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L'ORIENTAMENTO NEL SISTEMA SCOLASTICO:
DALLA TEORIA ALLA PRATICA
Le risorse della normativa e della letteratura
Flavia Marostica
In questo breve introduzione ai lavori del seminario si ritiene utile
riprendere, anche se in forma schematica, due punti di riferimento
che possono offrire spunti di riflessione e indicazioni operative
per le attività di orientamento che è possibile svolgere
nel sistema scolastico.
1. LA NORMATIVA
Della vasta legislazione che, a partire dalla metà degli anni
Novanta, ha fatto sempre più ampio riferimento all'orientamento
non si può non prendere in esame almeno quella fondamentale
che l'ha in un certo senso regolato e valorizzato.
1.1. Norme dedicate (o quasi)
Si tratta delle norme riferite esplicitamente all'orientamento o
in cui le indicazioni relative ad esso costituiscono un riferimento
forte e significativo.
1.1.1. La CM 160 con OM 159 dell'11 maggio 1995 Calendario scolastico
nazionale per l'anno 1995/96 e la CM 197 del 2 giugno 1995 Predisposizione
di attività didattiche ed educative da attuarsi all'inizio
dell'a.s.1995/96 negli istituti d'istruzione superiore segnano
l'avvio istituzionale, anche sulla scorta delle sperimentazioni via
via più numerose in atto, dell'estensione progressiva dell'orientamento
dalla scuola media, che fino ad allora era l'unico ciclo scolastico
ad avere tra le sue finalità anche l'orientamento, agli altri
cicli scolastici.
1.1.2. Il Decreto Ministeriale 245 del 21 luglio 1997 Regolamento
recante norme in materia di accessi all'istruzione universitaria e
di connesse attività di orientamento allarga tale estensione
anche all'università.
La finalità dichiarata è "di accrescere le opportunità
per gli studenti di determinare in modo consapevole il proprio percorso
formativo, anche in vista dei futuri sbocchi professionali nonché
di svolgerlo in un ambiente idoneo all'apprendimento".
Le azioni e le scadenze previste sono:
-
entro il 31 gennaio di ogni anno l'Osservatorio
redige un rapporto sullo stato delle Università,
-
entro il 28 febbraio di ogni anno il Ministero dell'Università
definisce i criteri per l'iscrizione e la frequenza degli studenti
e le procedure per determinare i posti,
-
le università "realizzano una campagna
informativa" presso le scuole superiori e sui mezzi di comunicazione
di massa,
-
entro il 30 novembre gli iscritti all'ultimo anno
delle scuole superiori presentano domanda di preiscrizione alle
università secondo modalità definite con OM; si iscrivono
dopo aver conseguito il titolo di accesso, ferma restando la possibilità
di modificare l'opzione fatta in sede di prescrizione,
-
prima dell'inizio dei corsi le università
"organizzano attività di orientamento e insegnamento"
(contenuti caratterizzanti, conoscenze propedeutiche) e somministrano
test autovalutativi; gli studenti sono tutorati e assistiti e alla
fine hanno una valutazione finale non vincolante per l'iscrizione.
Sono a numero chiuso le facoltà di medicina e chirurgia, veterinaria,
architettura, i corsi con obbligo di tirocinio e i corsi di specializzazione.
1.1.3. La CM 488 del 6 agosto 1997 Orientamento scolastico, universitario
e professionale che trasmette la Direttiva sull'orientamento
delle studentesse e degli studenti (scuola) e la Direttiva.prot.123/97
Orientamento universitario (università) di pari data
costituisce la norma più specificamente dedicata all'orientamento.
Una prima novità sul piano del metodo è costituita dal
fatto che le direttive sono state precedute da studi, da ricerche,
da documenti. Le due Direttive si basano sul Documento dei due Ministeri.
La Direttiva sulla scuola.
L'orientamento viene assunto come attività istituzionale in
ogni ordine e grado scolastico e "costituisce parte integrante
dei curricoli di studio e del processo educativo e formativo";
esso viene inteso non solo come informazione e scoperta di attitudini,
ma come conoscenza di sé, dell'ambiente in cui si vive, delle
offerte formative esistenti e come capacità di fare scelte
autonome e consapevoli, come percorso per costruire un progetto di
vita. Anzi, viene considerato un processo che accompagna lungo tutto
l'arco della vita e che è finalizzato all'acquisizione degli
strumenti indispensabili per vivere in una società complessa.
Le attività vanno progettate "sulla base della conoscenza
delle caratteristiche delle studentesse e degli studenti, delle loro
motivazioni, degli ambienti sociali in cui le scuole operano".
Esse "vanno integrate con gli interventi mirati a prevenire la
dispersione scolastica e a favorire il successo formativo".
Per tutta la durata della scuola secondaria devono essere realizzate:
-
attività di orientamento integrate con
gli insegnamenti disciplinari in cui le materie/discipline/saperi
sono usati non tanto per quello che sono quanto piuttosto per quello
che sono in grado di produrre nella persona che apprende in termini
di capacità d'uso di ciò che ha appreso (competenze
generali); in questo caso si tratta di orientamento formativo
o didattica orientativa in base al quale non esistono materie
più importanti delle altre, ma tutte le discipline possono
fornire strumenti e occasioni per individuare le proprie attitudine
e potenziare le proprie abilità;
-
specifiche azioni a sostegno della transizione
dalla scuola inferiore a quella superiore (competenze orientative
specifiche); in questo caso si tratta di attività
aggiuntive (di gruppo-educative D 133/1996, DPR 567/1996,
DPR 156/1999) e anche individuali (sportello legge 685/1975,
legge 162/1990 artt.85, 86, 87, DPR 309/1990 art.104,105,106 CIC),
svolte da esperti (docenti orientatori e orientatori di altri sistemi),
in tempi e spazi diversi dalla classe/aula, ma oggetto di lavoro
di tutti gli insegnanti che le integrano con i curricoli disciplinari;
per queste attività è preziosa l'integrazione con
i soggetti istituzionali competenti presenti sul territorio sia
nella programmazione che nella gestione.
Il carattere molto operativo della direttiva consente
la seguente schematizzazione:
| Soggetti |
Ruolo/Funzioni |
Azioni |
| Tutte le scuole |
Progettazione e realizzazione delle
attività |
· iniziative orientamento dentro
attività curricolari
· raccolta e diffusione delle informazioni alle famiglie
· attività complementari DPR 567/96
· verifica dei risultati ottenuti
· individuazione e attribuzione ai docenti di funzioni
specifiche
· formazione iniziale e in servizio dei docenti |
| Scuole medie |
Progettazione e realizzazione delle
attività |
· raccolta dei documenti di
valutazione e del fascicolo personale
· informazioni alle famiglie e agli studenti sugli indirizzi
(profili culturali e professionali, caratteristiche e impegno
richiesto nei diversi indirizzi, offerte formative delle diverse
scuole)
· comunicazione con i docenti delle superiori |
| Scuole superiori |
Progettazione e realizzazione delle
attività |
· comunicazione con i docenti
delle medie
· attività di preparazione alla scelta universitaria
per gli studenti del penultimo anno
· attività di verifica delle scelte
· raccolta domande di preiscrizione entro 30 novembre
· iniziative di studio lavoro ed esperienze in campo sociale
· illustrazione della tipologia degli studi universitari,
di qualificazione professionale, delle opportunità del
mercato del lavoro e delle condizioni di esercizio del diritto
allo studio
· organizzazione tirocini di orientamento (Treu)
· attività per far conoscere settori produttivi
e figure professionali e far acquisire competenze e capacità
imprenditoriali (visite, incontri, approfondimento di temi) |
| Livello nazionale |
Indirizzo |
· promozione e sostegno quadri
normativi concertati
· piani di formazione e ricerca per il personale scolastico
· progetti pilota
· campagne informative
· scambi di esperienze
· programmi di monitoraggio e valutazione |
| Livello regionale |
Programmazione e promozione |
· promozione azioni di ricerca
e formazione
· sostegno dello sviluppo di reti regionali dei servizi
di orientamento
· organizzazione delle informazioni
· costruzione di sinergie e di obiettivi comuni tra i diversi
soggetti istituzionali |
| Livello provinciale |
Promozione di piani e
programmi sulla base della programmazione regionale
|
· attivazione degli osservatori
di area
· costruzione di intese con le università e gli
EELL
· inserimento dell'orientamento tra i temi del piano provinciale
di aggiornamento
· facilitazione della diffusione di informazioni con sportelli
informativi per gli studenti |
Le risorse finanziarie (indicate in dettaglio) alle quali attingere
per le attività sono:
- quelle di alcuni capitoli specifici del bilancio,
- quelle di cui al DPR 567/96 per le attività non riconducibili
alle attività curricolari disciplinari,
- eventuali introiti da parte della Unione Europea e degli Enti Locali.
Alla fine della Direttiva è riportato in allegato un elenco
dettagliato delle principali norme di riferimento (ultimo decennio).
La Direttiva sull'Università.
Viene ribadito che l'Orientamento deve accompagnare l'intero percorso
educativo e formativo in modo da consentire di scegliere consapevolmente
e di essere parte attiva della società. Viene, inoltre, affermato
che è opportuno uno stretto collegamento tra il MPI e il MURST.
Vengono, quindi, date indicazioni e modalità operative per gli
atenei e il loro collegamento con le scuole.
Le attività di orientamento realizzate ai sensi del DPR 382/80
e della legge 341/90 devono avere i seguenti obiettivi:
- attivare le prescrizioni,
- agevolare i passaggi nei primi anni dei corsi di laurea,
- definire e sperimentare nuove modalità di accesso all'università,
- rafforzare le attività di orientamento collegate alla didattica
disciplinare,
- realizzare rapporti con scuole, EELL, rappresentanti del mondo del
lavoro per ottimizzare gli interventi di orientamento,
- prevedere in ogni ateneo una sistema informativo,
- qualificare l'accoglienza degli studenti,
- valutare le attività di orientamento,
- organizzare attività informative per gli studenti delle scuole
superiori.
Per realizzare tali obiettivi sono previste una serie di attività,
alcune di tipo organizzativo interno, altre tese a:
- sostenere le attività di orientamento delle scuole attraverso
la formazione dei docenti, la predisposizione di materiali, l'organizzazione
di visite guidate al proprio interno,
- svolgere attività di orientamento formativo integrate con
quelle didattiche disciplinari,
- attuare iniziative di informazione soprattutto per gli studenti
degli ultimi due anni delle superiori sulle tipologie degli studi
universitari, le pratiche di accesso e di fruizione del diritto allo
studio, le caratteristiche delle professioni,
- fare attività di accoglienza su tutti gli aspetti dell' iter
universitario,
- organizzare all'inizio dei corsi attività di orientamento
con l'uso di test autovalutativi,
- realizzare sportelli per l'informazione e il tutoraggio,
- organizzare programmi di stage di lavoro.
1.2. Autonomia delle istituzioni scolastiche
È la normativa più importante e più forte a sostegno
delle attività di orientamento.
1.2.1. Il DPR 275 dell'8 marzo 1999 Regolamento in materia di Autonomia
delle istituzioni scolastiche ai sensi dell'art.21 della legge 15 marzo
1997, n.59 è il riferimento normativo più significativo
a sostegno dell'orientamento.
Il decreto riconfigura in 17 articoli , a partire dal 1 settembre 2000,
in modo significativo i meccanismi di funzionamento delle istituzioni
scolastiche di ogni ordine e grado; è diviso in sei parti, le
prime 4 delle quali riguardano le istituzioni scolastiche, le ultime
2 riguardano le funzioni amministrative e la gestione del servizio di
istruzione.
La prima parte (articoli 1 e 2) chiarisce la natura e gli scopi
dell'autonomia scolastica e dichiara l'oggetto della norma stessa. Si
afferma, infatti, che "l'autonomia delle istituzioni scolastiche
è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo
culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di
interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo
della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda
delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti,
al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le
finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e
con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento
e di apprendimento". Si precisa, anche, che la norma detta la disciplina
generale, individua le funzioni ad esse trasferite e elenca le disposizioni
abrogate.
Nella seconda parte (dall'articolo 3 all'articolo 7) tratta del
Piano dell'offerta formativa, dei diversi tipi di autonomia e delle
reti di scuole.
Con l'espressione Piano dell'offerta formativa (POF) si intende
"il documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale
e progettuale delle istituzioni scolastiche" che "esplicita
la progettazione curriculare, extra-curricolare, educativa ed organizzativa
che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia";
esso è elaborato dal Collegio dei docenti con il contributo di
tutte le componenti scolastiche in coerenza con le finalità e
gli obiettivi nazionali e con le caratteristiche e le risorse del territorio,
è adottato dal Consiglio di Istituto ed è distribuito
a tutti gli alunni.
Il POF riconfigura in termini nuovi la programmazione.
L'autonomia DIDATTICA comporta la costruzione di "percorsi formativi
funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita
educativa di tutti gli alunni", che "riconoscono e valorizzano
le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno,
adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo".
Per l'attuazione dei percorsi è prevista flessibilità
sia nella gestione del monte ore annuale sia nella formazione dei gruppi
di alunni. "Le istituzioni scolastiche assicurano comunque la
realizzazione di iniziative di recupero e sostegno, di continuità
e di orientamento scolastico e professionale, coordinandosi con
le iniziative eventualmente assunte dagli Enti locali in materia di
interventi integrati" (art.139 del Decreto legislativo 112/98).
"I criteri per il riconoscimento dei crediti e per il recupero
dei debiti scolastici...sono individuati...tenuto conto della necessità
di facilitare i passaggi tra diversi tipi e indirizzi di studio, di
favorire l'integrazione tra sistemi formativi, di agevolare le uscite
e i rientri tra scuola, formazione professionale e mondo del lavoro.
Sono altresì individuati i criteri per il riconoscimento dei
crediti formativi relativi alle attività realizzate nell'ambito
dell'ampliamento dell'offerta formativa o liberamente effettuate dagli
alunni e debitamente accertate o certificate."
L'autonomia ORGANIZZATIVA comporta la possibilità di adattare,
in funzione del Piano dell'offerta formativa, il calendario scolastico,
l'orario del curricolo e delle singole discipline.
L'autonomia di RICERCA, SPERIMENTAZIONE E SVILUPPO comporta la possibilità
di studi ed elaborazioni su tutte le materie che riguardano la progettazione
e la valutazione, la formazione degli operatori, la documentazione e
l'integrazione tra i diversi soggetti presenti sul territorio.
In tutti gli ambiti di autonomia le scuole possono promuovere "accordi
di rete". Nell'ambito delle reti possono essere istituiti laboratori
finalizzati a diverse attività tra le quali anche l'orientamento
scolastico e professionale. Gli organici funzionali consentono "l'affidamento
a personale dotato di specifiche esperienze e competenze di compiti
organizzativi e di raccordo interistituzionale e di gestione dei laboratori".
A sostegno dell'autonomia didattica, organizzativa e di ricerca sviluppo
c'è l'autonomia FINANZIARIA.
Le scuole, sia da sole che in rete, "possono stipulare convenzioni
con Università...istituzioni, enti, associazioni, agenzie operanti
sul territorio che intendono dare il loro apporto alla realizzazione
di specifici obiettivi"; possono, inoltre, "costituire o aderire
a consorzi pubblici e privati per assolvere compiti istituzionali".
La terza parte (dall'art.8 all'articolo 11) riguarda la definizione
dei curricoli, l'ampliamento dell'offerta formativa, le verifiche,
i modelli di certificazione e le iniziative finalizzate all'innovazione,
con una distinzione tra le competenze del Ministero e quelle delle singole
scuole. In particolare viene precisato che "la determinazione del
curricolo tiene conto delle diverse esigenze formative degli alunni
concretamente rilevate, della necessità di garantire efficaci
azioni di continuità e di orientamento"; le scuole
possono integrare i curricoli definiti nazionalmente con discipline
e attività da loro scelte. Oltre i curricoli le scuole possono
attivare da sole o con altri soggetti del territorio iniziative facoltative
per gli alunni e per il territorio. Sono previste verifiche sistematiche
delle attività delle scuole e l'adozione di nuovi modelli per
le certificazioni con l'indicazione delle conoscenze, competenze, capacità
acquisite e i crediti formativi riconoscibili "compresi quelli
relativi alle discipline e alle attività realizzate nell'ambito
dell'ampliamento dell'offerta formativa o liberamente scelte dagli alunni
e debitamente certificate." Il Ministero promuove, con durata predefinita
e con obbligo di valutazione alla fine, alcuni progetti in ambito nazionale
o locale "volti a esplorare possibili innovazioni riguardanti gli
ordinamenti degli studi, la loro articolazione e durata, l'integrazione
fra sistemi formativi, i processi di continuità e orientamento."
La quarta parte (articoli 12 e 13) regolamenta la disciplina
transitoria della sperimentazione dell'autonomia e la ricerca metodologico
didattica in riferimento per ora agli attuali ordinamenti e programmi.
La quinta parte (dall'articolo 14 al 16) sancisce l'attribuzione
di funzioni già di competenza dell'Amministrazione centrale e
periferica alle istituzioni scolastiche, le competenze escluse e il
coordinamento delle competenze a decorrere dal 1 settembre 2000. Particolarmente
interessante la precisazione fatta al punto 3 dell'art.16: "i docenti
hanno il compito e la responsabilità della progettazione e dell'attuazione
del processo di insegnamento e di apprendimento".
L'ultima parte, costituita dall'articolo 17, è un lungo
elenco del numerosi articoli del decreto legislativo 297/94 (Testo unico)
che vengono in parte o totalmente abrogati.
Il DPR è una legge primaria ed è perciò il
riferimento normativo più forte a sostegno delle attività
di orientamento nella scuola. I punti di riferimento più
interessanti da questo punto di vista sono:
A) CURRICOLI DISCIPLINARI PER COMPETENZE
(orientamento formativo o didattica orientativa)
13.1. fino alla definizione dei curricoli nazionali si applicano i programmi
vigenti nel cui ambito le scuole definiscono gli obiettivi di apprendimento
"riorganizzando i propri percorsi didattici secondo modalità
fondate su obiettivi formativi e competenze";
16.3. "I docenti hanno il compito e la responsabilità
della progettazione e dell'attuazione del processo di insegnamento e
di apprendimento";
8.4. "la determinazione del curricolo tiene conto delle diverse
esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità
di garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento"
(orientamento nelle discipline).
B) AMPLIAMENTO OFFERTA FORMATIVA
(azioni di orientamento)
ART.9
1. Le istituzioni scolastiche, singolarmente, collegate in rete o tra
loro consorziate, realizzano ampliamenti dell'offerta formativa che
tengano conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico
delle realtà locali. I predetti ampliamenti consistono in
ogni iniziativa coerente con le proprie finalità, in favore dei
propri alunni e, coordinandosi con eventuali iniziative promosse dagli
enti locali, in favore della popolazione giovanile e degli adulti.
2. I curricoli determinati a norma dell'articolo 8 possono essere arricchiti
con discipline e attività facoltative che, per la realizzazione
di percorsi formativi integrati, le istituzioni scolastiche programmano
sulla base di accordi con le Regioni e gli Enti locali.
3. Le istituzioni scolastiche possono promuovere e aderire a convenzioni
o accordi stipulati a livello nazionale, regionale o locale, anche per
la realizzazione di specifici progetti.
4. Le iniziative in favore degli adulti possono realizzarsi,
sulla base di specifica progettazione, anche mediante il ricorso a metodi
e strumenti di autoformazione e a percorsi formativi personalizzati.
Per l'ammissione ai corsi e per la valutazione finale possono essere
fatti valere crediti formativi maturati anche nel mondo del lavoro,
debitamente documentati, e accertate esperienze di autoformazione. Le
istituzioni scolastiche valutano tali crediti ai fini della personalizzazione
dei percorsi didattici che possono così risultare variati e ridotti.
5. Nell'ambito delle attività in favore degli adulti possono
essere promosse specifiche iniziative di informazione e formazione destinate
ai genitori degli alunni.
C) RETI DI SCUOLE
(integrazione nel sistema scolastico e nel sistema formativo - Scuola
e territorio)
3.2. Le scuole "tenendo conto della programmazione territoriale
dell'offerta formativa"
4.4. "assicurano comunque la realizzazione di iniziative
.di
orientamento scolastico e professionale, coordinandosi con le iniziative
eventualmente assunte dagli EELL in materia di interventi integrati"
(art.139 del decreto legislativo 112/1998),
4.5. cercano di "favorire l'integrazione tra sistemi formativi,
di agevolare le uscite e i rientri tra scuola, formazione professionale
e mondo del lavoro",
6.1. valorizzano l'autonomia di ricerca sperimentazione e sviluppo,
curando anche "l'integrazione fra le diverse articolazioni del
sistema scolastico e, d'intesa con i soggetti istituzionali competenti,
fra i diversi sistemi formativi, ivi compresa la formazione professionale";
9.4. "i curricolo determinati a norma dell'articolo 8 possono essere
arricchiti con discipline e attività facoltative, che per la
realizzazione di percorsi formativi integrati le istituzioni scolastiche
programmano sulla base di accordi con le Regioni e gli Enti locali".
ART.7 e passim
1. Le istituzioni scolastiche possono promuovere ACCORDI di rete
o aderire ad essi per il raggiungimento della proprie finalità
istituzionali.
2. L'accordo può avere a oggetto:
- attività didattiche, di ricerca, sperimentazione e sviluppo,
di formazione e aggiornamento;
- attività di amministrazione e contabilità, ferma restando
l'autonomia dei singoli bilanci;
- attività di acquisto di beni e servizi, di organizzazione
e di altre attività coerenti con le finalità istituzionali.
L'accordo, se prevede attività didattiche o di ricerca, sperimentazione
e sviluppo, di formazione e aggiornamento, è approvato, oltre
che dal consiglio di circolo o di istituto, anche dal collegio dei docenti
delle singole scuole interessate per la parte di propria competenza.
3. L'accordo può prevedere lo scambio temporaneo di docenti,
che liberamente vi consentono, fra le istituzioni che partecipano alla
rete e i cui docenti abbiano uno stato giuridico omogeneo. I docenti
che accettano di essere impegnati in progetti che prevedono lo scambio
rinunciano al trasferimento per la durata del loro impegno nei progetti
stessi, con le modalità stabilite in sede di contrattazione collettiva.
4. L'accordo individua l'organo responsabile della gestione delle risorse
e del raggiungimento delle finalità del progetto, la sua durata,
le sue competenze e i suoi poteri, nonché le risorse professionali
e finanziarie messe a disposizione della rete dalle singole istituzioni;
l'accordo è depositato presso le segreterie delle scuole, ove
gli interessati possono prenderne visione ed estrarne copia.
5. Gli accordi sono aperti all'adesione di tutte le istituzioni scolastiche
che intendano parteciparvi e prevedono iniziative per favorire la partecipazione
alla rete delle istituzioni scolastiche che presentano situazioni di
difficoltà.
6. Nell'ambito delle reti di scuole, possono essere istituiti laboratori
finalizzati tra l'altro a:
- la ricerca didattica e la sperimentazione,
- la documentazione, secondo procedure definite a livello nazionale
per la più ampia circolazione, anche attraverso rete telematica,
di ricerche, esperienze, documenti e informazioni,
- la formazione in servizio del personale scolastico,
- l'orientamento scolastico e professionale.
7. Quando sono istituite reti di scuole, gli organici funzionali di
istituto possono essere definiti in modo da consentire l'affidamento
a personale dotato di specifiche esperienze e competenze di compiti
organizzativi e di raccordo interistituzionale e di gestione dei laboratori.
8. Le scuole, sia singolarmente che collegate in rete, possono stipulare
CONVENZIONI con università statali o private, ovvero con istituzioni,
enti, associazioni o agenzie operanti sul territorio che intendono dare
il loro apporto alla realizzazione di specifici obiettivi.
9. Anche al di fuori dell'ipotesi prevista dal comma 1, le istituzioni
scolastiche possono promuovere e partecipare ad accordi e convenzioni
per il coordinamento di attività di comune interesse che coinvolgono,
su progetti determinati, più scuole, enti, associazioni del volontariato
e del privato sociale. Tali accordi e convenzioni sono depositati presso
le segreterie delle scuole dove gli interessati possono prenderne visione
ed estrarne copia.
10. Le istituzioni scolastiche possono costituire o aderire a CONSORZI
pubblici e privati per assolvere compiti istituzionali coerenti
col Piano dell'offerta formativa di cui all'articolo 3 e per l'acquisizione
di servizi e beni che facilitino lo svolgimento dei compiti di carattere
formativo.
1.2.2. Il Decreto 234 del 26 giugno 2000 Regolamento recante norme
in materia di curricoli nell'autonomia delle istituzioni scolastiche,
ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica
8 marzo 1999, n.275 contiene indicazioni per l'attuazione del Regolamento
dell'Autonomia.
Dal 1° settembre 2000 e fino al riordino complessivo dei cicli continuano
ad essere vigenti gli ordinamenti e le sperimentazioni funzionanti nell'anno
1999/2000 ai quali debbono fare riferimento sia per i programmi che
per l'orario i curricoli per competenze elaborati dalle scuole, applicando
"tutti gli strumenti di flessibilità organizzativa, didattica
e di autonomia di ricerca sperimentazione e sviluppo, secondo quanto
previsto dal piano dell'offerta formativa di ciascuna istituzione scolastica"
e "valorizzando l'introduzione di nuove metodologie didattiche,
anche attraverso il ricorso alle tecnologie multimediali".
"Al termine dell'anno scolastico ogni istituzione scolastica valuta
gli effetti degli interventi "che devono tendere al miglioramento
dell'insegnamento e dell'apprendimento al fine di far conseguire a ciascun
alunno livelli di preparazione adeguati al raggiungimento dei gradi
più elevati dell'istruzione e all'inserimento nella vita sociale
e nel mondo del lavoro".
L'85% del monte ore annuale delle singole discipline costituisce la
quota oraria nazionale obbligatoria dei curricoli. Il 15% costituisce
la quota obbligatoria riservata alle singole scuole; essa può
essere utilizzata per:
- confermare l'attuale assetto,
- realizzare compensazioni tra le discipline e attività di
insegnamento previste dagli attuali programmi,
- introdurre nuove discipline.
In particolare, utilizzando lo strumento della flessibilità
e in riferimento ai diversi bisogni formativi rilevati degli alunni,
"promuovono, anche con percorsi individuali":
- la valorizzazione delle eccellenze,
- il recupero di coloro che presentano situazioni di criticità,
- la attivazione di azioni di continuità didattica
- la realizzazione di azioni di orientamento".
"L'attuazione delle disposizioni di cui al presente regolamento
non comporta l'adozione di decreti autorizzativi" (articolo 5,
comma 1).
1.3. Obbligo scolastico
È la normativa in cui l'orientamento è maggiormente valorizzato.
1.3.1. La legge 9 del 20 gennaio 1999 Disposizioni urgenti per l'elevamento
dell'obbligo di istruzione (Obbligo scolastico) nel quadro del riordino
del sistema scolastico e formativo prefigura l'introduzione dell'obbligo
di istruzione e formazione fino ai 18 anni con la possibilità
per tutti i giovani di acquisire un diploma di scuola superiore o una
qualifica professionale e intanto eleva l'obbligo scolastico da 8 a
10 anni e solo in via transitoria a 9 anni (primo anno della attuale
scuola superiore) e introduce il NOS (nuovo obbligo scolastico) con
un duplice obiettivo:
- riduzione della dispersione,
- innalzamento dei livelli di apprendimento.
La norma prevede una robusta attività di Orientamento
nella fase conclusiva dell'obbligo (terzo anno della scuola media e
primo della scuola superiore) per garantire il diritto all'istruzione
e alla formazione, consentire agli alunni scelte più consapevoli
e più confacenti alla propria personalità e al proprio
progetto di vita e per agevolare eventuali passaggi di indirizzo. Per
potenziare le azioni di Orientamento, sia in vista del proseguimento
degli studi che dell'inserimento nel mondo del lavoro, le scuole possono
sperimentare l'autonomia didattica e organizzativa sulla base di appositi
finanziamenti supplementari. Nell'ultimo anno dell'obbligo le scuole
prevedono anche iniziative formative sui "principali temi della
cultura, società, scienza contemporanea".
A conclusione dell'obbligo viene rilasciata una certificazione
del percorso seguito e delle competenze acquisite: essa ha valore di
credito formativo spendibile per un eventuale rientro nel sistema
scolastico.
I ragazzi che hanno adempiuto all'obbligo possono proseguire gli studi
oppure avvalersi del diritto di seguire iniziative formative per ottenere
una qualifica professionale.
1.3.2. Il DM 323 del 9 agosto 1999 Regolamento per l'attuazione
dell'articolo 1 della legge 20 gennaio 1999 n.9 contenente disposizioni
urgenti per l'elevamento dell'obbligo di istruzione è la
norma di attuazione più importante della legge 9/1999.
Prevede che le scuole "programmano e realizzano, anche in collaborazione
con le strutture della formazione professionale delle regioni, mediante
accordi, l'azione formativa del primo anno della scuola secondaria superiore,
anche con interventi di didattica orientativa e di organizzazione modulare
dei curricoli" finalizzati a sostenere la motivazione del percorso
(percorsi autonomi e percorsi integrati istruzione/formazione).
Gli interventi formativi integrati sono tesi a "offrire allo studente
strumenti di conoscenza e di orientamento tra le diverse opportunità
formative", fanno parte integrante del curricolo del primo anno,
devono rientrare all'interno di un "piano coordinato territoriale"
e sono regolati da appositi accordi e convenzioni. È prevista
una valutazione congiunta degli esiti di tali percorsi.
Solo in sede di prima applicazione sono prefigurate, per sostenere le
scelte, sperimentazioni di "percorsi formativi che favoriscano
l'acquisizione delle conoscenze e il conseguimento degli obiettivi relativi
alle capacità e alle competenze di base" nonché le
attività di orientamento.
Sono previste anche azioni di accoglienza, analisi delle competenze,
consolidamento delle scelte o ri-orientamento verso altri percorsi formativi
(scuola, FP, apprendistato), sostegno formativo al passaggio ad altri
indirizzi e percorsi integrati attraverso la stipula di convenzioni
con enti di formazione professionale.
In specifico.
La SCUOLA MEDIA è tenuta a realizzare:
FORMAZIONE ORIENTATIVA (orientamento formativo o didattica orientativa)
3.1. potenziare le valenze orientative delle discipline e attuare iniziative
per sostenere le scelte (attitudini - interessi),
3.2. realizzare attività multidisciplinari "a carattere
trasversale" per imparare a lavorare in gruppo e per conoscere
il mondo contemporaneo e avere attenzione per gli alunni in condizione
di svantaggio.
INFORMAZIONE
3.5.le scuole promuovono iniziative e incontri di informazione (anche
per i genitori) su:
- le prospettive occupazionali presenti sul territorio,
- i diversi percorsi formativi successivi,
in III
3.3. interventi di consolidamento delle conoscenze disciplinari di base,
delle capacità, delle competenze in modo da potenziare le capacità
di scelta consapevole (attitudini e interessi).
La SCUOLA SUPERIORE è tenuta a realizzare:
4.1. e 8 gestione flessibile del curricolo: l'attività didattica
deve prevedere anche iniziative di ri-orientamento (verso altro),
4.2. l'azione formativa del I anno è organizzata e ha un impianto
didattico mirato a:
- motivare gli allievi, anche affrontando temi sulla contemporaneità,
- verificare la coerenza tra scelte e attitudini (conferma o individuazione
alternative),
- sostenere gli allievi che intendono passare ad altro,
- valorizzare le diversità anche attraverso la personalizzazione
dei curricoli,
- realizzare percorsi ad hoc per gli allievi che intendono uscire dal
sistema scolastico;
4.3. le scuole promuovono iniziative di:
- accoglienza e analisi delle competenze (inizio anno),
- consolidamento delle scelte o ri-orientamento (metà anno),
- attività didattica per sostenere il passaggio ad altri indirizzi
di studio (seconda metà anno),
- percorsi integrati (convenzioni con CFP).
6.1. Le scuole progettano e realizzano percorsi integrati finalizzati
ad offrire "strumenti di conoscenza e di orientamento tra le diverse
opportunità formative", i percorsi sono progettati dai CdC
d'intesa con gli operatori della FP.
6.2. È previsto un piano territoriale di intervento (AS, Regione,
province).
Sia nella scuola media che nella scuola superiore sono previste:
COMPENSAZIONE
Nell'ambito del 15% di flessibilità consentita dall'autonomia
3.4. per la scuola media Þ moduli con caratteristiche degli indirizzi
delle superiori,
8.2. per la scuola superiore Þ attività previste (per IP
anche AA).
9.2.CERTIFICAZIONE
- del percorso svolto (curricolo ordinario, attività modulari,
esperienze di orientamento e ri-orientamento, altri percorsi formativi),
- delle conoscenze, capacità, competenze acquisite
nell'intero percorso.
1.3.3. La CM del 16 settembre 1999 Iniziative per l'attuazione
della legge 20 gennaio 1999 n.9 Elevamento dell'obbligo di istruzione
prevede che le scuole secondarie sono tenute a progettare e realizzare
azioni di:
- accoglienza,
- sostegno,
- sostegno al passaggio ad altri indirizzi,
- individualizzazione per portatori di H,
- rinforzo della motivazione e/o ri-motivazione,
- orientamento e ri-orientamento,
- integrazione con la formazione professionale.
Vanno riorganizzati i percorsi didattici per:
- finalizzarli all'acquisizione di specifiche competenze,
- fare compensazioni orarie,
- renderli flessibili,
- integrarsi con le azioni di altri.
1.4. Obbligo formativo
È la normativa in cui viene ribadita l'importanza dell'orientamento,
anche dopo la conclusione dell'obbligo scolastico.
1.4.1. La legge 144 del 17 maggio 1999 Misure in materia di investimenti,
delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione
e della normativa che disciplina l'Inail, nonché disposizioni
per il riordino degli enti previdenziali (Collegato-lavoro alla
manovra finanziaria per il 1999) (Obbligo formativo e istruzione/formazione
tecnica superiore) nel lungo testo di 72 articoli ne ha ben 4 che
riguardano il sistema scolastico.
L'art.66 prevede interventi in materia di formazione continua, l'art.67
introduce alcune modifiche all'art.17 della legge 196 del 24 giugno
1997 (Pacchetto Treu), l'art.69 introduce i corsi di istruzione formazione
tecnica superiore.
L'art.68 introduce l'obbligo formativo fino a 18 anni
che può essere assolto in percorsi anche integrati di istruzione
e formazione:
- nel sistema di istruzione scolastica,
- nel sistema della formazione professionale di competenza regionale,
- nell'esercizio dell'apprendistato.
Le competenze certificate alla fine di ciascun segmento del percorso
di ognuna delle tre tipologie costituiscono crediti per il passaggio
da un sistema all'altro.
I servizi per l'impiego decentrati compilano l'anagrafe regionale
di coloro che hanno assolto l'obbligo e predispongono le relative
iniziative di Orientamento. Con regolamento da adottare entro
6 mesi sono stabiliti i tempi e i modi di attuazione di questo articolo,
sono regolate le relazioni tra obbligo scolastico e obbligo formativo,
sono fissati i criteri per la certificazione e il riconoscimento dei
crediti.
1.4.2. Il DPR 257 del 12 luglio 2000 Regolamento di attuazione
dell'art. 68 della legge 17 maggio 1999, n.144, concernente l'obbligo
di frequenza di attività formative fino al diciottesimo anno
di età contiene le indicazioni attuative dettagliate dell'articolo
68 e prevede che:
- "i giovani che nell'anno 2000 compiono 15, 16 e 17 anni possono
volontariamente accedere ai servizi per l'impiego competente per
territorio per usufruire dei servizi di orientamento, di supporto
e di tutoraggio";
- vengano realizzati ogni anno dall'Amministrazione scolastica periferica
d'intesa con la regione "appositi incontri di informazione
e orientamento" nelle scuole per i ragazzi che compiono 15
anni l'anno successivo in modo da facilitare la loro scelta.
Le scuole sono tenute, inoltre, ad attivare iniziative
finalizzate "all'orientamento e al ri-orientamento, previste
in attuazione delle norme sull'elevamento dell'obbligo di istruzione,
anche nelle classi successive a quelle dell'adempimento dell'obbligo.
A tal fine detti istituti coordinano o integrano la propria attività
con quella dei servizi per l'impiego e degli enti locali".
Il comma 2 dell'art.4 del DPR 257 prevede che "attività
di istruzione finalizzate all'assolvimento dell'obbligo formativo
per i giovani che vi sono soggetti e che sono parte di un contratto
di lavoro diverso dall'apprendistato possono essere programmate dalle
istituzioni scolastiche nell'esercizio della loro autonomia, anche
d'intesa con gli enti locali": si tratta solo di una possibilità,
non di un obbligo, ma di grande interesse in quanto si tratta dell'unico
caso in cui la scuola eroga servizi a fruitori diversi dai suoi studenti
e dagli studenti di altre scuole in rete.
2. LA LETTERATURA
Della vastissima letteratura prodotta negli anni Novanta, non solo
in Italia, sul tema dell'orientamento non si possono non prendere
in esame, per le ampie e significative implicazioni che comportano,
almeno alcuni riferimenti alle competenze in generale e in specifico
alle competenze orientative.
2.1. Le competenze
Le continue, e spesso radicali, trasformazioni dell'assetto sociale
e del mondo del lavoro impongono sempre nuovi cambiamenti ai quali
le persone sono costrette continuamente ad adattarsi. Il passaggio,
inoltre, dalla società industriale alla società conoscitiva
basata soprattutto sul terziario ha determinato il fatto che sempre
più gente lavora con le informazioni, mentre la distinzione
tra compiti manuali e compiti intellettuali va diminuendo mano a mano
che evolvono le tecnologie. Il percorso lavorativo, infine, è
sempre più spesso orizzontale/trasversale (da una lavoro all'altro)
piuttosto che verticale (sviluppo di carriera). Tutto ciò induce
a mirare a costruire i presupposti sia del successo (transizione in
verticale) sia dell'adattamento, del passaggio (transizione in orizzontale):
per non sentirsi inadeguati o disorientati, è sempre più
importante, infatti, da un lato possedere risorse personali e sociali,
possedere cioè le competenze indispensabili per fronteggiare
l'imprevisto, da un altro lato fare una continua manutenzione
dei saperi di cui si è portatori.
Nella vita per affrontare una situazione, per eseguire un compito,
per risolvere un problema sono necessarie contemporaneamente conoscenze
di tipo dichiarativo (sapere sapere cosa è un certo oggetto),
procedurale (sapere come fare), pragmatico (sapere perchè e
quando fare): gli interventi di insegnamento/apprendimento sono tanto
più efficaci quanto più si misurano con questi tre tipi
di conoscenze e sono in grado di costruire competenze e di
educare all'autoriflessione e all'automodificazione.
Sul significato di competenza negli ultimi anni sono stati usati fiumi
di inchiostro; si riportano qui di seguito alcune tra le tantissime
definizioni date che sembrano particolarmente significative:
- "conoscenza in azione, in situazione" (Ranieri),
- "padroneggiamento di conoscenze e abilità in contesto"
(Gruppo 7 della Commissione dei 250),
- "insieme di risorse (conoscenze, abilità
) di
cui un soggetto deve disporre per affrontare efficacemente l'inserimento
in un contesto lavorativo e più in generale per affrontare
il proprio sviluppo professionale e personale" (Gruppo di ricerca
Regione ER),
- "insieme di conoscenze (e loro capacità di uso) e
abilità per le quali sia possibile predisporre opportuni
meccanismi di verifica e certificazione ...comprendono: conoscenze,
loro capacità di uso, abilità",
- "Insieme strutturato di conoscenze (sapere), capacità
(saper fare) e atteggiamenti (saper essere) necessari per l'efficace
svolgimento di un compito" (Pellerey),
- "Insieme delle conoscenze teoriche, pratiche e abilità
che assicurano
l'attitudine a svolgere un'ampia serie di funzioni"
(Consiglio d'Europa).
In sintesi si può dire che le competenze sono sia l'uso di
un grappolo di conoscenze per uno scopo sia l'insieme di risorse (conoscenze,
abilità
) di cui un soggetto deve disporre per poterle
usare per un fine, per affrontare situazioni, per risolvere problemi,
per eseguire compiti in un contesto o anche trasferibili in altri
contesti.
Le competenze (per molti studiosi, ma non per tutti) sono, dunque,
l'insieme di abilità e informazioni/conoscenze (risorse)
che un soggetto non solo possiede ma effettivamente usa per uno scopo,
combinandole in modo appropriato ma anche personale, per fronteggiare
una situazione concreta; sono un sapere che viene utilizzato concretamente,
che si traduce in azione/comportamento, sono un saper fare non a caso
o per prove ed errori, ma basato sul padroneggiamento di conoscenze
abilità capacità apprese ed esercitate; sono, in definitiva,
la capacità di usare in modo mirato originale e responsabile
le abilità e le conoscenze in situazione.
Le competenze, inoltre, sono frutto dell'insegnamento/apprendimento
(almeno in parte), si acquisiscono attraverso le conoscenze,
si costruiscono manipolando le conoscenze, ma esse organizzano
e formalizzano anche i saperi quotidiani informali e non formali,
sono legate al pregresso, sono qualcosa che cresce di continuo
con l'esperienza e lo studio, non sono qualcosa di statico
ma di dinamico e in relazione con altro, sono una costruzione continua,
sono patrimonio della singola persona, del soggetto, sono, infine,
legate anche ad elementi di imprevedibilità (se si è
stanchi...).
Le competenze si potenziano e si arricchiscono con l'uso e con continue
integrazioni reticolari (quando e dove occorre), quindi sono in continua
evoluzione. Esistono magari in origine alcune propensioni (più
o meno spiccate), alcune potenzialità (più o meno differenziate)
della singola persona, ma esse, tenuto conto della straordinaria plasticità
e capacità di modificarsi e di apprendere del cervello e della
mente per tutta la vita, debbono però essere esercitate, allevate,
educate.
Se le diverse abilità consistono nell'essere in grado di eseguire
una parte specifica di un compito, di applicare conoscenze settoriali,
di eseguire semplici applicazioni di istruzioni delimitate a un determinato
campo che comunque richiedono un preciso addestramento, le conoscenze
richiamano un duplice campo semantico: per un verso sono l'insieme
di dati e informazioni elaborate attraverso operazioni mentali, le
conoscenze formalizzate disciplinari (e non), procedurali o dichiarative
o pragmatiche, per un altro verso sono l'insieme dei processi che
la singola persona deve attivare per apprendere, conservare e utilizzare
le conoscenze per eseguire nuove operazioni. Le competenze sono qualcosa
di più complesso e richiedono percorsi di apprendimento a loro
volta più complessi.
Le competenze si apprendono nella scuola lavorando principalmente
(anche se non esclusivamente) sulle conoscenze formali/disciplinari;
le discipline, anzi, in quanto sistema formalizzato di conoscenze,
sono la materia prima su cui si costruiscono e si organizzano le esperienze
e quindi sono fondamentali per la costruzione delle competenze. Ma
la scuola, per dotare effettivamente i giovani di risorse personali
e sociali deve imparare a far imparare con le discipline, non le discipline.
Il curricolo è, infatti, l'artefatto, prodotto della
ricerca dei docenti, che consiste nella progettazione, attraverso
l'uso selettivo delle risorse messe a disposizione dalle discipline,
delle esperienze di apprendimento mirate alla costruzione di conoscenze
abilità e competenze. L'espressione curricolo centrato
sulla persona significa, dunque, artefatto costruito con il preciso
intento di supportare la costruzione delle risorse della persona.
Come a proposito della vita e del lavoro si sta passando dalle professioni
alle competenze, così nella scuola è necessario passare
dalla centralità delle discipline alla centralità della
persona.
2.2. Le competenze di base e le competenze trasversali
Coerentemente con le indicazioni emerse a livello europeo l'ISFOL
(1998) ha distinto tra:
- competenze di base, saperi minimi comuni a una pluralità
di compiti e quindi trasferibili e sempre potenziabili,
saperi ovviamente intesi non come semplice repertorio di contenuti,
ma come saperi operativi e quindi come comportamenti (competenze
organizzative, linguistiche-inglese, informatiche, economiche di
base, giuridico-istituzionali, di ricerca attiva del lavoro)
che consentono di fruire a pieno dei moderni diritti di cittadinanza,
"permettono anche di fronteggiare situazioni di cambiamento",
sono "la base di competenza <<minima>> per inserirsi
nel mondo del lavoro", rispondono all'esigenza di contribuire
ad aumentare la probabilità per ogni singolo soggetto "di
inserirsi (o reinserirsi) positivamente, cioè con un livello
di consapevolezza adeguato, in un contesto lavorativo", "si
configurano come condizioni utili e necessarie (anche se non sufficienti,
di per sé) per un più efficace esercizio delle competenze
altrimenti definite trasversali e tecnico professionali";
- competenze trasversali (core skills), "insieme di
abilità di ampio spessore, che sono implicate in numerosi
tipi di compiti, dai più elementari ai più complessi
e che si esplicano in situazioni tra loro diverse e quindi ampiamente
generalizzabili" e che coinvolgono insieme processi cognitivi
emotivi motori, sono capacità individuali essenziali
per determinare un comportamento adeguato in grado di trasformare
un sapere in una prestazione efficace (lavorativa e non), sono utilizzabili
in tutte le esperienze che il soggetto fa e sono distinguibili
in tre livelli (i primi due sono propedeutici al terzo):
- diagnosticare: "diagnosticare le caratteristiche
dell'ambiente e del compito", esaminare adeguatamente la
situazione e le risorse personali che si possono mettere in
campo per agire,
- relazionarsi: "mettersi in relazione adeguata
con l'ambiente", rapportarsi adeguatamente con il contesto
in cui si agisce (l'ambiente le persone le cose le regole) per
rispondere ad un compito e raggiungere risultati, mettendo in
campo abilità socio-emozionali e cognitive e opportuni
stili di comportamento,
- affrontare: "predisporsi ad affrontare l'ambiente
e il compito, sia mentalmente che a livello affettivo e motorio",
fronteggiare adeguatamente, in modo efficace e creativo un problema,
sapendo cosa come quando perchè fare, sia mentalmente
che a livello affettivo e motorio.
"Il grado di padronanza, da parte del soggetto, dell'insieme
di queste competenze non solo modula la qualità della
sua prestazione attraverso le strategie che è in grado
di mettere in atto, ma influisce sulla qualità e sulle
possibilità di sviluppo delle sue risorse (conoscenze,
cognizioni, rappresentazioni, elementi di identità) attraverso
la qualità delle informazioni che è in grado di
raccogliere, delle relazioni che sa instaurare, dei feed-back
che riesce a ottenere e di come sa utilizzarli per riorganizzare
la sua conoscenza. Le competenze trasversali fanno dunque riferimento
ad operazioni fondamentali proprie di qualunque soggetto posto
di fronte ad un compito".
In un mondo che cambia con velocità quasi incredibile
ed è dominato dalle informazioni, la grande portata innovativa
di queste proposte sta, quindi, proprio nell'attribuzione crescente
di importanza alle abilità e alle competenze che mettono
in grado le persone di affrontare i continui cambiamenti (conoscenze
procedurali e competenze personali/sociali)
- competenze tecnico-professionali vere e proprie, abilità
specifiche settoriali che vengono dopo e si basano sul possesso
delle competenze di base e di quelle trasversali.
2.3. Le competenze orientative
Tra le numerosissime attribuzioni di significato all'orientamento,
è particolarmente interessante quella, recentissima, di Anna
Grimaldi: "sapersi orientare significa essere in possesso di
strumenti cognitivi, emotivi e relazionali idonei per fronteggiare
il disorientamento derivato dalla attuale società che si connota
per il flusso mutevole di conoscenza. Di continuo l'individuo viene
spinto a mutare le proprie caratteristiche, a diversificare e ampliare
le proprie attività ed i campi di interesse in modo da aggiornare
in tempo reale il proprio curriculum di conoscenze e competenze in
maniera dinamica e flessibile per rispondere alle trasformazioni costanti
che caratterizzano la nostra società" (2003).
Del resto già Viglietti (1989) affermava che per sapersi orientare
è indispensabile un insieme complesso di capacità
di:
- conoscere se stessi, le proprie inclinazioni, i propri interessi,
i propri lati forte e deboli,
- elaborare cognitivamente,
- utilizzare conoscenze di tipo logico-matematico,
- organizzare, classificare, conservare, richiamare, utilizzare dati
e informazioni,
- autoinformarsi,
- padroneggiare i processi decisionali e sapersi assumere responsabilità,
- esprimersi e comunicare, usando linguaggi naturali e artificiali,
- lavorare in gruppo,
- possedere una cultura del lavoro nei suoi vari aspetti.
Negli ultimissimi anni particolarmente significativa è l'elaborazione
fatta da Pombeni che sostiene che per orientarsi è indispensabile
il possesso di apposite competenze orientative, di un "insieme
di caratteristiche, abilità, atteggiamenti e motivazioni personali
che sono necessari al soggetto per gestire con consapevolezza ed efficacia
la propria esperienza formativa e lavorativa, superando positivamente
i momenti di snodo": esse non sono innate, ma si apprendono (2000).
Si possono distinguere in:
2.3.1. "competenze orientative generali finalizzate principalmente
ad acquisire una cultura ed un metodo orientativo" (orientamento
personale): sono "competenze di base nel processo di orientamento
personale, trasferibili da una sfera di vita ad un'altra, propedeutiche
allo sviluppo di competenze specifiche", "un patrimonio
implicito nella quotidianità la cui efficacia è difficilmente
valutabile"; si apprendono durante l'età evolutiva (scuola,
agenzie formative, famiglia) "attraverso esperienze spontanee
in cui l'obiettivo consapevole non è quello di contribuire
al processo di orientamento" e/o "attraverso azioni intenzionali
finalizzate a sviluppare una mentalità o un metodo orientativo
(per esempio attraverso la didattica orientativa)";
2.3.2. competenze orientative specifiche finalizzate alla
risoluzione di compiti definiti e circoscritti che caratterizzano
le diverse esperienze personali (orientamento scolastico/professionale):
sono relative ad "una sfera di vita specifica, hanno a che fare
con il superamento di compiti contingenti e progettuali"
il
cui successo é valutabile; "sono riconducibili sia ad
esperienze di orientamento scolastico che di orientamento professionale",
"si sviluppano esclusivamente attraverso interventi intenzionali
gestiti da professionalità competenti" (formatori, tutor,
orientatori), attraverso cioè le cosiddette "azioni orientative"
che servono "a far acquisire o potenziare competenze orientative"
in grado di rispondere a specifici bisogni (2001).
Più in dettaglio, per sapersi orientare, cioè per governare
in maniera efficace la propria esperienza formativa e lavorativa,
una persona deve possedere e padroneggiare competenze orientative
specifiche, deve cioè essere in grado di:
analizzare le risorse personali a disposizione per realizzare
il proprio progetto, in particolare:
- riconoscere e valorizzare i propri punti di forza,
- trasferire competenze maturate in circostanze date e finalizzarle
ad altri ambiti,
- prendere coscienza di alcuni punti di criticità, maturare la
decisione di sviluppare le competenze mancanti, elaborare strategie
per aggirare carenze/limiti personali che impediscono il raggiungimento
di obiettivi desiderati;
prendere decisioni e pianificare strategie per realizzare il
proprio progetto di sviluppo, elaborando alternative, valutando pro
e contro delle singole strategie, identificando impegni e assumendo
responsabilità,
progettare lo sviluppo della propria esperienza presente, cioè
identificare delle mete, darsi degli obiettivi, avere delle motivazioni,
mobilitare delle energie, ecc.,
diagnosticare la meta identificata, cioè valutare
criticamente la fattibilità del progetto, verificando le informazioni
a disposizione ed integrandole con quelle mancanti, analizzando vincoli
e condizioni,
monitorare la realizzazione del progetto identificato, apportando
i necessari aggiustamenti (2000).
Le competenze orientative specifiche, a seconda dei bisogni particolari
ai quali rispondono, sono distinguibili in:
competenze di monitoraggio dell'esperienza formativa
e lavorativa (capacità di "tenere sotto controllo l'andamento
della situazione personale al fine di prevenire disagi e insuccessi",
di sapersi orientare nella continuità) che si sviluppano attraverso
azioni di accompagnamento
competenze di sviluppo dell'esperienza formativa e lavorativa personale
("capacità di progettare l'evoluzione della propria esperienza
compiendo delle scelte", di sapersi orientare, sapendo progettare
una propria evoluzione) che si sviluppano attraverso azioni di orientamento
vero e proprio (2001).
All'interno di ciascuna di queste due tipologie sono collocabili diverse
azioni ognuna delle quali è finalizzata all'acquisizione/potenziamento
di alcune particolari competenze orientative e quindi risponde a bisogni
orientativi diversi delle singole persone. Tanto che se il bisogno è
comune a un intero gruppo si hanno azioni di gruppo, se viceversa è
di singole persone si hanno azioni individuali.
Le prime (competenze orientative generali) sono propedeutiche alle
seconde (competenze orientative specifiche).
3. ALCUNI INTERROGATIVI
Se le risorse a disposizione dell'orientamento sono numerose non
per questo mancano aspetti e questioni che richiedono ulteriori riflessioni
e approfondimenti a livello sia di elaborazione teorica che di pratica
quotidiana, in una fase come questa in cui a ritmi sempre più
veloci e con modalità sempre più radicali da un lato
si va trasformando l'organizzazione del sistema scolastico e degli
altri sistemi che si occupano di orientamento, da un altro lato si
va modificando e complicando il mondo del lavoro e il sistema delle
professioni, da un altro lato ancora è in corso di profonda
revisione dell'idea stessa di orientamento.
Le questioni sulle quali occorre impegnarsi, non le uniche ma certamente
le più urgenti, possono essere cosi schematizzate.
3.1.Bisogni orientativi della scuola
Il sistema scolastico, a differenza degli altri che si occupano di
orientamento, è quantitativamente assai rilevante non tanto
per il numero di istituzioni scolastiche presenti sul territorio (circa
650, tra pubbliche e private, in Emilia Romagna), quanto piuttosto
per il fatto che in esso debbono passare e permanere per molti anni
(almeno 9 e fino a 13 nella scuola) come utenti tutti i giovani e
poi ritornare, con frequenza e in numero sempre crescenti, gli adulti,
a più riprese lungo tutto l'arco della vita.
Inoltre. Il sistema scolastico è un istituzione dedicata all'apprendimento,
attraverso (sia pure con gradualità crescente) i saperi formali
(discipline e/o aree disciplinari) e in contesti di gruppo, un "istituzione
caratterizzata dal fatto di porsi in modo esplicito la finalità
di trasmettere ...gli aspetti essenziali del patrimonio culturale
del gruppo sociale" e di offrire "sollecitazioni cognitive,
culturali, e sociali" sulla base delle quali chi studia "costruisce
le sue conoscenze". (Pontecorvo 1985).
È in questo quadro che va collocato anche l'orientamento, chiedendosi
se le attività finora realizzate che per molto tempo, prima
nella scuola media e dopo il 1995 e soprattutto dopo il 1997 in tutti
i cicli, hanno preso a prestito da altri sistemi modelli e modalità
siano effettivamente rispondenti alla pluralità di bisogni
orientativi presenti o se sia necessario piuttosto individuare una
specificità del sistema scolastico. In altre parole occorre
chiedersi se un sistema che si rivolge alla totalità della
popolazione giovanile e a un numero crescente di popolazione adulta
debba continuare a fare orientamento con modalità analoghe
ad altri sistemi o se lo può, anzi è opportuno che lo
faccia, almeno per larga parte, attraverso percorsi affatto peculiari
e comunque rispondenti a una gamma assai frastagliata di bisogni presenti.
3.2. Didattica orientativa o orientamento formativo diacronico
Nella seconda metà degli anni Novanta, proprio nel periodo
in cui in Italia come in Europa l'orientamento veniva progressivamente
esteso a tutti i cicli scolastici e cresceva la consapevolezza della
necessità di un maggior impegno del sistema scolastico su questo
tema si è fatta strada la convinzione che ancor prima e anche
senza le azioni specifiche di orientamento il sistema scolastico di
fatto esercitava, più o meno consapevolmente, una pesante attività
di orientamento ovvero orientava di fatto in modo pressochè
indelebile proprio lavorando nella sua specificità: se una
disciplina, infatti, è presentata come accessibile e non come
cosa difficile e lontana, come interessante e in grado di soddisfare
le reali curiosità, come utile per risolvere i problemi e le
necessità anche della vita quotidiana, come portatrice di strumenti
teorici ma anche operativi che rendono più ricca e più
forte la persona, allora i giovani la coltivano e possono verificare
il grado di attrazione per quell'area di sapere. In caso contrario
la rifiutano e basta.
Ci si è accorti, allora, che le azioni di orientamento subentravano,
spesso con risultati necessariamente scarsi, quando "i giochi
sono ormai fatti", direbbe Domenici, ovvero quando di fatto i
giovani sono ormai orientati.
Si è iniziato, così, a scoprire la necessità
di progettare e realizzare gli insegnamenti disciplinari in modo che
potessero essere, consapevolmente e intenzionalmente, anche una occasione
importante di orientamento e si è iniziato a parlare di didattica
orientativa o di orientamento formativo diacronico. Occorre, ora,
approfondire questa dimensione, individuando, anche operativamente,
cosa sono ovvero cosa significa lavorare con le discipline in modo
che sia un'occasione significativa di orientamento, occorre capire
in modo chiaro "il cosa" insegnare/apprendere (su quali
conoscenze, dichiarative e procedurali, e in vista dell'acquisizione
di quali competenze, cognitive e psico-sociali lavorare) e "il
come" insegnare/apprendere (usando quali metodi e con quale tipo
di progettazione a sostegno dell'apprendimento), occorre vedere come
graduare il percorso dai 3 ai 19 anni e anche come trovare il giusto
adattamento per gli adulti.
3.3. Azioni di orientamento a scuola
Per acquisire competenze orientative specifiche nella stragrande
maggioranza dei casi sono necessarie specifiche azioni di orientamento
che possono sostenere le scelte dei giovani con tanta maggior forza
con quanta sono radicate sul possesso solido di competenze orientative
generali.
Si tratta di azioni che sono complementari alla didattica orientativa
o orientamento formativo. Alcune offrono occasioni di ampliamento
della formazione attraverso percorsi che non rientrano nelle aree
disciplinari (analisi del mercato del lavoro e delle professioni,
esame dei diversi possibili percorsi formativi etc...) e/o di monitoraggio
del percorso scolastico in corso (bilancio dei risultati positivi
ottenuti e delle difficoltà incontrate, dei propri punti di
forza e di debolezza etc...): si tratta in questo caso di azioni di
accompagnamento.
Altre offrono occasioni più complesse di bilancio del percorso
fatto e di progettazione anche operativa del percorso da intraprendere
in concomitanza di momenti chiave della vita che richiedono attenzione
e impegno particolari (consulenze orientative, counselling orientativo
etc...): si tratta in questo altro caso di azioni di sviluppo.
Occorre ora individuare quali competenze orientative specifiche è
necessario costruire/potenziare in tutti i giovani che frequentano
la scuola e quali, invece, solo per alcuni che ne hanno particolare
bisogno, quali competenze sono consone alla specificità della
scuola media e quali, invece, sono relative piuttosto alla specificità
della scuola superiore, quali di queste competenze possono ed è
bene che vengano acquisite con l'apporto di professionalità
interne al sistema scolastico e quali, invece, possono ed è
bene che vengano acquisite con l'apporto di professionalità
presenti in altri sistemi e, in questo caso con quali livelli e modalità
di integrazione.
3.4. Professionalità per l'orientamento nella scuola
Nel corso degli anni, mano a mano che le esperienze di orientamento
sono aumentate di numero e di qualità e si sono estese nei
diversi cicli scolastici, i docenti hanno allargato e approfondito
i loro orizzonti professionali e si sono dedicati, spesso con grande
passione e impegno, alle attività di orientamento, progettando
e gestendo le azioni, istituendo relazioni continuate nel tempo con
altri soggetti istituzionali, seguendo incontri coordinamenti sperimentazioni
e attività di formazione in servizio e di aggiornamento. In
altre parole i docenti hanno nei fatti, e spesso per pura iniziativa
individuale, acquisito competenze professionali nuove sia rispetto
le specificità disciplinari sia rispetto l'orientamento in
senso stretto.
Purtroppo, se si fa l'eccezione delle funzioni obiettivo o strumentali,
sulle quali per altro dopo qualche anno di esperienza andrebbe fatto
un bilancio sia in positivo (nuove risorse) sia in negativo (limiti
e problemi), questa grande ricchezza professionale per lo più
non è riconosciuta in alcun modo e non è nemmeno spesso
chiaramente individuata.
Occorre, allora, approfondire meglio l'analisi delle particolari competenze
acquisite e utilizzate dai docenti nelle diverse attività di
orientamento accompagnamento tutoraggio e individuare magari forme
di riconoscimento e itinerari di formazione necessari, delimitando
anche il loro campo di interventi. Parimenti occorre anche individuare
la specificità di alcune azioni di orientamento che richiedono,
per la loro complessità, professionalità dedicate che
hanno un itinerario di formazione del tutto diverso da quello degli
insegnanti e anche una collocazione e un ruolo professionali che può
essere presente solo in altri sistemi.
Tre ultime brevi osservazioni per concludere.
Trovare risposte a questi interrogativi sarà sicuramente meno
lungo e difficile, anche se non meno laborioso e complesso, se si
partirà da almeno tre punti di riferimento, fondativi di ogni
ulteriore elaborazione e presenti nella relazione fatta dal rappresentante
della regione, che sinteticamente è utile avere presenti:
1) la vecchia distinzione tra orientamento scolastico e orientamento
professionale già da tempo sottoposta a critica e sempre meno
utilizzata va definitivamente superata e sostituita con l'idea dell'orientamento
come costante che accompagna la persona lungo tutto l'arco della
vita e non solo nei momenti di transizione,
2) l'orientamento come attività professionale che mette a disposizione
risposte variegate e personalizzate ai diversi bisogni orientativi
delle persone ha bisogno di portare costruttivamente a sintesi le
offerte dei diversi sistemi a condizione che ogni sistema individui
e valorizzi la propria specificità rispetto gli altri sistemi,
3) le funzioni e le attività di orientamento, se vogliono
effettivamente dare risposte alla domanda sociale effettiva, debbono
essere ripensate in modo innovativo e complessivo, come del resto
ormai molti documenti della Comunità Europea suggeriscono da
qualche anno di fare.
4. BIBLIOGRAFIA MINIMA
in ordine cronologico di pubblicazione
Ivo Mattozzi, Morfologia della conoscenza storiografica e didattica
in La cultura storica: un modello di costruzione (a
cura di Ivo Mattozzi), Faenza Editrice, Faenza (RA), 1990
Renato Di Nubila, La valenza formativo orientativa del sapere
disciplinare in Orientamento e scuole superiori Atti
del Convegno del 1992 (a cura di Flavia Marostica), IRRSAE Emilia
Romagna, Bologna 1995
Flavia Marostica Curricoli e moduli di apprendimento in
Autonomia flessibilità scelta del curricolo (a cura
di Anna Bonora e Paolo Senni), IRRSAE ER, Bologna 1998, ripubblicato
con gli stessi titoli nel 1999 a Bologna da Cappelli editore
Gaetano Domenici, Manuale dell'orientamento e della didattica
modulare, Editori Laterza, Bari 1998
Maria Luisa Pombeni, Unità formative orientative per
la scuola dell'obbligo (II e III media e I superiore), Ce.Trans
- Provincia di Forlì Cesena, 10 Ottobre 2001, già un'edizione
del 2000
Maria Luisa Pombeni, Intervento introduttivo al I°
Forum nazionale dell'orientamento: dalle esperienze al sistema, Genova,
Agenzia Liguria lavoro - MLPS Ufficio Orientamento e FP - Coordinamento
delle Regioni per il lavoro e la FP, 12 14-18 novembre 2001
Maria Luisa Pombeni, Progetto riordino e sviluppo di strumenti
orientativi: le azioni orientative nell'obbligo scolastico e formativo,
Ce.Trans. - Università di Bologna. Provincia di Forlì
Cesena - Comune di Forlì - Comune di Cesena, 4 Agosto 2001
Flavia Marostica, Le azioni dell'orientamento: la didattica
orientativa in Gli istituti comprensivi: bilancio e prospettive,
Atti del Convegno del 20 maggio 2002, Centro di Documentazione e Risorse
Educative dell'Assessorato Istruzione e Cultura della Provincia di
Pisa, Felici Editore,. Pisa 2003
Flavia Marostica, Orientamento istruzione formazione: un approccio
didattico all'orientamento per la promozione del successo formativo
FAD Progetto FSE n.1999/IT.16.1.PO.011/3.05/7.2.4/022 Unità
di progettazione locale - Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, Repubblica
Italiana, Regione Sicilia, Ministero del Lavoro e delle politiche
sociali, Università degli Studi di Palermo Dipartimento di
Psicologia (2003)
Anna Grimaldi (a cura di), Repertorio bibliografico nazionale sull'orientamento,
ISFOL, Franco Angeli, Milano 2003
Flavia Marostica Presentazione del volume Potenziare
la mente? una scommessa possibile di Paola Vanini in via di pubblicazione
(2003)
Flavia Marostica, Curricoli e moduli di apprendimento
in Autonomia flessibilità scelta del curricolo (a cura
di Anna Bonora e Paolo Senni), IRRSAE ER, Bologna 1998, ripubblicato
con gli stessi titoli nel 1999 a Bologna da Cappelli editore
Flavia Marostica, Normativa scolastica sull'orientamento
- Progetto OPTO - FSE Regione Emilia Romagna 2000
Flavia Marostica, L'orientamento nel sistema scolastico dell'Emilia
Romagna in Innovazione educativa n.3-4/2002
Flavia Marostica, Costruire competenze orientative nella scuola:
didattica orientativa e azioni di orientamento in Innovazione
educativa n.6/2002
Flavia Marostica, Costruire competenze orientative specifiche
nella scuola: le azioni di orientamento in Innovazione
educativa n.1/2003
Flavia Marostica, Costruire competenze orientative propedeutiche:
la didattica orientativa in Innovazione educativa n.2/2003
Flavia Marostica, L'assetto normativo per l'orientamento in
Europa e in Italia nella riforma della Pubblica Amministrazione, del
Mercato del lavoro, della Formazione professionale dei Centri per
l'impiego, nella scuola e nell'università FAD Progetto
FSE n.1999/IT.16.1.PO.011/3.05/7.2.4/022 Unità di progettazione
locale - Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, Repubblica Italiana,
Regione Sicilia, Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Università
degli Studi di Palermo Dipartimento di Psicologia, 2003
Flavia Marostica, Orientamento istruzione formazione: un approccio
didattico all'orientamento per la promozione del successo formativo
FAD Progetto FSE n.1999/IT.16.1.PO.011/3.05/7.2.4/022 Unità
di progettazione locale - Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, Repubblica
Italiana, Regione Sicilia, Ministero del Lavoro e delle politiche
sociali, Università degli Studi di Palermo Dipartimento di
Psicologia, 2003
Flavia Marostica, Orientamento e sistema scolastico in
Emilia Romagna Una scuola allo specchio Rapporto regionale
2003 sul sistema scolastico dell'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia
Romagna, Editcomp, Bologna
Flavia Marostica, Competenze@competenze per il successo formativo
e non in Innovazione Educativa n.4/2003
Flavia Marostica, Le attività di orientamento nel sistema
scolastico (Cap.1 la specificità del sistema scolastico,
l'orientamento nel riordino del sistema scolastico, l'orientamento
nelle istitutzioni scolastiche dal 1995 in poi, la declinazione della
funzione e delle attività di orientamento mirate alla costruzione
di competenze orientative) e Focus sulle azioni di orientamento
e l'orientamento formativo/didattica orientativa (par. 2.4.3.)
in Attività di orientamento nelle istitutzioni scolastiche
della Regione Emilia Romagna, Rapporto finale del Progetto FSE RIRO
(Rete istituzionale regionale dell'orientamento), giugno 2003 .
Flavia Marostica, Presentazione del volume Potenziare
la mente? una scommessa possibile in via di pubblicazione IRRE
Emilia Romagna, 2003
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Tabella 1 L'orientamento in tutti i cicli
scolastici (sintesi):
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Direttiva 487/1997
Orientamento come attività istituzionale che è
parte integrante dei curricoli:
-
informazione: conoscenza dell'ambiente e
delle offerte formative
-
conoscenza di sé e scoperta di attitudini
-
capacità di fare scelte autonome
e consapevoli
-
percorso di costruzione di un progetto di
vita
-
acquisizione degli strumenti indispensabili
per vivere in una società complessa
attraverso:
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DPR 275/1999
Piano dell'offerta formativa:
progettazione curricolare, extra-curricolare, educativa, organizzativa
la scuola è tenuta ad assicurare iniziative di orientamento,
anche in integrazione
attraverso:
- curricoli disciplinari per competenze con ottica
orientativa (didattica orientativa)
- ampliamento dell'offerta formativa (azioni di orientamento).
Certificazione/credito di tutte le attività svolte,
compreso orientamento.
Integrazione tra scuole: accordi di RETE
si possono istituire laboratori di orientamento affidati a professionisti
integrazione con altri sistemi: convenzioni con EELL,
FP, CIP
per fare assieme o per acquisire servizi di orientamento
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DM 234/2000
85% del monte ore delle discipline per i curricoli nazionali
obbligatori
15% del monte ore delle discipline per le scuole per attività
tra cui orientamento
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Tabella 2 L'orientamento nella scuola media
(sintesi):
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Direttiva 487/1997
Azioni:
- Informazioni su percorsi scolastici e obbligo scolastico e
formativo
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Legge 9/1999
Forte attività di orientamento
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DM 323/1999 e CM del 16.9.1999
Didattica orientativa attraverso le discipline
Azioni:
Formazione:
- Iniziative di sostegno alla scelta
- Attività trasversali per imparare a lavorare assieme
- Attività trasversali per conoscere il mondo contemporaneo
- Attività trasversali a sostegno dei più svantaggiati
Informazione:
- Incontri su sbocchi occupazionali nel territorio
- Incontri sui diversi percorsi formativi successivi
Classe III:
- Consolidamento delle competenze disciplinari di base in modo
da potenziare la capacità di scelta sulla base di attitudini
e interessi
con il 15%: moduli con le caratteristiche dei diversi indirizzi
di scuola superiore
certificazione/credito dell'intero percorso
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Tabella 3 L'orientamento nella scuola
superiore (sintesi):
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DM 245/1997
entro il 30 novembre gli iscritti all'ultimo anno
delle scuole superiori presentano domanda di preiscrizione alle
università secondo modalità definite con OM; si
iscrivono dopo aver conseguito il titolo di accesso, ferma restando
la possibilità di modificare l'opzione fatta in sede
di preiscrizione
prima dell'inizio dei corsi le università "organizzano
attività di orientamento e insegnamento" (contenuti
caratterizzanti, conoscenze propedeutiche) e somministrano test
autovalutativi; gli studenti sono tutorati e assistiti e alla
fine hanno una valutazione finale non vincolante per l'iscrizione.
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Direttiva 487/1997
Azioni:
- Accoglienza
- Verifica delle scelte e rinforzo alla motivazione
- Esperienze di studio-lavoro
- Informazioni sui percorsi IFTS, università
- Informazioni sul mercato del lavoro, i settori produttivi,
le figure professionali
- Preparazione alla scelta universitaria o di lavoro
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Legge 9/1999
Forte attività di orientamento
Classe I:
- Iniziative formative sui principali temi della cultura, società,
scienza contemporanea
Certificazione/credito (tutte le competenze acquisite)
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DM 323/1999 e CM del 16.9.1999
Classe I:
didattica orientativa e organizzazione modulare dei
curricoli su temi della contemporaneità per sostenere
la motivazione al percorso
- Percorsi didattici ad hoc per chi vuol passare ad altri indirizzi)
- Valorizzazione della diversità
azioni di orientamento:
- Accoglienza e analisi delle competenze in ingresso
- Verifica della coerenza tra scelte fatte e attitudini
- Consolidamento delle scelte (per la maggioranza)
- Ri-orientamento (sostegno a chi vuol passare ad altri indirizzi)
- Interventi integrati ->strumenti di conoscenza e
di orientamento tra diverse opportunità formative (accordi-convenzioni)
con il 15% altre attività che si rendono necessarie in
base ai reali bisogni
Certificazione/credito dell'intero percorso
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Legge 144/1999
dalla classe II in poi i servizi per l'impiego:
- compilano l'anagrafe di coloro che hanno assolto l'obbligo
- predispongono per loro iniziative di orientamento
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DPR 257/2000
dalla classe II in poi:
- i giovani che hanno conseguito l'obbligo possono accedere
ai CIP per fruire dei servizi di orientamento e di tutoraggio
- la scuola e la regione fanno incontri di informazione e
di orientamento nelle scuole per i quindicenni
- le scuole fanno attività di orientamento e di riorientamento
con EELL, FP e CIP
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NOTA: Il Seminario si è svolto antecedentemente al varo della
legge 53/2003 e all'abrogazione della legge 9/1999 e della legge 30/2000.
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