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Il Sistema Università

Luciano Arcuri
Università di Padova

E' sempre rischioso individuare, nel flusso degli avvenimenti che segnano il percorso e lo sviluppo del sistema universitario italiano, i punti di snodo o di frattura capaci di marcare le fasi di passaggio, quando non i vistosi cambiamenti. Coloro che da anni vivono nel mondo dell'Università sanno che le dinamiche del "nuovo" spesso hanno vita difficile di fronte a quell'importante motivazione che sembra guidare tutti gli esseri umani, ossia la "resistenza al cambiamento".
Malgrado la vischiosità dei processi che intervengono nelle fasi di transizione e che talvolta ne limitano fortemente gli sviluppi, è fuori di dubbio che da almeno un decennio il sistema universitario italiano ha imboccato la strada del cambiamento. Uno dei più importanti motivi che stanno alla base di questa scelta è, a mio parere, il sistematico e sempre più approfondito confronto che gli Atenei italiani hanno dovuto operare con le realtà istituzionali ed organizzative degli altri paesi europei. Ecco allora che la dichiarazione di Bologna può essere considerata una pietra angolare di questo processo: i Ministri dell'Università di 29 nazioni europee hanno formalizzato alcuni principi, ai quali tutti gli Atenei avrebbero dovuto, da quel momento, fare riferimento. In pratica, i sistemi nazionali che si sono riconosciuti nella dichiarazione di Bologna formalizzata nel 1999 si sono impegnati:

  1. ad adottare una struttura formativa comprensibile ed agilmente confrontabile a livello europeo;
  2. ad adottare una sequenza di percorsi formativi organizzati in due cicli principali (lauree di primo livello a cui seguono lauree specialistiche);
  3. a stabilire un sistema di crediti riconosciuto e spendibile a livello europeo;
  4. a promuovere la mobilità degli studenti;
  5. a promuovere la cooperazione dei sistemi universitari europei allo scopo di valorizzare la qualità dei servizi didattici;
  6. a promuovere, in definitiva, una dimensione europea dell'istruzione superiore.

Gran parte degli avvenimenti che si sono succeduti dopo la storica dichiarazione di Bologna, vanno letti alla luce dei principi appena enunciati. Il più rilevante è stato quello dell'introduzione nel sistema italiano della normativa riguardante l'autonomia universitaria: il D.M. 509/99 ha segnato in maniera vistosa il panorama dell'offerta formativa che le Università italiane, con minore o maggiore tempestività, stanno proponendo ai nuovi iscritti. Ma anche altri sono stati gli ambiti interessati da questo processo. Per fare qualche esempio:

a. lo sviluppo della mobilità studentesca, il consolidarsi del sistema di calcolo e di traduzione dei crediti formativi denominato ECTS (European Credit Transfer System);
b. la partenza del Diploma Supplement, il progetto per realizzare la trasparenza nella descrizione dei percorsi di formazione degli studenti universitari;
c. l'avvio dei progetti Tuning per definire, a livello europeo, gli obiettivi educativi e l'insieme di competenze previste al termine dei diversi corsi di studio.

In che misura e a quali livelli le nostre Università sono effettivamente coinvolte in questi processi? Per rispondere a questa domanda sarà opportuno effettuare una ricognizione delle realizzazioni già portate a termine o dei progetti concretamente impostati, in modo da ricostruire la mappa dei percorsi che le diverse realtà universitarie stanno seguendo in questa fase di progressiva sintonizzazione agli standard di tipo europeo.