascun insegnante mentre insegna e che assume caratteristiche tipicamente
metodologico-didattiche inerenti al segmento formativo caratteristico
dell'età dell'allievo, dall'orientamento - e dal riorientamento
alla scelta che cadono in tempi determinati e assumono le caratteristiche
del bilancio per giungere ad una decisione, le ultime indicazioni della
Commissione per il riordino dei cicli scolastici presentate dal Ministro
De Mauro (integralmente riprodotte in appendice con riferimento alla
Scuola Secondaria per i partecipanti non provenienti dalla scuola, perché
possa diventare la base della discussione) hanno codificato tre differenti
dimensioni dell'orientamento:
- la dimensione consulenziale: così si designa l'intervento
didattico speciale del docente "orientatore", anche completato
con collaborazioni esterne (degli Enti di Formazione o di Associazioni
e Psicologi o personale dei CIC), che offre "il supporto necessario
a sviluppare nell'allievo una maggior consapevolezza di sé e
del contesto scolastico di riferimento in ordine ad una scelta di studi
da confermare o cambiare" a partire dall'accoglienza, attraverso
l'analisi iniziale di competenze e il sostegno agli apprendimenti, fino
al bilancio di competenze per decidere il consolidamento o lì
riorientamento;
- la dimensione informativa: così si definisce l'intervento
educativo e organizzativo della scuola teso a far conoscere i percorsi
scolastici, formativi e lavorativi successivi agli alunni e ai genitori,
partendo dai campi disciplinari tramite moduli didattici specifici per
passare, attraverso una presa di contatto con la realtà e le
situazioni del lavoro, anche in riferimento alle diverse famiglie professionali
e ai rispettivi percorsi di accesso, al coinvolgimento e alla partecipazione
"degli organi competenti operanti sul territorio", in primo
luogo i Centri di orientamento e i Centri per l'impiego;
- La dimensione formativa: così si indica l'intervento
didattico ordinario disciplinare o pluridisciplinare centrato sull'apprendimento
di conoscenze, competenze e atteggiamenti valoriali connessi alle materie
e allo studio inizialmente e da qui progressivamente irradiantesi ai
saperi, ai linguaggi, ai campi di esperienza e ai sistemi simbolico
- culturali come strumenti per conseguire l'espressione delle proprie
attitudini e la consapevolezza di sé e della realtà.
Ma da ultimo non va dimenticato il nuovo strumento orientativo che
caratterizza la riforma del Ministro Moratti, cioè il Portfolio
delle Competenze Individuali, all'interno di un percorso di auto-orientamento
dell'alunno e della famiglia che si compie con la scelta di discipline
e attività nell'integrazione personalizzata del curricolo.
Questo è lo scenario della scuola. Buon lavoro.
ALLEGATO:
Commissione di studio per il riordino dei cicli
La scuola secondaria
Documento del 23 maggio 2001
Gruppo 4
Dall'orientamento alla didattica orientante in funzione dell'obbligo
scolastico e dell'obbligo formativo.
Coordinatore: Giorgio Allulli - Franco Frabboni
Moderatore: Maria Teresa Sarpi
Parte I del Documento (distribuita in allegato ai Saluti)
PREMESSA.
L'ORIENTAMENTO COME METODOLOGIA DIDATTICA PERMANENTE
Si ritiene innanzitutto opportuno suggerire che nella Premessa alle
indicazioni curricolari del ciclo secondario sia sottolineata la rilevanza
dell'orientamento e dello sviluppo negli allievi di capacità
generali -cognitive, relazionali, comportamentali- , in particolare
le capacità di imparare ad imparare e di decidere, funzionali
ad un corretto e consapevole rapporto con le conoscenze e con gli altri,
all'individuazione di strategie coerenti con i contesti di esperienza
e di apprendimento, necessarie sia durante che dopo la fase strettamente
scolastica, per individuare eventuali alternative formative e per successivi
percorsi di studio e/o lavoro. .A tali capacità concorrono non
solo tutte le discipline ma la stessa struttura del curricolo e del
sistema formativo integrato delineato dalle recenti riforme (rapporto
tra discipline comuni a tutti i licei, tra queste e quelle proprie degli
indirizzi, tra discipline obbligatorie e discipline e/o attività
opzionali, tra scuola e altri percorsi di formazione ecc). E' perciò
necessario che questo tema emerga come uno degli assi culturali portanti
del riordino dei cicli scolastici, coerentemente con le trasformazioni
dei saperi, delle tecnologie, del mondo del lavoro in una società
che, più di ogni altra del passato, dipende dalla riuscita delle
politiche nel campo dell'istruzione e della formazione e come "leva"
per riflettere sulla didattica. Parallelamente è indispensabile
che si riaffermi l'importanza della mediazione didattica per il raggiungimento
delle finalità della scuola riformata.
Fondamentali a questo riguardo sono due concetti: quello del passaggio
dall'orientamento, inteso esclusivamente come attività separata
eterodiretta, affidato ad esperti esterni alla scuola, circoscritto
in momenti specifici di scelta dei percorsi formativi, alla didattica
orientante volta a favorire autonome scelte dei ragazzi e, strettamente
correlato a questa, il concetto di apprendimento permanente. Infatti
il ruolo di "bussola" dell'orientamento si comprende a pieno
se si individuano le sue molteplici dimensioni e se, pur non eliminando
i suoi aspetti informativi, il contributo di consulenti esterni con
specifiche competenze e la maggiore "visibilità" che
assume in certi passaggi , lo si intende soprattutto come metodologia
didattica permanente che investe tutti i tempi e i comparti del sistema
integrato scolastico e formativo, compresa l'educazione per gli adulti.
Finalizzata a sviluppare conoscenze e competenze che attrezzino ciascun
individuo a fronteggiare le potenziali situazioni di trasformazione
e di scelta, essa pone le condizioni per una piena realizzazione dell'uomo
e del cittadino, per una sua collocazione positiva nel contesto sociale
e lavorativo, di fronte ai cui rapidissimi e radicali cambiamenti lo
smarrimento, il senso della precarietà appaiono oggi come situazioni
piuttosto diffuse. Orientarsi significa quindi essere in grado, in qualunque
momento, di conoscersi, fare scelte per il proprio futuro, saper assumere
decisioni anche in situazioni di incertezza e in situazioni complesse,
saper padroneggiare le paure che si affacciano nei momenti di grandi
cambiamenti storici come in quelli della vita personale.
Ma preliminare anche alle precedenti affermazioni è il convincimento
che una riflessione sull'orientamento debba partire da quella sulle
caratteristiche del soggetto che apprende, nel momento che si inserisce
nel ciclo secondario e nell'attuale contesto storico-sociale.
IL SOGGETTO CHE APPRENDE
I primi due anni del ciclo secondario coincidono con un momento particolarmente
delicato della crescita dei ragazzi: tempo di capacità logiche
non ancora del tutto sviluppate, tempo di formazione delle identità
personali e sociali, di costruzione consapevole di regole e valori,
di motivazioni legate più alla curiosità e al desiderio
di molteplici esperienze che all'attenzione agli aspetti del lavoro
nel concreto contesto storico e nell'intreccio con altre prospettive
personali. Questo tipo di interesse è invece crescente negli
anni e fa da sfondo alla fase dell'obbligo formativo più che
di quello d'istruzione. La consapevolezza di questa differenza di motivazione
come dei diversi gradi della capacità di astrazione è
essenziale nella messa a fuoco della metodologia e dell'attività
orientante dei primi due anni del ciclo secondario e di quella successiva.
Inoltre occorre tener conto del fatto che le caratteristiche dei ragazzi
che si iscrivono attualmente al ciclo superiore, e ancora di più
di quelli che lo faranno nel momento in cui il riordino sarà
completamente attuato, in anticipo di un anno rispetto ad oggi, sono
molto diverse da quelle dei loro coetanei anche di dieci anni fa sul
piano antropologico, cognitivo, esperienziale, valoriale. Tra di loro
sono ormai una presenza significativa ragazzi provenienti da altri paesi,
lingue e culture, che pongono nuove esigenze di confronto anche con
civiltà extra europee, con codici linguistici e comunicativi
completamente "altri", con stili cognitivi e di apprendimento
profondamente diversi da quelli degli adolescenti che vivono in società
di massa, opulente e consumistiche, tecnologicamente avanzate; all'esperienza
diretta di vari membri del gruppo si è spesso offerta l'occasione
di constatare come i ragazzi immigrati, soprattutto se non nati e scolarizzati
fin dall'inizio in un paese occidentale, hanno una capacità di
osservazione, precisione, memorizzazione che i nostri ragazzi attuali
non hanno sviluppato o hanno perso rispetto alle precedenti generazioni
proprio perché si formano in contesti di apprendimento anche
pre- ed extra-scolastici (televisione, videogiochi, computer), attraverso
esperienze e in rapporto a valori completamente diversi. Queste osservazioni,
pur essendo parziali e circoscritte a esperienze ancora limitate, e
non pretendendo quindi di porsi come affermazioni generali , tuttavia
si presentano come potenziali punti di attenzione e giustificano ancora
di più l'esigenza di individualizzazione dei percorsi formativi
e, contemporaneamente, dell'adozione consapevole di didattiche plurime
(mastery learning, metodo cooperativo, apprendimento dai pari, ecc.),
in rapporto a scopi e attività diversi, capaci di valorizzare
le differenze tra i soggetti e farne un terreno di scambio e di arricchimento
per tutti, studenti e docenti.
Tra i nuovi soggetti che apprendono, nel ciclo secondario, un'altra
presenza destinata a crescere per effetto delle leggi sull'innalzamento
dell'obbligo d'istruzione e formativo è quella dei ragazzi in
situazione di handicap, prima assolutamente minoritaria nella secondaria
superiore e per di più prevalentemente concentrata in taluni
indirizzi.
Una didattica orientante, cioè capace di dare supporto allo sviluppo
degli individui e dei loro bisogni formativi e dei loro progetti di
vita, deve svolgere anche misurarsi anche con i bisogni di questi soggetti.
SCUOLA SECONDARIA E ORIENTAMENTO NELLA NUOVA NORMATIVA
Gli ostacoli o la possibilità dei ragazzi ad essere "soggetti"
della propria formazione dipendono fortemente dal modello e dalla strategia
didattica più o meno unici e rigidi dell'insegnante, dalla sua
minore o maggiore consapevolezza sul piano disciplinare, metodologico,
relazionale. In particolare il docente della secondaria superiore, in
questo non agevolato dalla ricerca accademica e da una tradizione che
vede le discipline come fini e non come strumenti dell'azione formativa,
si identifica con un sapere disciplinare e tende a contrapporre questo
specifico disciplinare all'orientamento , perché tale è
la sua formazione. La ricerca sulla didattica disciplinare (modelli
, nuclei fondanti, sintassi e linguaggio, tecniche, strumenti operativi)
consente di sgombrare il campo da questo equivoco e rende manifesto
che quanto più il docente ha competenze riflesse tanto più
è in grado di dare valenza orientativa al suo insegnamento.
La scuola superiore, molto più che la scuola di base, ha necessità
di recuperare il ritardo culturale sull'orientamento e sulla didattica
orientante, impostisi alla sua attenzione con forza con le leggi 9/99
e 144/99 art.68 sull'elevamento dell'obbligo di istruzione e formativo.
Il quadro normativo delineato da queste leggi, dal Regolamento dell'autonomia
scolastica, dalla Legge 30/00 sul riordino dei cicli, oltre l'innalzamento
dell'obbligo scolastico fino ai 15 anni e di quello formativo fino a
18, presenta alcune innovazioni strategiche, la flessibilità,
la personalizzabilità e l'integrazione dei percorsi scolastici,
formativi, di apprendistato, grazie al sistema dei crediti, che consentono
di soddisfare concretamente i bisogni di ragazzi e ragazze. Il costante
richiamo nelle nuove leggi al dettato costituzionale sul diritto di
tutti allo studio, alla centralità della persona che apprende,
alla valorizzazione delle differenze, alla qualità dell'offerta
formativa presuppone un'idea dell'istruzione non strumentale.
In questo scenario il compito dell'orientamento (aiuto a scegliere)
e del riorientamento (aiuto a passare ad un altro percorso, che offra
una prospettiva di successo formativo, secondo il principio della "reversibilità
delle scelte"), affidato alla scuola soprattutto nei primi due
anni del ciclo secondario, è cruciale. Tuttavia già in
questa fase e ancora di più negli anni dell'obbligo formativo
per la scuola è prevista la collaborazione di soggetti esterni,
dai servizi per l'impiego degli enti locali alle agenzie di formazione
professionale, agli esponenti del mondo del lavoro, per la costruzione
di percorsi integrati, rispetto ai quali risulta evidente che la dimensione
orientativa e formativa non si esaurisce in riferimento alle discipline.
Da qui discende l'esigenza per la scuola come per gli altri soggetti
di uscire dall' autoreferenzialità e di attuare una corretta
concertazione, per affrontare con maggiore efficacia situazioni e problemi
nuovi e complessi.
In tale contesto l'orientamento e il riorientamento vanno perseguiti
dalla scuola come obiettivi formativi in modo intenzionale e sistematico,
per consentire ai soggetti più deboli di passare dalla logica
della rinuncia a quella della possibilità di altre scelte, dalla
sfiducia in se stessi alla consapevolezza e valorizzazione dei propri
punti di forza. In questa prospettiva occorre sostanziare l'orientamento,
oltre che di valenze informative -oggi rese efficaci e aggiornate dalle
reti telematiche- anche di condizioni concrete di attuazione. Tra queste
non solo nuovi modelli organizzativi della scuola più flessibili
resi possibili dall'autonomia ma soprattutto una prospettiva culturale,
metodologica e didattica di più ampio respiro: dall'offerta agli
studenti di una varietà di stimoli e contesti di esperienza,
come occasioni per sviluppare un'autopercezione diversa, per proiettarsi
in altre immagini di sé, per una più autentica realizzazione
personale, alla ristrutturazione dei curricoli e delle fasi del lavoro
didattico.
La nuova legge e il regolamento sull'innalzamento dell'obbligo scolastico,
già forniscono ampie indicazioni per l'organizzazione del curricolo
dei primi due anni, sia per quanto riguarda i contenuti ( alcuni grandi
temi della cultura e della società contemporanee) sia per quanto
riguarda gli obiettivi, le fasi e i metodi dell'attività scolastica
in funzione orientativa (accoglienza, bilancio delle competenze di base,
riequilibrio culturale, consolidamento delle scelte o riorientamento
e passaggi). Un particolare rilievo assume l'attenzione ai metodi di
studio, calati nella specificità delle discipline e il tutoraggio
nella fase della loro applicazione.
Per gli anni successivi l'attività di orientamento della scuola
si rapporta agli elementi che caratterizzano la valenza professionale
della conclusività di indirizzo verso i tipi di esiti previsti:
Università, IFTS, mondo del lavoro. (Per questi aspetti si rinvia
al documento del Gruppo 5)
MOLTEPLICI DIMENSIONI DELL'ORIENTAMENTO
La didattica orientante delle singole discipline trova il suo più
efficace esito grazie all'azione coordinata dei docenti che elaborano
autonomamente il progetto educativo e alla concertazione della scuola
con tutti gli altri soggetti implicati nell'azione formativa intesa
nel senso più ampio.
La progettazione degli istituti scolastici, singola e in rete, deve
favorire lo sviluppo e l'interazione delle molteplici dimensioni dell'orientamento
sia sul piano organizzativo che su quello didattico. Qui se ne indicano
quelle fondamentali, distinte non gerarchicamente ma solo per una più
efficace evidenziazione. Esse sono intimamente connesse anche quando
realizzate in diversi momenti:
-
la dimensione consulenziale, intesa non nella
connotazione tradizionale di ricorso a consulenti psicologi esterni,
ma nella articolazione delle attività individuabile nel regolamento
di attuazione dell'obbligo: accoglienza, analisi delle conoscenze/competenze,
consolidamento delle scelte o riorientamento; in queste fasi si
realizza, in particolare, un lavoro concentrico su interessi, propensioni
e capacità personali, da realizzare, oltre che "attraverso
il ricorso a progetti e materiali strutturati, adottati o prodotti
dai docenti" (DM. 323/99, art. 4.3), anche, a seconda dei casi,
con contributi esterni alla scuola. La consulenza fornisce il supporto
necessario a sviluppare nell'allievo una maggiore consapevolezza
di sé e del contesto scolastico di riferimento, in ordine
ad una scelta di studi da confermare o cambiare
-
la dimensione informativa, che prevede in
primo luogo una presa di conoscenza del triennio successivo coerente,
ma anche delle altre tipologie di triennio, della formazione professionale
e dell'apprendistato. L'informazione riguarda anche le famiglie
professionali e i rispettivi percorsi formativi di accesso. A questo
proposito il regolamento sull'obbligo scolastico suggerisce che
le istituzioni scolastiche, anche attraverso i consigli di classe,
promuovano "iniziative di informazione sulle prospettive
occupazionali presenti nel territorio, a sostegno delle scelte relative
al percorso formativo successivo" (DM. 323/99, art. 3.5).
Questo dovrebbe avvenire attivando i necessari rapporti con i genitori
per far sì che questi ultimi si coinvolgano efficacemente
nel processo di orientamento dei loro figli. A tal fine vengono
organizzati "incontri annuali degli alunni e dei loro genitori
con gli organi competenti operanti sul territorio" (Ibidem),
in primo luogo centri di orientamento e centri per l'impiego. Anche
il regolamento sull'obbligo formativo (DPR 257/00 art.3 c.1 e art.4)
affida alla scuola l'informazione e l'orientamento in collaborazione
con tali organi esterni, all'interno di reti locali.
L'obiettivo principale di questa dimensione del percorso orientativo
è duplice: evitare che prendano corpo, da parte degli studenti,
percezioni errate della realtà e dell'evoluzione delle professioni
ed insorgono aspettative non corrette rispetto al sistema delle
opportunità; sollecitare scelte determinate più dai
talenti, dall'interesse o dal gusto per l'una o l'altra disciplina
presente in un indirizzo (o dalle difficoltà che si incontrano
in altre discipline) che da una lettura troppo realistica della
fruibilità di un percorso formativo nel mondo del lavoro.
A questa dimensione dell' orientamento non sarà naturalmente
estranea una lettura critica degli stereotipi di genere su saperi
e professioni. Per questo è opportuno che la presentazione
e l'esperienza dei campi disciplinari tramite specifici moduli formativi
venga integrata dall'informazione sui percorsi formativi e sulle
professioni. Qui l'esplorazione può accompagnarsi a prese
di contatto con realtà e situazioni professionali direttamente
accessibili, e avvalersi dei contributi informativi e interpretativi
che possono venire da agenzie di servizi di orientamento e di consulenza
professionale (informagiovani, sportelli informativi, agenzie di
formazione professionale ecc.). Il mondo del lavoro nel quale i
giovani dell'Italia multiculturale del terzo millennio si troveranno
richiede inoltre che essi sappiano riconoscere le differenze fino
a valorizzarle.
I moduli di orientamento alle scelte successive previste dalle norme
sull'obbligo formativo e quelli relativi all'acquisizione di elementi
di cultura del lavoro potrebbero essere predisposti per tutti gli
studenti anche a partire dal primo anno, mentre quelli eventualmente
destinati al riorientamento e ai passaggi, anche con percorsi integrati
con la formazione professionale nel secondo, in rapporti a singoli
o a gruppi. La quota oraria destinata a queste attività personalizzate
può essere implementata con percorsi aggiuntivi in orario
extracurricolare, anche fuori del calendario scolastico annuale.
-
la dimensione formativa, che presuppone un'azione
pedagogica e didattica di promozione e sostegno alle scelte che
i ragazzi compiono e anche di trasmissione di conoscenze di cultura
del lavoro e di abilità decisionali e sociali, utili nel
tempo all'esercizio della cittadinanza e al mantenimento attivo
di una professionalità. A questo proposito il Comitato delle
regioni europee afferma che "l'istruzione va al di là
del semplice sapere e deve contribuire allo sviluppo della personalità
degli individui, trasmettendo conoscenze e abilità ma anche
valori, senso di responsabilità, capacità di giudizio
e di socializzazione".
L'istruzione, dunque, deve diventare vera e propria educazione, puntando
- secondo l'UNESCO - a "sviluppare la conoscenza, i valori morali
e le capacità di comprensione richieste in tutti i percorsi della
vita, piuttosto che la conoscenza e le abilità rivolte alla mera
esecuzione di compiti limitati". L'orientamento, pertanto,
agisce in vista di decisioni immediate, ma anche in vista di una più
articolata autoformazione.
Inoltre inteso non soltanto come aiuto puntuale nella transizione ma
anche e soprattutto come metodologia permanente e trasversale, è
funzionale al superamento di molte false dicotomie: la centralità
dell'allievo non è in antitesi a quella della cultura, l'educazione
non lo è all'istruzione, né la persona al cittadino e/o
al futuro lavoratore, e/o al futuro studioso, né l'individualizzazione
alla trasversalità, né la scuola all'extrascuola e ad
altri luoghi di formazione, né la classe ai gruppi (temporanei)
finalizzati a scopi e attività diversificate e/o opzionali, né
il cognitivo all'emozionale e/o al relazionale e/o al metacognitivo,
né i contenuti alle abilità e al metodo, né l'insegnamento
frontale all'approccio laboratoriale e cooperativistico, né la
quota nazionale a quella lasciata alla progettazione delle singole istituzioni
scolastiche, ecc. ecc. ecc.
Parte II del Documento (non distribuita in allegato ai Saluti)
Infatti la didattica orientante mira, con consapevolezza e intenzionalità
metodologica, a ricomporre l'unitarietà del processo formativo
in relazione all'unitarietà della persona che apprende e che
interagisce con chi insegna e con i pari, ricorrendo ad una pluralità
di strategie didattiche, in corrispondenza delle molteplici intelligenze
e personalità degli allievi, dei diversi tempi e ritmi di apprendimento,
dei diversi codici comunicativi (verbale, gestuale, iconico, musicale,
multimediale) nei quali ciascuno di essi, anche quelli in situazione
di handicap, trova la sua espressione più congeniale o possibile;
è una didattica basata sulla valorizzazione delle attività
di approccio ai saperi, della prevenzione più che del recupero
e del riorientamento, sui nuclei costitutivi delle discipline, a partire
dall'analisi delle stesse, sulla creazione di contesti di apprendimento
in cui sono favorite curiosità e scoperte, sul laboratorio non
inteso limitativamente come "luogo applicativo di saperi già
appresi", ma come esperienza di apprendimento-comunicazione-lavoro
che anticipa forme diverse di pratiche sociali che producono conoscenza
e non necessariamente la sola forma del lavoro retribuito, ma anche
quella della prestazione volontaria, dello scambio di servizi, della
cura del territorio, come partecipazione ad attività reali significative;
sul sostegno al riorientamento, cioè al diritto di cambiare scelta,
attraverso esperienze d'intesa con agenzie esterne che non rendano esclusivo
il "lavoro didattico" come luogo di apprendimento e attraverso
la presenza seppure temporanea in luoghi di lavoro, aule decentrate
in istituti culturali dove possono svolgersi brevi cicli di attività
(la flessibilità e la compensazione oraria aiutano in tal senso).
La didattica orientante, in sintesi, è finalizzata allo sviluppo
autonomo dei ragazzi, all'acquisizione di consapevolezza dei propri
punti di forza e di debolezza, di capacità di affrontare l'imprevisto
e anche il fallimento in una direzione per individuarne un'altra più
consona a interessi e attitudini prima non emersi; promuove la capacità
di apprezzare il valore delle regole, come base dell'educazione alla
convivenza e alla cittadinanza nel senso più cosmopolita; si
propone di far acquisire ai ragazzi metodi di studio vari in rapporto
a varie discipline e attività.
Questo richiede, come si dirà in seguito, docenti motivati e
con una solida formazione disciplinare e metodologica ma anche un impianto
curricolare unitario e progressivo tra i cicli, evitando le ripetizioni
senza avanzamenti delle competenze e caratterizzate dalla rigidezza
e dal ricorso sempre alla stessa e sola modalità di approccio
didattico. Tali ripetizioni annoiano i ragazzi che hanno già
raggiunto una competenza e prefigurano il fallimento già sperimentato
a coloro che sono in ritardo .
ORIENTAMENTO AL CROCEVIA DEI CICLI. CONTINUITÀ/DISCONTINUITÀ,
LINEA VERTICALE/ORIZZONTALE
La riforma dei cicli ha saldato la discontinuità tra scuola elementare
e scuola media, l'attenzione si pone quindi al passaggio dalla scuola
di base alla scuola secondaria. Questa fase richiede un'intensificazione
dell'azione orientativa proprio al fine di sostenere lo studente in
questo momento così delicato in cui è chiamato ad operare
una scelta che può condizionare, anche pesantemente, il suo futuro.
A maggior ragione va rafforzata oggi l'azione orientante negli anni
ponte, dal momento che gli alunni saranno chiamati a scegliere con un
anno di anticipo rispetto alla situazione attuale e un anno di anticipo
non è poca cosa in una fascia d'età così delicata
quale quella del passaggio dalla preadolescenza all'adolescenza .
Se è pur vero che il biennio è considerato orientante
rispetto al triennio successivo o ad altri percorsi formativi fuori
del sistema scolastico, è anche vero che la scelta del biennio
della secondaria è già una "scelta di indirizzo".
Certamente c'è relazione tra cattiva gestione dell'orientamento
da parte dei docenti o mancata osservanza dei Consigli di Orientamento
e insuccesso alle superiori. A fronte della discontinuità, del
passaggio da un ciclo di studi all'altro (dalla scuola di base a quella
secondaria) va garantita la continuità che dovrà coinvolgere
gli anni ponte. Non è un caso che già da qualche tempo
nelle scuole più attente si siano coprogettate, nelle fasi del
difficile passaggio (scuola elementare-scuola media e scuola media-scuola
superiore) le cosiddette attività di accoglienza tra insegnanti
dei due ordini di scuola, attraverso incontri non episodici ed occasionali
ma formalmente istituzionalizzati. Il riordino dei cicli avrà
anche la funzione di eliminare con indicazioni curricolari strutturate
nell'ottica della continuità le sfasature fra competenze in uscita
richieste nell'attuale scuola media e competenze in entrata previste
dalla secondaria e favorire la discontinuità dell'inserimento
di nuove competenze di indirizzo. Reti di scuole in verticale di un
territorio realmente funzionanti sarebbero una buona strategia preventiva
di attenuazione delle difficoltà del passaggio.
E' necessario quindi un confronto continuo, anche sulle "buone
pratiche didattiche" che la scuola di base più avanzata
è riuscita a mettere in campo.
L'orientamento correttamente attuato ,fin dalla scuola di base, con
attività concertate con la scuola superiore e con il coinvolgimento
costante delle famiglie, non solo al momento delle preiscrizioni, può
essere un dispositivo sia di "contenimento-raffreddamento"
dei dati esorbitanti della dispersione nei primi due anni della secondaria
sia di innalzamento dei coefficienti qualitativi dell'istruzione di
massa, intesa anche come capacità competitiva del sistema scolastico
nazionale nel contesto internazionale, soprattutto dell' U.E.
FINALITÀ DELL'ORIENTAMENTO NELLA NUOVA NORMATIVA
Le innovazioni normative a cui si è accennato prima assegnano
allo sviluppo sistematico delle attività di orientamento nella
scuola finalità generali così riassumibili:
- offrire a ciascun allievo e a ciascuna allieva opportunità,
diversificate e di pari dignità, per muoversi consapevolmente
nel sistema dell'istruzione e della formazione
- favorire l'elaborazione del proprio progetto di formazione e di
vita, in vista dell'inserimento attivo nel sociale e nel mondo produttivo
- incrementare la democrazia del sistema complessivo, sviluppando
partecipazione
- combattere la dispersione nella scuola e nella formazione professionale.
In questo quadro acquista un ruolo importante anche la formazione professionale,
che è chiamata, fin dai primi due anni del ciclo secondario,
seppure nel riconoscimento della titolarità della scuola nell'attuazione
dell'obbligo di istruzione, a condividere globalmente la responsabilità
nel perseguire queste finalità e non solo a fornire segmenti
di percorsi formativi per utenti che intendono lasciare il sistema scolastico.
Più specificamente le attività di progettazione, realizzazione
e valutazione previste in particolare dalla L.9/99 e dal suo Regolamento
sono finalizzate a:
- sviluppare negli studenti capacità di valutazione in ordine
ad alcuni grandi temi della società contemporanea che riguardano
il lavoro, le scoperte scientifiche, la mobilità sociale, la
globalizzazione, la tutela dell'ambiente ecc., tenuto conto che la
capacità di valutazione comprende più dimensioni (etica,
relazionale, orientata all'azione, affettiva, cognitiva) ed ha elevata
pregnanza formativa;
- rafforzare alcune competenze di base che possono riguardare la padronanza
dei linguaggi (verbale, scritto, gestuale, audio-visuale; scientifico,
tecnico, storico, sociale, ecc.) oggi utilizzati per comunicare, situandoli
nei contesti di riferimento e nei mondi vitali cui appartengono;
- sviluppare e rafforzare capacità di scelta e decisione da
mettere in atto durante e dopo l'esperienza scolastica: durante,
in quanto gli apprendimenti acquisiti non sono il risultato di una
fruizione ma il risultato di una co-produzione tra attori diversi
(allievi, insegnanti, soggetti sociali/produttivi territoriali) e
ciò sviluppa iniziativa, capacità di scelta, interazione
e decisione; dopo, in quanto consente agli allievi di compiere
opzioni inerenti il proprio percorso nella scuola, nella formazione
professionale o nell'apprendistato. Superando l'autoreferenzialità
dell'istituzione scolastica si creano, quindi, nuove opportunità
per i giovani.
Dall'esito della scelta possono derivare effetti importanti per la
vita e per il vissuto delle persone: in ordine alla sicurezza di sé,
all'abitudine e alla capacità di riconoscere e di tenere conto
delle proprie qualità e dei propri limiti; all'autonomia di valutazione
e di decisione in un contesto complesso, in cui pesano variabili relazionali
e dati oggettivi.
Poiché nella società attuale si prevede che la necessità
di ritornare in formazione si diffonderà sempre più, ed
anzi dovrà essere incoraggiata, è assolutamente prioritario
che nel biennio si rinforzino le competenze che serviranno successivamente
per accedere alla formazione permanente. Sarebbe, infatti, molto più
difficile costruire tali capacità a ridosso della vita lavorativa
(o tanto meno all'interno di essa) partendo da zero.
E' poi necessario che i giovani comprendano l'importanza della formazione
continua come qualcosa di strettamente inerente la professionalità:
una forma mentis che va acquisita in tutte le fasi della vita professionale.
Per altro, al fine di facilitare l'apprendimento lungo tutto l'arco
della vita sarà utile che si lavori ad un sistema di acquisizioni
capitalizzabili e di crediti formativi che consentano un progressivo
e significativo aumento del patrimonio di conoscenze personali.
ORGANIZZAZIONE E STRUTTURA DEI PERCORSI ORIENTANTI. I PRIMI DUE
ANNI DEL CICLO SECONDARIO
La riflessione del gruppo si è concentrata in particolare
sui primi due anni del ciclo superiore, come snodo tra i cicli scolastici
e altri percorsi formativi, tra obbligo di istruzione e formativo,
in cui l'attività orientativa ha una evidente centralità
In una stessa classe si trovano a convivere diverse situazioni: alunni
che attueranno l'obbligo formativo a scuola (nell'indirizzo scelto
o in un altro), alunni intenzionati ad assolverlo nella formazione
professionale o nell'apprendistato. Di fatto in una medesima classe
si trovano ad operare vari "curricoli impliciti". E' comunque
chiaro che si rende necessario, in modo trasversale in tutta l'attività
didattica, ed in modo particolare nella quota a ciò riservata,
un'attività di orientamento soprattutto per quegli alunni le
cui attese scolastiche sono estremamente labili o nulle, per non affidare
ad una sorta di "curricolo orientante implicito" (gli amici,
le notizie captate fuori, la seduzione del reddito immediato -almeno
nelle regioni ad alta occupazione-
) le scelte.
L'autonomia scolastica, in quanto possibilità/responsabilità
dell'istituto di progettare un 'offerta formativa declinata sulle
caratteristiche degli utenti e nuova opportunità di relazione
e sinergie significative con il territorio di riferimento, configura
una situazione assai più favorevole che in passato per la realizzazione
di percorsi orientativi. In questo quadro si propone che i percorsi
di orientamento presentino alcune caratteristiche:
-
essere destinati a tutti gli studenti, ma venire
articolati secondo le attitudini, interessi e capacità dei
diversi soggetti;
-
prevedere interazioni ed integrazioni tra scuola
e mondi significativi esterni: dell'economia, del lavoro, delle
professioni; della cultura e della qualificazione professionale;
della cittadinanza attiva (volontariato, associazionismo, cooperazione);
-
essere compresi nella quota di tempo-scuola che
l'autonomia affida alla progettazione di istituto, con possibilità
di attivare anche fuori dell'orario curricolare percorsi personalizzati
di vario tipo; essere sviluppati grazie a competenze professionali
di docenti capaci di promuovere e valorizzare la partecipazione,
la responsabilità, l'operatività;
-
prevedere un'organizzazione della didattica di tipo
modulare per consentire alla scuola, agli studenti, alle famiglie
di accertare, con cadenze più brevi rispetto alla durata
annuale e in forme controllabili, gli andamenti, i risultati in
itinere e finali, le criticità; si tratta, com'è noto,
di un'organizzazione che, oltre ad essere utile a predisporre per
tempo gli eventuali interventi di recupero degli svantaggi e di
contrasto della demotivazione, è necessaria per l'accreditamento
delle competenze e per la personalizzazione dei percorsi;
-
avere disponibilità di risorse d'istituto
sufficienti ad arricchire ed integrare l'offerta formativa: le risorse
professionali per progettare e gestire i progetti orientativi e
le risorse economiche per acquisire anche dall'esterno le strumentazioni
e le professionalità richieste dai progetti integrati;
-
definire titolarità delle azioni e delle
risorse per l'esercizio delle competenze in materia di programmazione
e di integrazione dell'offerta formativa e, più in generale,
per attivare e mettere a disposizione della scuola le diverse opportunità
presenti nel territorio;
-
sviluppare offerte integrabili di formazione professionale,
in funzione orientativa, nell'ultimo anno del biennio, promuovendo
un'efficiente informazione su di esse attraverso centri per l'impiego
e centri di orientamento;
Per gli anni successivi l'integrazione tra scuola, formazione
professionale, mondo del lavoro deve garantire la costruzione di percorsi
con il possibile riconoscimento di crediti volti anche all'ottenimento
di una qualifica professionale (art.7 del Regolamento sull'obbligo formativo).
Questi percorsi del ciclo secondario possono essere svolti ripartendo
un monte ore complessivo annuale di 1000-1100 ore nella proporzione
di un 70% per la quota di curricolo nazionale (discipline comuni ai
vari licei con le indispensabili curvature + le discipline di indirizzo),
di un 20% per la quota a disposizione delle scuole con opzioni vincolate
e di un 10% per la personalizzazione dei percorsi , anche per consentire
un effettivo recupero dei debiti formativi.
La riqualificazione dell'offerta di formazione professionale dovrà
consentire di dare sostanza alla possibilità aperta per i giovani
che otterranno la qualifica professionale di accedere all'istruzione
e formazione tecnica superiore.
Nella attuazione del ciclo secondario tra obbligo di istruzione e
obbligo formativo un condizionamento concreto al dispiegamento pieno
degli esiti di un corretto orientamento sarà rappresentato
dai problemi logistici e dalla distribuzione dei vari licei sul territorio,
in particolare per quanto riguarda la frequenza dei primi due anni
che rientrano nell'obbligo di istruzione. Il gruppo ritiene necessarie
soluzioni varie e flessibili in rapporto all'analisi delle diverse
situazioni possibili sul territorio da affidare ad una commissione
territoriale che si faccia carico del problema della mobilità
degli studenti, in cui siano rappresentati tutti i soggetti chiamati
a garantire il diritto all'istruzione e alla formazione. Sono apparse
condivisibili alcune proposte già elaborate nella prima fase
dei lavori della Commissione De Mauro dal Gruppo 8, in particolare
quelle relative alle aree periferiche, in cui non sia già garantita
la presenza di istituti dei diversi indirizzi:
-
presenza di istituti polivalenti:
-con classi per i diversi indirizzi
-con classi articolate per quanto riguarda l'area di indirizzo
-
istituzione di sezioni staccate con edifici propri
(per i primi due anni con classi di indirizzo o articolate)
-
bienni annessi fisicamente ad una scuola di base
ma dipendente da scuole secondarie, con classi articolate o di indirizzo
e con insegnamento diretto di tutte le discipline
-
bienni annessi fisicamente ad una scuola di base
ma dipendenti da scuole secondarie con insegnamento diretto delle
discipline dell'area di equivalenza e insegnamento a distanza (con
un tutor) per le discipline di indirizzo
In alcuni casi occorrerà organizzare trasporti gratuiti per
gli studenti verso le sedi più vicine a quelle di residenza.
CREDITI E CERTIFICAZIONI
In relazione alla novità della certificazione per la fascia
dell'obbligo e per i percorsi integrati introdotta dalla recente normativa
il gruppo individua alcune esigenze e alcuni nodi problematici:
-
ridurre drasticamente il numero degli indirizzi
della secondaria superiore, pur conservando la specificità
dei singoli indirizzi e delle aree
-
definire gli obiettivi di apprendimento relativi
alle competenze da acquisire (pochi, significativi, univoci nell'uso
dei termini e dei significati, onde rendere chiara e sintetica la
certificazione dei crediti) per poterne ricavare per linee essenziali
i contenuti disciplinari
-
chiarire la gestione dei debiti formativi non recuperati
in rapporto ad altre scelte formative "in orizzontale"
(passaggi) e "in verticale" (in particolare iscrizione
alle varie facoltà universitarie)
-
stabilire un raccordo tra concezione dei crediti
in ambito scolastico e in ambito universitario
-
riflettere sull'opportunità o meno che i
consigli di classe per i passaggi previsti dal Regolamento per l'obbligo
scolastico e le commissioni previste dal Regolamento dell'obbligo
formativo per i percorsi integrati ex art.7 siano guidate nell'azione
di accertamento dei crediti da protocolli generali, che descrivano
competenze e contenuti in relazione a vari livelli di apprendimento,
entro cui inquadrare le passerelle, con eventuali tabelle di corrispondenza
tra vari percorsi formativi d'intesa con i soggetti interessati
( reti di scuole, Stato, Regioni, Autonomie locali, rappresentanze
di Categorie professionali, ecc), in modo tale che ogni segmento
acquisito in un percorso possa essere speso per inserirsi in altri
o far rientro nello stesso, grazie alla certificazione dei crediti
reciprocamente riconosciuti.
LE CONDIZIONI DI FATTIBILITÀ. LE RISORSE
Alcune condizioni appaiono prerequisiti indispensabili all'attuazione
di quanto sopra affermato:
-
una logica di concertazione a tutti i livelli e
tra i vari soggetti istituzionali
-
una piena attuazione del Dl 112
-
adeguate risorse finanziarie
-
un ripensamento del profilo professionale degli
insegnanti, che, pur nell'unicità della funzione, preveda
un'articolazione dei compiti in rapporto a specifiche esigenze,
come ad esempio quelle degli allievi a rischio di dispersione. In
tali casi si richiedono interventi mirati, frutto di studi, di esperienze
particolari, che, certificati come crediti acquisiti dai singoli
insegnanti, potrebbero consentire l'articolazione del Collegio docenti
in specialisti delle varie questioni.
-
la generalizzazione dell'organico funzionale e l'abolizione
delle attuali rigidità organizzative del lavoro dei docenti,
anche attraverso logiche contrattuali coerenti con l'innovazione.
-
una formazione iniziale dei docenti di qrande qualità
e di una formazione in servizio ricorrente, anche con periodi sabbatici
valutabili come crediti. Appaiono opportuni momenti di formazione
integrata con gli operatori della Formazione professionale (sui
temi della coprogettazione, delle attività di orientamento,
riorientamento, dei percorsi integrati, della valutazione)
|