| Le Regioni sono impegnate nella revisione delle
leggi di loro competenza sull'istruzione, la formazione e il lavoro per
il pieno recepimento della Legge Costituzionale n. 3/01, mentre l'ISFOL
studia le diverse dimensioni dell'Orientamento nonché le appropriate
funzioni professionali richieste. Su queste basi la Regione Emilia e Romagna
sta progettando un sistema territoriale dell'Orientamento cui partecipano
i vari sottosistemi costituiti dalla scuola, dall'università, dalla
formazione e dal mondo del lavoro. Alla scuola sono riservate alcune azioni,
mentre altre vanno realizzate in partenariato con gli altri soggetti,
nella prospettiva di una regolarizzazione delle figure professionali impegnate.
Indice:
1) La Regione Emilia e Romagna e le politiche della scuola
2) Gli studi e le ricerche dell'ISFOL sull'orientamento
3) La scuola, l'orientamento e la consulenza
4) Ulteriori elaborazioni sull'orientamento
5) Verso il sistema territoriale dell'Orientamento in Emilia e Romagna
6) La scuola nel sistema territoriale tra funzione e servizio d'orientamento
7) Considerazioni finali
8) Note
1) La Regione Emilia e Romagna e le politiche della scuola
Come avevamo già messo in evidenza (cfr. nota n. 1), per effetto
della Legge Costituzionale n. 3/01 si è determinato un regime
a quattro ordinamenti nell'ambito della legislazione di educazione,
formazione e lavoro:
- quello di competenza esclusiva dello Stato,
- quello di competenza esclusiva delle Regioni,
- quello di competenza concorrente di Stato e Regioni,
- quello assicurato ai soggetti (l'autonomia delle scuole, l'impresa
delle aziende, i diritti dei lavoratori ecc.).
In attesa che la riforma con la "devolution" del Ministro
per le Riforme porti un po' di chiarezza e serenità (se possibile)
all'evidente situazione di frizione che si origina nell'area di competenza
concorrente (il testo, infatti, di un apposito decreto approvato dal
Consiglio dei ministri al termine del 2001 prevede che vengano riconosciute
alle Regioni "competenze legislative esclusive sulle seguenti materie:
organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici
e di formazione; definizione della parte dei programmi scolastici e
formativi di interesse specifico della Regione"), le Regioni stanno
riordinando la legislazione nella materia di loro esclusiva competenza.
In tal senso anche la Regione Emilia e Romagna, nel quadro di un'ampia
consultazione della popolazione ("non uno di meno"), ha proposto
alcune "linee di iniziativa legislativa per il sistema regionale
integrato dell'istruzione, della formazione professionale e della transizione
al lavoro" che partono dalla dichiarazione di pieno recepimento
dell'ordinamento nazionale dell'istruzione, non intendendo perseguire
alcun disegno di "regionalizzazione dell'istruzione" (com'era
parso, invece, dalle negative reazioni emerse fin dall'inizio della
discussione del Disegno di Legge di Riforma del sistema scolastico in
Senato), ma anzi proponendosi di lavorare anche nella formazione professionale
per la definizione di standard formativi nazionali, per la definizione
delle qualifiche professionali e per la loro spendibilità nazionale.
Questi sono i punti fondamentali del progetto:
- Adeguatezza ed efficacia nell'utilizzo delle risorse
- Valorizzazione e sostegno alle autonomie scolastiche
- Continuità dei percorsi scolastici e formativi
- Integrazione
- Qualificazione del personale
- Formazione per tutto l'arco della vita.
Si va, dunque, verso un sistema formativo regionale complessivo integrato,
costituito cioè dall'insieme delle azioni e delle relazioni che
i soggetti operanti nel campo dell'istruzione e della formazione, dell'orientamento
e della transizione al lavoro sviluppano e che dovranno sempre più
corrispondere unitariamente ad un'unica finalità, quella di qualificare
l'offerta formativa e consentire che le competenze acquisite in un sistema
possano essere trasferite anche agli altri per elevare il più
possibile il livello di cultura generale di tutti i giovani. In tal
senso, poi, l'attenzione dell'estensore della nuova legge regionale,
quanto alla scuola, è rivolta a:
- offrire percorsi continui (negli istituti comprensivi già
molto presenti, ma da generalizzare sul territorio regionale), nell'ipotesi
che cicli corti e frammentati in sequenze sempre più brevi
possano favorire ostacoli alla scolarizzazione dei soggetti più
lenti e con difficoltà;
- diffondere la frequenza della scuola per l'infanzia, da considerare
pienamente nel sistema nazionale d'istruzione, prevedendo un progetto
educativo specifico per l'anticipo d'età nell'accesso riformato;
- sostenere il tempo scuola lungo nell'elementare e nella media per
rispetto del tempo di apprendimento dei fanciulli e dei preadolescenti.
Per conseguire l'obiettivo appena dichiarato del successo formativo
per tutti i giovani, anche tutte le altre forze del territorio devono
contribuire con il loro apporto: si tratta di costruire una politica
di integrazione delle risorse, dei soggetti, delle azioni. In questo
ambito, poi, la Regione Emilia Romagna "intende garantire l'obbligo
scolastico almeno fino agli attuali 15 anni - il progetto di legge regionale
è ovviamente datato rispetto alla Legge Delega recentemente approvata
che abolisce la Legge 9/99 (nota dell'A.) - rafforzandolo con strumenti
orientativi e opportunità aggiuntive tramite offerta integrata
d'istruzione e formazione ed esperienze di tirocinio e alternanza scuola
- lavoro nella prospettiva della percorrenza dell'intero biennio di
scuola superiore, stabilendo che l'accesso alla formazione professionale
sia consentito solo a coloro che abbiano assolto all'obbligo e, comunque,
abbiano compiuto il 15° anno di età". Su tale linea
direttiva, dunque, la proposta di legge regionale vuole favorire la
frequenza, almeno fino a tutto il primo biennio, della scuola superiore,
se non altro nell'ambito dell'obbligo formativo e per garantire, anche
a chi sceglie subito la formazione professionale, l'insegnamento delle
discipline di base onde favorirne in un secondo momento il rientro nell'istruzione.
Dopo il biennio e ai 16 anni, l'obbligo formativo potrà realizzarsi
nell'apprendistato e, per chi non si avvierà al lavoro, in percorsi
di formazione di un anno (primo grado di qualifica professionale) o
due (secondo grado di qualifica professionale) che mantengano quelle
caratteristiche, già viste nel biennio, di integrazione tra istruzione
e formazione. In questi percorsi che si svilupperanno in tutte le scuole
secondarie (compresi i licei attuali), la coprogettazione tra scuola
e formazione dell'integrazione del curricolo dovrà assicurare
il reciproco riconoscimento dei crediti formativi (da realizzarsi attraverso
uno specifico strumento: il Portfolio formativo personale di ciascun
alunno), mentre la compresenza nel medesimo istituto dovrà riconoscere
pari dignità anche al curricolo tecnico - professionale che,
invece, posto in alternativa a quello liceale, potrebbe connotarsi negativamente.
Tra le numerose altre indicazioni del progetto regionale, poi, qui acquistano
particolare importanza quelle sull'Orientamento, così come avevamo
già messo in evidenza (cfr. nota n. 2): "nell'ambito del
sistema formativo integrato, la funzione d'orientamento svolge un ruolo
fondamentale per il successo formativo stesso. Essa si esplica nell'educazione
alla scelta nel contesto di percorsi d'istruzione e formazione, nell'educazione
alle opportunità professionali, finalizzate alla conoscenza anche
diretta del mondo del lavoro, nell'aiuto alla ricerca di prima o nuova
occupazione. La Regione promuove l'organizzazione policentrica di tale
funzione, al fine di valorizzare, integrare e razionalizzare i soggetti
che vi operano".
2) Gli studi e le ricerche dell'ISFOL sull'Orientamento
Per poter promuovere l'organizzazione policentrica di tale funzione,
è del tutto evidente che i sottosistemi devono potersi rapportare
l'uno all'altro conoscendo le caratteristiche e i compiti propri l'uno
dell'altro. Nel campo dell'Orientamento tutto ciò non sarebbe
poi così facile, dal momento che tale funzione ha subito un'ampia
evoluzione nel tempo (cfr. nota 3) e da ultimo ha conosciuto nuove prospettive
per l'elevamento dell'obbligo scolastico e il riordino di formazione,
istruzione e servizi per il lavoro connesso con l'istituzione dell'obbligo
di frequenza di attività formative fino a 18 anni.
Tuttavia proprio in questi ultimi tempi l'ISFOL ha dato alle stampe
(cfr. nota n. 4) gli esiti di una ricerca di ampio respiro che, anche
se non l'aveva all'inizio, ha finito per assumere il compito di definire
lo stato della funzione orientativa in Italia e, in tal modo, di porre
la base per un'individuazione sempre più precisa delle figure
professionali implicate. In tale ricerca:
- sono state successivamente analizzate le teorie di riferimento (accreditate
a livello scientifico) delle varie azioni orientative,
- è stata predisposta una rassegna ragionata dei principali
strumenti per l'orientamento (sia di quelli valicati e standardizzati
che di quelli non valicati e standardizzati) sintetizzata in un quadro
sinottico accompagnato da un glossario essenziale,
- è stato proposto un confronto tra modelli e strumenti nell'ambito
della comunicazione delle esperienze realizzate (prevalentemente desunte
dai servizi per l'impiego o, nelle province autonome, da agenzie territoriali
che si pongono di supporto a scuola, formazione ecc.),
- è stato realizzata una ricerca sui bisogni di orientamento
in uscita dalla scuola secondaria di II grado (coinvolgendo docenti
e studenti ma escludendo i genitori).
La conclusione, poi, dell'elaborazione dell'ISFOL di "un'ipotesi
di profili professionali per un sistema territoriale di orientamento"
fa riferimento a quattro ambiti di professionalità dedicate:
- l'Operatore dell'Informazione Orientativa, con funzioni di
primo contatto come:
- accoglienza e filtro,
- erogazione di informazione e
- apprendimento di abilità sociali
per orientare all'interno di un sistema o tra i diversi sistemi
(figura già presente in sportelli di vario tipo come nell'Informagiovani
ecc.);
- il Tecnico dell'Orientamento, che opera all'interno di un
sistema con funzioni di accompagnamento e monitoraggio orientativo
dell'esperienza in corso. Nella scuola si occupa di:
- monitoraggio dei percorsi formativi,
- monitoraggio di aggiustamenti di percorso nelle scelte scolastiche,
- monitoraggio delle transizioni fra canali formativi diversi
(Nos, Nof ecc.);
- il Consulente di Orientamento, che supporta le scelte scolastiche,
formative e professionali attivando un processo di rielaborazione
delle storie personali con:
- maturazione di scelte scolastico - formative,
- maturazione di progetti professionali,
potenziando le capacità della persona di confrontarsi e
decentrarsi, decodificare e interpretare vecchi e nuovi contesti
e dare senso a nuove opportunità per decidere e progettare
responsabilmente;
- l'Analista di Politiche e Servizi di Orientamento con compiti
di:
- assistenza tecnica alle istituzioni e ai sistemi,
- promozione e sviluppo delle reti territoriali,
- costruzione di piani d'intervento,
- coordinamento di servizi dedicati,
- progettazione di interventi,
- analisi dei fabbisogni di formazione delle risorse dedicate,
- consulenza alla gestione e pianificazione delle risorse,
- verifica, valutazione e monitoraggio delle azioni.
Queste figure, poi, si caratterizzano per il possesso di competenze
generali (comuni a tutte quattro) e specifiche (differenti a seconda
delle caratteristiche e dei compiti di ciascuna) analiticamente dettagliate
nell'analisi dell'ISFOL. Da ultimo, infine, l'Istituto propone un esempio
di azioni che si realizzano nella scuola mediante le figure soprariportate
(e in particolare la seconda), dando per assodata la funzione d'orientamento
implicita nella didattica orientativa (od orientamento formativo disciplinare
e trasversale) a carico di ciascun docente nella didattica disciplinare
e di ciascun consiglio di classe nella didattica trasversale (inter
e pluridisciplinare):
- accompagnamento e tutorato orientativo del percorso scolastico con
particolare riferimento alla prevenzione dell'insuccesso;
- accompagnamento e tutorato orientativo della transizione dal sistema
scolastico a quello della formazione professionale o del lavoro;
- funzione consulenziale di sostegno ai processi di scelta scolastico/formativa.
Per la prima si ritiene possibile utilizzare personale docente
appositamente formato (dedicato), per le altre due, invece, si
ipotizzano collaborazioni esterne con la formazione (per la seconda)
e con singoli professionisti certificati o con servizi accreditati
(per la terza).
Il quadro predisposto dall'ISFOL, volendo fare qualche considerazione
dalla parte della scuola, da un lato conforta per il riconoscimento
di dimensioni orientative già consolidate e affidate (ci si riferisce
soprattutto alla didattica orientativa ed ai suoi progetti specifici
per la scuola dell'obbligo come Orme, e Orientamento formativo, ovvero
all'accompagnamento dei processi di apprendimento sia nella scuola media
che nel Nos e nel Nof realizzato nella scuola), ma da un altro lato
preoccupa, perché si vorrebbe maggior riconoscimento anche per
i percorsi consulenziali (realizzati all'interno della scuola da personale
scolastico per taluni alunni, ma sempre più anche rivolti a genitori)
che inevitabilmente accompagnano la scelta orientativa nel passaggio
dalla scuola media alla secondaria di II grado e poi, nel corso della
secondaria, nel percorso di riorientamento all'interno del primo anno
e nei passaggi dal biennio al terzo anno, per la scelta della qualifica
nei professionali e dell'indirizzo nel triennio dei tecnici (e anche
dei licei comprensivi di più indirizzi, ormai la maggior parte),
nonché all'uscita dal triennio secondario per la scelta verso
il lavoro o l'università.
3) La scuola, l'orientamento e la consulenza
E la preoccupazione si origina dal fatto che tutte queste scelte devono
nascere dalla storia dei soggetti; quella storia cioè che, nella
considerazioni di molti, può conoscere in forma realistica solo
la scuola. Da questa considerazione era nata a suo tempo la nuova valutazione
nella scuola media con una documentazione (la scheda a quattro Quadri
della CM. 137/93) che accompagnava proprio la costruzione del giudizio
orientativo. In questo caso, dunque, la consulenza di "altri"
non avrebbe possibilità di insistere su fondamenta significative
e attendibili, anche se rimane sovente gradita la "terzietà"
del consulente. Sono tutte questioni note che si arricchiscono anche
del diverso approccio del docente da quello del consulente esterno cui
abbiamo ampiamente fatto riferimento nell'articolo sulla diversa impostazione
tra l'approccio psicosociale e quello formativo (cfr. nota n. 3).
Se vogliamo, poi, il termine di "consulenza" nel lessico orientativo
scolastico è di utilizzo specifico, tanto che è già
stato usato in altre occasioni nella denominazione di taluni organi:
come quella molto vecchia risalente agli anni '60 dei "Centri di
orientamento professionale e di consulenza scolastica", ovvero
una molto più recente come quella dei "Centri di Informazione
e Consulenza" previsti dalle norme sull'Educazione alla Salute
all'inizio degli anni '90.
I primi erano organi deputati all'assistenza psico-pedagogica e all'orientamento
professionale e scolastico per le scuole e gli istituti tecnici e professionali,
coordinati a livello centrale dall'Unione nazionale dei Consorzi per
l'Istruzione Tecnica, ma a livello periferico attivi sotto la diretta
responsabilità dei Provveditori agli Studi nelle singole province.
Svolgevano la loro opera, dati i tempi, prevalentemente secondo la concezione
psico-attitudinale. Furono aboliti dalla Legge 616/77 che ne trasferì
le competenze di assistenza e orientamento professionale alle Regioni
e quelle di orientamento scolastico ai distretti scolastici. Curiosa
davvero l'evoluzione subita da questa nostra funzione orientativa, un
tempo interamente devoluta alle competenze di organi scolastici periferici
(prime forme di autonomia?), poi distinta nelle due componenti e ora,
infine, con l'abolizione dei distretti, assegnata completamente agli
Enti Locali.
Ma veniamo a tempi più recenti con i Cic. Istituiti dall'articolo
116 della Legge 162/90 nelle scuole secondarie superiori dai Provveditori
agli Studi con azione integrata di scuole e Servizi pubblici per l'assistenza
socio-sanitaria ai tossicodipendenti, fin dall'inizio hanno ricevuto
un duplice compito: da un lato quello di offrire informazioni legate
ai diversi problemi scolastici ed extrascolastici degli studenti e dall'altro
quello di realizzare forme di consulenza rivolte a coloro che lo richiedessero,
perché in situazione di difficoltà psicologiche e sociali.
In seguito accanto a queste funzioni di ascolto, comunicazione e aiuto,
se ne è progressivamente affermata anche una terza di tipo progettuale,
per la quale il Cic diveniva anche "spazio di animazione, di confronto,
di progettazione, allo scopo di migliorare la comunicazione interna,
di motivare all'iniziativa e di accrescere la fiducia e la solidarietà
nell'ambito dell'istituto" (dalla Cm. 47/92), con riferimento pure
alle Attività Integrative e Complementari. Ma mentre ciò
avveniva, altre disposizioni precludevano direttamente al personale
scolastico la consulenza: "Si auspicano forme di collaborazione
con enti e associazioni che abbiano provata esperienza e competenze
nel campo delle problematiche giovanili; si ricorda che la consulenza
psicologica è bene che venga offerta da persone diverse dagli
insegnanti della scuola, per evitare confusioni di ruoli" (così
recita la Cm. 362/92).
Con le ultime direttive, infine, si è accentuata la complementarità
degli interventi d'informazione e consulenza mediante il coordinamento
del personale scolastico con quello socio-sanitario, facendo del Cic
il punto di forza e di snodo della progettualità della scuola
contro la Tossicodipendenza, il Disagio giovanile, la Dispersione scolastica
ecc. mediante lo sviluppo delle Attività Integrative e Complementari
nel quadro del Progetto Educativo d'Istituto (il Pei precursore del
Pof) e con la collaborazione di studenti e genitori (Direttive 463/98
e 292/99).
Tornando al problema della consulenza, anche se dichiaratamente si tratta
di intervento in funzione orientativa e non di sostegno psicologico,
potrebbero sussistere ancora pregiudizi d'incompetenza nei confronti
dei docenti. In tale prospettiva, se si tratta soltanto della confusione
di ruoli ricordata dal legislatore, è del tutto evidente che
ciò non accade più, quando il docente attui la consulenza
in una classe in cui non è impegnato contemporaneamente anche
come insegnante. Ma probabilmente non si tratta solo di ciò,
ed in tal senso avevamo già posto delle differenze tra l'approccio
psicosociale (dello psicologo) e quello formativo (dell'insegnante)
nell'articolo citato in nota n. 3 a cui si rimanda.
Tuttavia è meglio ancora fare propria la riflessione in atto
sulla Consulenza Orientativa di M. L. Pombeni (nota n. 5), perché
allora si può condividere (opinione dello scrivente) il fatto
che nella ripartizione delle sei aree professionali che costituiscono
il quadro professionale dell'Orientatore (definite dalla Regione Emilia
e Romagna nel 1996) tutti e tre le aree di base (accoglienza/informazione;
consulenza; formazione orientativa) sono già di fatto praticate
dai docenti (almeno dai docenti referenti e dai docenti collaboratori
per l'Orientamento delle singole scuole). In questo approccio, infatti,
si distingue tra funzioni di base e funzioni di specializzazione. La
consulenza orientativa si colloca nel primo gruppo e si caratterizza
come "un'azione di accompagnamento per fronteggiare la situazione
di transizione in cui il soggetto si trova, sia a livello di elaborazione
cognitiva, sia a livello di prefigurazione di comportamenti operativi,
facendogli sviluppare una maggior consapevolezza, rinforzando competenze
e abilità e guidandolo a riarticolare opportunità e vincoli
personali con opportunità e vincoli del contesto"; cfr.
nota n. 6.
Ma in verità i docenti referenti devono talvolta anche attuare,
ovviamente come possono, il "Counseling" orientativo (appartenente
alle funzioni di specializzazione), che, invece, "appare un processo
più complesso, perché teso al cambiamento nell'esperienza
formativa, in virtù di un bisogno di riorganizzazione della relazione
soggetto - istruzione o formazione e di intervenire per risolvere un
processo di progettualità bloccato (dall'insuccesso scolastico),
ovvero il "Bilancio di competenze", come riconoscimento
e trasferibilità di competenze costruite sia nella scuola che
nell'extrascuola per l'individuazione di nuovi percorsi scolastici e
formativi" una volta che il vecchio percorso si sia dimostrato
irrealizzabile nell'ottica del successo formativo dell'allievo. Cfr.
nota n. 7.
4) Ulteriori elaborazioni sull'orientamento
I materiali dell'ISFOL sono determinanti per la funzione "nazionale"
dell'Istituto, tuttavia per il campo che qui più ci interessa,
cioè quello regionale dell'Emilia e Romagna, assumono particolare
significato anche altre dimensioni ed elaborazioni. Tra queste si annoverano
ancora gli studi di M. L. Pombeni, già ampiamente citati, che
per di più godono anche del riconoscimento del predetto Istituto
(facendo parte l'Autrice del gruppo di lavoro coordinato da A. Grimaldi).
Tra i suoi molti materiali, infatti, spicca la relazione al I forum
nazionale sull'Orientamento di Genova 2001, dove propone una classificazione
delle azioni orientative lungo la linea che va da quelle a bassa
specificità orientativa fino a quelle ad alta specificità
orientativa, collocando il criterio di differenziazione sulle competenze
che il soggetto deve sviluppare per poter attuare (gestire - controllare
- valutare) il processo orientativo in questione. Si tratta delle Competenze
Orientative" e cioè "dell'insieme delle caratteristiche,
abilità, atteggiamenti e motivazioni personali che il soggetto
deve possedere per gestire con consapevolezza ed efficacia" prima
di tutto la propria vita (orientamento personale) e poi la propria esperienza
di studio e di lavoro (orientamento scolastico/formativo e professionale).
Sono competenze a bassa specificità orientativa quelle che sono
considerabili di base nel processo di orientamento continuo che la persona
compie per vivere, perché trasferibili da una sfera di vita ad
un'altra e soprattutto perché propedeutiche allo sviluppo di
competenze più specializzate. Sono ad alta specificità
orientativa invece quelle che riguardano compiti caratteristici di scelta
e presa di decisione su problemi particolari e in momenti determinati;
proprio perciò risultano poco trasferibili ad altre situazioni.
Le prime, poi, si sviluppano prevalentemente nel corso dell'età
evolutiva per effetto di azioni educative (famiglia, scuola ecc.), mentre
le seconde attraverso azioni orientative esplicite. Le competenze ad
alta specificità orientativa, inoltre (e forse forzando un po'
il pensiero dell'Autrice d'ora in poi a nostra interpretazione), sono
di due diversi tipi:
- quelle di "monitoraggio" dell'esperienza in corso
(di ricerca, di studio, di tirocinio, di lavoro ecc.) che manifestano
la capacità dei soggetti di astrarre elementi particolari dall'esperienza
in atto per prendere coscienza della qualità dell'esperienza
medesima ed eventualmente della necessità di modificarla in
un senso ben determinato;
- quelle di "sviluppo" della storia personale che
manifestano la capacità dei soggetti di astrarre elementi dall'esperienza
(e dalla conoscenza che si considera integrata nell'esperienza) in
atto e pregressa, propria e altrui, per prefigurare un progetto di
vita coerente con la propria identità ed i propri valori e
possibilmente anche con la realtà circostante.
In un secondo intervento per l'ISFOL (cfr. nota n. 8) M. L. Pombeni
ha poi preso in considerazione, alla luce delle precedenti indicazioni,
le azioni orientative nella specificità dei singoli contesti;
così per la scuola individua tre tipologie di interventi:
- la prima, a bassa specificità, raggruppa le dimensioni
della "didattica orientativa" che si sviluppa dalla scuola
dell'infanzia alla scuola secondaria ed è perciò collocata
nella responsabilità dei docenti che sono istituzionalmente
protagonisti dell'insegnamento ai vari gradi dell'istruzione;
- la seconda, già più specifica, raccoglie tutte
le iniziative di "orientamento e riorientamento alla scelta"
e si determina con azioni di monitoraggio dell'esperienza scolastica
sia in accoglienza che in fase di uscita o di snodo interno (passaggio
biennio-terzo anno o triennio nelle superiori), ovvero mediante interventi
di prevenzione del disagio e lotta alla dispersione scolastica. La
responsabilità degli interventi per questa tipologia d'interventi
cade, per l'Autrice, sul personale docente, se il monitoraggio riguarda
l'esperienza scolastica, e su collaborazioni tra personale della scuola
e degli altri sistemi, se riguarda esperienze integrate con la formazione,
l'università e il mondo del lavoro.
- la terza, ad alta specificità, riguarda servizi specialistici
attivati nella scuola mediante i servizi dedicati del territorio o
specialisti per la determinazione di progetti fortemente personalizzati
tramite coinvolgimento di alunni e famiglie.
Da ultimo sempre M. L. Pombeni ha messo a fuoco il sistema delle tipologie
"funzione/servizio" orientativi in ciascun sottosistema e
perciò anche nella scuola, indicando molto chiaramente:
- nella funzione orientativa:
la didattica orientativa (implicita negli obiettivi educativi);
lo sviluppo delle competenze trasversali (anch'essa tra le finalità
scolastiche);
- nel servizio di orientamento:
attività di accompagnamento/sostegno in itinere (accoglienza,
preparazione alla transizione e colloqui di prevenzione del disagio
e dell'abbandono), per le quali attività si rilevano difficoltà
a garantire "in proprio" la realizzazione del servizio e perplessità
nel delegarlo all'esterno;
consulenza alle scelte e ai progetti personali (colloqui
con studenti, genitori e valutazione del potenziale mediante strumentazione
diagnostica, per le quali si rileva che non rientrano tra le finalità
della scuola.
Su queste indicazioni, pur riconosciuta l'assoluta autorevolezza della
fonte, il mondo scolastico potrebbe legittimamente manifestare qualche
perplessità, come vedremo in seguito.
5) Verso il sistema territoriale dell'Orientamento
in Emilia e Romagna
Come abbiamo detto, la nuova legge regionale riconosce
una funzione determinante all'Orientamento nel favorire il successo
formativo dell'allievo. Perciò nel disegno di legge si tratta
questa funzione, come riferisce V. Gizzi (cfr. nota n. 9), nel capitolo
che riguarda anche i tirocini e i contratti di lavoro con contenuti
formativi, ma la dichiarazione più palese si trova nel testo
sugli "Indirizzi per il sistema formativo integrato dell'Istruzione,
della Formazione professionale, Orientamento e delle Politiche del
Lavoro per il biennio 2003 - 2004" (cfr. nota n. 10), dove, partendo
dalla visione politica dell'Unione europea del "Lifelong learning"
e dal concetto di apprendimento permanente, si perviene alla definizione
dell'orientamento come:
- "educazione alla scelta, consistente in attività
prevalentemente curricolare finalizzate a favorire la comprensione
e l'espressione di interessi, attitudini ed inclinazioni da parte
dell'allievo, nel contesto dei percorsi di istruzione e di formazione;
- educazione alle opportunità professionali, consistente
in attività in parte curricolari e in parte proprie dei
processi di transizione, finalizzate alla conoscenza, anche diretta,
del mondo del lavoro;
- aiuto alla ricerca di prima o nuova occupazione, mediante iniziative
orientative specialistiche o interventi formativi".
Da ciò si determina che "possono essere
finanziati progetti innovativi di sistema concernenti azioni di educazione
alle opportunità professionali e di educazione alla scelta
presentati da soggetti accreditati e da soggetti istituzionali che
hanno competenza in materia di orientamento", dove s'intende
che la scuola può essere riconosciuta come soggetto istituzionale
competente, con un gran passo avanti verso un possibile accreditamento
come agenzia, fino ad oggi tassativamente escluso dall'Ente.
Ma si va ancora più avanti, affermando che la Regione nel nuovo
contesto si propone di avviare la costruzione di un sistema territoriale
policentrico dell'Orientamento "che veda la razionalizzazione
ed il coordinamento degli interventi e delle politiche attuate nelle
diverse filiere, oltre alla definizione di indirizzi e livelli essenziali
di prestazione comuni a tutela della qualità degli interventi".
In tal senso si prospetta la definizione di una mappa dell'offerta
territoriale, con individuazione di elementi di facilitazione e qualificazione
come:
- diffusione sul territorio dei punti d'ascolto, informazione
e sensibilizzazione in modo da avvicinare il servizio agli utenti;
- integrazione tra Centri di Orientamento e Centri per l'Impiego
nell'offerta di servizi,
- ricognizione dei servizi di Orientamento e loro classificazione
per raggiungere una definizione condivisa di "prestazioni
di servizio" con livelli essenziali;
- accreditamento specifico di soggetti fornitori di servizi di
orientamento;
- promozione da parte delle Province di reti tra i diversi soggetti
fornitori dei servizi.
Così il disegno di legge regionale, conseguentemente
alle indicazioni già espresse, propone ora la realizzazione
di una organizzazione policentrica integrata della funzione orientativa
ai sistemi coinvolti della scuola, della formazione, dell'università
e della transizione al mondo del lavoro, utilizzando appieno il trasferimento
di competenze che è avvenuto recentemente sia nel campo della
scuola (D. Leg.vo 112/98) che in quello del mercato del lavoro (D.
Leg.vo 469/97). La proposta regionale, poi, ha espresso un proprio
strumento di approfondimento delle diverse dimensioni della funzione
d'orientamento nei vari sistemi con il progetto "Rete Istituzionale
Regionale dell'Orientamento" che, dopo una fase di analisi separata
sui singoli sottosistemi, ora è pronto ad affrontare il confronto
dei medesimi sullo stesso tavolo e sulla base di alcuni elementi ormai
pienamente condivisi: come le caratteristiche locali (accordi di programma
e protocolli d'intesa tra istituzioni e soggetti vari) che mitigano,
nell'analisi di C. Magagnoli (cfr. nota n. 11), le principali negatività
che possono ridurre l'efficacia delle azioni d'orientamento (frammentazione/parzialità;
discontinuità; scarse relazioni reciproche), ovvero la concezione
di rete sociale con connessione continuativa per forme sistematiche
di coordinamento, ovvero l'analisi dei nodi critici e delle condizioni
facilitanti, per finire con la proposta di assunzione dei Piani di
zona previsti dalla Legge 328/00, come "strumento locale per
favorire il riordino, il potenziamento la messa in rete di interventi
e servizi sociali locali, identificandone gli obiettivi strategici,
gli strumenti di realizzazione e le risorse, in modo da programmarli
e realizzarli secondo un'ottica sistemica".
Certamente l'ottica sistemica è importante, però, bisogna
anche aver ben presente la situazione dalla parte della scuola, perché,
seppure per un verso appare inevitabile che si segua la prospettiva
avanzata da C. Magagnoli, dal momento che ormai tutte le politiche,
in particolare quelle economico-finanziarie, vanno in quella direzione
(è per questo motivo che molti possono affermare realisticamente
con un gioco linguistico sul senso delle parole che la vera "autonomia"
delle scuole era quella che c'era prima dell'Autonomia scolastica),
tuttavia bisogna ricordare che le scuole per altro verso sono il soggetto
più debole nel sistema dei Patti di zona. Semplicemente perché
hanno soltanto lo spazio che tutti gli altri componenti di diritto
decidono che possano avere e soprattutto non hanno fondi da impiegare
nel settore specifico, e dunque secondo questa prospettiva, in attesa
di chiamata, questa istituzione non ha alcuno strumento d'intervento
nei confronti dei decisori che, invece, sono proprio i committenti
della formazione e della transizione al mondo del lavoro (e delle
Organizzazioni appositamente utilizzate in tali settori).
6) La scuola nel sistema territoriale tra funzione
e servizio d'orientamento
Riprendendo una distinzione espressa recentemente
da M. L. Pombeni (cfr. nota n. 12), a partire dalla scuola dell'infanzia
ed elementare e fino a quella secondaria di I e di II grado, l'istituzione
scolastica realizza quella funzione orientativa che è implicita
nel suo asse educativo tramite la Didattica orientativa, altresì
chiamata Orientamento formativo (di tipo globale nella scuola primaria,
di tipo sia disciplinare che trasversale o pluridisciplinare nella
scuola secondaria). Il fatto che si tratti di "funzione orientativa"
significa in poche parole che il sistema scolastico deve realizzare
per proprio conto questa dimensione insita nel suo compito fondamentale.
Per rendere maggiormente evidente quanto detto si presenta uno schema
di sintesi per la didattica orientativa nella scuola secondaria di
I grado nella figura n. 1 dal titolo "Percorso alunno scuola
media". Si è scelta la prima scuola secondaria, perché,
in coerenza con maturazione e sviluppo delle componenti cognitive,
sociali ed emotivo-affettive del preadolescente, questa è l'età
evolutiva che permette il determinarsi dei primi progetti di vita
con prospettive realistiche e capacità di monitoraggio da parte
dei soggetti orientati (cfr. nota n. 13).
Come si può notare dalla figura, l'alunno arriva
dalla scuola elementare fornito di un profilo caratterizzato da buone
abitudini nello studio e da capacità di apprendimento sviluppate
nella scuola primaria mediante metodologie induttive e globali. Sarà
compito della nuova scuola partire da questo bagaglio per sviluppare
(in sei fasi quadrimestrali e per successivi profili, raggruppabili
in un biennio e un terzo anno con l'opportuna articolazione degli
obiettivi disciplinari e trasversali che verranno definiti nella progettazione
educativa e didattica) il triennio finalizzato al conseguimento e
sviluppo delle competenze poste nel profilo di uscita che si collega
al passaggio orientativo verso la scuola secondaria superiore.
Tutto ciò, seppur con gli adeguamenti del caso, può
strutturalmente ripetersi prima per il biennio e poi per il triennio
della scuola secondaria di II grado. Per approfondimenti della dimensione
orientativa - didattica orientativa - orientamento formativo è
possibile consultare, tra l'altro, gli studi di F. Marostica in nota
n. 14. Ma la funzione orientativa non esaurisce l'intervento ordinario
della scuola secondaria di I e di II grado che, anzi, richiede la
determinazione di un vero e proprio "servizio orientativo"
interno, fino ad oggi più o meno esplicitamente riconosciuto
e comunque senz'altro non apprezzato per ciò che ha realizzato
fino ad oggi:
- con interventi per tutti gli allievi di accompagnamento e
sostegno all'acquisizione del metodo di studio, all'autonomia
nell'apprendimento e alla scelta del corso di studi superiore
nella scuola media, di accoglienza, sostegno agli apprendimenti,
bilancio di competenze e riorientamento o consolidamento, fino
alla scelta del futuro indirizzo nel biennio della scuola secondaria
di II grado e, infine, di costruzione e sostegno alla scelta
conclusiva del curricolo nella transizione al lavoro o nell'individuazione
del corso universitario (perché di fatto la distinzione
storica tra orientamento scolastico-universitario e quello professionale-lavorativo
ritorna nella biforcazione degli studi secondari) nel triennio
della scuola secondaria di II grado e nel ciclo terminale
dell'istruzione e formazione professionale;
- e con azioni di vera e propria consulenza per i casi
di maggior difficoltà scolastica o disagio personale che
prefigurano soggetti in situazione di potenziale dispersione.
Questa dimensione nelle scuole secondarie si è realizzata
fino al 1999 nei Cic, sia con colloqui che con progettazioni
di attività didattiche personalizzate e specifiche di recupero/sviluppo
(qui sta la differenza dell'intervento scolastico/formativo con
l'approccio psicosociale), tramite i fondi dell'Educazione alla
Salute. Ma ormai, venuti meno i fondi appositi che non vanno più
alle scuole ma alle Regioni, non si realizza più che là
dove l'istituzione scolastica ha trovato collaborazioni con le
AUSL cui delegare il servizio (soltanto i colloqui) che prima
svolgeva in proprio. Oggi tuttavia, in previsione dell'imminenza
della riforma si deve ritenere che attraverso lo strumento del
"Portfolio delle competenze personali" si possa prospettare
l'evenienza di una nuova ripresa in proprio anche della consulenza
(che del resto è sempre stata considerata in qualche modo
legata all'intervento educativo e didattico e mai totalmente estranea).
A riprova dell'impegno profuso dalla scuola nei propri
servizi di orientamento interni (del resto ampiamente documentati
dalle indagini locali come "Le attività di orientamento
nei progetti Nos" a cura di Cetrans nell'ambito del Progetto
regionale Opto) rimangono i materiali costruiti a tale scopo. Ad esempio
per l'avvio del nuovo obbligo scolastico in Romagna (cfr. nota n.
15) sono state diffuse nelle scuole medie (accanto al Progetto Orientamento
formativo) le bibliografie sul Controllo degli apprendimenti, sul
Metodo di studio, sull'Autonomia nell'apprendimento, sul Sostegno
e recupero degli allievi carenti e sull'Orientamento formativo, mentre
nelle scuole secondarie di II grado sono stati diffusi materiali per
l'Accoglienza, per la Progettazione integrata, per il Processo di
Bilancio di competenze e di Riorientamento nel biennio. Nel triennio,
poi, per l'istituzione dell'obbligo formativo da realizzare nell'istruzione
sono stati predisposti strumenti (differenziati tra Licei e Istituti)
per l'Orientamento in uscita dai docenti "tutor" interni
con materiali di supporto alle Cooperative scolastiche, al Progetto
"IG Student" e ai Tirocini orientativi.
E se dalla dimensione locale si vuole poi passare alla dimensione
nazionale, ancor maggiori indicazioni, strumenti e materiali sono
stati predisposti dall'Indire (cfr. nota n. 16) per la promozione
di due nuove figure professionali: la Funzione obiettivo di area 3
che si occupa degli "Interventi e servizi per gli studenti"
e quella di area 4 che si occupa di "Realizzazione di progetti
formativi d'intesa con enti e istituzioni esterni". Molte scuole
romagnole, poi, specie se secondarie di II grado, hanno distinto ulteriormente
la Funzione obiettivo di area 3 in più soggetti: ad esempio
un docente dedicato all'orientamento in entrata nel biennio e un altro
all'orientamento in uscita dal triennio, favorendo così una
specializzazione che si materializza anche nell'uso di strumentazioni
differenziate: in tal senso, infatti, l'orientatore in entrata utilizza,
accanto ai materiali che si è costruito da solo (come l'Accoglienza
di Calandrini o il Riorientamento dell'Isiss di Morciano, cfr. nota
n. 15), strumenti di analisi del disagio (il QMS - MT di Cornoldi
o il QSA di Pellerey), mentre l'orientatore in uscita usa, sempre
accanto ai materiali che si è costruito con il Programma F.
Gioia o il Progetto "Peer Guidance", la batteria delle prove
di "Magellano" di Cornoldi o il programma informatico "Pro-ed"
di Giaconi (che è stato acquistato dai Csa dell'Emilia e Romagna
in licenza d'uso appositamente a questo scopo).
7) Considerazioni finali
Il sistema formativo regionale che la Regione Emilia
e Romagna si appresta a varare avrà caratterizzazioni proprie
che vedranno facilmente, secondo le indicazioni dell'assessore Bastico,
l'adattamento della struttura integrata, realizzata con l'elevamento
dell'obbligo scolastico e dell'istituzione dell'obbligo di formazione
dalla prima scuola dell'autonomia, all'alveo della nuova scuola, così
come scaturirà definitivamente dalla riforma del Ministro Moratti.
Il sistema territoriale d'orientamento, conseguentemente, dovrà
assumere, proprio per la presenza di queste caratterizzazioni di forte
integrazione tra sottosistemi, un'importanza strategica.
Ma in questo sistema policentrico la scuola sarà in grado di
svolgere un ruolo determinante, solo se ne verranno recepite e valorizzate
tutte le potenzialità orientative sulla base del riconoscimento
della funzione e dei servizi già realizzati, così come
si è cercato di esprimere sinteticamente in questo articolo;
allora tale ruolo potrà, è questo l'auspicio nostro,
diventare ancor più incisivo ed efficace, specialmente quando
si procederà al confronto delle diverse pratiche educative
e delle diverse strumentazioni per migliorare la qualità dell'intervento
degli insegnanti orientatori scolastici. Diversamente la scuola diverrà
sempre più un fardello estraneo e perciò resistente
al processo di integrazione, mentre l'orientamento affidato a soggetti
esterni, non potendo affondare la costruzione condivisa dei significati
nella pratica educativa e didattica, rimarrà una questione
di buoni consigli in fase di emergenza, senza pretendere di poter
valorizzare la crescita personale dei soggetti.
Note:
1) Si fa riferimento all'articolo
di M. P. Dellabiancia "Le politiche scolastiche e del lavoro
nelle ipotesi di riforma e il ruolo determinante dell'Orientamento
nei percorsi di Obbligo Formativo attivati dalla Regione Emilia e
Romagna" in RIVISTA DELL'ISTRUZIONE, anno 2002, n. 6.
2) Le caratteristiche dell'intervento orientativo per il successo
scolastico degli allievi sono state descritte nell'articolo di M.
P. Dellabiancia "La riforma della scuola e il successo scolastico
e formativo di tutti gli alunni" in RIVISTA DELL'ISTRUZIONE,
anno 2001, n. 6.
3) Si consulti l'articolo di M. P. Dellabiancia "L'Orientamento
nella scuola" in RIVISTA DELL'ISTRUZIONE, anno 2001, n. 3 dove
si evidenziano l'evoluzione e gli sviluppi della didattica orientativa
anche alla luce di una diversa impostazione tra l'approccio psicosociale
e quello formativo.
4) Ci si riferisce ai seguenti studi: a cura di A. Grimaldi "Modelli
e strumenti a confronto: una rassegna sull'orientamento", "Orientamento:
modelli, strumenti ed esperienze a confronto" e "Analisi
della domanda di orientamento: i bisogni emergenti di giovani allievi
italiani", ISFOL, Franco Angeli Milano 2001 e 2002.
5) Cfr. M. Consolini e M. L. Pombeni, "La Consulenza Orientativa",
F. Angeli Milano 1999.
6) Nei due capoversi che si concludono con la segnatura di questa
nota è stato utilizzato direttamente il testo della Pombeni
alle pagine 26 e 27 con la modifica di pochi termini, per rendere
il discorso coerente con la materia scolastica.
7) Come sopra con riferimento alle pagine 31, 32 e 33.
8) Si fa riferimento all'articolo di M. L. Pombeni, "Finalizzare
le azioni e differenziare le professionalità" in a cura
di A. Grimaldi, "Orientamento: modelli, strumenti ed esperienze
a confronto" ISFOL, Franco Angeli Milano 2002.
9) Si cita l'articolo a cura di V. Gizzi, "Un'organizzazione
policentrica per l'Orientamento", in EMILIA - ROMAGNA LAVORO,
n. 0 bis del novembre 2002.
10) Si legge nell'allegato alla Delibera di Giunta n. 2336 del 7 dicembre
1999.
11) Ci si riferisce alla relazione di C. Magagnoli, "La rete
territoriale per l'orientamento: principi generali e strategie di
sviluppo" al Seminario "Verso un sistema di orientamento:
criticità e punti chiave" tenuto a Cesenatico il 16 e
17 settembre 2002.
12) Si consulti la relazione di M. L. Pombeni "Nuove tipologie
di servizi e azioni: ipotesi e proposte" nel Seminario "Verso
un sistema di orientamento: criticità e punti chiave"
tenuto a Cesenatico il 16 e 17 settembre 2002.
13) Si consulti di F. Marostica "Costruire competenze orientative
nella scuola", in INNOVAZIONE EDUCATIVA, anno XXII, numero 6
del novembre - dicembre 2002.
14) Per la didattica orientativa si consultino di F. Marostica, oltre
all'articolo in nota n. 10, "Orientamenti per l'Orientamento
nel sistema scolastico e formativo", "Costruire competenze
orientative specifiche nella scuola. Le azioni di orientamento",
"Costruire competenze orientative propedeutiche nella scuola.
La Didattica orientativa" in INNOVAZIONE EDUCATIVA, rispettivamente
anno XXII, numero 2 del marzo - aprile 2002; anno XXIII, numeri 1
e 2.
15) Per il monitoraggio degli apprendimenti e la consulenza orientativa
si veda l'esemplificazione riportata nella pagina web di Marco Paolo
Dellabiancia nel banner "Dirigenti Tecnici USR" presente
sull'indice del sito del Csa (ex Provveditorato agli studi) di Rimini
(in www.csarimini.it). L'Autore
ha coordinato la prima informazione e formazione di dirigenti e referenti
per l'elevamento dell'obbligo scolastico nelle province di RN, FC
e RA. In tale occasione sono stati consegnati alle scuole le bibliografie
e altri materiali tra cui il Progetto Orientamento formativo nella
scuola Media.
16) All'indirizzo http://puntoedu.indire.it/funzioniobiettivo/
cui è necessario iscriversi per poter navigare.
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