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Sintesi Gruppo 1
LA DIDATTICA ORIENTATIVA
Flavia Marostica
Il gruppo era formato da 11 persone, 12 con la coordinatrice: 9 docenti,
di cui 5 di scuola media e 4 di scuola superiore (un liceo, un istituto
tecnico, uno professionale, uno d'arte), l'Ispettrice Alberta De Flora
e il Dottor Vincenzo Gizzi della Regione Emilia Romangna; nel gruppo
erano presenti persone provenienti da 8 province su 9. Un gruppo, quindi,
anche se casualmente, molto rappresentativo sia a livello territoriale
che di indirizzi scolastici. Il confronto è stato serrato, intenso
e, a volte, anche appassionato e gli esiti complessivamente molto interessanti.
I risultati dell'indagine quantitativa svolta, nelle pochissime
domande concernenti in modo specifico la didattica orientativa, hanno
dato risultati per molti versi sorprendenti.
Alla domanda se l'orientamento è trasversalmente presente in
tutte le attività curricolari-disciplinari della scuola secondo
l'approccio della didattica orientativa hanno risposto sì il
92.7 % delle scuole medie e il 66% delle scuole superiori indagate,
per una percentuale media del 78,4%.
Alla domanda se vengono realizzate all'inizio dell'anno scolastico attività
di accoglienza formativa di aula per valorizzare le conoscenze e le
competenze pregresse per la continuità didattica hanno risposto
sì il 95,1% delle scuole medie e il 83% delle scuole superiori
indagate, per una percentuale media dell'88,6%.
Una conferma a questi dati viene dalla risposta alla domanda se la scuola
ha partecipato a progetti speciali, programmi ministeriali, della UE
o altro sull'orientamento (che hanno in genere una attenzione, se non
proprio esclusiva, almeno decisamente prevalente per la didattica orientativa):
hanno risposto sì il 70,7% delle scuole medie e il 48,9% delle
scuole superiori indagate, per una percentuale media del 59,1%.
Incuriositi da questi dati si è deciso di organizzare il focus
in modo da riuscire a cogliere in modo puntuale e attento l'intera gamma
dei significati teorici e applicativi attribuiti dalle scuole all'espressione
didattica orientativa e ad alcune fondamentali possibili declinazioni.
La prima questione posta è stata, quindi, il significato
attribuito concretamente nella pratica didattica quotidiana all'espressione
didattica orientativa. I contribuiti possono essere così sintetizzati:
- la didattica orientativa riguarda tutti i cicli scolastici
in verticale, dalla scuola materna fino, almeno, a tutto il primo
biennio della scuola superiore in cui può ed è in effetti
presente nei ragazzi un certo disagio in maniera diffusa (anche nei
licei); è molto utile, tuttavia anche nella parte terminale
della scuola superiore in quanto l'impatto poi con gli studi universitari
(non sufficientemente conosciuti dopo la avvenuta riforma) disorienta
in modo tangibile
- la didattica orientativa è tesa a costruire e/o potenziare
le risorse della singola persona in apprendimento
- la didattica orientativa mira a valorizzare l'aspetto formativo
delle discipline negli interventi quotidiani in classe
e a realizzare percorsi di studio multidisciplinare
- la didattica orientativa utilizza alcune particolari metodologie
didattiche che consentono ai giovani di costruirsi competenze
orientative generali e di riconoscere le risorse di cui sono portatori
- la didattica orientativa è supportata da un progetto dettagliato
del processo di apprendimento e della aperta dichiarazione delle
competenze in uscita
- la didattica orientativa è tesa a istituire continuità
(per un apprendimento significativo) tra i diversi cicli scolastici
sia mediante appositi laboratori di continuità su argomenti
interdisciplinari sia mediante un apposito tutorato da parte degli
studenti degli ultimi anni nei confronti dei giovani in ingresso sia
mediante la definizione di curricoli verticali sia mediante apposite
lezioni ai ragazzi che si sono iscritti per consentire loro di sperimentare
cosa può significare realmente frequentare la scuola in cui
si sono iscritti (le azioni di orientamento viceversa servono a supportare
la discontinuità della transizione).
Una volta appurato, però, che tra la didattica orientativa (che
serve a costruire le risorse di base delle singole persone ovvero le
competenze orientative generali) e le azioni di orientamento (che servono
a costruire competenze orientative specifiche di monitoraggio e di sviluppo)
c'è da un lato una sostanziale differenza, ma da un altro lato
un legame strettissimo al punto che la didattica orientativa è
propedeutica alle azioni e le azioni a loro volta rischiano di venir
vanificate nella loro potenzialità di supporto alla scelta in
mancanza di un buon padroneggiamento di competenze orientative generali
e una volta appurato che la didattica orientativa si fa lavorando con
le discipline, con i saperi formali, è necessario individuare
quali sono le risorse che le discipline mettono a disposizione
e quali sono le risorse che possono servire a costruire nella persona.
In altre parole occorre vedere in cosa consiste realmente la valenza
orientativa delle discipline.
Su questo punto i contributi portati si possono così sintetizzare.
La didattica disciplinare per diventare orientativa e
quindi in grado di attivare le capacità di scelta deve
essere particolarmente attenta:
- da un lato alla scelta delle conoscenze (contenuti) sulle
quali vengono impegnati i giovani (storia contemporanea, scienze umane,
informatica, lettura etc
) e che costituiscono un'esperienza
significativa attraverso la quale possono piano piano scoprire i loro
interessi e le loro attitudini; soprattutto se c'è
una cura costante nella scelta degli strumenti di studio più
idonei, nel potenziamento dell'autoconsapevolezza in relazione
alle conoscenze e alle competenze via via costruite in modo da rendere
gradita la disciplina
- da un altro lato alla scelta delle metodologie di insegnamento
e apprendimento; la lezione frontale, infatti, non è una modalità
orientativa, mentre lo è la didattica attiva laboratoriale
in cui i giovani sono guidati a problematizzare e a trovare
una spiegazione e imparano in tal modo a costruire le loro
capacità; la progettazione del processo di apprendimento
non può essere quindi improvvisata.
Se, dunque, l'orientatività di una disciplina dipende contemporaneamente
dal cosa e dal come e se la progettazione del processo di apprendimento,
per conseguire i risultati previsti, non può essere lasciata
al caso, è opportuno approfondire quali possono essere le caratteristiche
e i fattori costitutivi di un curricolo (nel significato appunto
di progettazione del processo di apprendimento) in grado di costruire
effettivamente competenze orientative generali, che siano propedeutiche
alla costruzione di competenze orientative specifiche.
I contributi si possono così schematizzare:
- i curricoli vanno costruiti prima di tutto con un carattere di verticalità
e di gradualità tra i diversi cicli per ottimizzare
il percorso di apprendimento, per evitare il rischio della sovrapposizione
e dell'incongruenza tra le proposte didattiche e la età evolutiva
dei giovani e della conseguente possibile demotivazione allo studio
che può comportare anche una conseguente dispersione; vanno
costruiti, inoltre, pensando alla persona e alle capacità
attitudini consapevolezza competenze che ogni singola persona
in apprendimento può costruire attraverso la/le disciplina/e
(curricolo nazionale ?)
- per fare questo occorre preliminarmente una analisi dettagliata
e aggiornata delle discipline (che sono la vera risorsa di cui
dispone la scuola per assolvere i suoi compiti) in grado di chiarire
tutte le loro potenzialità (cognitive ed emozionali) e di individuare
un criterio corretto di gradualità di apprendimento/insegnamento;
la discipline, inoltre, vanno sperimentate fino in fondo, anche negli
aspetti meno gradevoli e/o agevoli
- solo a questo punto è possibile avviare la costruzione di
curricoli reali (curricolo di scuola ?) che richiede scelte precise
e oculate in riferimento ai bisogni (cognitivi ed emozionali)
dei giovani reali; un criterio sensato potrebbe essere quello di fare
delle opzioni che assicurino prima di tutto l'acquisizione delle
competenze di base, quelle che servono per sopravvivere o, meglio,
per vivere con autonomia e con benessere, per avere le capacità
di affrontare con successo situazioni problematiche e/o di
svolgere efficacemente un compito (insegnare/apprendere con
le discipline, non le discipline).
In questo modo le diverse discipline diventano per i giovani strumenti
indispensabili (e potenti) per leggere e per dominare
la realtà, vicina e lontana, in cui vivono e per organizzare
in modo significativo le loro più diverse esperienze.
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