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Gli standard nei servizi di orientamento:
approcci, mezzi, processi, risultati
Pier Giovanni Bresciani
Studio Méta & associati
L'ambito dell'orientamento è da diverso tempo nel nostro Paese
oggetto di progressiva ridefinizione, sia per ciò che riguarda
la tipologia delle azioni e degli utenti, sia per ciò che riguarda
i luoghi, i tempi e i modi dell'erogazione, nonché le tipologie
di professionalità e le competenze necessarie.
La grande diffusione di pratiche (nella scuola, nella formazione professionale,
nell'università, nei servizi per l'impiego) che in particolare
in questi ultimi anni ha caratterizzato l'ambito dell'orientamento,
sia sulla base delle nuove politiche di indirizzo e delle conseguenti
destinazioni di risorse finanziarie da parte della UE, sia sulla base
delle nuove norme nazionali e regionali sull'istruzione, la formazione
ed il lavoro, sia infine sulla base dei nuovi indirizzi di programmazione
delle politiche "locali", ha progressivamente fatto emergere
un insieme estremamente eterogeneo di azioni, di modalità operative,
di denominazioni e linguaggi, a fronte del quale viene da qualche tempo
sempre più spesso evocata (dagli Enti Pubblici di programmazione;
dagli organismi che erogano servizi in questo ambito; dagli stessi operatori;
dalla vasta platea degli stakeholders) una esigenza di ridefinizione
e di razionalizzazione del vasto "campo" costituito dagli
interventi di orientamento.
La questione degli "standard" dei servizi di orientamento
viene quindi richiamata innanzitutto, nel nostro Paese, in risposta
ad una istanza di razionalizzazione, di controllo della qualità
delle prestazioni e di regolazione (anche amministrativa) del rapporto
tra soggetti di programmazione e soggetti di erogazione, di equità
nei confronti dei cittadini-utenti.
Definire una "nuova" tipologia delle azioni orientative (coerente
con la nuova "domanda" e i nuovi bisogni); definire quale
ruolo (ciascuno per la propria parte ma anche in modo "integrato"
tra di essi) i diversi "sistemi" (scuola, formazione professionale,
università, servizi per l'impiego) possano svolgere nella prospettiva
del lifelong learning & guidance; definire dispositivi di accreditamento
dei soggetti erogatori e/o delle relative strutture di erogazione; definire
un "sistema professionale" e di competenze (e quindi di accesso
al settore) all'altezza della articolazione e della qualità dei
servizi da erogare (con l'attenzione a riconoscere e a valorizzare le
competenze maturate "sul campo" da chi in questi anni ha svolto
attività di orientamento); e last but not least definire
"standard" per le diverse azioni orientative tali da "assicurarne"
la omogeneità e la qualità sul territorio (garanzia per
gli utenti e per i soggetti di programmazione finanziaria): tutto questo
costituisce il set delle "condizioni" che vengono concordemente
richiamate in funzione dello sviluppo ulteriore del sistema.
Rispetto a questo scenario, la relazione focalizza in particolare la
questione degli "standard", a partire da alcuni richiami su
quanto è avvenuto e sta avvenendo nel settore dei servizi per
l'impiego ed in quello della formazione professionale nel nostro Paese,
e sviluppando i seguenti punti:
- la complessità della "domanda" di standard (motivazioni
e soggetti)
- le finalità e gli "usi" degli standard (controllo
vs sviluppo?) come "dispositivo di regolazione del sistema";
e la questione del loro "senso" per i diversi attori ("la
costruzione sociale dell'oggetto"; "abitare gli standard"
secondo etica e competenza vs "applicare" gli standard)
- la definizione "generale" di standard, e la distinzione
tra standard di qualità e standard minimi dei servizi, e requisiti
per l'accreditamento (con un richiamo ad esempi differenti elaborati
nell'ambito dei servizi per l'impiego)
- la tipologia degli standard astrattamente "possibili"
e la scelta degli standard "strategici ed "opportuni"
(con una riflessione sui criteri per orientare la scelta): standard
di input, di output, di outcome, di processo, di organizzazione, di
sistema
- la analisi delle dimensioni/elementi che strutturano uno standard,
e del loro "formato" (diverso in relazione alle scelte di
fondo sul "tipo di standard" adottato)
- il processo di implementazione come variabile cruciale per la qualità
del risultato (sia nella erogazione dei servizi, sia nella definizione
degli standard per i servizi): approccio top-down (normativo) e approccio
bottom-up (partecipativo) nella costruzione degli standard
- sussidiarietà, federalismo ed esigenze di equità:
il rapporto tra standard nazionali e pratiche locali.
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