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Il ruolo delle parti sociali per l'orientamento
Claudio Gentili
Confindustria
In Italia, nel campo dell'orientamento agisce una pluralità
di soggetti tra loro scoordinati e con competenze fortemente eterogenee.
Le pratiche di orientamento risultano nella maggior parte dei casi autoreferenzianti
(la scuola, ad esempio, considera solo l'aspetto della prosecuzione
degli studi), non riescono a integrare i tre aspetti del problema (attitudini,
percorsi formativi, sbocchi professionali). Occorre avviare e sviluppare
un sistema integrato di orientamento, capace di raccordare i diversi
soggetti e di tener conto delle migliori esperienze realizzate in Italia
e nell'Unione europea.
L'impegno di Confindustria è fortemente concentrato sulle iniziative
per l'orientamento dei giovani, partendo dal presupposto che essi hanno
di fronte a sé un mercato del lavoro complesso e in continua
mutazione, nel quale hanno difficoltà ad orientarsi senza un
dialogo costante tra mondo della scuola e dell'impresa.
Confindustria si è posta in maniera costruttiva di fronte ad
una generazione che ha bisogno di punti di riferimento realizzando un
insieme di iniziative dedicate direttamente al mondo giovanile. Dalla
Giornata Nazionale Orientagiovani, in cui l'industria incontra gli studenti
e fornisce loro elementi utili per la scelta dei percorsi formativi
e professionali; al Progetto Orientamento, un piano di comunicazione
a livello nazionale per avvicinare i giovani al lavoro nell'industria,
denominato "Lo sviluppo non lo porta la cicogna" con utilizzo
di testate giornalistiche nazionali e locali, frutto della collaborazione
delle Associazioni industriali; alle ricerche sugli strumenti di inserimento
dei giovani al lavoro (tirocini e apprendistato) per favorirne la conoscenza
e la diffusione.
Le varie iniziative di Orientagiovani hanno consentito ai giovani di
discutere con il mondo dell'impresa su diplomi universitari, tirocini
e formazione professionale di qualità, sul bagaglio di competenze
e di conoscenze necessario per affrontare il lavoro, sulle esigenze
di professionalità delle imprese, ma soprattutto sono state occasione
per dimostrare che una buona formazione intesa come parte integrante
di un sistema formativo moderno in cui ogni componente (scuola, formazione
professionale, università e impresa) svolge appieno il suo ruolo,
può rivelarsi una carta vincente per il futuro e che la scuola
autonoma ha una ragione in più per dialogare con la formazione
professionale per formare dei giovani all'altezza dei tempi che stiamo
vivendo.
E' chiaro che la nostra azione non può sostituire il ruolo degli
altri agenti educativi, e non può che essere limitata ad agevolare
le scelte professionali, ma ritengo che la scelta di un'attività
che sia coerente con la propria vocazione e la ricerca stessa della
propria vocazione, non sia una scelta facile e senza conseguenze nella
vita di un giovane.
E' altrettanto chiaro che questa attività di orientamento non
è dettata da puro altruismo: abbiamo bisogno dei giovani nelle
nostre aziende, delle loro idee, della loro freschezza, del loro entusiasmo.
Ma siamo convinti che le informazioni che possiamo dare, siano utili
in ogni caso per la loro crescita, in un mercato del lavoro sempre più
complesso, ricco di opportunità ma al tempo stesso di difficile
interpretazione.
Su una popolazione di studenti post-obbligo di circa 4,5 milioni di
giovani, soltanto il 16% ha scelto un percorso professionalizzante.
Ci sono molti fattori che spiegano questa percentuale così bassa.
In primo luogo lo scarso "appeal" delle formazione professionalizzante,
dovuto ad una cultura che privilegia l'"otium" al "negotium",
e a fattori oggettivi quali lo scarso investimento del nostro Paese
nell'innovazione delle strutture e degli impianti dedicati a questa
attività. In secondo luogo, l'inesistenza di un'offerta formativa
professionalizzante a livello post-diploma, che sia alternativa alla
via universitaria.
Le novità delle riforme in atto (art. 4 della L.53/2003 e art.
48 e 49 del decreto presentato dal Governo il 6 giugno scorso in attuazione
della delega Biagi) avranno successo solo grazie ad uno straordinario
impegno per l'orientamento. I gap che ci separano dall'Europa in termini
di numero dei diplomati, dei laureati e dei giovani che frequentano
esperienze di alternanza e di apprendistato possono essere colmati solo
con una forte alleanza tra istituzioni e parti sociali.
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