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La rete territoriale per l'orientamento:
principi generali e strategie di sviluppo
Claudio Magagnoli
IRRE Emilia Romagna
Principi generali e definizioni
Lintegrazione tra sistemi e soggetti : processo sociale complesso
Lintegrazione delle azioni e dei servizi di orientamento, appartenenti
a contesti diversi, come scuola, formazione professionale, servizi per
limpiego e università è certamente processo complesso
che richiede forti volontà e risorse.
Ci si può chiedere, quindi, se lenfasi sulla necessità
di tale processo per lorientamento sia giustificata al di là
dei numerosi documenti formali.
In effetti se è vero che numerosi documenti Comunitari, del coordinamento
delle Regioni italiane, delle varie Regioni e Province pongono nellintegrazione
delle politiche distruzione, della formazione e del lavoro un obiettivo
irrinunciabile, daltra parte sono altrettanto note a tutti agli
addetti ai lavori le difficoltà che impediscono a queste dichiarazioni
di divenire pienamente operative.
Si tratta di difficoltà, in particolare, connesse a identità
e culture diverse, ma anche alla possibilità di competizione sia
sulle risorse rese disponibili da Programmi Europei sia sugli utenti da
reperire.
Premesso che non si vuole sostenere, sempre e a tutti i costi, la necessità
dell integrazione su tutto e tra tutti (esistono in ogni caso diversi
livelli di integrazione), si ritiene che sullorientamento tale finalità
sia irrinunciabile.
Questo per ridurre, se non eliminare, (G. Sarchielli 2002), tre possibili
effetti negativi che possono ridurre lefficacia delle azioni di
orientamento -due dei quali già segnalati da uno studio svolto
per conto della Commissione Europea nel 1994- relativi a:
- frammentazione/parzialità delle risposte fornite dai
vari servizi al soggetto. La presenza di risposte frammentarie o parziali,
anche se corrette, è certamente pericolo molto reale se pensiamo
che la traduzione operativa dei riferimenti normativi sullorientamento
hanno generato servizi ed azioni specifiche allinterno dei vari
contesti, con pericoli di autoreferenzialità molto alti.
- conseguente discontinuità delle modalità di sostegno
orientativo. Se le persone sono interessate ai servizi di orientamento
in tutto larco della loro vita, può diventare insufficiente
e, soprattutto non coerente e continuativo, il supporto che è
fornito da servizi legati a contesti specifici.In particolare restano
scoperte le fasi transizione;
- modalità di lavoro tendenzialmente autosufficienti e a ridotto
numero di relazioni reciproche, sia con riferimento ai differenti
tipi di servizi e funzioni orientative erogate nella scuola, nella formazione
professionale ,nellinserimento al lavoro, nelluniversità,
sia rispetto alle stesse strutture dedicate di orientamento.
Indubbiamente tali effetti sono ben visibili nel nostro Paese (Malizia
e altri 1999) ed anche in Regione Emilia Romagna, seppure in misura
nettamente inferiore sia per la presenza di importanti accordi di integrazione
interistituzionale, sia per lazione di promozione e coordinamento
svolta dalle Amministrazioni Provinciali. Si tratta però di iniziative
sperimentali e/o parziali che fino a questo momento non hanno prodotto
sistemi di orientamento, integrati con tutti i soggetti in gioco,
in territori significativamente vasti.
La rete sociale come modalità organizzativa che favorisce lintegrazione
Prima di introdurre il concetto di rete, è importante chiarire
la definizione sistema di orientamento richiamata in precedenza,
che frequentemente appare in documenti sia istituzionali sia tecnici ed
è centrale nello stesso titolo di questo seminario.
Si ritiene che con questo termine si debba indicare non tanto un ulteriore
insieme di strutture e risorse autonome rispetto ai sistemi già
presenti, quanto un concetto/ idea guida, per identificare luoghi e livelli
territoriali ottimali per una concertazione delle politiche e per il coordinamento
e integrazione delle azioni (Pombeni 2002).
Se il contesto è questo, è indubbiamente molto più
complesso operare secondo logiche di sistema quando il sistema è
solo virtuale (come in questo caso).
Allora è ancora più necessario precisare quali ipotesi organizzative
e quali meccanismi ci possano consentire il raggiungimento intenzionale
di questo complesso obiettivo di integrazione.
Esperienze dirette ma anche la stessa letteratura specialistica al riguardo
(Lomi, A. 1997, Maguire, L. 1999, R.Toniolo Piva 2000) identificano nel
concetto di rete la modalità organizzativa più propria
per lintegrazione.
Possiamo indicare con tale concetto un duplice significato: a livello
macro come modalità organizzativa che risponde alla necessità
di costituire un net-work di servizi integrato sul territorio; a livello
micro come intervento a favore di persone singole con la modalità
di gestione integrata del caso (case-management), nella quale confluiscono
diverse risorse professionali.
In questa sede approfondiremo in particolare il significato macro di
organizzazione a rete definendolo come un modello organizzativo
in cui i diversi soggetti (produttori ed erogatori del servizio o nodi
del sistema) convergono su obiettivi comuni, in quanto hanno interiorizzato
una cultura progettuale e le regole che governano lo scambio prodotti
(servizi) tra luno e laltro. Il salto qualitativo avviene
quando ogni centro di erogazione di servizi non si concepisce come elemento
autosufficiente ma come parte di una rete di scambi, il cui risultato
o prodotto in proprio diventa materia prima o prodotto di un altro
(R.Toniolo Piva 2000).
Caratteristiche delle Reti sociali
Gli studi e lanalisi delle organizzazioni a rete e delle loro relazioni
o scambi sono nati in campo sociale per estendersi sempre più anche
al terreno aziendale dove tale organizzazione viene sempre più
privilegiata per le sue caratteristiche di flessibilità (Lomi 1997).
Per quanto riguarda le finalità del nostro lavoro lanalisi
delle organizzazioni come rete sociale ci permette di chiarire che, anche
per lorientamento, ci riferiamo alla realizzazione/implementazione
di unorganizzazione sociale complessa, superando un concetto di
rete esclusivamente limitato agli aspetti informativi/informatici.
A tale scopo è opportuno, quindi, richiamare le caratteristiche
distintive delle reti sociali (Sarchielli 2002) per identificare successivamente
lorganizzazione cui si vuole tendere e le condizioni necessarie
per la sua fattibilità.
In particolare va sottolineato:
- lesistenza,accanto alle reti intenzionalmente costruite, di
reti naturali esistenti di fatto, non programmate né governate
che è opportuno comunque identificare e valorizzare;
- la presenza di reti a bassa diversità simili per
tipologia di utenza, per offerta di servizi e metodologie e di reti
ad alta diversità con una differenziazione nellutenza
di riferimento e organizzazione del lavoro;
- la differenziazione tra reti sociali in relazione alle caratteristiche
dei loro legami.Con riferimento alla loro frequenza avremo reti con
legami deboli (occasionali) e legami forti (più sistematici),
reti con legami formali (istituzionalizzati) e legami non formali.
Questa annotazione sulla diversità dei legami e delle relazioni
tipiche delle reti, ci consente di riconoscere le reti che,
in riferimento alla diversa intenzionalità integrativa,
possono essere raggruppate in tre grandi categorie:
- quella più semplice di tipo informativo con scambio di informazioni
e dati;
- una intermedia di tipo collaborativo in genere limitata nel tempo
a singoli progetti ed attività;
- unorganizzazione più complessa che prevede una connessione
continuativa tra i diversi soggetti della rete con una definizione
di forme sistematiche di coordinamento.
Questultima struttura organizzativa è quella che, a tendere,
riteniamo necessaria per lorientamento.
Le possibili strategie di sviluppo della rete territoriale per
lorientamento
Lo sviluppo della rete territoriale per lorientamento
La strategia che si propone, per sviluppare/implementare una rete territoriale
per lorientamento, è quella di sostenere il passaggio dalle
reti naturali,o parzialmente regolate, già presenti nelle Province,
ad una rete sociale integrata intenzionalmente costituita e regolata.
Lo sforzo è indubbiamente quello di delineare, in base agli elementi
presenti in questa rete naturale, una vera e propria mappa delle
risorse organizzative, delle interazioni e delle eventuali sovrapposizioni
a livello operativo.
Secondo le diversità territoriali, si potrà partire da forme
semplici di collaborazione con costruzione (o valorizzazione) di piccole
reti a bassa diversità per il passaggio delle informazioni, per
poi arrivare ad una rete più complessa.
Lapproccio in questo senso non potrà che essere di un mix
tra pianificazione dallalto (con documenti di indirizzo e
linee guida prodotte a livello regionale e provinciale) e quanto prodotto
nellambito delle reti naturali da quel territorio nella pratica
quotidiana.
Ciò appare in linea con quanto espresso nelle occasioni di confronti
e dibattiti tecnici a livello nazionale (Documento delle Regioni per il
lavoro e la formazione professionale novembre 2001) e con le indicazioni
che emergono dal Manuale operativo sullaccreditamento delle
sedi orientative elaborato dallIsfol (2002).
In questa prospettiva appare necessario finalizzare il lavoro alla costituzione
di una rete territoriale ad alta diversità, in grado
di assicurare unintegrazione delle strutture che garantisca, su
base locale, la fruizione completa da parte dellutente, del ciclo
di servizi orientativi messi a disposizione dalle strutture, evitando
ridondanze e carenze di ambiti di intervento, da un lato, e valorizzando
tutte le risorse disponibili, dallaltro.
Si vuole in ogni caso, in questa sede, non proporre tanto lo standard
o il modello di struttura di rete intenzionale sullorientamento
ottimale, che non esiste, quanto di definirne - per una discussione nel
merito - sia i nodi critici da affrontare sia gli elementi di facilitazione
su cui potere contare.
I nodi critici
Si è gia accennato in precedenza ai fattori critici ed ai loro
effetti negativi che giustificano l integrazione nellorientamento.
Queste criticità, tuttora presenti anche nella nostra regione,
vanno conosciute ed affrontate in quanto ostacolo reale ad ogni tentativo
di integrazione; in particolare si sottolinea:
- la mancanza di un quadro di riferimento complessivo che valorizzi
le diversità di cultura e di diversa mission dei
vari servizi;
- il prevalere di una logica competitiva con la ricerca di spazi propri
per i vari soggetti sul piano dellimmagine, sulle azioni di marketing
nei confronti degli utenti, sugli stessi finanziamenti;
- lassenza di un sistema di accreditamento delle strutture: lattuale
sistema di accreditamento in regione è pensato per la formazione
professionale e la proposta Isfol conseguente al D.M.166/2001 è
ancora una ipotesi sperimentale tutta da discutere;
- la scarsa chiarezza sul tema delle figure professionali preposte allorientamento
sia in maniera esclusiva sia allinterno di altre professioni,
in termini di prerequisiti di formazione, ma anche di profili professionali;
- la parziale ricaduta e la non messa a sistema delle molte
buone pratiche derivanti da progetti europei e la scarsa pratica della
valutazione.
Le condizioni facilitanti
Esperienze sul campo (da citare lesperienza CISEM in Lombardia
, ma anche singole esperienze nella nostra regione), nonché la
stessa letteratura al riguardo, identificano come elementi di facilitazione
(istituzionali, organizzativi e culturali) per la realizzazione di una
rete integrata per lorientamento:
- la presenza di norme ed accordi Istituzionali specifici: ad esempio
laccordo del 21 maggio 2001 per il coordinamento ed il governo
integrato è punto di riferimento fondamentale per consentire
ulteriori passi avanti, come la programmazione di linee guida e documenti
operativi di quadro sullorientamento, anche per il sistema scolastico;
- la definizione di sedi che, a livello locale, in raccordo con gli
organismi presenti a livello regionale e provinciale, permettano accordi
operativi territoriali per la programmazione ed il coordinamento degli
interventi;
- la presenza, allinterno di Regione e Province, di una unitarietà
nella programmazione e gestione delle attività di orientamento
delle aree scuola, formazione professionale, lavoro attraverso una organizzazione
che permetta raccordi periodici sullorientamento con strutture
funzionali di staff e/o dedicate di riferimento tecnico;
- la promozione a livello regionale e provinciale di azioni di formazione
degli attori dei diversi sistemi per la costruzione di una cultura comune;
- la differenziazione e divisione del lavoro tra i diversi soggetti
allinterno di quadri di riferimento condivisi;
- la presenza ed il raccordo delle azioni di assistenza tecnica di sistema
a livello regionale, provinciale, locale.
Un esempio di impulso allintegrazione territoriale: i Piani
di zona
In riferimento allintegrazione territoriale e rispetto a due degli
aspetti citati come condizioni che favoriscono lintegrazione (la
divisione delle competenze ed il coordinamento sul territorio degli interventi)
un importante riferimento esemplificativo di impulso allintegrazione
è fornito dalla legge n° 328/00 legge quadro per la realizzazione
del Sistema integrato di interventi e Servizi sociali.
Tale normativa, in corso di attuazione sul nostro territorio, prevede
lutilizzo dei Piani di zona come strumento locale per favorire
il riordino, il potenziamento, la messa in rete di interventi e servizi
sociali locali, identificandone gli obiettivi strategici, gli strumenti
di realizzazione e le risorse, in modo da programmarli e realizzarli secondo
unottica sistemica.
Regione, Province, Comuni, con ruoli diversi anche in riferimento al principio
di sussidiarietà, sono impegnati sia nella identificazione delle
zone, coincidenti di norma con i Distretti sanitari, nella promozione
e nella gestione degli accordi con azioni di assistenza tecnica.
Con la stessa logica Province e Comuni, in accordo con le scuole autonome
ed altri servizi territoriali, potrebbero elaborare un piano territoriale
specifico per lorientamento che potrà evidentemente fare
parte di un piano più complessivo per listruzione la formazione
ed il lavoro, ma che per essere operativo avrà necessità
di risorse tecniche dedicate.
Si ritiene, infatti, che fatta salva la necessità di un coordinamento
interno rispetto alla funzione orientamento nelle singole amministrazioni
richiamata in precedenza, sia altrettanto importante la presenza di risorse
e strutture dedicate.
Queste strutture accanto alleventuale erogazione di servizi specialistici
potrebbero svolgere importanti funzioni di promozione, sviluppo e coordinamento
operativo della rete locale.
Nel piano territoriale per lorientamento, sulla base degli indirizzi
e delle direttive regionali, e degli accordi interistituzionali presenti
potranno essere definite, dagli attori di quel determinato territorio,
le funzioni ed i servizi di orientamento attivi, le relazioni di rete
presenti, le azioni di sistema.
Il tutto dovrà essere formalizzato con accordi e protocolli.
Rispetto al compito di regia delle reti locali, un ruolo fondamentale
dovrà essere svolto naturalmente dalle Province, ma anche dai Comuni
(che nei Piani di Zona hanno un ruolo fondamentale), in particolare per
le recenti competenze conferite loro sulla scuola di base dal D.lgs.112/98.
Riferimenti bibliografici
Lomi A. (a cura), (1997), Lanalisi relazionale
delle organizzazioni, Bologna, Il Mulino.
Maguire L. (1999), Il lavoro sociale di rete, Trento, Erikson
Malizia G., Del Core P., Sasti S.,Pieroni V., (1999), Seconda indagine
nazionale sui servizi di orientamento,Roma, Ministero del Lavoro e della
Previdenza sociale
Pombeni M.L. (2002) Relazione introduttiva al Seminario Costruire
la rete dellorientamento in Emilia Romagna Bologna, (relazione
dattiloscritta)
Sarchielli G., (2002), Il ruolo delle reti sociali nellorganizzazione
dei servizi di orientamento,in Accreditamento delle sedi orientative
Manuale operativo ISFOL Volume 1.
P.Toniolo Piva (2000) I servizi alla persona manuale organizzativo,
Roma, Carrocci
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