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Home > RIRO' > Seminario di Bellaria 6 e 7 marzo 2003 > Atti > Marostica, Le risorse norme e letteratura


 
L'ORIENTAMENTO NEL SISTEMA SCOLASTICO:
DALLA TEORIA ALLA PRATICA
Le risorse della normativa e della letteratura

Flavia Marostica

In questo breve introduzione ai lavori del seminario si ritiene utile riprendere, anche se in forma schematica, due punti di riferimento che possono offrire spunti di riflessione e indicazioni operative per le attività di orientamento che è possibile svolgere nel sistema scolastico.

1. LA NORMATIVA

Della vasta legislazione che, a partire dalla metà degli anni Novanta, ha fatto sempre più ampio riferimento all'orientamento non si può non prendere in esame almeno quella fondamentale che l'ha in un certo senso regolato e valorizzato.

1.1. Norme dedicate (o quasi)

Si tratta delle norme riferite esplicitamente all'orientamento o in cui le indicazioni relative ad esso costituiscono un riferimento forte e significativo.

1.1.1. La CM 160 con OM 159 dell'11 maggio 1995 Calendario scolastico nazionale per l'anno 1995/96 e la CM 197 del 2 giugno 1995 Predisposizione di attività didattiche ed educative da attuarsi all'inizio dell'a.s.1995/96 negli istituti d'istruzione superiore segnano l'avvio istituzionale, anche sulla scorta delle sperimentazioni via via più numerose in atto, dell'estensione progressiva dell'orientamento dalla scuola media, che fino ad allora era l'unico ciclo scolastico ad avere tra le sue finalità anche l'orientamento, agli altri cicli scolastici.

1.1.2. Il Decreto Ministeriale 245 del 21 luglio 1997 Regolamento recante norme in materia di accessi all'istruzione universitaria e di connesse attività di orientamento allarga tale estensione anche all'università.
La finalità dichiarata è "di accrescere le opportunità per gli studenti di determinare in modo consapevole il proprio percorso formativo, anche in vista dei futuri sbocchi professionali nonché di svolgerlo in un ambiente idoneo all'apprendimento".
Le azioni e le scadenze previste sono:

  • entro il 31 gennaio di ogni anno l'Osservatorio redige un rapporto sullo stato delle Università,
  • entro il 28 febbraio di ogni anno il Ministero dell'Università definisce i criteri per l'iscrizione e la frequenza degli studenti e le procedure per determinare i posti,
  • le università "realizzano una campagna informativa" presso le scuole superiori e sui mezzi di comunicazione di massa,
  • entro il 30 novembre gli iscritti all'ultimo anno delle scuole superiori presentano domanda di preiscrizione alle università secondo modalità definite con OM; si iscrivono dopo aver conseguito il titolo di accesso, ferma restando la possibilità di modificare l'opzione fatta in sede di prescrizione,
  • prima dell'inizio dei corsi le università "organizzano attività di orientamento e insegnamento" (contenuti caratterizzanti, conoscenze propedeutiche) e somministrano test autovalutativi; gli studenti sono tutorati e assistiti e alla fine hanno una valutazione finale non vincolante per l'iscrizione.

Sono a numero chiuso le facoltà di medicina e chirurgia, veterinaria, architettura, i corsi con obbligo di tirocinio e i corsi di specializzazione.

1.1.3. La CM 488 del 6 agosto 1997 Orientamento scolastico, universitario e professionale che trasmette la Direttiva sull'orientamento delle studentesse e degli studenti (scuola) e la Direttiva.prot.123/97 Orientamento universitario (università) di pari data costituisce la norma più specificamente dedicata all'orientamento.
Una prima novità sul piano del metodo è costituita dal fatto che le direttive sono state precedute da studi, da ricerche, da documenti. Le due Direttive si basano sul Documento dei due Ministeri.

La Direttiva sulla scuola.
L'orientamento viene assunto come attività istituzionale in ogni ordine e grado scolastico e "costituisce parte integrante dei curricoli di studio e del processo educativo e formativo"; esso viene inteso non solo come informazione e scoperta di attitudini, ma come conoscenza di sé, dell'ambiente in cui si vive, delle offerte formative esistenti e come capacità di fare scelte autonome e consapevoli, come percorso per costruire un progetto di vita. Anzi, viene considerato un processo che accompagna lungo tutto l'arco della vita e che è finalizzato all'acquisizione degli strumenti indispensabili per vivere in una società complessa.
Le attività vanno progettate "sulla base della conoscenza delle caratteristiche delle studentesse e degli studenti, delle loro motivazioni, degli ambienti sociali in cui le scuole operano". Esse "vanno integrate con gli interventi mirati a prevenire la dispersione scolastica e a favorire il successo formativo".
Per tutta la durata della scuola secondaria devono essere realizzate:

  • attività di orientamento integrate con gli insegnamenti disciplinari in cui le materie/discipline/saperi sono usati non tanto per quello che sono quanto piuttosto per quello che sono in grado di produrre nella persona che apprende in termini di capacità d'uso di ciò che ha appreso (competenze generali); in questo caso si tratta di orientamento formativo o didattica orientativa in base al quale non esistono materie più importanti delle altre, ma tutte le discipline possono fornire strumenti e occasioni per individuare le proprie attitudine e potenziare le proprie abilità;
  • specifiche azioni a sostegno della transizione dalla scuola inferiore a quella superiore (competenze orientative specifiche); in questo caso si tratta di attività aggiuntive (di gruppo-educative D 133/1996, DPR 567/1996, DPR 156/1999) e anche individuali (sportello legge 685/1975, legge 162/1990 artt.85, 86, 87, DPR 309/1990 art.104,105,106 CIC), svolte da esperti (docenti orientatori e orientatori di altri sistemi), in tempi e spazi diversi dalla classe/aula, ma oggetto di lavoro di tutti gli insegnanti che le integrano con i curricoli disciplinari; per queste attività è preziosa l'integrazione con i soggetti istituzionali competenti presenti sul territorio sia nella programmazione che nella gestione.
Il carattere molto operativo della direttiva consente la seguente schematizzazione:

Soggetti Ruolo/Funzioni Azioni
Tutte le scuole Progettazione e realizzazione delle attività · iniziative orientamento dentro attività curricolari
· raccolta e diffusione delle informazioni alle famiglie
· attività complementari DPR 567/96
· verifica dei risultati ottenuti
· individuazione e attribuzione ai docenti di funzioni specifiche
· formazione iniziale e in servizio dei docenti
Scuole medie Progettazione e realizzazione delle attività · raccolta dei documenti di valutazione e del fascicolo personale
· informazioni alle famiglie e agli studenti sugli indirizzi (profili culturali e professionali, caratteristiche e impegno richiesto nei diversi indirizzi, offerte formative delle diverse scuole)
· comunicazione con i docenti delle superiori
Scuole superiori Progettazione e realizzazione delle attività · comunicazione con i docenti delle medie
· attività di preparazione alla scelta universitaria per gli studenti del penultimo anno
· attività di verifica delle scelte
· raccolta domande di preiscrizione entro 30 novembre
· iniziative di studio lavoro ed esperienze in campo sociale
· illustrazione della tipologia degli studi universitari, di qualificazione professionale, delle opportunità del mercato del lavoro e delle condizioni di esercizio del diritto allo studio
· organizzazione tirocini di orientamento (Treu)
· attività per far conoscere settori produttivi e figure professionali e far acquisire competenze e capacità imprenditoriali (visite, incontri, approfondimento di temi)
Livello nazionale Indirizzo · promozione e sostegno quadri normativi concertati
· piani di formazione e ricerca per il personale scolastico
· progetti pilota
· campagne informative
· scambi di esperienze
· programmi di monitoraggio e valutazione
Livello regionale Programmazione e promozione · promozione azioni di ricerca e formazione
· sostegno dello sviluppo di reti regionali dei servizi di orientamento
· organizzazione delle informazioni
· costruzione di sinergie e di obiettivi comuni tra i diversi soggetti istituzionali
Livello provinciale Promozione di piani e
programmi sulla base della programmazione regionale
· attivazione degli osservatori di area
· costruzione di intese con le università e gli EELL
· inserimento dell'orientamento tra i temi del piano provinciale di aggiornamento
· facilitazione della diffusione di informazioni con sportelli informativi per gli studenti


Le risorse finanziarie (indicate in dettaglio) alle quali attingere per le attività sono:

  • quelle di alcuni capitoli specifici del bilancio,
  • quelle di cui al DPR 567/96 per le attività non riconducibili alle attività curricolari disciplinari,
  • eventuali introiti da parte della Unione Europea e degli Enti Locali.

Alla fine della Direttiva è riportato in allegato un elenco dettagliato delle principali norme di riferimento (ultimo decennio).

La Direttiva sull'Università.
Viene ribadito che l'Orientamento deve accompagnare l'intero percorso educativo e formativo in modo da consentire di scegliere consapevolmente e di essere parte attiva della società. Viene, inoltre, affermato che è opportuno uno stretto collegamento tra il MPI e il MURST.
Vengono, quindi, date indicazioni e modalità operative per gli atenei e il loro collegamento con le scuole.
Le attività di orientamento realizzate ai sensi del DPR 382/80 e della legge 341/90 devono avere i seguenti obiettivi:

  • attivare le prescrizioni,
  • agevolare i passaggi nei primi anni dei corsi di laurea,
  • definire e sperimentare nuove modalità di accesso all'università,
  • rafforzare le attività di orientamento collegate alla didattica disciplinare,
  • realizzare rapporti con scuole, EELL, rappresentanti del mondo del lavoro per ottimizzare gli interventi di orientamento,
  • prevedere in ogni ateneo una sistema informativo,
  • qualificare l'accoglienza degli studenti,
  • valutare le attività di orientamento,
  • organizzare attività informative per gli studenti delle scuole superiori.

Per realizzare tali obiettivi sono previste una serie di attività, alcune di tipo organizzativo interno, altre tese a:

  • sostenere le attività di orientamento delle scuole attraverso la formazione dei docenti, la predisposizione di materiali, l'organizzazione di visite guidate al proprio interno,
  • svolgere attività di orientamento formativo integrate con quelle didattiche disciplinari,
  • attuare iniziative di informazione soprattutto per gli studenti degli ultimi due anni delle superiori sulle tipologie degli studi universitari, le pratiche di accesso e di fruizione del diritto allo studio, le caratteristiche delle professioni,
  • fare attività di accoglienza su tutti gli aspetti dell' iter universitario,
  • organizzare all'inizio dei corsi attività di orientamento con l'uso di test autovalutativi,
  • realizzare sportelli per l'informazione e il tutoraggio,
  • organizzare programmi di stage di lavoro.
1.2. Autonomia delle istituzioni scolastiche

È la normativa più importante e più forte a sostegno delle attività di orientamento.

1.2.1. Il DPR 275 dell'8 marzo 1999 Regolamento in materia di Autonomia delle istituzioni scolastiche ai sensi dell'art.21 della legge 15 marzo 1997, n.59 è il riferimento normativo più significativo a sostegno dell'orientamento.
Il decreto riconfigura in 17 articoli , a partire dal 1 settembre 2000, in modo significativo i meccanismi di funzionamento delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado; è diviso in sei parti, le prime 4 delle quali riguardano le istituzioni scolastiche, le ultime 2 riguardano le funzioni amministrative e la gestione del servizio di istruzione.
La prima parte (articoli 1 e 2) chiarisce la natura e gli scopi dell'autonomia scolastica e dichiara l'oggetto della norma stessa. Si afferma, infatti, che "l'autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento". Si precisa, anche, che la norma detta la disciplina generale, individua le funzioni ad esse trasferite e elenca le disposizioni abrogate.
Nella seconda parte (dall'articolo 3 all'articolo 7) tratta del Piano dell'offerta formativa, dei diversi tipi di autonomia e delle reti di scuole.
Con l'espressione Piano dell'offerta formativa (POF) si intende "il documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche" che "esplicita la progettazione curriculare, extra-curricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia"; esso è elaborato dal Collegio dei docenti con il contributo di tutte le componenti scolastiche in coerenza con le finalità e gli obiettivi nazionali e con le caratteristiche e le risorse del territorio, è adottato dal Consiglio di Istituto ed è distribuito a tutti gli alunni.
Il POF riconfigura in termini nuovi la programmazione.
L'autonomia DIDATTICA comporta la costruzione di "percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni", che "riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno, adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo". Per l'attuazione dei percorsi è prevista flessibilità sia nella gestione del monte ore annuale sia nella formazione dei gruppi di alunni. "Le istituzioni scolastiche assicurano comunque la realizzazione di iniziative di recupero e sostegno, di continuità e di orientamento scolastico e professionale, coordinandosi con le iniziative eventualmente assunte dagli Enti locali in materia di interventi integrati" (art.139 del Decreto legislativo 112/98). "I criteri per il riconoscimento dei crediti e per il recupero dei debiti scolastici...sono individuati...tenuto conto della necessità di facilitare i passaggi tra diversi tipi e indirizzi di studio, di favorire l'integrazione tra sistemi formativi, di agevolare le uscite e i rientri tra scuola, formazione professionale e mondo del lavoro. Sono altresì individuati i criteri per il riconoscimento dei crediti formativi relativi alle attività realizzate nell'ambito dell'ampliamento dell'offerta formativa o liberamente effettuate dagli alunni e debitamente accertate o certificate."
L'autonomia ORGANIZZATIVA comporta la possibilità di adattare, in funzione del Piano dell'offerta formativa, il calendario scolastico, l'orario del curricolo e delle singole discipline.
L'autonomia di RICERCA, SPERIMENTAZIONE E SVILUPPO comporta la possibilità di studi ed elaborazioni su tutte le materie che riguardano la progettazione e la valutazione, la formazione degli operatori, la documentazione e l'integrazione tra i diversi soggetti presenti sul territorio.
In tutti gli ambiti di autonomia le scuole possono promuovere "accordi di rete". Nell'ambito delle reti possono essere istituiti laboratori finalizzati a diverse attività tra le quali anche l'orientamento scolastico e professionale. Gli organici funzionali consentono "l'affidamento a personale dotato di specifiche esperienze e competenze di compiti organizzativi e di raccordo interistituzionale e di gestione dei laboratori".
A sostegno dell'autonomia didattica, organizzativa e di ricerca sviluppo c'è l'autonomia FINANZIARIA.
Le scuole, sia da sole che in rete, "possono stipulare convenzioni con Università...istituzioni, enti, associazioni, agenzie operanti sul territorio che intendono dare il loro apporto alla realizzazione di specifici obiettivi"; possono, inoltre, "costituire o aderire a consorzi pubblici e privati per assolvere compiti istituzionali".
La terza parte (dall'art.8 all'articolo 11) riguarda la definizione dei curricoli, l'ampliamento dell'offerta formativa, le verifiche, i modelli di certificazione e le iniziative finalizzate all'innovazione, con una distinzione tra le competenze del Ministero e quelle delle singole scuole. In particolare viene precisato che "la determinazione del curricolo tiene conto delle diverse esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità di garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento"; le scuole possono integrare i curricoli definiti nazionalmente con discipline e attività da loro scelte. Oltre i curricoli le scuole possono attivare da sole o con altri soggetti del territorio iniziative facoltative per gli alunni e per il territorio. Sono previste verifiche sistematiche delle attività delle scuole e l'adozione di nuovi modelli per le certificazioni con l'indicazione delle conoscenze, competenze, capacità acquisite e i crediti formativi riconoscibili "compresi quelli relativi alle discipline e alle attività realizzate nell'ambito dell'ampliamento dell'offerta formativa o liberamente scelte dagli alunni e debitamente certificate." Il Ministero promuove, con durata predefinita e con obbligo di valutazione alla fine, alcuni progetti in ambito nazionale o locale "volti a esplorare possibili innovazioni riguardanti gli ordinamenti degli studi, la loro articolazione e durata, l'integrazione fra sistemi formativi, i processi di continuità e orientamento."
La quarta parte (articoli 12 e 13) regolamenta la disciplina transitoria della sperimentazione dell'autonomia e la ricerca metodologico didattica in riferimento per ora agli attuali ordinamenti e programmi.
La quinta parte (dall'articolo 14 al 16) sancisce l'attribuzione di funzioni già di competenza dell'Amministrazione centrale e periferica alle istituzioni scolastiche, le competenze escluse e il coordinamento delle competenze a decorrere dal 1 settembre 2000. Particolarmente interessante la precisazione fatta al punto 3 dell'art.16: "i docenti hanno il compito e la responsabilità della progettazione e dell'attuazione del processo di insegnamento e di apprendimento".
L'ultima parte, costituita dall'articolo 17, è un lungo elenco del numerosi articoli del decreto legislativo 297/94 (Testo unico) che vengono in parte o totalmente abrogati.

Il DPR è una legge primaria ed è perciò il riferimento normativo più forte a sostegno delle attività di orientamento nella scuola. I punti di riferimento più interessanti da questo punto di vista sono:

A) CURRICOLI DISCIPLINARI PER COMPETENZE
(orientamento formativo o didattica orientativa)

13.1. fino alla definizione dei curricoli nazionali si applicano i programmi vigenti nel cui ambito le scuole definiscono gli obiettivi di apprendimento "riorganizzando i propri percorsi didattici secondo modalità fondate su obiettivi formativi e competenze";
16.3. "I docenti hanno il compito e la responsabilità della progettazione e dell'attuazione del processo di insegnamento e di apprendimento";
8.4. "la determinazione del curricolo tiene conto delle diverse esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità di garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento" (orientamento nelle discipline)
.

B) AMPLIAMENTO OFFERTA FORMATIVA
(azioni di orientamento)

ART.9
1. Le istituzioni scolastiche, singolarmente, collegate in rete o tra loro consorziate, realizzano ampliamenti dell'offerta formativa che tengano conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali. I predetti ampliamenti consistono in ogni iniziativa coerente con le proprie finalità, in favore dei propri alunni e, coordinandosi con eventuali iniziative promosse dagli enti locali, in favore della popolazione giovanile e degli adulti.
2. I curricoli determinati a norma dell'articolo 8 possono essere arricchiti con discipline e attività facoltative che, per la realizzazione di percorsi formativi integrati, le istituzioni scolastiche programmano sulla base di accordi con le Regioni e gli Enti locali.
3. Le istituzioni scolastiche possono promuovere e aderire a convenzioni o accordi stipulati a livello nazionale, regionale o locale, anche per la realizzazione di specifici progetti.
4. Le iniziative in favore degli adulti possono realizzarsi, sulla base di specifica progettazione, anche mediante il ricorso a metodi e strumenti di autoformazione e a percorsi formativi personalizzati. Per l'ammissione ai corsi e per la valutazione finale possono essere fatti valere crediti formativi maturati anche nel mondo del lavoro, debitamente documentati, e accertate esperienze di autoformazione. Le istituzioni scolastiche valutano tali crediti ai fini della personalizzazione dei percorsi didattici che possono così risultare variati e ridotti.
5. Nell'ambito delle attività in favore degli adulti possono essere promosse specifiche iniziative di informazione e formazione destinate ai genitori degli alunni.

C) RETI DI SCUOLE
(integrazione nel sistema scolastico e nel sistema formativo - Scuola e territorio)

3.2. Le scuole "tenendo conto della programmazione territoriale dell'offerta formativa"
4.4. "assicurano comunque la realizzazione di iniziative ….di orientamento scolastico e professionale, coordinandosi con le iniziative eventualmente assunte dagli EELL in materia di interventi integrati" (art.139 del decreto legislativo 112/1998),
4.5. cercano di "favorire l'integrazione tra sistemi formativi, di agevolare le uscite e i rientri tra scuola, formazione professionale e mondo del lavoro",
6.1. valorizzano l'autonomia di ricerca sperimentazione e sviluppo, curando anche "l'integrazione fra le diverse articolazioni del sistema scolastico e, d'intesa con i soggetti istituzionali competenti, fra i diversi sistemi formativi, ivi compresa la formazione professionale";
9.4. "i curricolo determinati a norma dell'articolo 8 possono essere arricchiti con discipline e attività facoltative, che per la realizzazione di percorsi formativi integrati le istituzioni scolastiche programmano sulla base di accordi con le Regioni e gli Enti locali".
ART.7 e passim
1. Le istituzioni scolastiche possono promuovere ACCORDI di rete o aderire ad essi per il raggiungimento della proprie finalità istituzionali.
2. L'accordo può avere a oggetto:

  • attività didattiche, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di formazione e aggiornamento;
  • attività di amministrazione e contabilità, ferma restando l'autonomia dei singoli bilanci;
  • attività di acquisto di beni e servizi, di organizzazione e di altre attività coerenti con le finalità istituzionali.

L'accordo, se prevede attività didattiche o di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di formazione e aggiornamento, è approvato, oltre che dal consiglio di circolo o di istituto, anche dal collegio dei docenti delle singole scuole interessate per la parte di propria competenza.
3. L'accordo può prevedere lo scambio temporaneo di docenti, che liberamente vi consentono, fra le istituzioni che partecipano alla rete e i cui docenti abbiano uno stato giuridico omogeneo. I docenti che accettano di essere impegnati in progetti che prevedono lo scambio rinunciano al trasferimento per la durata del loro impegno nei progetti stessi, con le modalità stabilite in sede di contrattazione collettiva.
4. L'accordo individua l'organo responsabile della gestione delle risorse e del raggiungimento delle finalità del progetto, la sua durata, le sue competenze e i suoi poteri, nonché le risorse professionali e finanziarie messe a disposizione della rete dalle singole istituzioni; l'accordo è depositato presso le segreterie delle scuole, ove gli interessati possono prenderne visione ed estrarne copia.
5. Gli accordi sono aperti all'adesione di tutte le istituzioni scolastiche che intendano parteciparvi e prevedono iniziative per favorire la partecipazione alla rete delle istituzioni scolastiche che presentano situazioni di difficoltà.
6. Nell'ambito delle reti di scuole, possono essere istituiti laboratori finalizzati tra l'altro a:

  • la ricerca didattica e la sperimentazione,
  • la documentazione, secondo procedure definite a livello nazionale per la più ampia circolazione, anche attraverso rete telematica, di ricerche, esperienze, documenti e informazioni,
  • la formazione in servizio del personale scolastico,
  • l'orientamento scolastico e professionale.

7. Quando sono istituite reti di scuole, gli organici funzionali di istituto possono essere definiti in modo da consentire l'affidamento a personale dotato di specifiche esperienze e competenze di compiti organizzativi e di raccordo interistituzionale e di gestione dei laboratori.
8. Le scuole, sia singolarmente che collegate in rete, possono stipulare CONVENZIONI con università statali o private, ovvero con istituzioni, enti, associazioni o agenzie operanti sul territorio che intendono dare il loro apporto alla realizzazione di specifici obiettivi.
9. Anche al di fuori dell'ipotesi prevista dal comma 1, le istituzioni scolastiche possono promuovere e partecipare ad accordi e convenzioni per il coordinamento di attività di comune interesse che coinvolgono, su progetti determinati, più scuole, enti, associazioni del volontariato e del privato sociale. Tali accordi e convenzioni sono depositati presso le segreterie delle scuole dove gli interessati possono prenderne visione ed estrarne copia.
10. Le istituzioni scolastiche possono costituire o aderire a CONSORZI pubblici e privati per assolvere compiti istituzionali coerenti col Piano dell'offerta formativa di cui all'articolo 3 e per l'acquisizione di servizi e beni che facilitino lo svolgimento dei compiti di carattere formativo.

1.2.2. Il Decreto 234 del 26 giugno 2000 Regolamento recante norme in materia di curricoli nell'autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.275 contiene indicazioni per l'attuazione del Regolamento dell'Autonomia.
Dal 1° settembre 2000 e fino al riordino complessivo dei cicli continuano ad essere vigenti gli ordinamenti e le sperimentazioni funzionanti nell'anno 1999/2000 ai quali debbono fare riferimento sia per i programmi che per l'orario i curricoli per competenze elaborati dalle scuole, applicando "tutti gli strumenti di flessibilità organizzativa, didattica e di autonomia di ricerca sperimentazione e sviluppo, secondo quanto previsto dal piano dell'offerta formativa di ciascuna istituzione scolastica" e "valorizzando l'introduzione di nuove metodologie didattiche, anche attraverso il ricorso alle tecnologie multimediali".
"Al termine dell'anno scolastico ogni istituzione scolastica valuta gli effetti degli interventi "che devono tendere al miglioramento dell'insegnamento e dell'apprendimento al fine di far conseguire a ciascun alunno livelli di preparazione adeguati al raggiungimento dei gradi più elevati dell'istruzione e all'inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro".
L'85% del monte ore annuale delle singole discipline costituisce la quota oraria nazionale obbligatoria dei curricoli. Il 15% costituisce la quota obbligatoria riservata alle singole scuole; essa può essere utilizzata per:

  • confermare l'attuale assetto,
  • realizzare compensazioni tra le discipline e attività di insegnamento previste dagli attuali programmi,
  • introdurre nuove discipline.

In particolare, utilizzando lo strumento della flessibilità e in riferimento ai diversi bisogni formativi rilevati degli alunni, "promuovono, anche con percorsi individuali":

  • la valorizzazione delle eccellenze,
  • il recupero di coloro che presentano situazioni di criticità,
  • la attivazione di azioni di continuità didattica
  • la realizzazione di azioni di orientamento".

"L'attuazione delle disposizioni di cui al presente regolamento non comporta l'adozione di decreti autorizzativi" (articolo 5, comma 1).

1.3. Obbligo scolastico

È la normativa in cui l'orientamento è maggiormente valorizzato.

1.3.1. La legge 9 del 20 gennaio 1999 Disposizioni urgenti per l'elevamento dell'obbligo di istruzione (Obbligo scolastico) nel quadro del riordino del sistema scolastico e formativo prefigura l'introduzione dell'obbligo di istruzione e formazione fino ai 18 anni con la possibilità per tutti i giovani di acquisire un diploma di scuola superiore o una qualifica professionale e intanto eleva l'obbligo scolastico da 8 a 10 anni e solo in via transitoria a 9 anni (primo anno della attuale scuola superiore) e introduce il NOS (nuovo obbligo scolastico) con un duplice obiettivo:

  • riduzione della dispersione,
  • innalzamento dei livelli di apprendimento.

La norma prevede una robusta attività di Orientamento nella fase conclusiva dell'obbligo (terzo anno della scuola media e primo della scuola superiore) per garantire il diritto all'istruzione e alla formazione, consentire agli alunni scelte più consapevoli e più confacenti alla propria personalità e al proprio progetto di vita e per agevolare eventuali passaggi di indirizzo. Per potenziare le azioni di Orientamento, sia in vista del proseguimento degli studi che dell'inserimento nel mondo del lavoro, le scuole possono sperimentare l'autonomia didattica e organizzativa sulla base di appositi finanziamenti supplementari. Nell'ultimo anno dell'obbligo le scuole prevedono anche iniziative formative sui "principali temi della cultura, società, scienza contemporanea".
A conclusione dell'obbligo viene rilasciata una certificazione del percorso seguito e delle competenze acquisite: essa ha valore di credito formativo spendibile per un eventuale rientro nel sistema scolastico.
I ragazzi che hanno adempiuto all'obbligo possono proseguire gli studi oppure avvalersi del diritto di seguire iniziative formative per ottenere una qualifica professionale.

1.3.2. Il DM 323 del 9 agosto 1999 Regolamento per l'attuazione dell'articolo 1 della legge 20 gennaio 1999 n.9 contenente disposizioni urgenti per l'elevamento dell'obbligo di istruzione è la norma di attuazione più importante della legge 9/1999.
Prevede che le scuole "programmano e realizzano, anche in collaborazione con le strutture della formazione professionale delle regioni, mediante accordi, l'azione formativa del primo anno della scuola secondaria superiore, anche con interventi di didattica orientativa e di organizzazione modulare dei curricoli" finalizzati a sostenere la motivazione del percorso (percorsi autonomi e percorsi integrati istruzione/formazione).
Gli interventi formativi integrati sono tesi a "offrire allo studente …strumenti di conoscenza e di orientamento tra le diverse opportunità formative", fanno parte integrante del curricolo del primo anno, devono rientrare all'interno di un "piano coordinato territoriale" e sono regolati da appositi accordi e convenzioni. È prevista una valutazione congiunta degli esiti di tali percorsi.
Solo in sede di prima applicazione sono prefigurate, per sostenere le scelte, sperimentazioni di "percorsi formativi che favoriscano l'acquisizione delle conoscenze e il conseguimento degli obiettivi relativi alle capacità e alle competenze di base" nonché le attività di orientamento.
Sono previste anche azioni di accoglienza, analisi delle competenze, consolidamento delle scelte o ri-orientamento verso altri percorsi formativi (scuola, FP, apprendistato), sostegno formativo al passaggio ad altri indirizzi e percorsi integrati attraverso la stipula di convenzioni con enti di formazione professionale.

In specifico.
La SCUOLA MEDIA è tenuta a realizzare:

  • FORMAZIONE ORIENTATIVA (orientamento formativo o didattica orientativa)
    3.1. potenziare le valenze orientative delle discipline e attuare iniziative per sostenere le scelte (attitudini - interessi),
    3.2. realizzare attività multidisciplinari "a carattere trasversale" per imparare a lavorare in gruppo e per conoscere il mondo contemporaneo e avere attenzione per gli alunni in condizione di svantaggio.
  • INFORMAZIONE
    3.5.le scuole promuovono iniziative e incontri di informazione (anche per i genitori) su:
    - le prospettive occupazionali presenti sul territorio,
    - i diversi percorsi formativi successivi,
  • in III
    3.3. interventi di consolidamento delle conoscenze disciplinari di base, delle capacità, delle competenze in modo da potenziare le capacità di scelta consapevole (attitudini e interessi).
    La SCUOLA SUPERIORE è tenuta a realizzare:
    4.1. e 8 gestione flessibile del curricolo: l'attività didattica deve prevedere anche iniziative di ri-orientamento (verso altro),
    4.2. l'azione formativa del I anno è organizzata e ha un impianto didattico mirato a:
    - motivare gli allievi, anche affrontando temi sulla contemporaneità,
    - verificare la coerenza tra scelte e attitudini (conferma o individuazione alternative),
    - sostenere gli allievi che intendono passare ad altro,
    - valorizzare le diversità anche attraverso la personalizzazione dei curricoli,
    - realizzare percorsi ad hoc per gli allievi che intendono uscire dal sistema scolastico;
    4.3. le scuole promuovono iniziative di:
    - accoglienza e analisi delle competenze (inizio anno),
    - consolidamento delle scelte o ri-orientamento (metà anno),
    - attività didattica per sostenere il passaggio ad altri indirizzi di studio (seconda metà anno),
    - percorsi integrati (convenzioni con CFP).
    6.1. Le scuole progettano e realizzano percorsi integrati finalizzati ad offrire "strumenti di conoscenza e di orientamento tra le diverse opportunità formative", i percorsi sono progettati dai CdC d'intesa con gli operatori della FP.
    6.2. È previsto un piano territoriale di intervento (AS, Regione, province).
    Sia nella scuola media che nella scuola superiore sono previste:
  • COMPENSAZIONE
    Nell'ambito del 15% di flessibilità consentita dall'autonomia
    3.4. per la scuola media Þ moduli con caratteristiche degli indirizzi delle superiori,
    8.2. per la scuola superiore Þ attività previste (per IP anche AA).
  • 9.2.CERTIFICAZIONE
    • del percorso svolto (curricolo ordinario, attività modulari, esperienze di orientamento e ri-orientamento, altri percorsi formativi),
    • delle conoscenze, capacità, competenze acquisite nell'intero percorso.

    1.3.3. La CM del 16 settembre 1999 Iniziative per l'attuazione della legge 20 gennaio 1999 n.9 Elevamento dell'obbligo di istruzione prevede che le scuole secondarie sono tenute a progettare e realizzare azioni di:
    - accoglienza,
    - sostegno,
    - sostegno al passaggio ad altri indirizzi,
    - individualizzazione per portatori di H,
    - rinforzo della motivazione e/o ri-motivazione,
    - orientamento e ri-orientamento,
    - integrazione con la formazione professionale.
    Vanno riorganizzati i percorsi didattici per:
    - finalizzarli all'acquisizione di specifiche competenze,
    - fare compensazioni orarie,
    - renderli flessibili,
    - integrarsi con le azioni di altri.

    1.4. Obbligo formativo

    È la normativa in cui viene ribadita l'importanza dell'orientamento, anche dopo la conclusione dell'obbligo scolastico.

    1.4.1. La legge 144 del 17 maggio 1999 Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione e della normativa che disciplina l'Inail, nonché disposizioni per il riordino degli enti previdenziali (Collegato-lavoro alla manovra finanziaria per il 1999) (Obbligo formativo e istruzione/formazione tecnica superiore) nel lungo testo di 72 articoli ne ha ben 4 che riguardano il sistema scolastico.
    L'art.66 prevede interventi in materia di formazione continua, l'art.67 introduce alcune modifiche all'art.17 della legge 196 del 24 giugno 1997 (Pacchetto Treu), l'art.69 introduce i corsi di istruzione formazione tecnica superiore.
    L'art.68 introduce l'obbligo formativo fino a 18 anni che può essere assolto in percorsi anche integrati di istruzione e formazione:

    • nel sistema di istruzione scolastica,
    • nel sistema della formazione professionale di competenza regionale,
    • nell'esercizio dell'apprendistato.

    Le competenze certificate alla fine di ciascun segmento del percorso di ognuna delle tre tipologie costituiscono crediti per il passaggio da un sistema all'altro.
    I servizi per l'impiego decentrati compilano l'anagrafe regionale di coloro che hanno assolto l'obbligo e predispongono le relative iniziative di Orientamento. Con regolamento da adottare entro 6 mesi sono stabiliti i tempi e i modi di attuazione di questo articolo, sono regolate le relazioni tra obbligo scolastico e obbligo formativo, sono fissati i criteri per la certificazione e il riconoscimento dei crediti.

    1.4.2. Il DPR 257 del 12 luglio 2000 Regolamento di attuazione dell'art. 68 della legge 17 maggio 1999, n.144, concernente l'obbligo di frequenza di attività formative fino al diciottesimo anno di età contiene le indicazioni attuative dettagliate dell'articolo 68 e prevede che:

    • "i giovani che nell'anno 2000 compiono 15, 16 e 17 anni possono volontariamente accedere ai servizi per l'impiego competente per territorio per usufruire dei servizi di orientamento, di supporto e di tutoraggio";
    • vengano realizzati ogni anno dall'Amministrazione scolastica periferica d'intesa con la regione "appositi incontri di informazione e orientamento" nelle scuole per i ragazzi che compiono 15 anni l'anno successivo in modo da facilitare la loro scelta.

    Le scuole sono tenute, inoltre, ad attivare iniziative finalizzate "all'orientamento e al ri-orientamento, previste in attuazione delle norme sull'elevamento dell'obbligo di istruzione, anche nelle classi successive a quelle dell'adempimento dell'obbligo. A tal fine detti istituti coordinano o integrano la propria attività con quella dei servizi per l'impiego e degli enti locali".
    Il comma 2 dell'art.4 del DPR 257 prevede che "attività di istruzione finalizzate all'assolvimento dell'obbligo formativo per i giovani che vi sono soggetti e che sono parte di un contratto di lavoro diverso dall'apprendistato possono essere programmate dalle istituzioni scolastiche nell'esercizio della loro autonomia, anche d'intesa con gli enti locali": si tratta solo di una possibilità, non di un obbligo, ma di grande interesse in quanto si tratta dell'unico caso in cui la scuola eroga servizi a fruitori diversi dai suoi studenti e dagli studenti di altre scuole in rete.

    2. LA LETTERATURA

    Della vastissima letteratura prodotta negli anni Novanta, non solo in Italia, sul tema dell'orientamento non si possono non prendere in esame, per le ampie e significative implicazioni che comportano, almeno alcuni riferimenti alle competenze in generale e in specifico alle competenze orientative.

    2.1. Le competenze

    Le continue, e spesso radicali, trasformazioni dell'assetto sociale e del mondo del lavoro impongono sempre nuovi cambiamenti ai quali le persone sono costrette continuamente ad adattarsi. Il passaggio, inoltre, dalla società industriale alla società conoscitiva basata soprattutto sul terziario ha determinato il fatto che sempre più gente lavora con le informazioni, mentre la distinzione tra compiti manuali e compiti intellettuali va diminuendo mano a mano che evolvono le tecnologie. Il percorso lavorativo, infine, è sempre più spesso orizzontale/trasversale (da una lavoro all'altro) piuttosto che verticale (sviluppo di carriera). Tutto ciò induce a mirare a costruire i presupposti sia del successo (transizione in verticale) sia dell'adattamento, del passaggio (transizione in orizzontale): per non sentirsi inadeguati o disorientati, è sempre più importante, infatti, da un lato possedere risorse personali e sociali, possedere cioè le competenze indispensabili per fronteggiare l'imprevisto, da un altro lato fare una continua manutenzione dei saperi di cui si è portatori.
    Nella vita per affrontare una situazione, per eseguire un compito, per risolvere un problema sono necessarie contemporaneamente conoscenze di tipo dichiarativo (sapere sapere cosa è un certo oggetto), procedurale (sapere come fare), pragmatico (sapere perchè e quando fare): gli interventi di insegnamento/apprendimento sono tanto più efficaci quanto più si misurano con questi tre tipi di conoscenze e sono in grado di costruire competenze e di educare all'autoriflessione e all'automodificazione.
    Sul significato di competenza negli ultimi anni sono stati usati fiumi di inchiostro; si riportano qui di seguito alcune tra le tantissime definizioni date che sembrano particolarmente significative:

    • "conoscenza in azione, in situazione" (Ranieri),
    • "padroneggiamento di conoscenze e abilità in contesto" (Gruppo 7 della Commissione dei 250),
    • "insieme di risorse (conoscenze, abilità…) di cui un soggetto deve disporre per affrontare efficacemente l'inserimento in un contesto lavorativo e più in generale per affrontare il proprio sviluppo professionale e personale" (Gruppo di ricerca Regione ER),
    • "insieme di conoscenze (e loro capacità di uso) e abilità per le quali sia possibile predisporre opportuni meccanismi di verifica e certificazione ...comprendono: conoscenze, loro capacità di uso, abilità",
    • "Insieme strutturato di conoscenze (sapere), capacità (saper fare) e atteggiamenti (saper essere) necessari per l'efficace svolgimento di un compito" (Pellerey),
    • "Insieme delle conoscenze teoriche, pratiche e abilità che assicurano…l'attitudine a svolgere un'ampia serie di funzioni" (Consiglio d'Europa).

    In sintesi si può dire che le competenze sono sia l'uso di un grappolo di conoscenze per uno scopo sia l'insieme di risorse (conoscenze, abilità…) di cui un soggetto deve disporre per poterle usare per un fine, per affrontare situazioni, per risolvere problemi, per eseguire compiti in un contesto o anche trasferibili in altri contesti.
    Le competenze (per molti studiosi, ma non per tutti) sono, dunque, l'insieme di abilità e informazioni/conoscenze (risorse) che un soggetto non solo possiede ma effettivamente usa per uno scopo, combinandole in modo appropriato ma anche personale, per fronteggiare una situazione concreta; sono un sapere che viene utilizzato concretamente, che si traduce in azione/comportamento, sono un saper fare non a caso o per prove ed errori, ma basato sul padroneggiamento di conoscenze abilità capacità apprese ed esercitate; sono, in definitiva, la capacità di usare in modo mirato originale e responsabile le abilità e le conoscenze in situazione.
    Le competenze, inoltre, sono frutto dell'insegnamento/apprendimento (almeno in parte), si acquisiscono attraverso le conoscenze, si costruiscono manipolando le conoscenze, ma esse organizzano e formalizzano anche i saperi quotidiani informali e non formali, sono legate al pregresso, sono qualcosa che cresce di continuo con l'esperienza e lo studio, non sono qualcosa di statico ma di dinamico e in relazione con altro, sono una costruzione continua, sono patrimonio della singola persona, del soggetto, sono, infine, legate anche ad elementi di imprevedibilità (se si è stanchi...).
    Le competenze si potenziano e si arricchiscono con l'uso e con continue integrazioni reticolari (quando e dove occorre), quindi sono in continua evoluzione. Esistono magari in origine alcune propensioni (più o meno spiccate), alcune potenzialità (più o meno differenziate) della singola persona, ma esse, tenuto conto della straordinaria plasticità e capacità di modificarsi e di apprendere del cervello e della mente per tutta la vita, debbono però essere esercitate, allevate, educate.
    Se le diverse abilità consistono nell'essere in grado di eseguire una parte specifica di un compito, di applicare conoscenze settoriali, di eseguire semplici applicazioni di istruzioni delimitate a un determinato campo che comunque richiedono un preciso addestramento, le conoscenze richiamano un duplice campo semantico: per un verso sono l'insieme di dati e informazioni elaborate attraverso operazioni mentali, le conoscenze formalizzate disciplinari (e non), procedurali o dichiarative o pragmatiche, per un altro verso sono l'insieme dei processi che la singola persona deve attivare per apprendere, conservare e utilizzare le conoscenze per eseguire nuove operazioni. Le competenze sono qualcosa di più complesso e richiedono percorsi di apprendimento a loro volta più complessi.
    Le competenze si apprendono nella scuola lavorando principalmente (anche se non esclusivamente) sulle conoscenze formali/disciplinari; le discipline, anzi, in quanto sistema formalizzato di conoscenze, sono la materia prima su cui si costruiscono e si organizzano le esperienze e quindi sono fondamentali per la costruzione delle competenze. Ma la scuola, per dotare effettivamente i giovani di risorse personali e sociali deve imparare a far imparare con le discipline, non le discipline.
    Il curricolo è, infatti, l'artefatto, prodotto della ricerca dei docenti, che consiste nella progettazione, attraverso l'uso selettivo delle risorse messe a disposizione dalle discipline, delle esperienze di apprendimento mirate alla costruzione di conoscenze abilità e competenze. L'espressione curricolo centrato sulla persona significa, dunque, artefatto costruito con il preciso intento di supportare la costruzione delle risorse della persona. Come a proposito della vita e del lavoro si sta passando dalle professioni alle competenze, così nella scuola è necessario passare dalla centralità delle discipline alla centralità della persona.

    2.2. Le competenze di base e le competenze trasversali

    Coerentemente con le indicazioni emerse a livello europeo l'ISFOL (1998) ha distinto tra:

    • competenze di base, saperi minimi comuni a una pluralità di compiti e quindi trasferibili e sempre potenziabili, saperi ovviamente intesi non come semplice repertorio di contenuti, ma come saperi operativi e quindi come comportamenti (competenze organizzative, linguistiche-inglese, informatiche, economiche di base, giuridico-istituzionali, di ricerca attiva del lavoro) che consentono di fruire a pieno dei moderni diritti di cittadinanza, "permettono anche di fronteggiare situazioni di cambiamento", sono "la base di competenza <<minima>> per inserirsi nel mondo del lavoro", rispondono all'esigenza di contribuire ad aumentare la probabilità per ogni singolo soggetto "di inserirsi (o reinserirsi) positivamente, cioè con un livello di consapevolezza adeguato, in un contesto lavorativo", "si configurano come condizioni utili e necessarie (anche se non sufficienti, di per sé) per un più efficace esercizio delle competenze altrimenti definite trasversali e tecnico professionali";
    • competenze trasversali (core skills), "insieme di abilità di ampio spessore, che sono implicate in numerosi tipi di compiti, dai più elementari ai più complessi e che si esplicano in situazioni tra loro diverse e quindi ampiamente generalizzabili" e che coinvolgono insieme processi cognitivi emotivi motori, sono capacità individuali essenziali per determinare un comportamento adeguato in grado di trasformare un sapere in una prestazione efficace (lavorativa e non), sono utilizzabili in tutte le esperienze che il soggetto fa e sono distinguibili in tre livelli (i primi due sono propedeutici al terzo):
      • diagnosticare: "diagnosticare le caratteristiche dell'ambiente e del compito", esaminare adeguatamente la situazione e le risorse personali che si possono mettere in campo per agire,
      • relazionarsi: "mettersi in relazione adeguata con l'ambiente", rapportarsi adeguatamente con il contesto in cui si agisce (l'ambiente le persone le cose le regole) per rispondere ad un compito e raggiungere risultati, mettendo in campo abilità socio-emozionali e cognitive e opportuni stili di comportamento,
      • affrontare: "predisporsi ad affrontare l'ambiente e il compito, sia mentalmente che a livello affettivo e motorio", fronteggiare adeguatamente, in modo efficace e creativo un problema, sapendo cosa come quando perchè fare, sia mentalmente che a livello affettivo e motorio.
        "Il grado di padronanza, da parte del soggetto, dell'insieme di queste competenze non solo modula la qualità della sua prestazione attraverso le strategie che è in grado di mettere in atto, ma influisce sulla qualità e sulle possibilità di sviluppo delle sue risorse (conoscenze, cognizioni, rappresentazioni, elementi di identità) attraverso la qualità delle informazioni che è in grado di raccogliere, delle relazioni che sa instaurare, dei feed-back che riesce a ottenere e di come sa utilizzarli per riorganizzare la sua conoscenza. Le competenze trasversali fanno dunque riferimento ad operazioni fondamentali proprie di qualunque soggetto posto di fronte ad un compito".
        In un mondo che cambia con velocità quasi incredibile ed è dominato dalle informazioni, la grande portata innovativa di queste proposte sta, quindi, proprio nell'attribuzione crescente di importanza alle abilità e alle competenze che mettono in grado le persone di affrontare i continui cambiamenti (conoscenze procedurali e competenze personali/sociali)
    • competenze tecnico-professionali vere e proprie, abilità specifiche settoriali che vengono dopo e si basano sul possesso delle competenze di base e di quelle trasversali.
    2.3. Le competenze orientative

    Tra le numerosissime attribuzioni di significato all'orientamento, è particolarmente interessante quella, recentissima, di Anna Grimaldi: "sapersi orientare significa essere in possesso di strumenti cognitivi, emotivi e relazionali idonei per fronteggiare il disorientamento derivato dalla attuale società che si connota per il flusso mutevole di conoscenza. Di continuo l'individuo viene spinto a mutare le proprie caratteristiche, a diversificare e ampliare le proprie attività ed i campi di interesse in modo da aggiornare in tempo reale il proprio curriculum di conoscenze e competenze in maniera dinamica e flessibile per rispondere alle trasformazioni costanti che caratterizzano la nostra società" (2003).
    Del resto già Viglietti (1989) affermava che per sapersi orientare è indispensabile un insieme complesso di capacità di:

    • conoscere se stessi, le proprie inclinazioni, i propri interessi, i propri lati forte e deboli,
    • elaborare cognitivamente,
    • utilizzare conoscenze di tipo logico-matematico,
    • organizzare, classificare, conservare, richiamare, utilizzare dati e informazioni,
    • autoinformarsi,
    • padroneggiare i processi decisionali e sapersi assumere responsabilità,
    • esprimersi e comunicare, usando linguaggi naturali e artificiali,
    • lavorare in gruppo,
    • possedere una cultura del lavoro nei suoi vari aspetti.
    Negli ultimissimi anni particolarmente significativa è l'elaborazione fatta da Pombeni che sostiene che per orientarsi è indispensabile il possesso di apposite competenze orientative, di un "insieme di caratteristiche, abilità, atteggiamenti e motivazioni personali che sono necessari al soggetto per gestire con consapevolezza ed efficacia la propria esperienza formativa e lavorativa, superando positivamente i momenti di snodo": esse non sono innate, ma si apprendono (2000).
    Si possono distinguere in:

    2.3.1. "competenze orientative generali finalizzate principalmente ad acquisire una cultura ed un metodo orientativo" (orientamento personale): sono "competenze di base nel processo di orientamento personale, trasferibili da una sfera di vita ad un'altra, propedeutiche allo sviluppo di competenze specifiche", "un patrimonio implicito nella quotidianità la cui efficacia è difficilmente valutabile"; si apprendono durante l'età evolutiva (scuola, agenzie formative, famiglia) "attraverso esperienze spontanee in cui l'obiettivo consapevole non è quello di contribuire al processo di orientamento" e/o "attraverso azioni intenzionali finalizzate a sviluppare una mentalità o un metodo orientativo (per esempio attraverso la didattica orientativa)";

    2.3.2. competenze orientative specifiche finalizzate alla risoluzione di compiti definiti e circoscritti che caratterizzano le diverse esperienze personali (orientamento scolastico/professionale): sono relative ad "una sfera di vita specifica, hanno a che fare con il superamento di compiti contingenti e progettuali"…il cui successo é valutabile; "sono riconducibili sia ad esperienze di orientamento scolastico che di orientamento professionale", "si sviluppano esclusivamente attraverso interventi intenzionali gestiti da professionalità competenti" (formatori, tutor, orientatori), attraverso cioè le cosiddette "azioni orientative" che servono "a far acquisire o potenziare competenze orientative" in grado di rispondere a specifici bisogni (2001).
    Più in dettaglio, per sapersi orientare, cioè per governare in maniera efficace la propria esperienza formativa e lavorativa, una persona deve possedere e padroneggiare competenze orientative specifiche, deve cioè essere in grado di:

  • analizzare le risorse personali a disposizione per realizzare il proprio progetto, in particolare:
    - riconoscere e valorizzare i propri punti di forza,
    - trasferire competenze maturate in circostanze date e finalizzarle ad altri ambiti,
    - prendere coscienza di alcuni punti di criticità, maturare la decisione di sviluppare le competenze mancanti, elaborare strategie per aggirare carenze/limiti personali che impediscono il raggiungimento di obiettivi desiderati;

  • prendere decisioni e pianificare strategie per realizzare il proprio progetto di sviluppo, elaborando alternative, valutando pro e contro delle singole strategie, identificando impegni e assumendo responsabilità,
  • progettare lo sviluppo della propria esperienza presente, cioè identificare delle mete, darsi degli obiettivi, avere delle motivazioni, mobilitare delle energie, ecc.,
  • diagnosticare la meta identificata, cioè valutare criticamente la fattibilità del progetto, verificando le informazioni a disposizione ed integrandole con quelle mancanti, analizzando vincoli e condizioni,
  • monitorare la realizzazione del progetto identificato, apportando i necessari aggiustamenti (2000).

    Le competenze orientative specifiche, a seconda dei bisogni particolari ai quali rispondono, sono distinguibili in:

  • competenze di monitoraggio dell'esperienza formativa e lavorativa (capacità di "tenere sotto controllo l'andamento della situazione personale al fine di prevenire disagi e insuccessi", di sapersi orientare nella continuità) che si sviluppano attraverso azioni di accompagnamento
  • competenze di sviluppo dell'esperienza formativa e lavorativa personale ("capacità di progettare l'evoluzione della propria esperienza compiendo delle scelte", di sapersi orientare, sapendo progettare una propria evoluzione) che si sviluppano attraverso azioni di orientamento vero e proprio (2001).
    All'interno di ciascuna di queste due tipologie sono collocabili diverse azioni ognuna delle quali è finalizzata all'acquisizione/potenziamento di alcune particolari competenze orientative e quindi risponde a bisogni orientativi diversi delle singole persone. Tanto che se il bisogno è comune a un intero gruppo si hanno azioni di gruppo, se viceversa è di singole persone si hanno azioni individuali.

    Le prime (competenze orientative generali) sono propedeutiche alle seconde (competenze orientative specifiche).

    3. ALCUNI INTERROGATIVI

    Se le risorse a disposizione dell'orientamento sono numerose non per questo mancano aspetti e questioni che richiedono ulteriori riflessioni e approfondimenti a livello sia di elaborazione teorica che di pratica quotidiana, in una fase come questa in cui a ritmi sempre più veloci e con modalità sempre più radicali da un lato si va trasformando l'organizzazione del sistema scolastico e degli altri sistemi che si occupano di orientamento, da un altro lato si va modificando e complicando il mondo del lavoro e il sistema delle professioni, da un altro lato ancora è in corso di profonda revisione dell'idea stessa di orientamento.
    Le questioni sulle quali occorre impegnarsi, non le uniche ma certamente le più urgenti, possono essere cosi schematizzate.

    3.1.Bisogni orientativi della scuola

    Il sistema scolastico, a differenza degli altri che si occupano di orientamento, è quantitativamente assai rilevante non tanto per il numero di istituzioni scolastiche presenti sul territorio (circa 650, tra pubbliche e private, in Emilia Romagna), quanto piuttosto per il fatto che in esso debbono passare e permanere per molti anni (almeno 9 e fino a 13 nella scuola) come utenti tutti i giovani e poi ritornare, con frequenza e in numero sempre crescenti, gli adulti, a più riprese lungo tutto l'arco della vita.
    Inoltre. Il sistema scolastico è un istituzione dedicata all'apprendimento, attraverso (sia pure con gradualità crescente) i saperi formali (discipline e/o aree disciplinari) e in contesti di gruppo, un "istituzione caratterizzata dal fatto di porsi in modo esplicito la finalità di trasmettere ...gli aspetti essenziali del patrimonio culturale del gruppo sociale" e di offrire "sollecitazioni cognitive, culturali, e sociali" sulla base delle quali chi studia "costruisce le sue conoscenze". (Pontecorvo 1985).
    È in questo quadro che va collocato anche l'orientamento, chiedendosi se le attività finora realizzate che per molto tempo, prima nella scuola media e dopo il 1995 e soprattutto dopo il 1997 in tutti i cicli, hanno preso a prestito da altri sistemi modelli e modalità siano effettivamente rispondenti alla pluralità di bisogni orientativi presenti o se sia necessario piuttosto individuare una specificità del sistema scolastico. In altre parole occorre chiedersi se un sistema che si rivolge alla totalità della popolazione giovanile e a un numero crescente di popolazione adulta debba continuare a fare orientamento con modalità analoghe ad altri sistemi o se lo può, anzi è opportuno che lo faccia, almeno per larga parte, attraverso percorsi affatto peculiari e comunque rispondenti a una gamma assai frastagliata di bisogni presenti.

    3.2. Didattica orientativa o orientamento formativo diacronico

    Nella seconda metà degli anni Novanta, proprio nel periodo in cui in Italia come in Europa l'orientamento veniva progressivamente esteso a tutti i cicli scolastici e cresceva la consapevolezza della necessità di un maggior impegno del sistema scolastico su questo tema si è fatta strada la convinzione che ancor prima e anche senza le azioni specifiche di orientamento il sistema scolastico di fatto esercitava, più o meno consapevolmente, una pesante attività di orientamento ovvero orientava di fatto in modo pressochè indelebile proprio lavorando nella sua specificità: se una disciplina, infatti, è presentata come accessibile e non come cosa difficile e lontana, come interessante e in grado di soddisfare le reali curiosità, come utile per risolvere i problemi e le necessità anche della vita quotidiana, come portatrice di strumenti teorici ma anche operativi che rendono più ricca e più forte la persona, allora i giovani la coltivano e possono verificare il grado di attrazione per quell'area di sapere. In caso contrario la rifiutano e basta.
    Ci si è accorti, allora, che le azioni di orientamento subentravano, spesso con risultati necessariamente scarsi, quando "i giochi sono ormai fatti", direbbe Domenici, ovvero quando di fatto i giovani sono ormai orientati.
    Si è iniziato, così, a scoprire la necessità di progettare e realizzare gli insegnamenti disciplinari in modo che potessero essere, consapevolmente e intenzionalmente, anche una occasione importante di orientamento e si è iniziato a parlare di didattica orientativa o di orientamento formativo diacronico. Occorre, ora, approfondire questa dimensione, individuando, anche operativamente, cosa sono ovvero cosa significa lavorare con le discipline in modo che sia un'occasione significativa di orientamento, occorre capire in modo chiaro "il cosa" insegnare/apprendere (su quali conoscenze, dichiarative e procedurali, e in vista dell'acquisizione di quali competenze, cognitive e psico-sociali lavorare) e "il come" insegnare/apprendere (usando quali metodi e con quale tipo di progettazione a sostegno dell'apprendimento), occorre vedere come graduare il percorso dai 3 ai 19 anni e anche come trovare il giusto adattamento per gli adulti.

    3.3. Azioni di orientamento a scuola

    Per acquisire competenze orientative specifiche nella stragrande maggioranza dei casi sono necessarie specifiche azioni di orientamento che possono sostenere le scelte dei giovani con tanta maggior forza con quanta sono radicate sul possesso solido di competenze orientative generali.
    Si tratta di azioni che sono complementari alla didattica orientativa o orientamento formativo. Alcune offrono occasioni di ampliamento della formazione attraverso percorsi che non rientrano nelle aree disciplinari (analisi del mercato del lavoro e delle professioni, esame dei diversi possibili percorsi formativi etc...) e/o di monitoraggio del percorso scolastico in corso (bilancio dei risultati positivi ottenuti e delle difficoltà incontrate, dei propri punti di forza e di debolezza etc...): si tratta in questo caso di azioni di accompagnamento.
    Altre offrono occasioni più complesse di bilancio del percorso fatto e di progettazione anche operativa del percorso da intraprendere in concomitanza di momenti chiave della vita che richiedono attenzione e impegno particolari (consulenze orientative, counselling orientativo etc...): si tratta in questo altro caso di azioni di sviluppo.
    Occorre ora individuare quali competenze orientative specifiche è necessario costruire/potenziare in tutti i giovani che frequentano la scuola e quali, invece, solo per alcuni che ne hanno particolare bisogno, quali competenze sono consone alla specificità della scuola media e quali, invece, sono relative piuttosto alla specificità della scuola superiore, quali di queste competenze possono ed è bene che vengano acquisite con l'apporto di professionalità interne al sistema scolastico e quali, invece, possono ed è bene che vengano acquisite con l'apporto di professionalità presenti in altri sistemi e, in questo caso con quali livelli e modalità di integrazione.

    3.4. Professionalità per l'orientamento nella scuola

    Nel corso degli anni, mano a mano che le esperienze di orientamento sono aumentate di numero e di qualità e si sono estese nei diversi cicli scolastici, i docenti hanno allargato e approfondito i loro orizzonti professionali e si sono dedicati, spesso con grande passione e impegno, alle attività di orientamento, progettando e gestendo le azioni, istituendo relazioni continuate nel tempo con altri soggetti istituzionali, seguendo incontri coordinamenti sperimentazioni e attività di formazione in servizio e di aggiornamento. In altre parole i docenti hanno nei fatti, e spesso per pura iniziativa individuale, acquisito competenze professionali nuove sia rispetto le specificità disciplinari sia rispetto l'orientamento in senso stretto.
    Purtroppo, se si fa l'eccezione delle funzioni obiettivo o strumentali, sulle quali per altro dopo qualche anno di esperienza andrebbe fatto un bilancio sia in positivo (nuove risorse) sia in negativo (limiti e problemi), questa grande ricchezza professionale per lo più non è riconosciuta in alcun modo e non è nemmeno spesso chiaramente individuata.
    Occorre, allora, approfondire meglio l'analisi delle particolari competenze acquisite e utilizzate dai docenti nelle diverse attività di orientamento accompagnamento tutoraggio e individuare magari forme di riconoscimento e itinerari di formazione necessari, delimitando anche il loro campo di interventi. Parimenti occorre anche individuare la specificità di alcune azioni di orientamento che richiedono, per la loro complessità, professionalità dedicate che hanno un itinerario di formazione del tutto diverso da quello degli insegnanti e anche una collocazione e un ruolo professionali che può essere presente solo in altri sistemi.

    Tre ultime brevi osservazioni per concludere.
    Trovare risposte a questi interrogativi sarà sicuramente meno lungo e difficile, anche se non meno laborioso e complesso, se si partirà da almeno tre punti di riferimento, fondativi di ogni ulteriore elaborazione e presenti nella relazione fatta dal rappresentante della regione, che sinteticamente è utile avere presenti:
    1) la vecchia distinzione tra orientamento scolastico e orientamento professionale già da tempo sottoposta a critica e sempre meno utilizzata va definitivamente superata e sostituita con l'idea dell'orientamento come costante che accompagna la persona lungo tutto l'arco della vita e non solo nei momenti di transizione,
    2) l'orientamento come attività professionale che mette a disposizione risposte variegate e personalizzate ai diversi bisogni orientativi delle persone ha bisogno di portare costruttivamente a sintesi le offerte dei diversi sistemi a condizione che ogni sistema individui e valorizzi la propria specificità rispetto gli altri sistemi,
    3) le funzioni e le attività di orientamento, se vogliono effettivamente dare risposte alla domanda sociale effettiva, debbono essere ripensate in modo innovativo e complessivo, come del resto ormai molti documenti della Comunità Europea suggeriscono da qualche anno di fare.

    4. BIBLIOGRAFIA MINIMA
    in ordine cronologico di pubblicazione

    Ivo Mattozzi, Morfologia della conoscenza storiografica e didattica in La cultura storica: un modello di costruzione (a cura di Ivo Mattozzi), Faenza Editrice, Faenza (RA), 1990
    Renato Di Nubila, La valenza formativo orientativa del sapere disciplinare in Orientamento e scuole superiori Atti del Convegno del 1992 (a cura di Flavia Marostica), IRRSAE Emilia Romagna, Bologna 1995
    Flavia Marostica Curricoli e moduli di apprendimento in Autonomia flessibilità scelta del curricolo (a cura di Anna Bonora e Paolo Senni), IRRSAE ER, Bologna 1998, ripubblicato con gli stessi titoli nel 1999 a Bologna da Cappelli editore
    Gaetano Domenici, Manuale dell'orientamento e della didattica modulare, Editori Laterza, Bari 1998
    Maria Luisa Pombeni, Unità formative orientative per la scuola dell'obbligo (II e III media e I superiore), Ce.Trans - Provincia di Forlì Cesena, 10 Ottobre 2001, già un'edizione del 2000
    Maria Luisa Pombeni, Intervento introduttivo al I° Forum nazionale dell'orientamento: dalle esperienze al sistema, Genova, Agenzia Liguria lavoro - MLPS Ufficio Orientamento e FP - Coordinamento delle Regioni per il lavoro e la FP, 12 14-18 novembre 2001
    Maria Luisa Pombeni, Progetto riordino e sviluppo di strumenti orientativi: le azioni orientative nell'obbligo scolastico e formativo, Ce.Trans. - Università di Bologna. Provincia di Forlì Cesena - Comune di Forlì - Comune di Cesena, 4 Agosto 2001
    Flavia Marostica, Le azioni dell'orientamento: la didattica orientativa in Gli istituti comprensivi: bilancio e prospettive, Atti del Convegno del 20 maggio 2002, Centro di Documentazione e Risorse Educative dell'Assessorato Istruzione e Cultura della Provincia di Pisa, Felici Editore,. Pisa 2003
    Flavia Marostica, Orientamento istruzione formazione: un approccio didattico all'orientamento per la promozione del successo formativo FAD Progetto FSE n.1999/IT.16.1.PO.011/3.05/7.2.4/022 Unità di progettazione locale - Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, Repubblica Italiana, Regione Sicilia, Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Università degli Studi di Palermo Dipartimento di Psicologia (2003)
    Anna Grimaldi (a cura di), Repertorio bibliografico nazionale sull'orientamento, ISFOL, Franco Angeli, Milano 2003
    Flavia Marostica Presentazione del volume Potenziare la mente? una scommessa possibile di Paola Vanini in via di pubblicazione (2003)

    Flavia Marostica, Curricoli e moduli di apprendimento in Autonomia flessibilità scelta del curricolo (a cura di Anna Bonora e Paolo Senni), IRRSAE ER, Bologna 1998, ripubblicato con gli stessi titoli nel 1999 a Bologna da Cappelli editore
    Flavia Marostica, Normativa scolastica sull'orientamento - Progetto OPTO - FSE Regione Emilia Romagna 2000
    Flavia Marostica, L'orientamento nel sistema scolastico dell'Emilia Romagna in Innovazione educativa n.3-4/2002
    Flavia Marostica, Costruire competenze orientative nella scuola: didattica orientativa e azioni di orientamento in Innovazione educativa n.6/2002
    Flavia Marostica, Costruire competenze orientative specifiche nella scuola: le azioni di orientamento in Innovazione educativa n.1/2003
    Flavia Marostica, Costruire competenze orientative propedeutiche: la didattica orientativa in Innovazione educativa n.2/2003
    Flavia Marostica, L'assetto normativo per l'orientamento in Europa e in Italia nella riforma della Pubblica Amministrazione, del Mercato del lavoro, della Formazione professionale dei Centri per l'impiego, nella scuola e nell'università FAD Progetto FSE n.1999/IT.16.1.PO.011/3.05/7.2.4/022 Unità di progettazione locale - Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, Repubblica Italiana, Regione Sicilia, Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Università degli Studi di Palermo Dipartimento di Psicologia, 2003
    Flavia Marostica, Orientamento istruzione formazione: un approccio didattico all'orientamento per la promozione del successo formativo FAD Progetto FSE n.1999/IT.16.1.PO.011/3.05/7.2.4/022 Unità di progettazione locale - Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, Repubblica Italiana, Regione Sicilia, Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Università degli Studi di Palermo Dipartimento di Psicologia, 2003
    Flavia Marostica, Orientamento e sistema scolastico in Emilia Romagna Una scuola allo specchio Rapporto regionale 2003 sul sistema scolastico dell'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia Romagna, Editcomp, Bologna
    Flavia Marostica, Competenze@competenze per il successo formativo e non in Innovazione Educativa n.4/2003
    Flavia Marostica, Le attività di orientamento nel sistema scolastico (Cap.1 la specificità del sistema scolastico, l'orientamento nel riordino del sistema scolastico, l'orientamento nelle istitutzioni scolastiche dal 1995 in poi, la declinazione della funzione e delle attività di orientamento mirate alla costruzione di competenze orientative) e Focus sulle azioni di orientamento e l'orientamento formativo/didattica orientativa (par. 2.4.3.) in Attività di orientamento nelle istitutzioni scolastiche della Regione Emilia Romagna, Rapporto finale del Progetto FSE RIRO (Rete istituzionale regionale dell'orientamento), giugno 2003 .
    Flavia Marostica, Presentazione del volume Potenziare la mente? una scommessa possibile in via di pubblicazione IRRE Emilia Romagna, 2003

    Tabella 1 L'orientamento in tutti i cicli scolastici (sintesi):
    Direttiva 487/1997

    Orientamento come attività istituzionale che è parte integrante dei curricoli:

    • informazione: conoscenza dell'ambiente e delle offerte formative
    • conoscenza di sé e scoperta di attitudini
    • capacità di fare scelte autonome e consapevoli
    • percorso di costruzione di un progetto di vita
    • acquisizione degli strumenti indispensabili per vivere in una società complessa
      attraverso:
      • attività integrate con insegnamenti disciplinari o didattica orientativa (competenze orientative generali o propedeutiche)
      • azioni specifiche aggiuntive professionali, individuali o di gruppo, a sostegno della transizione, anche in integrazione ( competenze orientative specifiche)
        - Informazioni
        - Monitoraggio (verifica risultati ottenuti)
    DPR 275/1999

    Piano dell'offerta formativa:
    progettazione curricolare, extra-curricolare, educativa, organizzativa
    la scuola è tenuta ad assicurare iniziative di orientamento, anche in integrazione
    attraverso:

    • curricoli disciplinari per competenze con ottica orientativa (didattica orientativa)
    • ampliamento dell'offerta formativa (azioni di orientamento).

    Certificazione/credito di tutte le attività svolte, compreso orientamento.

    Integrazione tra scuole: accordi di RETE
    si possono istituire laboratori di orientamento affidati a professionisti
    integrazione con altri sistemi: convenzioni con EELL, FP, CIP
    per fare assieme o per acquisire servizi di orientamento

    DM 234/2000

    85% del monte ore delle discipline per i curricoli nazionali obbligatori
    15% del monte ore delle discipline per le scuole per attività tra cui orientamento


    Tabella 2 L'orientamento nella scuola media (sintesi):
    Direttiva 487/1997

    Azioni:
    - Informazioni su percorsi scolastici e obbligo scolastico e formativo

    Legge 9/1999

    Forte attività di orientamento

    DM 323/1999 e CM del 16.9.1999

    Didattica orientativa attraverso le discipline
    Azioni:

  • Formazione:
    - Iniziative di sostegno alla scelta
    - Attività trasversali per imparare a lavorare assieme
    - Attività trasversali per conoscere il mondo contemporaneo
    - Attività trasversali a sostegno dei più svantaggiati
  • Informazione:
    - Incontri su sbocchi occupazionali nel territorio
    - Incontri sui diversi percorsi formativi successivi
  • Classe III:
    - Consolidamento delle competenze disciplinari di base in modo da potenziare la capacità di scelta sulla base di attitudini e interessi
    con il 15%: moduli con le caratteristiche dei diversi indirizzi di scuola superiore
    certificazione/credito dell'intero percorso

  • Tabella 3 L'orientamento nella scuola superiore (sintesi):
    DM 245/1997

  • entro il 30 novembre gli iscritti all'ultimo anno delle scuole superiori presentano domanda di preiscrizione alle università secondo modalità definite con OM; si iscrivono dopo aver conseguito il titolo di accesso, ferma restando la possibilità di modificare l'opzione fatta in sede di preiscrizione
  • prima dell'inizio dei corsi le università "organizzano attività di orientamento e insegnamento" (contenuti caratterizzanti, conoscenze propedeutiche) e somministrano test autovalutativi; gli studenti sono tutorati e assistiti e alla fine hanno una valutazione finale non vincolante per l'iscrizione.
  • Direttiva 487/1997

    Azioni:
    - Accoglienza
    - Verifica delle scelte e rinforzo alla motivazione
    - Esperienze di studio-lavoro
    - Informazioni sui percorsi IFTS, università
    - Informazioni sul mercato del lavoro, i settori produttivi, le figure professionali
    - Preparazione alla scelta universitaria o di lavoro

    Legge 9/1999

    Forte attività di orientamento
    Classe I:
    - Iniziative formative sui principali temi della cultura, società, scienza contemporanea
    Certificazione/credito (tutte le competenze acquisite)

    DM 323/1999 e CM del 16.9.1999

    Classe I:

  • didattica orientativa e organizzazione modulare dei curricoli su temi della contemporaneità per sostenere la motivazione al percorso
    - Percorsi didattici ad hoc per chi vuol passare ad altri indirizzi)
    - Valorizzazione della diversità
  • azioni di orientamento:
    - Accoglienza e analisi delle competenze in ingresso
    - Verifica della coerenza tra scelte fatte e attitudini
    - Consolidamento delle scelte (per la maggioranza)
    - Ri-orientamento (sostegno a chi vuol passare ad altri indirizzi)
    - Interventi integrati ->strumenti di conoscenza e di orientamento tra diverse opportunità formative (accordi-convenzioni)
    con il 15% altre attività che si rendono necessarie in base ai reali bisogni
    Certificazione/credito dell'intero percorso
  • Legge 144/1999

    dalla classe II in poi i servizi per l'impiego:

    • compilano l'anagrafe di coloro che hanno assolto l'obbligo
    • predispongono per loro iniziative di orientamento
    DPR 257/2000

    dalla classe II in poi:

    • i giovani che hanno conseguito l'obbligo possono accedere ai CIP per fruire dei servizi di orientamento e di tutoraggio
    • la scuola e la regione fanno incontri di informazione e di orientamento nelle scuole per i quindicenni
    • le scuole fanno attività di orientamento e di riorientamento con EELL, FP e CIP

    NOTA: Il Seminario si è svolto antecedentemente al varo della legge 53/2003 e all'abrogazione della legge 9/1999 e della legge 30/2000.

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