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RELAZIONE INTRODUTTIVA
all'analisi di contesto
Maria Luisa Pombeni - Università di Bologna
Premessa
Nella prima fase il Progetto si è focalizzato sulla ricostruzione
dello stato dell'arte dell'orientamento nei 4 sistemi che maggiormente
si trovano a sostenere il processo di auto-orientamento di giovani ed
adulti nel corso delle loro esperienze formative e lavorative: scuola,
università, formazione professionale, centri per l'impiego. Si
tratta di una prima riflessione di scenario finalizzata all'individuazione
di elementi critici e fattori strategici da approfondire in una successiva
fase di indagine sul campo.
L'importante ed articolata serie di interventi legislativi e di documenti
di indirizzo politico-programmatico che ha interessato, in questi ultimi
anni, i diversi contesti presi in esame dalla nostra analisi ha enfatizzato
ripetutamente l'investimento che ogni sistema deve fare sull'orientamento,
legittimandone la funzione in rapporto alla specificità della
propria mission.
Sollecitato da un proprio quadro normativo e dalla disponibilità
dei finanziamenti del fondo sociale europeo, ogni sistema ha messo in
campo un'ampia gamma di interventi e un ventaglio differenziato di risorse
umane. La pluralità di iniziative (sperimentazioni, progetti,
servizi, strumenti, ecc.) maturate sul campo rappresenta oggi una ricchezza
per la comunità professionale dell'orientamento, ma la prospettiva
di uno sviluppo spontaneistico di questo patrimonio può presentare
anche dei rischi. In primo luogo, una ridondanza e sovrapposizione di
iniziative nei confronti di alcuni target (con relativo spreco di risorse
umane ed economiche) e una scarsa chiarezza sulla specificità
degli obiettivi connessi alle singole azioni rispetto alla funzione
del contesto che le eroga e ai bisogni dei diversi interlocutori. In
secondo luogo, un rischio di concorrenza e di competizione fra le risorse
disponibili in assenza di una regia di governo dell'insieme delle azioni
/risorse attive sullo stesso territorio.
Una prima ricostruzione delle problematiche presenti all'interno dei
4 sistemi (scuola, università, formazione professionale, centri
per l'impiego) può aiutare a cogliere alcuni nodi critici che
possono ostacolare la costruzione di un potenziale meta-sistema specifico
per l'orientamento, meta-sistema inteso non tanto come ulteriore insieme
di strutture e di risorse autonome rispetto a quelli precedentemente
citati ma come luogo di concertazione delle strategie e di coordinamento/integrazione
delle azioni.
In questa prima riflessione, finalizzata ad una lettura critica dello
scenario nel quale ci si trova oggi a costruire questo meta-sistema
di promozione e sviluppo della rete territoriale di risorse per l'orientamento,
sono stati presi in considerazione:
a) elementi di specificità di ogni singolo sistema (scuola,
università, formazione professionale, centri per l'impiego);
b) elementi di collaborazione/integrazione fra i diversi sistemi;
c) elementi di criticità specifici ad ogni contesto e
trasversali ai 4 sistemi.
1. Il sistema SCUOLA
La scuola, che spesso rappresenta il sistema più criticato e
accusato di inefficacia rispetto alla funzione orientativa, ha prodotto
in questi anni una considerevole ricchezza di esperienze e di progetti
per l'orientamento. Certamente è la realtà che riesce
con maggiore difficoltà rispetto agli altri sistemi a rendere
visibili e a valorizzare i propri sforzi.
Le attività realizzate hanno tentato di rispondere alla mission
specifica del sistema scolastico che è quella di favorire una
formazione globale dell'alunno. Le azioni orientative più sperimentate
sono riconducibili principalmente alle seguenti esperienze:
- didattica orientativa delle discipline;
- moduli di accoglienza nei nuovi cicli di studio;
- progetti di prevenzione dell'insuccesso scolastico (con finalità
di monitoraggio del percorso formativo);
- interventi formativi di educazione alla scelta;
- attività di accompagnamento (preparazione e rielaborazione)
di esperienze di alternanza scuola-lavoro.
Al di là delle specifiche definizioni degli interventi, possiamo
ricostruire almeno tre macro-tipologie di attività presenti nel
sistema scolastico:
- un'azione di orientamento intrinseca agli obiettivi formativi, di
carattere quindi aspecifico e connessa alla maturazione della persona
attraverso la sua formazione culturale e sociale; quest'attività,
che possiamo considerare propedeutica al processo specifico di orientamento
scolastico e professionale, costituisce parte integrante del progetto
formativo d'istituto ed è di stretta competenza dei docenti;
- un'azione di accompagnamento dei percorsi formativi lungo tutto
l'arco dell'iter scolastico con particolare riferimento a situazioni
critiche o di transizione; si tratta essenzialmente di attività
orientative o individuali (esempio: gli sportelli di ascolto) o di
gruppo (esempio: le attività di accoglienza e/o di verifica
al primo quadrimestre) finalizzate ad esercitare un monitoraggio consapevole
del percorso scolastico da parte dello studente; spesso queste attività
vengono gestite da figure dedicate (docenti con funzione obiettivo)
o da insegnanti che hanno seguito una specifica formazione nel campo
dell'orientamento scolastico.; alcune di queste azioni tuttavia costituiscono
anche uno degli obiettivi dell'integrazione con il sistema della formazione
professionale (esempio: percorsi NOS-NOF);
- un'azione di sostegno alla scelta attraverso una progettazione di
sé legata alle decisioni connessi con alcuni momenti naturali
di snodo del sistema scolastico (terza media e quinta superiore) o
ad alcune situazioni di aggiustamento di un percorso formativo problematico
(in particolare, attraverso il dispositivo delle passerelle o della
prosecuzione dell'obbligo formativo nel canale della formazione professionale).
E' questa l'area di intervento di maggiore criticità per la
scuola in quanto vengono chiamate in causa professionalità
diverse con funzioni diverse: i docenti della scuola in relazione
alla valutazione delle performances espresse dallo studente,
gli operatori della formazione professionale per la conoscenza di
possibili percorsi formativi alternativi, gli orientatori dei servizi
dedicati come risorsa professionale "neutrale" rispetto
ai sistemi scolastico e formativo in grado di fornire una consulenza
sui processi di scelta.
Se l'esperienza di collaborazione con il sistema della formazione professionale
costituisce a tutt'oggi una delle maggiori risorse esterne al sistema
scolastico rispetto ad alcuni obiettivi orientativi (socializzazione
al lavoro, sviluppo competenze trasversali, laboratori attività
pratiche, ecc..), il rapporto della scuola con servizi dedicati territoriali
varia in misura consistente da provincia a provincia per la forte disomogeneità
di offerta al riguardo (attualmente solo Modena e Reggio Emilia mantengono
strutture dedicate autonome).
Per concludere possiamo considerare come elementi di criticità
connessi all'orientamento e interni al sistema-scuola:
- la recente instabilità del quadro di riferimento normativo
(riforma Berlinguer-Moratti);
- la dicotomia di interlocutori istituzionali con cui la scuola si
trova ad interagire (da una parte le proprie istituzioni di appartenenza.
e, dall'altra, gli Enti Locali in particolare Provincia e Comune);
- il mancato riconoscimento delle figure dedicate per l'orientamento
che si trovano a dover contrastare da un lato l'ostilità dei
colleghi e dall'altro a svolgere una doppia (e non sempre chiara)
funzione nei confronti degli studenti;
- la difficoltà a mantenere una propria identità specifica
(rispetto al ruolo, agli obiettivi orientativi, alle attività
in classe, ecc.) nei percorsi di integrazione con la formazione professionale
soprattutto nelle azioni connesse al nuovo obbligo formativo.
Il sistema UNIVERSITA'
Anche il sistema universitario è stato recentemente investito
di una funzione orientativa da specifici riferimenti normativi. Il panorama
di esperienze in questo sistema risulta tuttavia non ancora completamente
maturo; le prime risposte istituzionali (di cui la nostra regione è
testimone efficace) mettono in luce una gamma di tipologie di interventi
assai diversificati:
- servizi universitari dedicati (cioè interni agli atenei),
finalizzati prevalentemente alla consulenza in fase di scelta della
facoltà universitaria,
- attività di tutorato orientativo in itinere (per ridurre
dispersione e rischi di insuccesso durante il percorso universitario),
- azioni di sostegno nella transizione al lavoro cioè in uscita
dall'università e nella fase di ricerca della prima occupazione.
Queste attività vengono gestite:
- in parte con riposte interne (docenti e personale amministrativo),
soprattutto per quanto concerne le attività di informazione
e tutorato in itinere;
- in parte con il supporto di professionalità dedicate
(dipendenti del servizio orientamento di ateneo) per la gestione di
attività consulenziali ed, in misura più ridotta, di
azioni di sostegno alla transizione al lavoro.
Da non sottovalutare il ruolo delle aziende per il diritto allo studio,
per il contributo che danno all'orientamento soprattutto in termini
di informazione (in entrata ed in itinere) e per la promozione di iniziative
di sostegno alla transizione al lavoro, in particolare progetti di tirocinio
orientativo gestiti con il supporto delle agenzie di formazione professionale.
La specificità della mission orientativa del sistema universitario
è funzionale soprattutto all'entrata nel sistema stesso. Destinatari
di questi interventi sono sia le scuole come potenziale bacino di reclutamento
di iscritti (soprattutto attraverso le azioni di informazione) sia i
singoli studenti che si rivolgono ai servizi di orientamento universitario.
In sintesi potremmo evidenziare che anche per il sistema universitario
ci troviamo di fronte a tre macro-tipologie di interventi orientativi:
- attività propedeutiche all'ingresso sia di carattere informativo,
realizzate con un ampio ventaglio di soluzioni operative (promozionali,
tecnologiche, ecc.), sia di carattere didattico (qualche esperienza
di collegamento fra le discipline) che svolgono una funzione indirettamente
orientativa in quanto favoriscono una maggiore consapevolezza dei
propri requisiti di ingresso; questa attività sono svolte tutte
da risorse interno (personale docente e amministrativo delle singole
facoltà);
- attività di accompagnamento del percorso universitario in
itinere. (attività di tutorato e/o di monitoraggio orientativo)
che vengono svolte da risorse interne (personale docente e amministrativo
delle singole facoltà) e attività di accompagnamento
in uscita (attività di tirocinio e sostegno all'inserimento
lavorativo) che vengono realizzate prevalentemente attraverso bandi
FSE in integrazione con il sistema della formazione professionale;
- attività di consulenza alla scelta universitaria, all'interno
di servizi dedicati di ateneo in cui operano soprattutto orientatori
professionisti.
Fra gli elementi di criticità che connotano le esperienze di
orientamento del sistema universitario ricordiamo:
- le difficoltà di rapporto sistematico e produttivo con la
scuola superiore; manca una tradizione in questa direzione e soprattutto
ci sono difficoltà ad immaginare strategie di collaborazione
non solo di tipo strumentale (finalizzate alle iscrizioni);
- la mancanza di rapporti stabili e costruttivi con servizi territoriali
dedicati (ad eccezione della realtà modenese) che si rivolgono
alla stessa fascia di utenza;
- il numero ancora molto limitato di professionalità dedicate
presenti nei servizi universitari di orientamento;
- la cultura ancora molto autoreferenziale delle politiche di orientamento
nel contesto universitario.
3. Il sistema FORMAZIONE PROFESSIONALE
Descrivere la gamma di attività/servizi realizzati dal sistema
di formazione professionale risulta assai complesso in quanto
rappresenta la realtà che in questi anni ha maggiormente investito
risorse per l'orientamento, soprattutto attraverso la realizzazione
dei progetti FSE. In altre parole, si tratta del sistema che, oltre
a svolgere un'azione orientativa nei confronti dei propri clienti, maggiormente
ha pervaso gli altri sistemi (soprattutto scuola e servizi per l'impiego)
gestendo per loro conto attività di orientamento non coperte
in modo autonomo.
Se momentaneamente separiamo questi due ambiti di intervento (interno
al proprio sistema e al servizio di altri sistemi) e prendiamo in considerazione
solo il primo, ci troviamo a svolgere una parte di ragionamenti già
presenti nella riflessione che abbiamo svolto a proposito del sistema-scuola.
Infatti nei percorsi di formazione professionale (soprattutto per l'obbligo
formativo e per le fasce deboli) sono presenti:
- attività orientative finalizzate allo sviluppo di competenze
propedeutiche al fronteggiamento di transizioni formative e lavorative;
basti pensare alla quantità di lavoro che viene fatto sul potenziamento
delle competenze trasversali;
- interventi di monitoraggio orientativo del percorso formativo in
entrata, in itinere ed in uscita (progetti di accoglienza, di accompagnamento
allo stage, di sostegno alla ricerca del lavoro, ecc.).
Meno presente risulta essere l'attività consulenziale specialistica
in quanto i destinatari dei corsi o hanno già maturato una scelta
che attraverso la formazione cercano di concretizzare (ad esempio, neodiplomati
o neolaureati) oppure non sono momentaneamente in condizione di operare
una "scelta personale" per la criticità della propria
storia scolastica (ad esempio, molti studenti dell'obbligo formativo).
Si tratta quindi soprattutto di attività di accompagnamento alle
transizioni formative e lavorative con un particolare investimento di
energie sui progetti di accompagnamento all'inserimento nel mondo del
lavoro, che costituisce un obiettivo peculiare della formazione professionale.
Se prendiamo in considerazione, invece, le attività/i servizi
che il sistema di formazione professionale mette a disposizione dell'intero
meta-sistema di orientamento, troviamo una forte concentrazione di interventi
rivolti alla scuola; gli esempi più ricorrenti fanno riferimento:
- da un lato, alla realizzazione di attività informative (sul
proprio sistema, ma anche sui percorsi della scuola superiore, sulle
facoltà universitarie, ecc.), alla gestione di moduli formativi
sullo sviluppo delle competenze traversali, con particolare riferimento
agli aspetti della comunicazione;
- dall'altro ad attività di accompagnamento del percorso scolastico
finalizzate a sviluppare competenze di auto-monitoraggio della propria
esperienza (per esempio, attività connesse al NOS), a progetti
di socializzazione al lavoro (per esempio, progetti ponte per il passaggio
alla formazione professionale), di preparazione alle transizioni lavorative
(per esempio, moduli di sostegno all'inserimento lavorativo per diplomandi).
Un ulteriore impegno delle risorse della formazione professionale va
nella direzione di supportare lo sviluppo dei centri per l'impiego in
conseguenza del decentramento operativo alle province. Le esperienze
riguardano:
- la gestione dei servizi di accoglienza e informazione e, in misura
minore, l'attivazione dei laboratori di ricerca attiva del lavoro;
- la gestione dei colloqui D.L. 181 e, più in generale, i colloqui
orientativi di primo livello, i tirocini e i percorsi di accompagnamento
al lavoro.
Sono da considerarsi come fattori di criticità:
- il rischio di perdita di specificità del sistema per l'eterogeneità
di risposta (interna ed esterna) a cui si trova a dover far fronte
rispetto alla mission di riferimento;
- la verifica della professionalità delle risorse messe in
gioco per ricoprire una gamma di funzioni molto differenziate;
- la fatica di rapportarsi (farsi accettare) da contesti/culture di
inserimento (scuola/centri per l'impiego); in sintesi il monitoraggio
dei processi di integrazione (condivisione degli obiettivi, definizione
dei ruoli, rispetto delle professionalità, ecc.);
- la precarietà dei finanziamenti (legati alle dinamiche dei
bandi) che non facilitano il consolidamento delle attività/servizi
e il mantenimento di professionalità qualificate.
4. Il sistema CENTRI PER L'IMPIEGO
Da ultimo, alcune considerazioni sul ruolo che svolgono i nuovi centri
per l'impiego rispetto all'orientamento. Le prime esperienze hanno evidenziato
almeno tre tipologie si risposta all'esigenza di introdurre attività/servizi
di orientamento in queste nuove strutture:
- alcune realtà hanno continuato a considerare l'orientamento
come una funzione implicita della normale attività di collocamento
(quindi attività aspecifica) e non hanno introdotto iniziative
dedicate;
- alcune realtà hanno sviluppato all'interno un servizio
specifico di orientamento (eventualmente inglobando strutture
esterne dedicate); tale servizio può essere gestito con professionalità
molto diverse: in alcuni casi si tratta di professionisti esterni
(a contratto o messi a disposizione da società vincitrici di
bando), in altri casi si tratta di personale dipendente ex-ministeriale
riqualificato con appositi percorsi di formazione (di durata e contenuto
molto diversi fra loro);
- alcune realtà garantiscono il servizio di orientamento
attraverso un rinvio dei clienti ad una risorsa della rete territoriale
in grado di fornire questo tipo di risposta e quindi non prevedono
al loro interno nessuna attività orientativa specifica.
E' opportuno ricordare che la gamma di attività che viene ricondotta
alla categoria orientamento risulta essere abbastanza ampia ed
eterogenea; anche in questo caso tuttavia possiamo trovare delle analogie
con le tre tipologie precedentemente identificate negli altri sistemi:
- azioni propedeutiche al processo orientativo vero e proprio, connesse
soprattutto ai servizi di informazione ma anche alle tecniche di ricerca
del lavoro;
- azioni di accompagnamento del percorso lavorativo, finalizzate al
monitoraggio della condizione di disoccupazione del lavoratore come
i colloqui D.L. 181, al sostegno all'inserimento lavorativo, alle
esperienze di tirocini, ecc.;
- azioni consulenziali, finalizzate allo sviluppo professionale, sia
attraverso colloqui orientativi di primo livello sia, per un numero
più esiguo di casi, attraverso percorsi di bilancio di competenze.
Per quanto concerne le professionalità che operano in questo
contesto, il panorama si dimostra assai variegato. Le funzioni orientative
(senza grossa distinzione di obiettivi) vengono svolte:
- in parte utilizzando personale riqualificato degli ex-uffici di
collocamento;
- in parte attraverso la messa a disposizione di risorse del sistema
della formazione professionale (in qualche caso, degli informagiovani
o servizi analoghi) con la logica dell'appalto di servizi; esperienza
di gran lunga più diffusa;
- in parte con l'integrazione di risorse dei servizi pubblici dedicati;
anche se questa realtà è da considerarsi minoritaria.
Nel caso dei servizi per l'impiego, la sperimentazione efficace di
funzioni di orientamento passa attraverso la risoluzione di alcuni nodi
critici come:
- la maggiore finalizzazione delle azioni orientative alla specificità
della mission di questa struttura (inserimento lavorativo);
- la continuità dei servizi erogati, messa a dura prova dai
tempi dei bandi FSE e dall'alternarsi dei soggetti vincitori;
- l'articolazione del contributo che può essere svolto da figure
professionali aspecifiche e quello fornito da professionalità
dedicate;
- l'integrazione della attività orientativa nel ciclo complessivo
di fruizione dei servizi erogati al lavoratore;
- la creazione di un rapporto sinergico con la rete più ampia
dei servizi per l'impiego.
5. Alcuni elementi di criticità trasversali ai sistemi
In questa fase ci limitiamo a segnalare tre nodi critici connessi più
alle attività che non all'assetto istituzionale e di funzionamento
organizzativo; essi riguardano la necessità di ridefinire le
tipologie di azioni superando la tripartizione informazione, formazione,
consulenza; l'urgenza di affrontare il tema della professionalità
degli operatori ed il destino dei servizi provinciali dedicati.
Un primo problema, quindi, ha a che fare con la necessità mantenere
integrato il processo di orientamento scolastico e professionale, arrivando
tuttavia a distinguere alcune specificità sia in riferimento
ai bisogni dei diversi target sia alle caratteristiche dei diversi contesti
di erogazione degli interventi. In altre parole, pur accettando i suggerimenti
europei sulla unitarietà del processo, se prendiamo in esame
l'età e la condizione sociale dei destinatari si rende necessario
distinguere delle <buone prassi> maggiormente in grado di sostenere
le scelte scolastico-professionali dei giovani ed altre capaci di accompagnare
le transizione sul lavoro degli adulti. Entrambe queste tipologie di
buone prassi hanno a che fare con il processo di auto-orientamento della
persona e come tali devono essere identificate come orientative.
Ma se prendiamo in considerazione i bisogni di supporto al proprio processo
di auto-orientamento, le considerazioni precedentemente svolte sui 4
sistemi ci confermano che ci troviamo di fronte ad almeno tre macro-tipologie
di attività orientative:
- alcune propedeutiche e/o complementari al processo orientativo
vero e proprio (un esempio per tutte, ma non esaustivo, può
essere quello dell'informazione orientativa); tali attività
interessano sia i giovani che gli adulti, la scuola-università,
la formazione professionale ed i centri per l'impiego; gli studenti,
gli inoccupati, i disoccupati, coloro che desiderano cambiare lavoro;
- altre di accompagnamento dei percorsi individuali sia di
formazione che di lavoro, finalizzate ad aumentare la capacità
di auto-monitoraggio in itinere dei propri comportamenti e delle condizioni
esterne; tali bisogni sono espressi dagli studenti (della scuola,
dell'università, della formazione professionale) durante il
loro iter formativo, ma riguardano anche i lavoratori (occupati e,
soprattutto, disoccupati) nel corso della propria attività;
queste attività hanno a che fare con i bisogni di orientamento
espressi dalla persona non nei momenti di scelta; ridurre tutta l'attività
orientativa alle azioni consulenziali finalizzate alla progettualità
formativa e professionale risulterebbe estremamente riduttivo e lascerebbe
insoddisfatti i bisogni di una larga fascia di clienti: per esempio,
buona parte di coloro che si rivolgono ai centri per l'impiego e non
sono in condizione di "scegliere" o di elaborare un "progetto
professionale" oppure le persone che affrontano lunghi percorsi
di formazione (dopo aver scelto e prima di scegliere un'altra volta)
senza tener sotto controllo se la "rotta" di navigazione
è corretta; presumibilmente questa macro-categoria di attività
che riguarda in senso stretto sia l'orientamento scolastico che quello
professionale deve essere sotto-specificata in rapporto ai contesti/sistemi
e ai bisogni dei diversi target;
- altre, infine, di consulenza alle scelte (meglio, alla messa
a punto di progetti formativi e lavorativi personalizzati); anche
questo tipo di bisogno interessa diversi target (studenti e giovani,
adulti occupati e disoccupati) ed è presente come azione in
diversi sistemi (gestita da risorse interne o in integrazione).
A livello definitorio, va mantenuta quindi l'unitarietà della
categoria orientamento come insieme che comprende sia azioni
di aiuto alla scelte (per giovani ed adulti) sia azioni di supporto
alle transizioni all'interno dei percorsi formativi, nel passaggio dalla
formazione al lavoro e all'interno delle esperienze lavorative (sul
lavoro). Lo sforzo sarà quello di declinare le tre tipologie
di azioni precedentemente evidenziate (di informazione, di accompagnamento,
di consulenza) rispetto alla specificità dei diversi sistemi
e ai bisogni dei diversi target.
Un secondo nodo critico riguarda il tema delle professionalità
nell'orientamento. Per affrontare questo problema si deve tener
conto di almeno tre variabili:
- la specificità dell'azione erogata (finalità, contenuti,
metodologie, ecc.) e il contesto di riferimento dell'intervento (scuola,
formazione professionale, centri per l'impiego, ecc);
- il rapporto fra figure dedicate (che ricoprono un ruolo specialistico
nel sostegno al processo di orientamento) e altre professionalità
(come i formatori, i tutor, gli operatori dell'inserimento lavorativo,
gli operatori dell'informazione, ecc.) che, nel quadro di una mission
professionale diversa, svolgono una funzione orientativa propedeutica
o complementare all'attivazione di questo processo;
- la necessità di distinguere fra certificazione/riconoscimento
delle professionalità già attive (maturate con l'esperienza
sul campo e con percorsi molto variegati di formazione sul lavoro)
e i percorsi di formazione in ingresso dei giovani operatori (soprattutto
nell'ottica della nuova riforma del sistema universitario).
Queste ultime considerazioni ci portano ad intravedere l'esigenza di
una differenziazione di profili e/o di funzioni che prefigurano professionalità
diverse a seconda che si tratti di:
- azioni precedentemente definite come propedeutiche/complementari
al processo orientativo che devono essere svolte da figure professionali
la cui mission è principale è diversa (ad esempio, docenti,
formatori, operatori dell'informazione, ecc.);
- azioni definite di accompagnamento ai percorsi formativi e lavorativi
che devono essere svolte, a seconda dei contesti di riferimento;
da un certo tipo di professionalità dedicata interna al sistema
o in integrazione;
- azioni di consulenza, finalizzate a sostenere le scelte e
l'elaborazione di progetti formativi e lavorativi, che chiamano in
causa profili dedicati probabilmente differenziati rispetto alla tipologia
di scelte (orientative in senso stretto come quelle dei giovani o
di sviluppo di carriera come quelle dei lavoratori adulti).
Eventuali scelte regionali in questa direzione potranno tener conto
anche dei risultati del dibattito che stanno venendo avanti a livello
nazionale all'interno della Commissione ISFOL che è impegnata
ad elaborare una proposta di definizione delle professionalità
nel settore dell'orientamento entro la fine del 2002.
Un ultimo nodo critico che emerge dalla nostra analisi riguarda, infine,
il destino dei cosiddetti servizi provinciali dedicati. Al riguardo
la realtà delle singole province risulta diversificata e alcuni
cambiamenti sono stati condizionati dalla nascita dei nuovi centri per
l'impiego. Se nel passato queste strutture (Reggio Emilia, Modena, Bologna)
si sono caratterizzate soprattutto per l'erogazione di servizi specialistici
direttamente rivolti agli utenti, è facile prevedere che oggi
questa funzione, con il potenziamento di servizi dedicati all'interno
dei diversi sistemi, sia destinata progressivamente a diminuire (forse
in alcuni casi a venir meno).
Ora, il nodo riguarda una loro eventuale soppressione o una loro eventuale
ridefinizione di funzioni?
Dalla ricostruzione di scenario, svolta in questa prima fase del Progetto,
sembrano emergere alcuni bisogni che potrebbero, a nostro avviso, essere
soddisfatti proprio da queste strutture. Sembra, infatti, che questi
servizi dedicati potrebbero risultare strategici rispetto ad almeno
tre funzioni (oltre all'eventuale erogazione di servizi specialistici):
1) attività di promozione, coordinamento e sviluppo
della rete locale attraverso:
- l'attivazione di dispositivi di raccordo ed integrazione fra i soggetti
e le strutture che, con competenze diverse, si occupano dei diversi
destinatari/clienti;
- la diffusione delle informazioni e dei materiali orientativi a tutti
i soggetti della rete;
2) attività di elaborazione di proposte operative
e supporto alla sperimentazione di interventi orientativi rispondenti
alle esigenze dei singoli sistemi; scambio sistematico sull'analisi
dei bisogni orientativi del territorio e confronto fra gli operatori
sull'utilizzo di buone pratiche (valutazione di efficacia);
3) attività di supporto alle risorse professionali
della rete territoriale di orientamento sia in termini di analisi dei
fabbisogni di formazione sia con funzione di accompagnamento/supervisione
all'implementazione di attività specifiche.
Non va sottovalutato, per concludere, il fatto che queste strutture
(di natura tecnica ma di appartenenza istituzionale) possono svolgere
un ruolo strategico di interfaccia fra il livello politico-programmatico
(inter-istituzionale) che definisce obiettivi e dispositivi di coordinamento-intervento
ed il livello operativo (strutture ed operatori) che si trovano a dover
gestire questi indirizzi attraverso i problemi della quotidianità.
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