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Verso un sistema dellorientamento
in Emilia-Romagna:
Condizioni di fattibilità e prospettive di sviluppo
Maurizio Pozzi
Agenzia Lavoro Emilia Romagna
Bentornati a Cesenatico. Nel giugno dello scorso anno eravamo qui,
numerosi, per fare il punto (credo significhi vedere se si è
sulla rotta) alla fine di un importante e lungo ciclo coincidente con
la vita del progetto OPTO, sugli strumenti prodotti, sulle esperienze
compiute, sui risultati, metodologici e formativi, conseguiti.
In quelloccasione, pure apprezzando la qualità e quantità
di risultati del progetto OPTO, avviammo assieme una riflessione, collegata
da un lato al nuovo periodo di programmazione delle risorse del FSE
OB. 3, e dallaltro al nuovo quadro istituzionale e normativo che
si annunciava (la riforma costituzionale, la riforma dei servizi per
limpiego che entrava nel vivo, lobbligo formativo, la riforma
dei cicli scolastici, progettata e già allora dal nuovo Governo
rigettata ecc.).
La riflessione svolta, in unappassionata ed intensa discussione,
ci portò ad affermare che le categorie dellorientamento
tradizionalmente intese erano messe in discussione dalle trasformazioni
dei sistemi, formativo, dellistruzione, dei servizi per il lavoro,
e che una strategia innovativa di integrazione fra i diversi sistemi
e livelli istituzionali, andava avviata con urgenza, pena la perdita
didentità dellorientamento, e il rischio di vedere
isterilirsi nel proprio isolamento le buone pratiche ed i casi di eccellenza
che nella nostra Regione certo non mancano, privi di un riferimento
istituzionale aggiornato, normativo ma prima ancora metodologico, che
ne potesse guidare la diffusione e la messa a regime.
Un nuovo e rilevante impegno è stato posto da quella occasione
di riflessione di un anno fa, nella programmazione di azioni per la
messa in rete sia a livello istituzionale che attraverso attività
di coordinamento tecnico, dellorganizzazione regionale policentrica
dellorientamento, perseguendo una strategia innovativa di integrazione
fra i sistemi ed i diversi livelli istituzionali.
Va ricordato e ribadito come, nonostante lassenza di un quadro
normativo organico e definito, la nostra regione si caratterizza per
una tradizione di intervento nel campo dellorientamento che ha
prodotto una cospicua accumulazione di saperi e pratiche, modelli operativi,
punti di servizio specializzati, forti competenze professionali degli
operatori, sebbene distribuiti sul territorio regionale in maniera disomogenea
e discontinua (mi chiedo, a tale proposito, cosa ne sia stato dei numerosi
utenti dei progetti formativi di OPTO, e dove operino oggi).
Grande impulso alle azioni ed ai programmi in campo orientativo è
derivato dalla riforma dei servizi per limpiego e delle politiche
del lavoro che ha messo in capo alle Province la titolarità degli
interventi in materia di politiche attive, dalla prevenzione al contrasto
della disoccupazione e accrescimento delle chance di occupabilità
delle persone, oltre alle tradizionali competenze in materia di formazione
professionale.
Tutte le Province dellEmilia-Romagna hanno raccolto la sfida della
costruzione della nuova rete dei servizi per il lavoro e allinterno
dellofferta territoriale di questi ultimi, un posto di rilievo
è occupato dalle azioni di orientamento professionale rivolte
ai diversi target di clienti .
Nella costruzione a scala provinciale dellofferta di servizi di
orientamento si rileva una grande variabilità nei modelli e nelle
soluzioni organizzative adottate, benché emerga una sostanziale
concordanza su un catalogo di interventi essenziali comuni a tutte le
Province. In particolare tutte le Province garantiscono nei Centri per
limpiego attività di orientamento che vanno dalla prima
accoglienza, allinformazione orientativa alla promozione di moduli
anche di gruppo di formazione orientativa, ad attività di consulenza
più o meno prolungata o specialistica.
Il progetto "Rete Istituzionale Regionale dell'Orientamento"
è il primo frutto delle proposte maturate nel seminario di Cesenatico
dellanno scorso. Il progetto - approvato con delibera di G.R.
n. 3051 del 28/12/2001 nellambito del bando regionale FSE Obiettivo
3 / Misura A1 - si propone di studiare e sperimentare le condizioni
organizzative, operative e tecniche per un più efficace coordinamento
delle politiche di orientamento scolastico, professionale e lavorativo
nella nostra regione. Il progetto costituisce pertanto un valido strumento
a supporto sia della Regione sia delle Province nel processo di costruzione
di un sistema territoriale integrato dellorientamento. Il progetto
è gestito dallATI composta da: 'Risorse per l'Orientamento
e il Lavoro' divisione autonoma di Aster (soggetto mandatario),
Studio Meta & Associati, Ce.trans, IRRE ER.
Nel frattempo, dopo la riforma costituzionale, nuovi ampi spazi di intervento
sono assegnati alla competenza regionale esclusiva delle Regioni in
materia di formazione professionale, istruzione professionale ed orientamento,
e concorrente in ,materia di tutela e sicurezza del lavoro. La nostra
Regione, come è a tutti noto, sta per avviare liter di
approvazione di un progetto di legge in materia di istruzione, formazione
e transizione al lavoro, del quale dallinizio dellestate
è in discussione la trama politico istituzionale e le principali
scelte, con le istituzioni locali, le autonomie scolastiche, le parti
sociali.
Nel pdl regionale la materia dellorientamento è trattata
allinterno del capo dedicato alla transizione al lavoro,
che contiene anche parti dedicate ai tirocini ed ai contratti di lavoro
aventi contenuto formativo. Per la prima volta in modo organico se ne
disegnano gli ambiti di intervento, a partire da una definizione generale
(un insieme di attività volte ad assistere le persone nella formulazione
ed attuazione consapevole delle proprie scelte formative e professionali)
nei quali si esplica la funzione di orientamento:
educazione alla scelta, consistente in attività prevalentemente
curricolari finalizzate a favorire la comprensione e lespressione
di interessi, attitudini ed inclinazioni da parte dell'allievo, nel
contesto dei percorsi di istruzione e di formazione;
educazione alle opportunità professionali, consistente in attività
in parte curricolari e in parte proprie dei processi di transizione,
finalizzate alla conoscenza, anche diretta, del mondo del lavoro;
aiuto alla ricerca di prima o nuova occupazione, mediante iniziative
orientative specialistiche o interventi formativi.
Il pdl regionale propone quindi un obiettivo ambizioso a tutti i sistemi
coinvolti: promuovere lorganizzazione policentrica integrata della
funzione di orientamento, al fine di valorizzare, integrare ma anche
razionalizzare gli apporti specifici dei soggetti che vi operano, promuovendo
la loro collaborazione con le imprese o loro associazioni, gli enti
bilateriali, le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria,
per lattuazione di iniziative finalizzate ad agevolare le scelte
professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro.
Il pdl registra anche unimportante novità, derivante dallaccordo
fra Stato e Regioni sulla riforma della formazione professionale, e
cioè la possibilità di accreditamento autonomo dei soggetti
che svolgono servizi di orientamento. Anche in questo caso, in termini
di principio, si afferma che verranno accreditate soltanto le attività
qualificate che vogliano usufruire di finanziamenti pubblici, e che
dovranno perciò rientrare negli specifici standard regionali,
mentre non saranno oggetto di accreditamento i soggetti che non fruiscono
di finanziamenti e svolgono attività di orientamento strettamente
connesse ai propri compiti distituto.
Si tratta come ben capite, di un intervento sui principi, che apre però
la strada a coerenti definizioni tipologiche (nelle cosìdette
direttive regionali) ed alla individuazione di standard, ed ispira a
comportamenti coerenti di indirizzo e sostegno allevoluzione del
sistema e degli strumenti di orientamento nel senso che sarà
indicato dal legislatore regionale. E importante notare anche
la collocazione, nellimpianto del pdl, della nostra materia: lorientamento
non è parte della formazione professionale né dellistruzione,
né dei servizi per il lavoro, sta invece in mezzo, a far da cerniera
fra i diversi sistemi.
Le finalità di questo nostro rinnovato appuntamento di Cesenatico
sono pertanto:
a)valutare i primi risultati del lavoro svolto per far evolvere in termini
di rete il sistema regionale, e discuterli
b)formulare, a partire da tali riflessioni, ulteriori proposte, per
rafforzare i nostri strumenti e condividere un percorso di rifondazione
della rete regionale di orientamento su nuove basi di integrazione e
diffusione.
Anche in questa materia, la transizione è continua, direi infinita;
accreditamento, nuove definizioni dei servizi per il lavoro collegate
strettamente alla fruizione di ammortizzatori sociali, il mutato quadro
istituzionale, impongono di sviluppare relazioni forti fra i soggetti
istituzionali, anzitutto, e di dotarci di nuovi strumenti, di quelle
che in altra sede chiamavo le tecnostrutture intermedie.
La Regione sta svolgendo una parte del percorso progettuale necessario,(
buona parte di quanto vi ho detto sta nel piano di attività dellAgenzia
Emilia - Romagna Lavoro approvato dalla Giunta regionale), che sarà
ancora lungo e complesso e dovrà accompagnare ed attuare le regole,
gli accordi, specificare fabbisogni di risorse strumentali e professionali,
dotarne i nodi locali della rete.
La Regione è disponibile a fare ancora la propria parte, in termini
sia di sostegno alla costruzione della strategia e dellarchitettura
della rete, che di concorso indispensabile alla definizione di standard
e di modelli dintervento, che, infine, di realizzazione di interventi
di sistema dei quali si riconosca lopportunità ad un livello
regionale. E questa unesigenza sentita anche a livello nazionale,
dove il Coordinamento delle regioni sta avviando, su proposta della
regione Liguria e della nostra Regione, una riflessione su un progetto
interregionale dedicato allorientamento.
Siamo perciò al centro della discussione, ed abbiamo particolari
responsabilità vista la nostra esperienza e tradizione.
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